2026 08 05 NIGERIA - Ucciso un sacerdote in un agguato stradale
NIGERIA - Ucciso un sacerdote in un agguato stradaleNIGERIA- Assalita una chiesa durante la messa domenicale
NIGERIA - nuova strage nel Kaduna: almeno 30 morti
SUDAN - Ucciso un pastore anglicano nei Monti Nuba
ETIOPIA - Attacco all’antico monastero di Sant’ Arsema: hanno perso la vita due religiose e sei sacerdoti e religiosi.
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO - Una nuova ondata di violenza jihadista ha colpito negli ultimi giorni di luglio i cristiani dell’Ituri: 25 cristiani sgozzati
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NIGERIA - Ucciso un sacerdote in un agguato stradale
Ucciso in un agguato stradale un sacerdote in Nigeria. Padre Samuel Opeyemi Oyetoro è stato aggredito con un machete nella Church Road, ad Ajaokuta, nello Stato di Kogi (Nigeria centrale).
Ad annunciare l’omicidio del sacerdote è stata la diocesi di Lokoja, in un comunicato stampa diffuso dalla Curia diocesana il 29 luglio.
Un portavoce della polizia ha dichiarato: “Il 29 luglio 2026, intorno alle 9:30, la polizia ha ricevuto la segnalazione del ritrovamento del corpo senza vita di un uomo non identificato sul ciglio della strada lungo Church Road, ad Ajaokuta.
“Gli agenti si sono immediatamente recati sul posto, dove hanno constatato che il defunto presentava gravi ferite da machete alla testa. Il corpo è stato trasportato all’ospedale ASCL, dove un medico ne ha constatato il decesso, e successivamente è stato trasferito all’obitorio per l’autopsia.”
Il defunto è stato in seguito identificato come Padre Samuel Opeyemi della parrocchia di San Paolo, Ayetoro Gbede, Ijumu LGA, Stato di Kogi.”
La Diocesi ha invitato sacerdoti, religiosi e laici a ricordare il religioso assassinato nelle loro preghiere e nelle Messe, pregando anche per la sua famiglia e per la Diocesi durante il periodo di lutto.
Il governatore dello Stato di Kogi Ahmed Ododo ha qualificato l’omicidio del sacerdote come “un atto atroce e inaccettabile”. (L.M.) (Agenzia Fides 3/8/2026)
NIGERIA- Assalita una chiesa durante la messa domenicale, ancora due persone nelle mani dei rapitori
Assalita la chiesta di St. Joseph a Inoyi, Affa, nel distretto di Udi dello Stato di Enugu (sud-est della Nigeria) durante la messa di domenica 2 agosto. Almeno sette uomini armati sono entrati durante la funzione domenicale, intorno alle 8.30 del mattino, interrompendo la messa. I banditi dopo aver sequestrato almeno tre persone, un seminarista un catechista e un fedele, sono poi fuggiti in una foresta vicina.
L’attacco, avvenuto mentre nella località imperversava un forte acquazzone, ha gettato la comunità locale nel caos, con i fedeli terrorizzati che fuggivano dalla chiesa in cerca di un rifugio.
Alcuni parrocchiani hanno cercato di inseguire gli assalitori ma hanno poi desistito visto che gli assalitori erano pesantemente armati e per non mettere in pericolo la vita degli ostaggi.
La polizia ha lanciato un’operazione di ricerca che a suo dire ha permesso ad almeno uno degli ostaggi di sfuggire dai rapitori e di tornare a casa. Si tratta del catechista mentre il seminarista, identificato come Lawrence Chidera Igbo, il fedele, identificato solo con il nome di battesimo, Emmanuel, sono rimasti nelle mani dei sequestratori. (L.M.) (Agenzia Fides 3/8/2026)
NIGERIA - Viva emozione per l’omicidio di padre Oyetoro; sollievo per la liberazione del seminarista rapito a Otukpo.
L’omicidio di padre, Samuel Opeyemi Oyetoro (vedi Fides 3/8/2026) ha provocato viva emozione nella comunità di appartenenza e in quella dove era stato chiamato a servire temporaneamente. Il sacerdote, il cui corpo martoriato a colpi di machete era stato rinvenuto nella Church Road, ad Ajaokuta, nello Stato di Kogi (Nigeria centrale), era in visita presso la chiesa di San Paolo Apostolo di Ajaokuta. Padre Oyetoro, ma prestava servizio presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria a Egbe.
Il giorno del suo omicidio aveva celebrato la Messa sostituendo il parroco, padre Clement Wesaku, assente per due settimane di congedo.
