2026 01 21 Open Doors: 388 milioni di cristiani perseguitati nel mondo
Open Doors: 388 milioni di cristiani perseguitati nel mondo. In Asia 2 su 5NIGERIA - oltre 160 fedeli rapiti nell’attacco a due chiese nel nord. La autorità dello Stato di Kaduna smentisce il rapimento
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Open Doors: 388 milioni di cristiani perseguitati nel mondo. In Asia 2 su 5
SINTESI
Salgono da 13 a 15 i Paesi con livello “estremo” di persecuzione.
4.849 cristiani uccisi per la loro fede, ovvero 373 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Attualmente, oltre 388 milioni di cristiani subiscono elevati livelli di discriminazione – ovvero 1 cristiano su 7 – rispetto ai 380 milioni del periodo precedente.
Nei 50 paesi in cima alla classifica mondiale, secondo lo studio, 315 milioni di cristiani subiscono livelli “molto elevati o estremi” di persecuzione e discriminazione a causa della loro fede.
Open Doors: 388 milioni di cristiani perseguitati nel mondo. In Asia 2 su 5
È implacabile la persecuzione anticristiana nel mondo.
L’organizzazione Porte Aperte/Open Doors rilascia oggi il rapporto 2026 sulle ostilità contro le persone cristiane.
In 33 anni di ricerca è ancora record in termini assoluti, confermando la tendenza degli ultimi anni. Dall’1 ottobre 2024 al 30 settembre 2025 sono oltre 388 milioni (380 nel 2025) i cristiani che subiscono un alto livello di discriminazione a causa della fede. In Asia colpiti 2 su 5.
Salgono da 13 a 15 i Paesi con livello “estremo” di persecuzione.
9 di essi - a occupare i primi posti della World Watch List 2026 - sono in Asia e Medio Oriente; stabile al primo posto la Corea del Nord.
Da oltre tre decenni, l’ong di matrice evangelica che cura progetti di sostegno pratico a cristiani perseguitati in oltre 70 Paesi, si avvale di reti locali, ricercatori e analisti per monitorare le diverse forme di oppressione.
Queste, rilevate anche nel nuovo report oggi presentato a Roma, includono uccisioni (aumento da 4476 a 4849 rispetto al 2025), attacchi a chiese e proprietà private (calo da 7679 a 3632), attacchi a case, negozi e attività (da 28368 a 25794).
Ma anche detenzioni, condanne e rapimenti.
Fino ad abusi mentali e fisici, come percosse e minacce di morte (aumento da 54780 a 67843).
E alla costrizione di lasciare la propria casa come sfollati interni o profughi (aumento da 209mila a circa 224mila casi).
Il rapporto guarda indistintamente a tutte le denominazioni cristiane.
La dittatura di Pyongyang, con la sua “tolleranza zero per i cristiani”, occupa da 24 anni (unica eccezione il 2022) la vetta della World Watch List, elenco dei peggiori 50 Paesi. Open Doors anche quest’anno conferma “la paranoia dittatoriale del regime contro la comunità cristiana”. Sarebbero tra 50 e 70mila i cristiani rinchiusi in campi di lavori forzati in Corea del Nord; con “abbondanti prove” che raccontano la pratica di “brutali interrogatori” contro fuggitivi rimpatriati dalla Cina. Tutto ciò alimenta il fenomeno della “Chiesa underground o nascosta”, dice il report 2026.
Seguono Somalia, Yemen e Sudan. “Nazioni fortemente islamiche”, si sottolinea. Qui, le persecuzioni contro i cristiani sono connesse “a una società islamica tribale, all’estremismo attivo e all’instabilità endemica”. Come in Corea del Nord, la fede cristiana è vissuta in segreto; se scoperti, i cristiani, soprattutto ex musulmani convertiti, rischiano la morte.
