2026 07 29 SPECIALE CINA
Per dare un giusto contesto alle notizie raccolte negli ultimi due mesi bisogna ricordare che nel panorama del cristianesimo in Cina, la “ Chiesa delle Tre Autonomie “ rappresenta sicurezza e legalità, ma è una chiesa strettamente controllata e distorta da un governo ateo. Al contrario, la “Chiesa domestica” è sinonimo di fedeltà alla fede autentica e, proprio per questo, è diventata il bersaglio principale di persecuzione e repressione.La Chiesa Cattolica in Cina è nel profondo del cuore di Leone XIV
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NOTIZIE
La Chiesa delle Tre Autonomie prepara nuovi “catechismi” per la sinizzazione del cristianesimo.
La Chiesa delle Tre Autonomie controllata dal regime cinese: che tipo di pastori?
La chiesa Early Rain è stata nuovamente oggetto di un’incursione.
Chiesa Century New City, Kunming: richieste di preghiere per tre cristiani detenuti
Zion Church, Pechino libera il pastore Ezra Jin come gesto per Trump
Cina: Vendere un cristiano per 100 dollari
La Cina, l’algoritmo per controllare le religioni e Magnifica Humanitas
CINA - Il sacerdote Giuseppe Chang Yanfeng ordinato Vescovo di Chifeng
CHIESA DELLE TRE AUTONOMIE
La Chiesa delle Tre Autonomie prepara nuovi “catechismi” per la sinizzazione del cristianesimo.
Un incontro nazionale nello Shanxi mostra come gli organi ufficiali protestanti stiano plasmando la dottrina attorno all’ideologia del Partito.
La Chiesa delle Tre Autonomie, controllata dal governo, ha intensificato i suoi sforzi per ridefinire la dottrina cristiana in modo da allinearla alle aspettative politiche dello Stato cinese. Il 19 e 20 maggio, la leadership nazionale del Movimento delle Tre Autonomie e il Consiglio Cristiano Cinese si sono riuniti a Yangquan, nello Shanxi, per promuovere due nuovi testi dottrinali intitolati “Domande e risposte sulla sinizzazione del cristianesimo” e “Manuale sulla sinizzazione del cristianesimo”. Queste pubblicazioni sono concepite come guide autorevoli per pastori, predicatori e congregazioni, con l’obiettivo di integrare il programma di sinizzazione nella vita quotidiana delle comunità protestanti in tutto il paese.
L’incontro si è aperto con l’inno nazionale ed è proseguito con sessioni di studio collettive sui discorsi pronunciati da Xi Jinping durante il suo viaggio di ispezione nello Shanxi e durante una sessione di studio del Politburo. Questi riferimenti hanno plasmato l’intero incontro. I partecipanti non hanno discusso del Vangelo, degli insegnamenti di Gesù o delle esigenze pastorali dei fedeli. La loro attenzione era rivolta al vocabolario politico che accompagna la campagna di sinizzazione. Ai curatori dei due libri di prossima pubblicazione è stato chiesto di assicurarsi che i testi riflettano il corretto orientamento politico, presentino una narrazione teologica compatibile con l’ideologia di Stato e dimostrino una profondità culturale secondo la definizione del Partito della civiltà cinese.
I leader della Chiesa delle Tre Autonomie hanno descritto il progetto come un’impresa di grande portata. Hanno sottolineato la necessità di un processo editoriale rigoroso, della promozione di un approccio unitario e della creazione di materiali in grado di resistere a quelle che hanno definito le prove della storia e della pratica. Le discussioni si sono concentrate su come integrare i temi culturali cinesi nell’insegnamento cristiano e su come costruire un discorso teologico che esprima ciò che i funzionari definiscono socialismo con caratteristiche cinesi. I partecipanti hanno dibattuto sulla struttura dei capitoli, sui casi di studio e sugli esempi che illustrano l’integrazione del cristianesimo nel quadro culturale del Partito Comunista.
L’incontro ha incluso anche visite sul campo, finalizzate a raccogliere esperienze locali nella promozione della sinizzazione. Queste visite rientrano in un più ampio sforzo per garantire che le nuove pubblicazioni riflettano le pratiche già in atto nelle chiese di base. L’obiettivo è creare un modello nazionale che guidi le prediche, gli studi biblici e l’amministrazione ecclesiastica. Il processo rivela come la Chiesa delle Tre Autonomie si stia trasformando in un’istituzione che trasmette l’ideologia politica attraverso il linguaggio religioso.
L’assenza di qualsiasi riferimento a Gesù, al Vangelo o alle dottrine fondamentali del cristianesimo è stata degna di nota. (...)
Questo sviluppo rispecchia quanto sta accadendo nella Chiesa cattolica controllata dallo Stato, che è stata mobilitata per promuovere la dottrina del Partito ignorando l’enciclica papale “Magnifica Humanitas” e altri documenti ufficiali cattolici. La parte protestante sta ora producendo propri materiali dottrinali che riflettono le stesse priorità. La sinizzazione del cristianesimo è diventata un processo in cui la teologia viene riscritta per servire le esigenze ideologiche dello Stato, e la Chiesa delle Tre Autonomie ha accettato il ruolo che le è stato assegnato.
L’incontro nello Shanxi dimostra quanto questo processo sia avanzato. La leadership protestante ufficiale sta preparando dei testi che plasmeranno l’educazione religiosa di milioni di fedeli. Questi testi li guideranno verso le aspettative politiche del PCC, presentate come il quadro di riferimento appropriato per comprendere la fede cristiana in Cina. (di Wang Zhipeng | 17 giugno 2026 | Bitter Winter)
RIFLESSIONE:
La Chiesa delle Tre Autonomie controllata dal regime cinese: che tipo di pastori?
