2026 09 30 Papa Leone XIV: I martiri sono tra i più grandi evangelizzatori della Chiesa
Papa Leone XIV: I martiri sono tra i più grandi evangelizzatori della ChiesaPOLONIA - irrompe in un monastero armato di coltello: ucciso un prete e 4 feriti
INDIA - Manipur, mons. Lyngdoh: violenze ‘ferita nella coscienza collettiva’
NIGERIA - L’allarme dei Vescovi: “neopaganesimo, sicurezza e libertà religiosa”.
APPROFONDIMENTO - Vescovo nigeriano: l’Africa non è immune a ciò che ha causato il declino della Chiesa in Europa.
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Papa Leone XIV: I martiri sono tra i più grandi evangelizzatori della Chiesa
La conferenza vaticana sui martiri cristiani moderni si è conclusa con un discorso di Papa Leone XIV, che ha elogiato la loro testimonianza e il potere evangelizzatore della loro semplice santità quotidiana.
I testimoni cristiani propongono una fede vissuta quotidianamente, non un’ideologia.
«La forza evangelizzatrice dei nuovi testimoni della fede rappresenta una delle maggiori risorse della Chiesa per annunciare il Vangelo nel mondo di oggi», ha affermato Leone. «I testimoni della fede non propongono un’ideologia, ma mostrano una fede vissuta nella vita di tutti i giorni».
Il Papa ha anche affermato che la santità quotidiana – la santità della porta accanto – può aiutare i cristiani a spiegare e difendere la propria fede nelle discussioni.
In contesti culturali indifferenti, la “santità della porta accanto” e l’eroismo silenzioso diventano argomenti potenti, capaci di parlare a tutti, anche ai più scettici.
(Catholic World Report 16 settembre 2026 Ismaele Adibuah)
Leone XIV: nelle vite dei nuovi martiri e testimoni c’è il riflesso della vittoria di Cristo sulla morte
I martiri e i testimoni del tempo presente sono «una delle maggiori risorse della Chiesa per annunciare il Vangelo nel mondo di oggi». È uno dei passaggi chiave del discorso rivolto da Leone XIV ai partecipanti al convegno «Il XXI secolo: un nuovo tempo di martiri?», organizzato dalla Commissione Nuovi Martiri – Testimoni della Fede sotto l’egida del Dicastero delle Cause dei Santi.
I testimoni della fede, ha sottolineato il Pontefice, «non propongono un’ideologia, ma mostrano una fede vissuta nella quotidianità». Anche nei contesti culturali segnati dall’indifferenza, la «santità della porta accanto» e l’eroismo silenzioso possono interpellare tutti, «anche i più diffidenti». A illuminare questa forza evangelizzatrice è il richiamo a san Paolo VI, che nell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi osservava come l’uomo contemporaneo ascolti più volentieri i testimoni che i maestri e, quando ascolta questi ultimi, lo faccia perché sono a loro volta testimoni.
Il discorso del Vescovo di Roma si è soffermato sulla denominazione «testimoni della fede», che abbraccia una categoria più ampia rispetto ai martiri per i quali è in corso una causa di beatificazione o a quanti sono già iscritti nel catalogo dei Beati e dei Santi.
Istituita da Papa Francesco nel 2023, la Commissione ha il compito di raccogliere le testimonianze su coloro che hanno perso la vita per Cristo, indipendentemente dall’iter canonico, perché il loro esempio non vada perduto.
Una distinzione che permette di accogliere anche vicende nelle quali le ragioni della violenza non sono riconducibili esplicitamente all’«odio della fede». Molti cristiani, ha ricordato Leone XIV, vengono uccisi «per abuso di potere o da organizzazioni criminali» perché contrastano le ingiustizie in nome del Vangelo. Il loro impegno evangelico li espone alla violenza in situazioni storiche complesse, che il lavoro della Commissione è chiamato a documentare.
Per questo, ha precisato il Papa, tale lavoro, sostenuto dal Dicastero delle Cause dei Santi, ha carattere «storiografico e divulgativo, non giuridico». L’attenzione si concentra sulle disposizioni d’animo della vittima più che sulle motivazioni del persecutore: si guarda alla sua fedeltà a Cristo nell’adempimento del proprio impegno evangelico, mantenuta fino alla morte. Raccogliere queste storie significa dunque custodire una testimonianza senza sovrapporre questo servizio al percorso canonico di riconoscimento del martirio.