“Affidiamo il nostro amato sacerdote all’infinita misericordia di Dio, ringraziandolo per il suo fedele ministero, il suo amore altruistico e la sua incrollabile dedizione al popolo di Dio”, ha dichiarato la diocesi di Lokoja, in un comunicato.
Padre Oyetoro era originario di Ayetoro nella area di governo locale occidentale di Ijumu di Kogi ed è nato a Egbe, Yagba nella area di governo locale occidentale dello Stato.
È invece libero Kelvin Ochai, il seminarista rapito il 29 luglio da uomini armati dalla residenza del Vescovo di Otukpo, Mons. Michael Ekwoyi Apochi nella zona di Asa III a Otukpo, nello Stato di Benue, nella Nigeria centro-settentrionale.
Il seminarista è riuscito a fuggire dalle mani dei suoi sequestratori, il 31 luglio, secondo quanto comunicato dalla diocesi di Otukpo, e a raggiungere Aliade, nella zona di governo locale di Gwer East, nello Stato di Benue, dove si è ricongiunto sano e salvo con la sua famiglia, senza aver riportato ferite.
Rimangono ancora nelle mani dei rapitori, il seminarista, Lawrence Chidera Igbo, e il fedele, catturati durante l’assalto alla chiesa St. Joseph a Inoyi, Affa, nel distretto di Udi dello Stato di Enugu (sud-est della Nigeria) durante la messa di domenica 2 agosto (vedi Fides 3/8/2026). (L.M.) (Agenzia Fides 4/8/2026)
NIGERIA - nuova strage nel Kaduna: almeno 30 morti
Assalto armato nella notte contro la comunità di Naridon, nel centro-nord del Paese. Tra le vittime anche otto bambini. I residenti denunciano il ritardo dei soccorsi e l’assenza delle forze di sicurezza, mentre prosegue la spirale di violenza che da anni colpisce vaste aree del Paese africano
Una nuova strage scuote la Nigeria, dove la violenza continua a colpire la comunità. Almeno trenta persone, tra cui otto bambini, sono state uccise nella notte tra domenica e lunedì durante un attacco armato contro il villaggio di Naridon, nell’area amministrativa di Kauru, nello Stato di Kaduna, nel centro-nord del Paese. Diverse altre persone sono rimaste ferite, alcune in condizioni critiche, mentre decine di abitazioni e negozi sono stati dati alle fiamme.
Tre ore di violenza
Secondo le testimonianze riportate dai media internazionali, l’assalto è iniziato intorno alle 23 locali, quando uomini armati non identificati hanno fatto irruzione nel villaggio sparando indiscriminatamente contro gli abitanti. L’incursione sarebbe durata circa tre ore. Dogon Rana, segretario dell’autorità tradizionale di Naridon, ha confermato un bilancio provvisorio di trenta morti, avvertendo che il numero delle vittime potrebbe aumentare a causa delle gravi condizioni di alcuni feriti. I residenti denunciano inoltre che la mancanza di strade asfaltate ha rallentato sia la fuga degli abitanti sia l’arrivo dei soccorsi.
Le accuse dei residenti
Derek Christopher, presidente del Southern Kaduna Peace and Security Network, ha ricordato che la stessa comunità era stata attaccata anche lo scorso anno, accusando le autorità di non aver garantito un’adeguata protezione. Secondo diversi abitanti, nonostante la presenza di presidi militari e di polizia a pochi chilometri dal villaggio, le forze di sicurezza non sarebbero intervenute durante l’attacco. Fino a questo momento né la polizia dello Stato di Kaduna né il governo federale hanno diffuso una dichiarazione ufficiale sull’accaduto e nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità dell’assalto.
Un Paese segnato dall’insicurezza
L’episodio si inserisce in un quadro di violenza che da anni interessa vaste aree della Nigeria. Negli Stati del centro e del nord-ovest sono frequenti le incursioni di bande di gruppi criminali contro singoli villaggi con l’obiettivo di sequestrare quante più persone possibile a scopo di riscatto. Le autorità ritengono che molti di questi gruppi siano nati dalle tensioni tra allevatori e agricoltori per il controllo di terre e risorse sempre più scarse. A questa minaccia si aggiunge l’attività delle organizzazioni jihadiste. Nel nord-est continuano infatti gli attacchi di Boko Haram e della sua fazione scissionista, lo Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Occidentale, mentre nel nord-ovest opera anche Lakurawa, gruppo ritenuto vicino allo Stato Islamico nella Provincia del Sahel. La nuova strage di Naridon riporta così l’attenzione sulla persistente crisi della sicurezza in Nigeria e sulle difficoltà nel garantire protezione alle popolazioni civili che vivono nelle aree più esposte alla violenza armata. (Vatican News 27 luglio 2026)
SUDAN - Ucciso un pastore anglicano nei Monti Nuba, dove a giugno era stato ucciso padre Youhanna Al-Amin
Un pastore anglicano è stato ucciso nei Monti Nuba, in un’area non lontana da quella in cui, lo scorso giugno, è stato assassinato il sacerdote cattolico padre Youhanna Al-Amin, parroco da oltre trent’anni della chiesa di Kauda (vedi Fides, 22 giugno 2026).