Un cristiano cinese riflette sul clero costretto a scegliere tra la fede e la politica statale. Alcuni tradiscono le Scritture, altri cercano di ritagliarsi uno spazio ristretto per sopravvivere.
Nella tradizione cristiana, i pastori sono considerati guide spirituali le cui responsabilità includono la gestione degli affari della chiesa, la presidenza dei riti religiosi, la predicazione della Bibbia e la guida della vita spirituale dei fedeli. Nell’ambito dell’attuale quadro normativo cinese in materia religiosa, i pastori della Chiesa Patriottica delle Tre Autonomie, controllata dal governo, devono svolgere questi compiti nel rispetto di un insieme dettagliato di norme amministrative. Tali norme regolano le procedure di qualificazione, il contenuto dei sermoni, l’attività di evangelizzazione, le decisioni relative al personale e gli scambi con l’estero, il tutto al fine di garantire che la vita religiosa si svolga in modo ordinato entro i limiti della legge statale.
I membri del clero sono tenuti a rispettare gli standard legali e a ottenere le proprie credenziali attraverso una formazione e una certificazione approvate dallo Stato. Chiunque non sia certificato o registrato non può svolgere attività religiose come membro del clero. Questo sistema garantisce una supervisione istituzionale della pratica religiosa, definendo al contempo chiari requisiti di accesso per coloro che desiderano intraprendere il ministero pastorale.
Le normative sulla predicazione e sull’insegnamento religioso incoraggiano i pastori a integrare nei loro sermoni i valori fondamentali del socialismo e gli elementi della cultura tradizionale cinese. In alcune regioni, i temi dei sermoni sono guidati da raccomandazioni ufficiali, gli argomenti sensibili possono essere soggetti a restrizioni e le attività religiose collettive devono generalmente svolgersi in luoghi legalmente autorizzati. Queste aspettative mirano a promuovere l’armonia sociale e richiedono ai pastori di trovare un equilibrio tra la loro tradizione religiosa e le esigenze amministrative contemporanee.
Anche l’attività di evangelizzazione è regolamentata. Il ministero di un pastore è generalmente limitato alla congregazione o al distretto amministrativo di appartenenza. Lo svolgimento di attività di educazione religiosa in altre regioni o online richiede autorizzazione e registrazione. Le attività che coinvolgono minori sono soggette a limitazioni particolarmente severe. Queste misure hanno lo scopo di mantenere l’ordine nella vita religiosa.
Le decisioni relative al personale nei luoghi di culto devono seguire procedure democratiche ed essere depositate presso le autorità locali competenti in materia religiosa, un sistema concepito per garantire una governance ecclesiastica standardizzata. Nelle questioni che coinvolgono contatti con l’estero, i gruppi religiosi e il clero sono tenuti a rispettare il principio di indipendenza e autogestione e non possono intraprendere attività correlate senza autorizzazione. Ciò riflette l’importanza che lo Stato attribuisce all’amministrazione autonoma degli affari religiosi.
Gli effetti pratici di queste regole si possono osservare in casi specifici.
Il 19 novembre 2023, il Comitato del Movimento Patriottico delle Tre Autonomie e il Consiglio Cristiano del Distretto di Liaozhong a Shenyang, nella provincia di Liaoning, hanno organizzato un evento presso una chiesa locale dal titolo “Praticare la sinizzazione della religione e portare l’eccellente cultura tradizionale nella chiesa”. L’incontro ha sostituito parte della tradizionale funzione religiosa con un programma di spettacoli culturali. Il programma includeva “Ode alla Patria”, scritta dal pastore della chiesa, e una danza intitolata “I figli del fiume Liao seguono il partito”. All’interno della chiesa si è tenuta una mostra di calligrafia e pittura, insieme a una presentazione sulla Lunga Marcia dell’Armata Rossa. L’evento mirava a rafforzare l’educazione patriottica e a introdurre elementi della cultura tradizionale nel contesto religioso.
Dal punto di vista teologico cristiano, la Bibbia insegna che Cristo è l’unico capo della Chiesa e che la Chiesa è il suo corpo. La missione centrale del pastore è quella di guidare i credenti secondo la verità biblica, aiutandoli a crescere nella fede e a ricevere nutrimento spirituale.
Sotto i molteplici livelli di controllo imposti dalle Misure per l’Amministrazione, i pastori sono diventati come ballerini legati con delle corde, costretti a scegliere tra la loro fede e le politiche statali.
Crediamo che la maggior parte dei pastori ami veramente il Signore.
Alcuni, per amore di una fede pura e incontaminata, scelgono di rinunciare al loro incarico all’interno della Chiesa delle Tre Autonomie.
Altri, spinti dalla necessità di un reddito stabile e dalle pressioni per la sicurezza personale, lottano per sopravvivere nello spazio ristretto che è stato loro concesso.
Altri ancora – coloro che traggono vantaggio dal sistema – si muovono con disinvoltura, invocando il nome di Cristo mentre tradiscono le Scritture, fuorviano i credenti, si allineano alle cosiddette politiche “mainstream” e persino le lodano. Tali realtà sono strazianti.
La libertà religiosa è un diritto fondamentale che permette a individui e comunità di adorare, insegnare e praticare secondo le proprie convinzioni. È facile immaginare che un pastore così rigidamente vincolato non possa svolgere i propri doveri spirituali con serenità, né prendersi cura fedelmente del gregge a lui affidato. Ci appelliamo sinceramente a tutte le persone di buona volontà della comunità internazionale affinché continuino a seguire con attenzione la situazione della libertà religiosa in Cina, a farsi portavoce dei fedeli devoti e dei pastori che si attengono a una fede pura, affinché la Croce di Cristo risplenda con la luce della verità e della libertà.