Leone XIV ha collocato queste esistenze nel nostro tempo, «dominato dalla cultura della potenza, della forza senza limiti e dallo sviluppo incessante dei sistemi armati». È proprio in questo scenario che emerge il dono rappresentato dai nuovi testimoni della fede. Fratelli e sorelle vissuti in contesti geografici, storici e politici diversi, nelle cui vite - comprese le circostanze in cui la vita è stata loro tolta – si è reso percepibile il riflesso della vittoria di Cristo sul male e sulla morte. In loro, ha aggiunto il Pontefice, si manifesta «lo stile del cristiano, che mai cerca la contrapposizione, ma piuttosto la disinnesca con l’efficacia della mitezza».
Citando l’esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco, Leone XIV ha ricordato che il discepolo può offrire la propria vita fino al martirio, ma «il suo sogno non è riempirsi di nemici»: desidera piuttosto che la Parola sia accolta e manifesti la propria forza liberatrice e rinnovatrice.
Nella parte conclusiva, il Papa ha paragonato questi fratelli e sorelle a «stelle che brillano nel buio dell’egoismo e della sopraffazione» e aiutano la Chiesa a riflettere la luce di Cristo, indicando così all’umanità la strada verso la «civiltà dell’amore». (MLK) (Agenzia Fides 16/9/2026)
POLONIA - irrompe in un monastero armato di coltello: ucciso un prete e 4 feriti
In Polonia un 31enne è entrato in un monastero e ha accoltellato cinque persone: ucciso un prete e un altro ferito in modo gravissimo
Sono stati attimi di panico quelli vissuti all’interno del monastero di Jaroslaw, piccola cittadina al confine tra la Polonia e l’Ucraina, che è stata teatro di un gravissimo episodio che vede protagonista – si scoprirà in un secondo momento, ma ci arriveremo a breve – un uomo ucraino, arrivato dalla Germania e diretto nella sua madrepatria: un episodio di sangue che è anche costato la vita a un prete, con un secondo che sembra essere in condizioni gravissime e altre tre persone ferite, sconvolgendo l’intera comunità ecclesiastica (e anche quella politica) della Polonia.
Procedendo con ordine, dalle successive ricostruzioni fatte dagli inquirenti è stato appurato che l’uomo si era presentato al monastero della Polonia chiedendo soldi, vedendosi chiudere la porta in faccia perché – racconteranno i prelati – “sembrava ubriaco”: qualche minuto più tardi, sfruttando l’apertura di una cancellata per permettere l’uscita di un gruppetto di bambini, l’uomo è entrato nella cucina dell’abbazia e ha rubato un coltello, scagliandosi immediatamente contro padre Adrian. Dopo il primo accoltellamento, l’uomo si è recato nella chiesa del monastero della Polonia e ha prima accoltellato padre Stanislaw – lacerandogli un polmone e causandone la morte, sopraggiunta qualche minuto più tardi – e poi anche padre Marek, ferendolo gravemente alla gola; mentre le ultime due vittime (fortunatamente ferite solo in modo lieve) erano laici presenti all’interno della chiesa in Polonia, apparentemente un uomo e una donna.
Ovviamente, i tanti presenti – tra i quali anche numerosi bambini, fortunatamente rimasti tutti illesi – hanno immediatamente lanciato l’allarme alle autorità della Polonia, che sono intervenute sulla scena e hanno fermato l’uomo, poi identificato – appunto – come un 31enne ucraino che era arrivato dalla Germania e che aveva provato ad attraversare il confine a Korczowa tra Polonia e Ucraina, salvo scoprire troppo tardi che era chiuso da tempo e che nessuno poteva attraversarlo. (…)
(Lorenzo Drigo, ilSussidiario.net 25 Settembre 2026)
INDIA - Manipur, mons. Lyngdoh: violenze ‘ferita nella coscienza collettiva’
L’arcivescovo di Shillong e presidente Neirbc parla ad AsiaNews della recente escalation nello Stato nord-orientale. Il prelato ricorda le “numerose vite perdute, famiglie distrutte, case abbandonate e luoghi di culto in cenere”. Almeno 41 abitazioni e diverse chiese distrutte a Makui.