Seguono l’Eritrea - definita “Corea del Nord dell’Africa” - e la Siria, schizzata dal 18° al 6° posto in soli 12 mesi. “È la vera sorpresa di quest’anno”, dichiara Open Doors. Sono 27 i cristiani uccisi registrati nel periodo di riferimento. La vita dei cristiani è “cambiata radicalmente” dopo la caduta del regime di Assad, nel dicembre 2024. Il rapporto 2026 ricorda gli attacchi all’arcidiocesi greco-ortodossa di Hama e l’attentato suicida del giugno 2025 che causò 22 morti a Damasco, contro la chiesa greco-ortodossa di Mar Elias, cui si sommano ostilità verso chiese e scuole. Ma la persecuzione arriva anche dal lato istituzionale, con la costituzione provvisoria varata nel marzo 2025 che si ispira alla “giurisprudenza islamica come fonte principale della legislazione”. Sono circa 300mila i cristiani nel Paese di al-Shara; la loro situazione è fortemente segnata dal potere politico “frammentato”.
La Nigeria (7° posto della World Watch List 2026) rimane la nazione dove si uccidono più cristiani al mondo. Dal 2020 ad oggi le vittime sono “oltre 25200”, dice Open Doors.
Nel 2025 3.490 omicidi di cristiani, un aumento rispetto ai 3.100 segnalati l’anno precedente.
Open Doors sottolinea la convergenza tra militanza islamista, tensioni etnico-religiose, criminalità organizzata e debolezza istituzionale in Nigeria. Nel giugno 2025, un attacco durato diverse ore alla comunità agricola cristiana di Yelwata, nello stato di Benue, causò 258 morti, per lo più donne e bambini.
Segue il Pakistan (8°), “stabile nella top 10 da molti anni”, con 24 i cristiani uccisi a causa della loro fede.
La Libia occupa il 9° posto.
Segue l’Iran, che “vede peggiorare leggermente la situazione” della violenza anticristiana, aggravata dal “conflitto lampo” con Israele nel giugno 2025.
All’11° posto vi è l’Afghanistan. Con l’avvento dei Talebani “molti cristiani sono stati uccisi”, si ricorda nel report; la “piccola parte” che rimane vive nascosta, in “clandestinità totale”.
Al 12° posto vi è l’India. “Denunciamo da anni il declino delle libertà fondamentali della minoranza cristiana”, puntualizza Porte Aperte. Da ottobre 2024 a settembre 2025 sono 16 i cristiani uccisi e 192 i “detenuti senza processo, in carcere od ospedali psichiatrici per ragioni legate alle loro fede”. La crescente intolleranza è alimentata dal movimento Hindutva, che “promuove l’idea che tutti gli indiani debbano essere indù, dipingendo i cristiani come traditori”, dice il rapporto. Viene sottolineato che le donne convertite al cristianesimo sono “particolarmente vulnerabili”, vittime di abusi e matrimoni forzati. La situazione è aggravata dalle leggi anti-conversione, in vigore in 12 stati.
Chiudono la lista dei 15 Paesi con livello “estremo” di persecuzione Arabia Saudita (13° posto), Myanmar (14°) e Mali (15°).
Riyad è “leggermente in peggioramento”, nonostante “alcuni sviluppi positivi nella libertà religiosa”, come la tolleranza verso le decorazioni natalizie in alcune città. Permangono “restrizioni significative” e si registrano “deportazioni di cristiani stranieri”. La situazione in Myanmar è “stabilmente negativa”, dice Open Doors. Motivata da un aumento di persone cristiane uccise e detenute (99 e 129). Sono invece diminuiti gli attacchi alle chiese, prese di mira anche in stati a maggioranza cristiana. L’aumento dei combattimenti in prossimità delle elezioni ha accresciuto gli sfollati interni, e i convertiti sono perseguitati dalle loro stesse famiglie e comunità.