(di Vivian Ren | 8 luglio 2026 | Bitter Winter)
CHIESE DOMESTICHE
La chiesa Early Rain è stata nuovamente oggetto di un’incursione.
Il 14 giugno, la polizia ha attaccato la funzione religiosa domenicale a Chengdu, arrestando diversi anziani e membri.
Intorno alle 11 del mattino del 14 giugno 2026, i fedeli della Early Rai Covenant Church di Chengdu, nella provincia del Sichuan, sono stati improvvisamente circondati e presi d’assalto da un nutrito contingente di polizia durante la loro funzione domenicale. Secondo l’urgente richiesta di preghiera diffusa dalla chiesa a mezzogiorno di quel giorno, e in seguito ad ulteriori informazioni fornite dai membri presenti sul posto, la polizia ha fatto irruzione in un luogo di culto domenicale a Jiangyou, Mianyang, ha registrato i dati identificativi di tutti i presenti e ha dispiegato auto e autobus della polizia per allontanare con la forza numerosi cristiani dal luogo.
Secondo le testimonianze oculari, circa trenta agenti delle squadre speciali SWAT, alcuni dei quali armati, sono stati coinvolti nell’operazione; altri sessanta agenti in borghese e poliziotti regolari hanno partecipato all’intervento. L’atmosfera è stata estremamente tesa durante tutta l’azione di polizia. Alcuni presenti hanno riferito che gli agenti hanno fatto irruzione violentemente nella chiesa durante la funzione domenicale, ferendo circa tre fratelli.
Foto e video girati sul posto mostrano agenti di polizia in uniforme di guardia all’esterno del luogo di ritrovo, mentre i membri e i bambini sono rimasti all’interno. Secondo ulteriori resoconti, a parte i genitori con i bambini, che sono stati temporaneamente trattenuti in un ristorante sotto la sorveglianza della polizia, i restanti fratelli e sorelle sono stati portati via uno dopo l’altro a bordo di veicoli della polizia. Tre autobus e tre furgoni Iveco della polizia sono stati dispiegati sul posto.
Alle 12:45 del 14 giugno, la Early Rain Covenant Church ha diffuso un’urgente richiesta di preghiera, affermando che, a quell’ora, l’anziano Yan Hong, l’anziano Wu Qing, il fratello Liu Yingxu, il fratello Nie Bo, il fratello Li Benli, il fratello Axin e altri erano già stati portati via dalla polizia. Molti altri membri presenti sul posto, tra cui diversi bambini piccoli, venivano scortati su autobus e auto della polizia. Il luogo in cui si trovavano diversi detenuti rimaneva sconosciuto e la situazione era ancora in evoluzione.
(...)
La Early Rain Covenant Church è una delle chiese domestiche cinesi più seguite a livello internazionale. Nel dicembre 2018, è stata oggetto di una massiccia repressione e il suo pastore anziano, Wang Yi, è stato successivamente condannato a nove anni di carcere con l’accusa di “incitamento alla sovversione del potere statale” e “attività commerciali illegali”. Da allora, sebbene la chiesa abbia perso i suoi luoghi di culto pubblici e molti pastori, anziani e membri siano stati a lungo sottoposti a sorveglianza, convocazioni, detenzioni e molestie, ha continuato a celebrare il culto, pregare e fornire assistenza pastorale in forma dispersa.
Dal 2026, la Early Rain Covenant Church è nuovamente sottoposta a pressioni costanti. A gennaio, diversi leader e membri sono stati arrestati a Chengdu, Deyang e in altre località. Il raid del 14 giugno durante la funzione domenicale dimostra che la repressione contro le chiese domestiche non registrate non si è fermata e si sta estendendo, in modo ancora più diretto e violento, ai semplici fedeli e ai minori.
Per molte chiese domestiche cinesi, il servizio domenicale dovrebbe essere un momento di adorazione, preghiera, predicazione e amore reciproco. Eppure, nella realtà, molti fedeli si trovano ad affrontare la polizia che bussa alla porta, la registrazione dei documenti d’identità, le convocazioni, gli interrogatori, l’interruzione delle riunioni e la paura dei bambini. L’esperienza della Early Rain Covenant Church illustra ancora una volta l’enorme divario tra la “libertà di credo religioso” promessa dalla Costituzione cinese e il controllo religioso esercitato nella pratica.
In quanto cristiano cinese, ho provato un profondo dolore leggendo questa richiesta di preghiera e gli altri messaggi provenienti da quella zona. So che per le chiese domestiche cinesi non si tratta di una questione astratta di “politica religiosa”, ma della sofferenza reale di famiglie reali, bambini reali e fratelli e sorelle reali. Una persona può essere portata via dalla polizia semplicemente per aver partecipato alla funzione domenicale; un bambino può provare paura nelle auto della polizia, sugli autobus e sotto la sorveglianza delle forze dell’ordine semplicemente per aver accompagnato i genitori a un incontro. Questa realtà è straziante. (...)
(di Feng Reng | 15 giugno 2026 | Bitter Winter)
Chiesa Century New City, Kunming: richieste di preghiere per tre cristiani detenuti
Parenti e altri cristiani chiedono solidarietà a una comunità fragile che si trova ad affrontare nuove pressioni dopo un’irruzione della polizia durante la funzione domenicale.
La Century New City Church di Kunming, nello Yunnan, una piccola comunità protestante di circa trenta fedeli, sta attraversando un periodo difficile dopo che un’operazione di polizia ha interrotto la funzione religiosa domenicale del 12 aprile 2026. Gli agenti sono intervenuti durante la funzione e hanno portato via il pastore Yu Shaolin e i suoi collaboratori Li Qun e Luo Ping. Il 20 maggio, i tre sono stati formalmente arrestati con l’accusa di aver organizzato un’assemblea illegale e trasferiti al centro di detenzione del distretto di Guandu, dove si trovano tuttora in custodia.