Il 24 luglio membri di una fazione scissionista del Sudan People’s Liberation Army-North (SPLA-N) hanno assalito la località di Dabbi, nello Stato del Sud Kordofan. Durante l’attacco, il pastore Adel Idris Jongool della Episcopal Church of Sudan (ECS) è stato rapito e successivamente ucciso. I militanti hanno fatto irruzione nella comunità situata nei pressi del Korkel Theological College, il seminario anglicano che serve entrambe le diocesi dei Monti Nuba.
Gli assalitori hanno inoltre sequestrato decine di fedeli. Trentadue ostaggi sono stati rilasciati in momenti successivi, mentre altri risultano ancora dispersi.
La situazione di instabilità nei Monti Nuba si inserisce nel più ampio conflitto sudanese che vede contrapposte le Rapid Support Forces (RSF) alle Sudanese Armed Forces (SAF), sostenute da diverse milizie locali. Nella regione operano tuttavia anche almeno due gruppi indipendenti nati da successive scissioni dell’SPLA-N originario. Queste fazioni agiscono spesso in modo autonomo, anche se alcune si sono progressivamente allineate alle RSF o alle SAF.
L’SPLA-N nacque nel 2011, dopo l’indipendenza del Sud Sudan. Gli elementi settentrionali dello storico Sudan People’s Liberation Movement/Army (SPLM/A), che aveva combattuto nella seconda guerra civile sudanese culminata con la secessione del Sudan meridionale, rimasero in Sudan e proseguirono la lotta armata contro il governo centrale di Khartoum.
Nel 2017 il movimento si divise in due principali fazioni: la SPLM-N (al-Hilu), guidata da Abdelaziz al-Hilu, e la SPLM-N (Agar), guidata da Malik Agar, che in seguito si è schierato con il governo.
La fazione di al-Hilu è la più consistente. Controlla vaste aree dei Monti Nuba, con Kauda come principale centro politico e militare, oltre ad alcune zone dello Stato del Nilo Azzurro. Si stima che disponga di circa 20.000 combattenti e che amministri i territori sotto il proprio controllo attraverso strutture di governo autonome, tra cui tribunali, sistemi di rilascio dei documenti d’identità e scuole.
La fazione di Agar, invece, si è allineata alle SAF e al governo di transizione insediato a Khartoum, combattendo sia contro le RSF sia contro il gruppo guidato da al-Hilu.
All’inizio dell’anno anche la fazione di al-Hilu è stata interessata da una nuova scissione, legata alle dinamiche tribali locali e scoppiata dopo violenti scontri per il controllo delle terre tra le tribù Otoro e Shwai. Circa 1.500 combattenti si sono ammutinati e si sono ritirati nelle aree montuose, dove hanno eretto posti di blocco e lanciato incursioni contro i villaggi locali.
Secondo fonti locali, il gruppo dissidente riceverebbe armi e sostegno da Khartoum, che da tempo farebbe ricorso a milizie tribali e forze paramilitari per indebolire gli avversari e mantenere in una condizione di instabilità permanente aree contese come i Monti Nuba. (L.M.) (Agenzia Fides 30/7/2026)
ETIOPIA - Attacco all’antico monastero di Sant’Arsema: “gli edifici possono essere distrutti e le vite possono essere spezzate, ma la nostra fede in Cristo rimane”
L’antico monastero di Sant’ Arsema, nel South Wollo, nella regione etiope di Amhara, è stato gravemente danneggiato da un attacco con drone avvenuto il 22 luglio 2026. Numerose le vittime tra monaci, sacerdoti, religiose e fedeli della Chiesa ortodossa etiope Tewahedo che si trovavano nel monastero per partecipare alla liturgia.
Secondo diverse fonti locali, hanno perso la vita due religiose e sei sacerdoti e religiosi. Si registrano inoltre numerosi feriti tra i civili e i fedeli presenti.