Nel rapporto 2026 è dedicato un approfondito alla Cina (17° posto), che colleziona il suo record negativo di sempre. La causa di tale traguardo va cercata non nella “violenza”, ma nella categoria “vita nazionale”. Pechino nel settembre 2025 ha introdotto 18 regole denominate “Regolamentazioni sul comportamento online del clero religioso”, che “richiedono ai leader religiosi di sostenere il Partito Comunista”, spiega Open Doors. Iniziative come questa rendono “sempre più difficile per le chiese evitare di allinearsi all’ideologia ufficiale comunista”. Ne consegue una frammentazione delle chiese domestiche, “definite illegali”, coi leader cristiani presi di mira con accuse legate a reati economici. In alcune zone si registra anche il divieto ai giovani di accedere ai locali della chiesa, con controlli effettuali da “telecamere di sorveglianza” e “polizia in borghese”.
Il rapporto evidenzia il caso dell’Algeria (20° posto), dove tutte le chiese protestanti rimangono chiuse e oltre il 75% dei cristiani ha perso i contatti con la propria comunità di fede.
Inoltre, il rapporto rivela che il numero di cristiani che hanno subito violenza sessuale o matrimoni forzati, entrambi fenomeni che colpiscono in particolare donne e ragazze, è aumentato del 32% nella World Watch List del 2026 rispetto alla lista del 2025. Open Doors ha avvertito che le cifre effettive potrebbero essere più alte, ma la mancanza di segnalazioni di questi casi impedisce un conteggio accurato.
Il rapporto individua un modello comune in molti dei paesi più colpiti: governi incapaci di garantire la sicurezza, corruzione strutturale e assenza dello stato di diritto. Questo vuoto di potere viene sfruttato da gruppi estremisti in paesi come Burkina Faso, Mali, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Somalia, Niger e Mozambico.
Open Doors non manca di rilevare anche “qualche buona notizia”. In particolare in Asia del Sud, con una “relativa calma” registrata in Bangladesh dopo la destituzione dell’ex prima ministra Sheikh Hasina nell’agosto 2024. Muhammad Yunus, capo di un governo provvisorio, “ha rilasciato una serie di dichiarazioni pubbliche sull’importanza della libertà religiosa”, dice il report. In Sri Lanka, invece, il governo guidato dal presidente Dissanayake, eletto nel 2024, “non dà priorità a nessun gruppo religioso”, migliorando il “trattamento riservato ai cristiani”. Infine, in Malaysia fa ben sperare la riapertura dopo 8 anni delle indagini sulla scomparsa del pastore Raymond Koh, rapito da ignoti uomini mascherati nel 2017.
(di Daniele Frison Asia News 14/01/2026 più altri articoli)
NIGERIA - oltre 160 fedeli rapiti nell’attacco a due chiese nel nord
L’attacco è avvenuto nello Stato di Kaduna, una delle aree più instabili del Paese. Secondo le testimonianze, gli assalitori sono arrivati in gran numero, hanno circondato gli edifici di culto e bloccato le vie di accesso, costringendo i fedeli a uscire con la forza e a essere condotti nella boscaglia. Secondo Open Doors, nel Paese africano sono state uccise 3.490 persone per motivi legati alla fede nel 2025
Oltre 160 fedeli cristiani sono stati rapiti nel corso di un attacco condotto domenica da bande armate contro due chiese in un villaggio isolato dello Stato di Kaduna, nel nord della Nigeria. Lo hanno riferito un esponente del clero cristiano locale e un rapporto sulla sicurezza delle Nazioni Unite consultato dall’AFP.
Il momento dell’attacco
Secondo le testimonianze raccolte, gli assalitori sono arrivati in gran numero, hanno circondato gli edifici di culto e bloccato le vie di accesso, costringendo i fedeli a uscire con la forza e a essere condotti nella boscaglia. L’azione si è svolta durante le celebrazioni religiose, senza che al momento siano giunte rivendicazioni ufficiali o richieste di riscatto. L’attacco è avvenuto nello Stato di Kaduna, una delle aree più instabili del centro-nord della Nigeria, da anni teatro di violenze armate, sequestri di massa e incursioni contro comunità civili e religiose.