“I nostri cuori sono profondamente addolorati mentre assistiamo alle continue violenze, agli sfollamenti e al dolore che affliggono da tempo i nostri fratelli e le nostre sorelle nel Manipur”. Sono parole di grande angoscia e preoccupazione quelle affidate ad AsiaNews da mons. Victor Lyngdoh, arcivescovo metropolita di Shillong e presidente del Consiglio regionale dei vescovi dell’India nord-orientale (Neirbc). Un monito legato alla crisi irrisolta nello Stato indiano teatro da tempo di violenze etniche e confessionali che coinvolgono direttamente anche la popolazione cristiana. “Numerose vite - afferma il prelato - sono andate perdute, migliaia di famiglie distrutte e costrette ad abbandonare le proprie case, luoghi di culto sacri ridotti in cenere”.
Almeno 41 abitazioni appartenenti a residenti Naga, oltre a diverse chiese comunitarie, sono state distrutte durante un’intensa ondata di incendi dolosi durata 12 ore nell’area di Makui, nel distretto di Kangpokpi (Manipur). Le violenze sono iniziate intorno alle 14:30 del 23 settembre scorso e sono proseguite per tutta la notte fino alle 2:30 del mattino seguente, esacerbando le tensioni nello Stato dell’India nord-orientale già dilaniato da tempo dal conflitto.
Secondo i rappresentanti locali e le autorità dei villaggi, la distruzione ha colpito duramente tre insediamenti principali del gruppo di Makui. Nel dettaglio, sono state completamente rase al suolo 17 case a Makui Chamriupui, otto a Makui Thanamba e 16 a Makui Thebram. Episodi analoghi di incendi dolosi e atti vandalici mirati sono stati segnalati anche nei villaggi Naga circostanti, tra cui Langka, Kapningching e Tajeikaiphun.
Gli sfollati e i leader della comunità sostengono che gli attacchi coordinati siano stati perpetrati da militanti armati Kuki, i quali potrebbero aver agito nell’ambito dell’accordo di “Sospensione delle operazioni” (SoO) stipulato con il governo. L’autorità del villaggio di Makui ha condannato fermamente l’accaduto, definendolo un tentativo deliberato di allontanare la comunità indigena Liangmai Naga dal vitale corridoio stradale Imphal-Tamenglong (IT) e di appropriarsi delle terre ancestrali della tribù. Una escalation che si inserisce in un contesto di tensioni etniche e instabilità nella regione, che ha fatto registrare anche un’imboscata avvenuta lungo lo stesso corridoio e culminata con vittime civili.
Sebbene le forze di sicurezza statali non abbiano riferito di vittime nei roghi, gli abitanti del luogo hanno spiegato che a evitare una strage sono stati i segnali di allarme tempestivi, che hanno permesso a centinaia di famiglie di fuggire nelle foreste vicine proprio all’inizio delle violenze. Di contro resta però in atto la grave crisi umanitaria presso i campi di accoglienza improvvisati - come quello di Makui Khunjao - dove centinaia di donne, bambini e anziani sfollati faticano a reperire beni di prima necessità, ripari di emergenza e provviste alimentari.
“La sofferenza che la popolazione sta vivendo - sottolinea mons. Victor Lyngdoh - è una ferita nella nostra coscienza collettiva; non possiamo restare in silenzio mentre l’odio lacera il tessuto sociale della nostra regione”. Infine, l’arcivescovo ha lanciato un appello urgente a tutte le parti in causa, ai leader delle comunità e ai governi statale e centrale affinché superino le retoriche divisive e perseguano attivamente una soluzione pacifica. “Condanniamo senza riserve la violenza in ogni sua forma, chiunque ne sia l’autore. Nessuna rivendicazione, per quanto legittima o radicata nella storia, può trovare una giusta soluzione attraverso incendi dolosi, ritorsioni o l’uso strumentale dei social media per diffondere voci malevole e odio profondo. La violenza genera solo altra violenza, intrappolando le comunità - conclude il prelato - in un ciclo infinito di ritorsioni”.
(di Nirmala Carvalho 26 settembre 2026 AsiaNews)
NIGERIA - L’allarme dei Vescovi: “neopaganesimo, sicurezza e libertà religiosa”.
“Il neopaganesimo è una sfida per la nazione”. È l’allarme lanciato dai Vescovi nigeriani nel messaggio pubblicato al termine della loro seconda Assemblea Plenaria.