Il pastore Yu, di cinquantadue anni, convive da anni con gravi problemi di salute. Anche sua moglie, Siqi, soffre di cancro e ipertensione. La loro situazione si è aggravata dopo l’arresto e i parenti sono preoccupati per le conseguenze della detenzione sulle già fragili condizioni di salute del pastore Yu.
La congregazione è da tempo composta da cristiani che convivono con la malattia, le difficoltà economiche e la quotidiana fatica di prendersi cura di familiari vulnerabili. La loro chiesa è sempre stata un luogo di ritrovo per incoraggiarsi e sostenersi a vicenda. L’improvvisa detenzione di tre figure centrali ha sconvolto questo fragile equilibrio. I membri descrivono una comunità in cui molti arrivano ogni settimana portandosi dietro dolori fisici e stanchezza emotiva, e dove il semplice atto di riunirsi è diventato una fonte di forza.
La chiesa ha diffuso una lettera pubblica chiedendo ai cristiani di pregare per i detenuti e per l’intera congregazione. (...)
Chiedono preghiere per la salute dei detenuti, per l’accesso alle cure mediche e per la forza necessaria alle famiglie in attesa di notizie. Sperano inoltre che il caso non cada nel dimenticatoio, poiché l’interesse pubblico potrebbe offrire una sorta di protezione durante il proseguimento delle indagini.
La Century New City Church rimane una piccola comunità segnata da malattie e difficoltà, eppure i suoi membri insistono sul fatto che la loro fede condivisa li sostiene. La loro richiesta di preghiera riflette sia la loro vulnerabilità sia la loro determinazione a restare uniti mentre tre di loro affrontano un futuro incerto.
(di Li Xiaosi | 21 luglio 2026 | Bitter Winter)
UNA LIBERAZIONE DI “FACCIATA”
Zion Church, Pechino libera il pastore Ezra Jin come gesto per Trump
La scarcerazione è arrivata in occasione del 4 luglio e dopo i colloqui tra Donald Trump e Xi Jinping, durante i quali era stato evocato anche il nome di Jimmy Lai, la cui situazione rimane invece immutata. In Cina prosegue comunque la repressione contro le chiese domestiche: altri otto pastori restano in carcere.
Dopo oltre otto mesi di detenzione, il pastore protestante Jin Mingri, fondatore della Zion Church di Pechino, è stato rilasciato dalle autorità cinesi ed è arrivato negli Stati Uniti, dove ha potuto riabbracciare la famiglia. La sua liberazione arriva meno di due mesi dopo l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping a Pechino, durante il quale il presidente statunitense aveva sollevato personalmente il suo caso insieme a quello dell’imprenditore di Hong Kong Jimmy Lai.
Jin Mingri, 57 anni, conosciuto anche come Ezra Jin, era stato arrestato a ottobre con l’accusa di “utilizzo illegale delle reti informatiche” dopo che le autorità cinesi hanno intensificato la campagna contro le chiese domestiche, le comunità cristiane che si rifiutano di aderire agli organismi religiosi controllati dal Partito comunista. Dopo la chiusura della sede della Zion Church nel 2018, il pastore aveva continuato a predicare online, raggiungendo migliaia di fedeli in tutta la Cina.
Secondo quanto riferito dalla figlia, Grace Jin Drexel, che vive negli Stati Uniti, e dall’organizzazione China Aid, Pechino ha concesso la liberazione come risultato dei colloqui tra Trump e Xi Jinping. Il pastore è stato trasferito direttamente su un volo per Los Angeles, dove è arrivato il 4 luglio, giorno del 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza americana.
In una nota diffusa dalla famiglia, Grace Jin ha ringraziato “il presidente Trump e la sua amministrazione per la loro straordinaria leadership”, aggiungendo che “questo non sarebbe potuto accadere senza il diretto intervento del presidente Xi Jinping. Ci auguriamo che questo sia un segnale di una svolta positiva per le persone di fede in Cina e per le relazioni tra i nostri due Paesi”.
Anche l’organizzazione cristiana China Aid ha definito la scarcerazione un importante risultato diplomatico, ma ha anche ricordato che almeno altri otto pastori della Zion Church restano detenuti in Cina insieme a numerosi altri prigionieri: “Il nostro pensiero va agli innumerevoli pastori, inclusi altri otto pastori e collaboratori della Zion Church, sacerdoti, vescovi, cristiani delle chiese domestiche, musulmani uiguri, buddisti tibetani, praticanti del Falun Gong e altri prigionieri di coscienza che rimangono ingiustamente incarcerati dal Partito comunista cinese”, si legge nella dichiarazione dell’organizzazione.
Durante il vertice di maggio, Trump aveva affrontato con Xi anche il caso di Jimmy Lai, il fondatore del quotidiano Apple Daily e uno dei volti più noti del movimento democratico di Hong Kong. Raccontando l’incontro ai giornalisti, il presidente americano aveva riferito che Xi aveva promesso di “considerare seriamente” la posizione del pastore, mentre aveva definito quella di Lai un caso “difficile”.
Da allora la situazione dell’imprenditore non è cambiata. Lo scorso febbraio Jimmy Lai è stato condannato a vent’anni di carcere con l’accusa di “collusione con forze straniere”, in uno dei processi giudiziari più importanti dopo l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino su Hong Kong nel 2020.