La centralità della regione di Kaduna
La regione è considerata strategica perché si colloca lungo una fascia di transizione tra il nord a maggioranza musulmana e il sud a prevalenza cristiana. Essa è frequentemente colpita da gruppi criminali e milizie armate che operano approfittando della debole presenza dello Stato nelle zone rurali. Un ulteriore fatto di cronaca di queste ore testimonia la debolezza di quest’area. In mattinata è stata confermata la liberazione di padre Bobbo Paschal, parroco della chiesa di Santo Stefano nell’area di governo locale di Kagarko, rapito nella notte del 17 novembre scorso nella residenza parrocchiale. Il sacerdote è stato rilasciato il 17 gennaio, dopo due mesi di prigionia, come comunicato dall’arcidiocesi di Kaduna. Durante l’assalto, i banditi avevano ucciso il fratello del religioso.
In Nigeria nel 2025 sono 3.490 le vittime per motivi di fede
I rapimenti e gli attacchi contro comunità religiose e cristiane s’inseriscono così in un quadro più ampio di insicurezza che attraversa il Paese. Secondo l’ultimo rapporto di Open Doors, la Nigeria si conferma l’epicentro mondiale delle violenze contro i cristiani: nel 2025 sono state uccise 3.490 persone per motivi legati alla fede, pari a circa il 70 per cento del totale globale. Il Paese rientra tra quelli con un livello “estremo” di persecuzione, insieme ad altri Stati segnati da conflitti, instabilità politica e presenza di gruppi jihadisti. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i rapimenti di sacerdoti, fedeli e studenti, come l’assalto a una scuola cattolica nello Stato del Niger con oltre 300 tra alunni e docenti sequestrati, risalente allo scorso novembre, o gli attacchi contro chiese e comunità cristiane negli Stati di Kebbi, Kwara ed Ekiti. Una violenza che colpisce in modo particolare donne e minori, come evidenziato anche dal rapporto di Open Doors.
(Guglielmo Gallone – Vatican News 19 gennaio 2026)
NIGERIA - Le autorità dello Stato di Kaduna smentisce il rapimento oltre 100 fedeli di alcune chiese cristiane
“La notizia è del tutto falsa, non abbiamo alcune evidenza di un tale attacco ha affermato Sule Shuaibu Commissario per la sicurezza interna dello Stato di Kaduna, smentendo di fronte alla stampa la notizia del rapimento di 163 fedeli. Il sequestro di massa sarebbe avvenuto domenica 18 gennaio a Kurmin Wali, una comunità nella zona di Kajuru nello Stato di Kaduna, mentre erano in corso funzioni religiose e una messa presso la Chiesa Evangelica Winning All (ECWA), un’altra comunità appartenente alla denominazione Cherubim ae Seraphim, e una parrocchia cattolica.
Dopo aver affermato che le autorità dello Stato di Kaduna hanno effettuato verifiche nell’area non trovando alcuna prova del rapimento di massa, Sule Shuaibu ha dichiarato che “non tollereremo la diffusione di simili false notizie”.
“I nostri uomini non hanno trovato alcun prova di attacchi e rapimenti di massa nella zona di Kajuru” ha dal canto suo dichiarato Muhammad Rabiu, capo della polizia di Kaduna, aggiungendo di ritenere che chi ha diffuso la falsa notizia mira a gettare lo Stato di Kaduna nel caos. Il Commissario di polizia, che ha parlato con i giornalisti dopo la riunione del Consiglio di sicurezza dello Stato tenutasi ieri 19 gennaio, ha sfidato coloro che hanno propalato la notizia falsa a fornire l’elenco dei nomi delle persone rapite.
La notizia del sequestro di massa era stata diffusa dal Presidente della the Northern Christian Association of Nigeria, John Hayab. Il Presidente della Christian Association of Nigeria (CAN) Enoch Kaura ha però insistito nel riportare la veridicità del rapimento ed ha affermato che la CAN sta compilando un elenco delle persone rapite da presentare alle autorità.
Fonti della Chiesa cattolica contattate dall’Agenzia Fides affermano che la Conferenza Episcopale Nigeriana non ha ricevuto notizia dei rapimenti. (L.M.) (Agenzia Fides 20/1/2026)