Si tratta, si afferma nel documento pervenuto all’Agenzia Fides, “di un fenomeno che riflette una crescente tendenza che vede i credenti – e in particolare i giovani – tornare all’idolatria, spinti in gran parte da difficoltà economiche, da una rinascita culturale e da una formazione cristiana superficiale”.
“Il neopaganesimo moderno – continuano i Vescovi – si diffonde rapidamente attraverso la cultura di Internet, i media e l’editoria”. Per questo i Presuli “esortano gli operatori pastorali a integrare consapevolmente l’uso degli spazi digitali, dei social media e della catechesi online nell’annuncio della verità del Vangelo”.
I Vescovi esprimono inoltre preoccupazione per l’insicurezza che continua a colpire vaste aree della Nigeria e che ormai interessa sempre più scuole e studenti. “Osserviamo con preoccupazione che continuano gli assalti armati a scuole e luoghi di culto, così come i rapimenti e persino le uccisioni di studenti e fedeli”, scrivono. “Inoltre, lo sfollamento di massa delle comunità in alcune aree del Paese ha avuto gravi ripercussioni sulla vita sociale, economica e politica della popolazione, lasciando milioni di persone nei campi per sfollati interni su tutto il territorio nazionale”.
“Esortiamo il Governo a intensificare gli sforzi e ad adottare misure efficaci per consentire agli sfollati di fare ritorno alle loro terre d’origine. Sollecitiamo altresì le autorità a ogni livello a garantire che tutte le persone – inclusi migranti e rifugiati – siano trattate con rispetto e dignità umana, vedendo tutelati e rispettati i propri diritti e bisogni fondamentali”. (…)
(Agenzia Fides 18/9/2026)
APPROFONDIMENTO
Vescovo nigeriano: l’Africa non è immune a ciò che ha causato il declino della Chiesa in Europa.
«La fede del nostro popolo è forte», afferma il vescovo Mathew Hassan Kukah, «ma le nostre élite ne sono vittime e a volte scivolano verso il neopaganesimo».
Mentre le chiese di tutta l’Europa occidentale continuano a chiudere i battenti, a riconvertire i propri edifici o a lottare contro una diffusa apatia, la Nigeria sta vivendo un risveglio cattolico che sfida le tendenze globali.
Con circa 35 milioni di cattolici e una percentuale di partecipazione alla messa settimanale sbalorditiva, pari al 94% (a quanto pare la più alta al mondo), la nazione dell’Africa occidentale è innegabilmente diventata una delle roccaforti più vivaci del cattolicesimo globale. Ma questa crescita esplosiva in Nigeria e in tutta l’Africa non è priva di lati oscuri.
In questa ampia intervista con Catholic World Report, il vescovo Mathew Hassan Kukah della diocesi di Sokoto, in Nigeria, approfondisce le radici della rapida diffusione della fede nel Paese, attribuendola ai sacrifici fondamentali dei primi missionari e all’imponente statura morale della prima generazione di clero locale.
Eppure, pur celebrando questa crescita fenomenale, Kukah non ignora il fatto che il virus secolarizzato che ha paralizzato il cristianesimo europeo potrebbe infettare anche l’Africa.
Il prelato nigeriano mette in guardia i suoi fedeli dal cedere alla paura a causa delle molteplici sfide che la Chiesa si trova ad affrontare, dalla minaccia strisciante del materialismo e dai pericoli spirituali derivanti dall’invio di giovani non ancora formati in Occidente, fino all’immediata e sanguinosa realtà degli attacchi terroristici e dell’omicidio di seminaristi.
Spiegando perché la Chiesa europea abbia perso la sua autorità morale abbracciando il potere secolare, Kukah sostiene che il futuro della Chiesa cattolica in Nigeria, così come in tutta l’Africa, non sarà garantito solo dalla riproduzione biologica, ma da una fede profondamente personale e convinta, fondata sul sangue dei martiri.
Di seguito sono riportati alcuni estratti di quella conversazione.
CWR: Church Life Africa (CLA) afferma che la Nigeria ospita oggi circa 35 milioni di cattolici e registra la più alta partecipazione settimanale alla Messa al mondo, il che la rende uno dei centri più importanti del cattolicesimo globale. A cosa attribuisce questa straordinaria vitalità e questo profondo impegno nella fede tra i nigeriani, soprattutto se confrontati con l’apatia che si riscontra in molti paesi occidentali?