La vicenda riflette il diverso peso politico attribuito dalle autorità cinesi ai due casi. Anche se la Zion Church rappresenta una delle più note comunità cristiane indipendenti di Pechino, il suo fondatore è stato perseguito per la sua attività religiosa. Jimmy Lai, invece, è considerato da Pechino uno dei simboli della stagione delle proteste democratiche di Hong Kong e della contestazione del potere centrale.
La liberazione del pastore si inserisce inoltre in una nuova fase dei rapporti tra Cina e Stati Uniti. Dopo mesi di tensioni commerciali e diplomatiche, le due potenze sembrano aver reso stabile il dialogo.
Allo stesso tempo la vicenda non va letta come un’inversione di tendenza sulla libertà religiosa in Cina. Le autorità continuano infatti a esercitare uno stretto controllo sulle comunità di fedeli non registrate. Come ha ricordato la famiglia di Ezra Jin, tra le persone ancora in carcere c’è per esempio il pastore Wang Lin, che ha denunciato attraverso il proprio avvocato di aver perso oltre tredici chilogrammi durante la detenzione e di essere ora accusato anche di frode per la raccolta di offerte tra i fedeli.
(Asia News 6 luglio 2026)
Aggiunge sulla stessa notizia Bitter Winter:
Naturalmente, la liberazione del pastore Jin Mingri non significa che la situazione della libertà religiosa in Cina sia migliorata. Al contrario, ci ricorda che molte persone sono ancora prive di libertà. Le autorità del PCC hanno a lungo represso la Chiesa di Sion di Pechino; le riunioni della chiesa erano vietate e pastori e collaboratori venivano sorvegliati, convocati, limitati e arrestati. La liberazione del pastore Jin è una grazia degna di gratitudine, ma la persecuzione sistematica subita dalle chiese domestiche cinesi non è finita per questo.
La Chiesa dell’Alleanza della Pioggia di Chengdu, la Chiesa della Pietra Vivente di Guiyang, la Chiesa del Lampione d’Oro di Linfen e molte chiese domestiche di base che non compaiono nei media internazionali vivono ancora sotto l’ombra di sorveglianza, molestie, divieti e arresti. E molti prigionieri di coscienza e credenti, tra cui il pastore Wang Yi, il pastore Yang Rongli, Zhang Zhan, Gao Zhisheng e altri, hanno ancora bisogno dell’attenzione costante della comunità internazionale.
Cina: Vendere un cristiano per 100 dollari
Un cristiano cinese racconta l’angoscia che si prova sotto i sistemi locali che remunerano chi denuncia attività religiose illegali.
A Guangzhou vengono offerte ricompense per la segnalazione di attività religiose illegali.
Nella vita di tutti i giorni, una “ricompensa” è solitamente intesa come un riconoscimento per buone azioni o comportamenti civici positivi. Essa valorizza coloro che agiscono responsabilmente e incoraggia gli altri a seguirne l’esempio, contribuendo a far progredire la società verso una direzione più civile. Eppure esiste un tipo di “ricompensa” che lascia innumerevoli fedeli cinesi a disagio e in conflitto: le “Misure per premiare il pubblico per la segnalazione di attività religiose illegali”, emanate dagli Uffici per gli Affari Etnici e Religiosi di diverse regioni.
Negli ultimi anni, Guangzhou, Nanchang, Chengdu, Honghe e altre località hanno emesso o rinnovato tali avvisi. Essi definiscono “attività religiose illegali” le violazioni della Legge sulla gestione delle ONG all’estero e del Regolamento sugli affari religiosi, tra cui l’organizzazione di raduni religiosi non autorizzati, la promozione della religione, l’accettazione di donazioni religiose, l’apertura di sedi senza autorizzazione o la fornitura di informazioni relative a corsi di formazione religiosa, conferenze o pellegrinaggi all’estero.
Le informazioni personali degli informatori sono mantenute strettamente riservate e, una volta verificata la segnalazione, viene corrisposta una ricompensa in denaro.
Il sistema è suddiviso in quattro livelli: le informazioni ordinarie fruttano tra i 100 e i 1.000 yuan (circa 14-140 dollari); l’aiuto nella lotta contro gruppi religiosi illegali o il loro personale rende tra i 1.000 e i 3.000 yuan (circa 140-420 dollari); i casi che coinvolgono organizzazioni religiose all’estero sono ricompensati con 3.000-5.000 yuan (circa 420-700 dollari); e l’identificazione di figure chiave all’estero e la ricostruzione delle loro reti nazionali possono fruttare dai 5.000 ai 10.000 yuan (circa 700-1.400 dollari).
Le autorità affermano che lo scopo è proteggere le “attività religiose normali e lecite”, frenare i comportamenti illegali, prevenire l’estremismo religioso e l’infiltrazione straniera e salvaguardare la sicurezza nazionale, l’ordine sociale e l’unità etnica.
La Commissione provinciale per gli affari etnici e religiosi dell’Henan ha persino emesso una bozza di parere che impone a tutti i luoghi di culto di registrarsi presso le autorità locali; i luoghi non registrati non possono operare legalmente e le violazioni gravi possono comportare la cancellazione dalla registrazione. (...)
Insieme alla diffusione a livello nazionale di sistemi basati su ricompense, molti cristiani temono un ritorno alla cultura della denuncia della Rivoluzione Culturale. Il professor Ying ha inoltre osservato che, sebbene sia troppo presto per affermare che il Paese stia tornando completamente a quell’epoca, tali sistemi di ricompensa incoraggiano innegabilmente “le masse a controllare le masse”.