Per molti cristiani etiopi questa tragedia rappresenta molto più della perdita di vite umane: è venuto meno il senso di sicurezza di luoghi da sempre considerati sacri. “Le nostre chiese e i nostri monasteri sono sempre stati luoghi in cui le persone vengono per cercare Dio, pregare e trovare pace», ha dichiarato un pastore etiope, confermando il clima di paura che si è diffuso nelle comunità cristiane.
“Quando un luogo di culto diventa un luogo di morte, i fedeli iniziano a chiedersi dove possano riunirsi in sicurezza”, si legge inoltre in una nota diffusa sui social. “Che l’obiettivo fossero combattenti armati oppure no, le persone che hanno perso la vita erano fedeli, sacerdoti e religiose. Le famiglie hanno perso i propri cari e la Chiesa è in lutto. Persone innocenti non dovrebbero mai pagare il prezzo della guerra.”
L’attacco è avvenuto nel contesto del conflitto in corso tra le forze governative etiopi e i combattenti della milizia Fano nella regione di Amhara. Il governo ha sostenuto che i miliziani utilizzassero il monastero come rifugio.
Il pastore, citato dai social, ha spiegato che questo grave episodio ha alimentato il timore di molti fedeli di partecipare alle celebrazioni religiose, soprattutto nelle aree interessate dal conflitto. “Molti vivono nella paura e temono di riunirsi per il culto”, ha affermato. “I genitori si chiedono se sia ancora sicuro portare i propri figli in chiesa, perché temono che quanto accaduto al monastero di Arsema possa ripetersi altrove. È una paura che non avremmo mai voluto vedere nel nostro popolo. Trascorriamo le nostre giornate a confortare persone che si domandano perché sia successo tutto questo. Non sempre abbiamo risposte, ma le indirizziamo verso Cristo.”
Nonostante la tragedia, la Chiesa ortodossa etiope continua a testimoniare la propria fede e invita i cristiani di tutto il mondo a sostenerla in questo momento di prova.
“La nostra speranza non è venuta meno”, ha dichiarato un altro membro della comunità ortodossa etiope. “Gli edifici possono essere distrutti e le vite spezzate, ma la nostra fede in Cristo rimane. Continuiamo a pregare per la pace, la giustizia e la riconciliazione del nostro Paese, e a pregare non solo per le famiglie delle vittime, ma anche per la pace in Etiopia.”
(AP) (Agenzia Fides 31/7/2026)
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO - Una nuova ondata di violenza jihadista ha colpito negli ultimi giorni di luglio i cristiani dell’Ituri
Una nuova ondata di violenza jihadista ha colpito negli ultimi giorni di luglio i cristiani dell’Ituri, la provincia nord orientale della Repubblica Democratica del Congo dove militano le ADF, il gruppo islamista originario dell’Uganda che da oltre 20 anni ha stabilito le sue basi nell’est del paese. Il 20 luglio i jihadisti hanno attaccato il villaggio di Mamuku, dove hanno sgozzato 15 cristiani e hanno dato alle fiamme 30 abitazioni, e il villaggio di Soma, dove hanno ucciso dieci cristiani e hanno dato fuoco a circa 20 abitazioni. Quattro giorni dopo, il 24 luglio, hanno attaccato il villaggio di Lukaya uccidendo altri dieci cristiani. Dal 2016 le ADF sono affiliate all’Isis, lo Stato Islamico, e dal 2019 fanno parte dell’Iscap, la Provincia dell’Africa centrale dello Stato Islamico, insieme ad Ansar al-Sunna, i jihadisti attivi in Mozambico dal 2017. L’Iscap rivendica l’uccisione di almeno 1.210 cristiani “combatants” dalla fine del 2024 a oggi. Usa il termine francese “combatants”, combattenti, per indicare i cristiani e gli ebrei che non si convertono all’islam e che non pagano la jizya, cioè l’imposta chiesta nei domini musulmani ai dhimmi, i sudditi non musulmani, in cambio di protezione e tolleranza. “I cristiani ora gemono sotto i colpi dello Stato Islamico, dal Congo orientale e dal Mozambico fino alla Nigeria orientale – dichiarava l’editoriale di un numero di maggio 2026 di Al-Naba, il settimanale dell’Isis – questo è dunque un appello a ogni cristiano in Africa. Abbracciate l’Islam e sarete al sicuro. Se rifiutate, pagate la jizya con umiltà e sarete al sicuro. Ma se rifiutate anche questo, allora la colpa è solo vostra perché questa è la vostra scelta e questo è il nostro credo”. (LNBQ di Anna Bono 30 07 2026)
Forse leggere questo libro aiuta nella chiarezza di giudizio!
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