Vescovo Mathew Hassan Kukah:
Sebbene le vostre cifre siano modeste, non intendo contraddirvi perché la crescita della Chiesa cattolica è stata fenomenale nel corso del tempo. Molti fattori contribuiscono a questa crescita: la qualità dell’opera missionaria, i sacrifici compiuti e le solide fondamenta che hanno gettato, i servizi di istruzione e assistenza sanitaria che ci hanno offerto, la vita virtuosa che il cattolicesimo ha promosso; tutto ciò ha esercitato una grande attrattiva sul nostro popolo.
Una generazione di membri del clero indigeno di grande ispirazione ha innalzato il livello e imposto un ritmo che ha reso il cattolicesimo attraente. Mi riferisco alla prima generazione del nostro clero africano che ha guidato la Chiesa, come i cardinali Ekandem, Arinze, Okogie e John Onaiyekan.
La loro statura imponente esercitava un grande fascino e ispirò una generazione di giovani uomini e donne.
CWR: In tutta l’Africa, la popolazione cattolica è cresciuta da 2 milioni nel 1900 a 281 milioni oggi. Nella sua esperienza pastorale, quanto di questo aumento attribuisce al calore spirituale intrinseco della cultura africana e quanto agli sforzi strutturali della Chiesa?
Vescovo Kukah:
L’azione umana, naturalmente, è funzione dell’ispirazione dello Spirito Santo, senza il quale non possiamo chiamare Gesù Signore.
Strutture come le cattedrali avevano un fascino tutto loro a quei tempi, ma ora, sempre più spesso, con il radicamento della Chiesa e l’emergere di una nuova generazione di uomini e donne di fede, l’attenzione si è concentrata sull’influenza della Chiesa nella vita pubblica. Pertanto, al di là dei numeri e delle strutture, non dobbiamo mai perdere di vista le immagini che Gesù stesso ha usato, come la luce, il lievito, la città sulla collina e così via.
Quindi, al di là dei numeri, dobbiamo insistere sui frutti di questa fede, perché è questo che può sostenerci.
CWR: Un dato sorprendente emerso dal rapporto CLA è che dall’85 al 90% della crescita del cattolicesimo in Africa deriva semplicemente dalla procreazione dei cattolici, mentre solo il 10-15% proviene dalla conversione degli adulti e dall’evangelizzazione attiva. Come leader, questa statistica la preoccupa? Perché una fede che si basa principalmente sulla riproduzione biologica piuttosto che sull’evangelizzazione attiva è intrinsecamente fragile?
Vescovo Kukah:
Beh, come sapete, le statistiche sono importanti, ma sono strumenti utili e flessibili che chiunque può utilizzare.
La mera riproduzione biologica è un fattore, ma nella vita reale, come sacerdote, ho battezzato e ora, come vescovo, ho cresimato giovani uomini e donne in istituti di istruzione superiore e così via. In molte diocesi stiamo assistendo a una forte ondata di entusiasmo tra i giovani, per non parlare delle conversioni da altre fedi al di fuori del corpo di Cristo stesso.
La fragilità è intrinseca a qualsiasi istituzione lasciata incustodita. Per questo motivo, papa dopo papa, sinodo dopo sinodo, si sono concentrati sulla necessità di rinnovare il volto della terra, di evangelizzare.(…)
CWR: Un tempo l’Europa era il cuore pulsante del cattolicesimo mondiale, con paesi come Irlanda, Spagna e Francia noti per le loro immense congregazioni. Oggi, molte delle loro chiese sono vuote, vendute o riconvertite ad altri usi. A suo parere, quali errori specifici ha commesso la Chiesa europea nella formazione religiosa che hanno portato a questo declino?
Vescovo Kukah:
Dico spesso che dovremmo continuare a chiederci perché e come un gruppo di undici uomini spaventati e in gran parte privi di istruzione avrebbe potuto portare il Vangelo fino ai confini della terra, come fecero gli apostoli?
E ricordate che Gesù disse loro di non portare nemmeno denaro e di affidarsi unicamente allo Spirito Santo. Furono perseguitati dalle autorità dell’Impero Romano e si rifugiarono nelle catacombe. Non cercarono il potere secolare, ma si affidarono alla potenza dello Spirito Santo. Credo che ciò che abbia eroso l’autorità morale della Chiesa sia stata la calda e seducente adesione al potere secolare. Una volta che la Chiesa lascia il piano terra, dove vive la gente, e ascende alle stanze del potere, perde gradualmente la sua forza morale.