La maggior parte dei credenti sono cittadini rispettosi della legge, le cui riunioni, il culto, la lettura della Bibbia, le preghiere e gli inni sono pacifiche espressioni di fede. Eppure, questi atti ordinari possono ora essere interrotti in qualsiasi momento da una singola decisione di qualcuno intorno a loro. Questa atmosfera lascia molti spiritualmente inquieti, preoccupati che la loro vita religiosa quotidiana possa essere sconvolta senza preavviso e che loro stessi o le loro famiglie possano essere messi a rischio. La libertà religiosa è un diritto umano universalmente riconosciuto. Non dovrebbe mai diventare fonte di paura, ma piuttosto un rifugio per l’anima. (...)
(di Vivian Ren | 16 giugno 2026 | Bitter Winter)
APPROFONDIMENTO
La Cina, l’algoritmo per controllare le religioni e Magnifica Humanitas
Proprio mentre Leone XIV pone la questione della libertà nell’era della scienza dei dati, in Cina l’Amministrazione Nazionale degli Affari Religiosi pubblica un articolo su un nuovo Centro di calcolo dell’Università del Sud-est. Raccontando di avergli dato un compito: utilizzare l’intelligenza artificiale generativa per scovare (e bandire) ogni idea divergente rispetto a ciò che il Partito vuole che le religioni dicano.
L’intelligenza artificiale generativa è uno strumento che può migliorare “l’efficienza” della governance sulle attività religiose in Cina. Perché d’ora in poi non ci si limiterà più a bloccare solo alcune “parole sensibili” nei testi pubblicati on line, ma grazie a nuovi modelli elaborati appositamente per le piattaforme social diventerà molto più facile e capillare il blocco di qualsiasi contenuto che non sia in linea con la visione politica delle religioni del “socialismo della nuova era”. Mettendolo al riparo da ogni “influenza straniera”.
Proprio mentre nel mondo ci si confronta sui temi posti da papa Leone XIV con l’enciclica Magnifica Humanitas, in questi giorni in Cina l’account WeChat “Weiyan Zongjiao”, la voce ufficiale dell’Amministrazione Nazionale degli Affari Religiosi (SARA) ha rilanciato un articolo pubblicato sul nuovo numero della sua rivista “Religioni della Cina”. A firmarlo sono il professor Wang Qilong e la ricercatrice Sun Xiaoli, indicati come i responsabili di una nuova istituzione accademica, il Centro di calcolo intelligente sulle informazioni religiose di Asia, Africa ed Europa dell’Università del Sud-Est, la storica università di Nanjing, nella provincia del Jangsu. L’articolo è in sostanza una descrizione dell’attività di questo nuovo dipartimento che viene presentato come un centro all’avanguardia nel fornire all’amministrazione pubblica nuovi strumenti per la “governance” delle religioni in Cina.
Già questo fatto in sé appare emblematico: l’Università del Sud-est ha tra i suoi fiori all’occhiello una Scuola di lingue straniere dalla lunga storia, il suo sito stesso la cita come un “ponte tra culture” ricordando che proprio qui nel 1917 nacque il primo corso per insegnanti di inglese in Cina. Oggi nell’ambito di questa istituzione, dunque, è stato creato un Centro che utilizzando le più avanzate applicazioni dell’intelligenza artificiale alle scienze linguistiche deve servire a “filtrare” i contenuti religiosi in modo che diventi pressoché impossibile imbattersi in letture dell’esperienza religiosa che non siano in linea con la visione imposta da Xi Jinping a ogni comunità in Cina.
“Garantire contenuti conformi”
Non sono nostre conclusioni, ma quanto nell’articolo viene scritto espressamente. “La governance degli affari religiosi quale componente importante della governance statale – scrivono tracciando il quadro della situazione i due accademici - ha visto i propri scenari di gestione ampliarsi costantemente con lo sviluppo delle tecnologie internet, mentre le difficoltà di governo continuano ad aumentare. Problemi quali i rischi ideologici latenti nei contenuti religiosi generati dai grandi modelli linguistici nazionali, la crescente diversificazione delle forme di diffusione online di informazioni religiose illegali e l’insufficienza delle risorse di governance religiosa a livello di base sono diventati punti critici che ostacolano la modernizzazione della gestione degli affari religiosi”.
Ed è a questo livello che la nuova istituzione dell’Università del Sud-est mira a inserirsi: “Il Centro di calcolo considera la regolamentazione della generazione e della diffusione delle informazioni religiose e il rafforzamento delle capacità di prevenzione dei rischi come obiettivi centrali, sviluppando tecnologie mirate e studi normativi per promuovere l’assunzione di responsabilità da parte delle imprese internet e consolidare la prima linea di difesa della sicurezza delle informazioni religiose online”.
L’articolo entra anche nel dettaglio sulle modalità di lavoro che stanno adottando: si sta creando “una banca dati linguistica autorevole e di alta qualità nel settore religioso, fondata su una posizione politica e un orientamento ideologico unificati – spiegano Sun Xiaoli e Wang Qilong -. Attraverso una revisione sistematica delle principali questioni religiose con implicazioni politiche e di stabilità sociale, viene elaborato un sistema di domande e risposte di riferimento normato e chiaramente orientato, correggendo fin dall’origine concezioni errate della storia, dell’etnicità e della religione, nonché opinioni considerate espressione di infiltrazione straniera, garantendo che l’intelligenza artificiale produca contenuti conformi sulle questioni religiose”.