Il secolarismo ha sfruttato questa situazione; la Chiesa ha abbracciato il mondo ed è diventata simile al mondo che avrebbe dovuto cambiare. Per noi, la lezione è capire come gestire le attrattive della modernità assicurandoci al contempo di non lasciare spazio a ciò contro cui ci hanno messo in guardia sia San Giovanni Paolo II che Papa Benedetto XVI: cadere vittime della cultura del relativismo.
CWR: Molti presumono che l’Africa sia “immune” al secolarismo. Ma osservando la traiettoria dell’Europa, intravedi i primi segnali di questo stesso declino, come il materialismo, l’influenza dei social media o il mutamento dei valori culturali che si stanno radicando tra i giovani africani di oggi?
Vescovo Kukah:
Non esiste immunità a questo virus. L’unica immunità è imparare dalla storia degli altri.
Mia nonna ci diceva sempre che ciò che rendeva calva la madre avvoltoio avrebbe reso calvo anche il suo piccolo. Il declino della forza morale della Chiesa è un monito per noi. Oggi, l’élite africana – e posso parlare con cognizione di causa del mio paese, la Nigeria – crede che, a meno che non si sia poveri, i propri figli non debbano studiare in Nigeria. E queste élite stanno saccheggiando le casse dello Stato per finanziare l’istruzione dei propri figli all’estero.
Non fraintendetemi, perché anch’io ho beneficiato di un’istruzione all’estero. Non sono contrario, anzi, la sostengo pienamente. Tuttavia, troppi dei nostri cattolici mandano i propri figli in paesi lontani con un livello di maturità emotiva, fisica e spirituale molto basso. Questo rappresenta un pericolo per il futuro.
Pertanto, la solida formazione dei nostri figli e dei nostri giovani deve essere la nostra priorità assoluta come genitori e pastori. È l’unica garanzia per il futuro della Chiesa.
CWR: Mentre l’apatia spirituale è una minaccia lenta, il terrorismo è una minaccia immediata. Stiamo assistendo ad attacchi da parte di gruppi terroristici e banditi che interrompono il culto, costringono i sacerdoti a lasciare le proprie case e interrompono le messe in alcune zone della Nigeria. In che modo questa persecuzione fisica ha modificato il panorama della Chiesa nelle regioni colpite?
Vescovo Kukah:
Sono rimasto fermo e coerente nella mia convinzione che per il vero cristiano la persecuzione non è qualcosa da cui fuggire o per cui chiedere aiuto dall’estero.
La storia della nostra Chiesa è una storia di sangue innocente e martirio. Tutti noi desideriamo vivere in pace e sicurezza. Tuttavia, la nostra storia ci insegna che la persecuzione ci ha resi più forti. Ne sono testimone.
Ho perso un seminarista, un giovane di 18 anni, rapito insieme a tre suoi amici. Dopo le trattative e il pagamento del riscatto, i suoi tre compagni furono liberati, mentre lui fu assassinato. Per volere di Dio, i rapitori furono catturati un anno dopo e confessarono di averlo ucciso perché, nonostante fossero armati e sapessero che erano musulmani, lui aveva insistito affinché si pentissero dei loro crimini e tornassero a Dio!
Oggi, la residenza del vescovo porta il suo nome! C’è un santuario in suo onore nel seminario di Kaduna! Coloro che minacciano di uccidere per Dio sono idolatri, e sappiamo che hanno bocche che non possono parlare, occhi che non possono vedere e orecchie che non possono udire. Non possiamo temerli perché la nostra fede è costruita sul sangue dei martiri. (…)
CWR: In termini pratici, cosa deve fare di diverso oggi la Chiesa cattolica in Nigeria e in Africa per passare da un modello di “fede ereditata” a un modello di “fede personale e convinta”?
Vescovo Kukah: Credo che in tutta l’Africa la fede abbia messo radici profonde. Ovunque ci si giri, almeno il 98% del clero è locale e così via.
Le nostre radici sono profonde. Non ci resta che consolidare i progressi compiuti. La fede del nostro popolo è forte, ma le nostre élite ne sono vittime e talvolta scivolano verso il neopaganesimo. Affrontare la fragilità dello Stato in Africa ha delle conseguenze, e spesso le prime vittime sono i valori e le virtù della nostra fede.
(Catholic World Report Ngala Killian Chimtom, Intervista 10 agosto 2026)