“La sinicizzazione delle religioni in Cina, il principio di indipendenza e autogestione delle religioni e il rapporto tra legge statale e norme religiose – aggiungono - vengono integrati nel sistema di addestramento, promuovendo l’utilizzo dei grandi modelli linguistici come canale permanente per l’interpretazione delle politiche e l’orientamento ideologico”. L’obiettivo è fin troppo chiaro: “L’integrazione di tali tecnologie nei meccanismi ordinari di sicurezza dei contenuti delle piattaforme - si legge ancora nell’articolo - consente il passaggio dal semplice filtraggio per parole chiave a una valutazione semantica completa e precisa, e da interventi emergenziali successivi alla diffusione a sistemi preventivi di allerta anticipata. In questo modo si rafforza la responsabilità delle piattaforme internet e si limita efficacemente la diffusione di attività missionarie illegali, informazioni religiose estremiste e contenuti considerati espressione di infiltrazione religiosa straniera, contribuendo alla continua purificazione dello spazio religioso online”.
Verso la fine dell’articolo si spiega anche che questo servirà “a compensare la carenza di personale e competenze professionali nelle strutture di base incaricate della gestione della rete, uniformando al contempo gli standard di trattamento delle informazioni dannose online”. Detto in altri termini: i “solerti funzionari” dell’Amministrazione Nazionale degli Affari Religiosi potranno arrivare davvero dappertutto e con lo stesso rigore ideologico, senza antipatiche “flessibilità” da provincia a provincia.
La prospettiva opposta di “Magnifica Humanitas”
Che le autorità cinesi utilizzino l’intelligenza artificiale come strumento di controllo sociale, non è certo una sorpresa. Ma ciò che colpisce in questo articolo è come tutto questo venga enunciato in modo programmatico. È un modo per dire: d’ora in poi nessun singolo messaggio religioso potrà più sfuggire al controllo della nostra rete in Cina.
La concomitanza nella pubblicazione con Magnifica Humanitas probabilmente è solo una coincidenza. Ma aiuta comunque a cogliere la distanza tra lo sguardo sull’intelligenza artificiale di papa Leone XIV e quello delle autorità di Pechino. Nell’enciclica il pontefice pone apertamente la questione della libertà di fronte agli strumenti della tecnologia e l’importanza di tenere il cuore aperto alle domande. Cita Platone per dire che “le cose più profonde e importanti si imparano solo dopo molto tempo e molta fatica, impegnandosi nella discussione con gli altri a ‘sfregare’ i concetti e le esperienze come se fossero pietre focaie, finché in noi non scocchi la scintilla della comprensione”. Invita anche a proteggere i giovani “da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario” (Magnifica Humanitas, 140). L’esatto opposto rispetto a questo controllore delle religioni che l’Amministrazione Nazionale degli Affari Religiosi in un’università del Jangsu sta programmando con l’intelligenza artificiale.
(Asia News 18 giugno 2026)
E DENTRO QUESTA PERSECUZIONE IL PAPA CERCA DI NON LASCIARE IL GREGGE SENZA PASTORI
CINA - Il sacerdote Giuseppe Chang Yanfeng ordinato Vescovo di Chifeng
Più di 400 persone tra Vescovi, sacerdoti, religiose e fedeli laici hanno preso parte nella mattinata di oggi, mercoledì 22 luglio, alla ordinazione episcopale del sacerdote Giuseppe Chang Yanfeng come Vescovo di Chifeng, diocesi situata nella provincia cinese della Mongolia Interna.
Papa Leone XIV - riferisce il testo diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede - aveva nominato Giuseppe Chang Yanfeng Vescovo di Chifeng lunedì 15 giugno, «avendone approvata la candidatura nel quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese».
Gli studi in Corea
Nato il 4 aprile 1984, dal 2000 al 2006 il nuovo Vescovo ha frequentato il Seminario Teologico di Shenyang, per poi vivere un periodo di tirocinio pastorale presso la parrocchia di Lindong. Dal 2007 al 2010 ha proseguito i suoi studi in Corea del Sud, presso l’Università Cattolica di Daejeon, dove ha conseguito la licenza in Teologia biblica. È stato ordinato sacerdote il 18 novembre 2010 per la Diocesi di Chifeng. Dal 2010 al 2013 ha lavorato nella curia diocesana, e nel contempo ha offerto il suo contributo all’opera pastorale in diverse parrocchie della diocesi. Dal mese di ottobre 2013 al settembre 2019 è stato parroco della Cattedrale di Chifeng e successivamente, dal 2019 al 2021, è stato parroco dì Lindong. Dal 15 ottobre 2021 ha ricoperto l’incarico di Amministratore diocesano dì Chifeng.
Anche nei cinque anni in cui ha esercitato quest’ultimo incarico, Giuseppe Chang si è dedicato con passione all’annuncio del Vangelo, alla promozione della vita spirituale e comunitaria. Ha guidato esercizi spirituali del clero diocesano, promuovendo le opere di misericordia e carità soprattutto a vantaggio dei poveri, dei vulnerabili. dei malati e degli anziani. Avvezzo all’uso delle nuove tecnologie digitali, nella sua missione sacerdotale ha utilizzato anche i suoi account social, mettendo in guardia fratelli e sorelle dalle truffe on line organizzate da chi finge di chiedere offerte per costruire chiese o aiutare sacerdoti malati.
Un cammino che prosegue
Con la nomina episcopale di Leone XIV e la consacrazione episcopale di oggi, sono diventati 15 i nuovi Vescovi cattolici cinesi ordinati nella cornice dell’Accordo Provvisorio sulle nuove nomine episcopali sottoscritto sotto il pontificato di Papa Francesco da Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese il 22 Settembre 2018, rinnovato con cadenza biennale nel 2020 e nel 2022, per poi essere prorogato per un quadriennio nell’ottobre 2024.
Il processo che ha portato alle nomine e alla consacrazione episcopale di Giuseppe Chiang Yanfeng si è svolto integralmente e fin dai suoi primi passi sotto il pontificato di Papa Prevost.
L’attuale Successore di Pietro segue le nomine e le ordinazioni dei vescovi cinesi con la sollecitudine del Pastore universale. All’attuale Vescovo di Roma, passato anche attraverso una intensa esperienza missionaria, sta a cuore che i cattolici cinesi possano camminare in pace e letizia nella fede degli Apostoli, annunciare il Vangelo, curare le lacerazioni del corpo ecclesiale e essere custoditi nella comunione e nell’unità che ha come segno e garanzia la comunione dei Vescovi con Successore di Pietro.
Un cammino custodito dai testimoni della fede
Come ha notato il Cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione lo scorso 10 ottobre, in occasione della presentazione degli Atti del Convegno sui 100 anni dal “Primum Concilium Sinense, «Quando oggi si sente parlare delle comunità cattoliche cinesi, l’attenzione viene indirizzata di solito su questioni riguardanti le nomine dei vescovi, incidenti locali, o i rapporti tra autorità politiche cinesi e Santa Sede, o i problemi legati alla politica religiosa dello Stato». Ma questa «attenzione selettiva» di solito «ignora il vissuto reale e il cammino ordinario quotidiano delle comunità cattoliche cinesi. Ignora la grande e fitta rete fatta di preghiere, liturgie, processioni, catechesi e iniziative pastorali e caritative spesso ispirate direttamente dal magistero ordinario del Successore di Pietro». Questo vale anche per la diocesi di Chifeng nella Regione Autonoma della Mongolia Interna, che comprende fedeli di etnia han e mongola.
La pastorale si svolge attraverso parrocchie urbane e rurali, con particolare attenzione alla catechesi, alla liturgia, alla formazione dei laici e alle opere caritative.
In epoca moderna, il cattolicesimo è arrivato nella zona di Chifeng intorno all’anno 1835, grazie ai missionari della Società per le Missioni Estere di Parigi (MEP). Dal 1840 divenne missione dei Lazzaristi. Nel 1865 la Santa Sede affidò ufficialmente la missione della Mongolia alla Congregazione dei Missionari del Cuore Immacolato di Maria (CICM), detto padri Scheut. Padre Théophile Verbiest, il fondatore della Congregazione giunse a Xiwanzi insieme a altri confratelli il 6 dicembre dello stesso anno, dando così inizio alla missione della Congregazione in Mongolia.
Per favorire una migliore cura pastorale nel vasto territorio, nel 1932 venne eretta la Prefettura Apostolica, affidata alla guida del primo Prefetto Apostolico, il cinese Lucas Zhao Qinghua. Nel 1946 con la Costituzione apostolica Quotidie Nos Papa Pio XII istituì la gerarchia ecclesiastica in Cina, il Vicariato Apostolico di Chifeng fu elevato a Diocesi e entrò a far parte della circoscrizione ecclesiastica di Suiyuan (oggi Hohhot).
Purtroppo mentre il seme del Vangelo consolidava le sue radici e l’opera missionaria viveva un grande sviluppo, la guerra del Pacifico, seguita dalla guerra civile e dall’aggravamento della situazione internazionale portarono grandi sofferenze per la popolazione e la comunità ecclesiale locale. Anche l’opera apostolica e missionaria incontrò ostacoli sempre maggiori.
Numerosi sacerdoti, religiosi e fedeli testimoniarono la loro fede in Cristo fino al dono della vita e all’offerta del proprio sangue. La testimonianza di tanti rese più forti le radici della Chiesa cattolica di Chifeng.
Dopo la riapertura della Cina negli anni Ottanta dello scorso secolo, sei sacerdoti anziani usciti dai campi di lavoro e guidati da don Qiao Zhanying poterono finalmente fare ritorno alla diocesi nel 1981. Nonostante le enormi difficoltà, questi anziani sacerdoti affrontarono la situazione con coraggio e iniziarono l’opera di ricostruzione sulle rovine lasciate dagli anni precedenti. Loro iniziarono andando a visitare i battezzati cattolici uno a uno, e si misero in contatto con diversi enti e autorità, cercando con ogni mezzo di recuperare le chiese e gli immobili ecclesiastici che erano stati occupati o danneggiati. Nel 1983 furono accolti i primi seminaristi, inviati poi a studiare presso il Seminario Maggiore di Pechino. Nel 1985 venne accolto un secondo gruppo di seminaristi, inviati a formarsi presso il Seminario Maggiore della Mongolia Interna. Nel frattempo, la diocesi si è impegnata nella riparazione delle chiese e nella graduale ripresa delle attività pastorali della diocesi e delle parrocchie. Oggi la diocesi conta oltre 50 mila fedeli con 16 parrocchie, 37 chiese, circa 30 sacerdoti, circa 20 religiose.
La diocesi ha sempre dato massima l’importanza alla formazione e vita di fede con corsi di catechismo, ritiri spirituali, ordinazione di sacerdoti, corsi per i laici anche sulla liturgia e i documenti del Concilio Vaticano II, e cerimonie per conferire il mandato missionario ai catechisti. Durante gli esercizi spirituali le meditazioni sono state affidate anche a missionari stranieri come il sacerdote verbita olandese J.Kuepers, oltre che a vescovi o sacerdoti delle altre diocesi. La comunità ha vissuto costantemente in comunione con la Chiesa Universale seguendo le indicazioni e i messaggi del Vescovo di Roma in occasione di eventi come la Giornata Mondiale della Gioventù, le Giornate Missionarie Mondiali e quelle dedicate ai poveri e alle famiglie. La comunità ecclesiale è molto attiva nell’opera caritativa con suo Centro di Servizio Sociale che offre sostegno agli anziani e borse di Studio per gli studenti che appartengono a famiglie in difficoltà. (Agenzia Fides 22/7/2026 di Marta Zhao)
