2025 11 26 Nigeria: horror e della persecuzione anticristiana

NIGERIA – RAPITI 239 bambini, 14 studenti della scuola secondaria e 12 appartenenti al personale scolastico.
INDIA – Arrestati due pastori cristiani a Kota ai sensi della nuova legge anti-conversione dello Stato
CISGIORDANIA - Attacchi dei coloni a Taybeh. Il parroco: alimentiamo la speranza
SUDAN - Crisi umanitaria per milioni di sfollati privi di cibo, acqua potabile, servizi igienici e alloggi
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
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PAPA LEONE XIV
Ho appreso con immensa tristezza le notizie dei rapimenti di sacerdoti, fedeli e studenti nella Nigeria e nel Camerun. Sento forte il dolore soprattutto per i tanti ragazzi e ragazze sequestrati e per le loro famiglie angosciate. Rivolgo un accorato appello affinché vengano subito liberati gli ostaggi ed esorto le Autorità competenti a prendere decisioni adeguate e tempestive per assicurarne il rilascio. Preghiamo per questi nostri fratelli e sorelle, e perché sempre e ovunque le chiese e le scuole restino luoghi di sicurezza e di speranza.
ANGELUS, Piazza San Pietro, Domenica, 23 novembre 2025

Le prime notizie
NIGERIA - Rapiti un centinaio di studenti nell’assalto a una scuola cattolica

Assalita una scuola cattolica in Nigeria con il rapimento di circa 100 studenti
Alle prime ora dell’alba di oggi, 21 novembre, un commando armato a bordo di 60 motociclette e auto ha fatto irruzione nella scuola primaria e secondaria cattolica St. Mary nella comunità di Papiri, nello Stato del Niger, nella Nigeria centro-settentrionale.
(Agenzia Fides 21/11/2025)

La realtà
NIGERIA - aumenta il numero dei rapiti alla St. Mary’s School
Sono 315 le persone, tra studenti ed insegnanti, sequestrati il 21 novembre nella una scuola cattolica della comunità di Papiri, nello Sato del Niger. Un gruppo di circa 60 miliziani armati, a bordo di auto e motociclette ha fatto irruzione nell’edificio scolastico assaltando i dormitori

L’Associazione dei cristiani della Nigeria rende noto che sono 303 alunni e 12 insegnanti le persone rapite da un gruppo di terroristi armati, probabilmente a scopo d’estorsione. La scuola, che accoglie bambini di età compresa tra i 12 e i 17 anni, si trova vicino a un importante snodo viario che collega le città di Yelwa e Mokwa. Alcuni studenti sono riusciti a fuggire altri sono stati portati via dai genitori giunti sul posto. La polizia dello Stato del Niger ha dichiarato che l’esercito sta cercando i rapiti. Una fonte delle Nazioni Unite, ha fatto sapere che gli alunni della St.Mary sono stati probabilmente portati nella foresta di Birnin Gwari, nel vicino stato di Kaduna.

Le dichiarazioni del governo nigeriano
Abubakar Usman, segretario del governo dello Stato del Niger, uno dei 36 Paesi che fanno parte della Repubblica federale di Nigeria, ha affermato che il sequestro alla St. Mary’s school è avvenuto nonostante le segnalazioni da parte dei servizi segreti di un aumento delle minacce. La polizia di Sato ha spiegato che l’esercito sta cercando i rapiti nelle foreste limitrofe. Il governo del Niger ha ordinato, in seguito a quanto accaduto, la chiusura di molte scuole anche agli stati confinanti di Katsina e Plateau nel timore di nuovi attacchi e sequestri. Il presidente Bola Tinubu nel tentativo di gestire la situazione ha annullato i suoi impegni internazionali, tra cui la partecipazione al vertice del G20 a Johannesburg in Sudafrica. Attualmente non c’è nessuna rivendicazione, tuttavia il nord del Paese è alle prese da quasi vent’anni con un’insurrezione jihadista che, secondo le Nazioni Unite, ha causato 40mila morti e più di due milioni di sfollati.
(Silvia Giovanrosa - Vatican News 22 novembre 2025)

Ultimissime notizie
NIGERIA - Sono 265 i rapiti nella scuola St. Mary ancora nelle mani dei rapitori; il Vescovo a Fides: “Azione opera di criminali”.

“I rapitori sono quasi sicuramente dei criminali che cercano un guadagno illecito chiedendo un riscatto per liberare i ragazzi che hanno catturato” dice all’Agenzia Fides Mons. Bulus Dauwa Yohanna, Vescovo di Kontagora, la diocesi dove il 21 novembre diverse centinaia di alunni sono stati rapiti da banditi armati che hanno assalito la scuola primaria e secondaria cattolica St. Mary nella comunità di Papiri.
Una nota inviata a Fides dalla diocesi di Kontagora rivela che “50 bambini che erano stati rapiti sono riusciti a fuggire e si sono riuniti con le loro famiglie”. Secondo la diocesi “su 315 persone catturate al momento dell’assalto ne rimangono nelle mani dei rapitori 265, delle quali 239 sono bambini, 14 studenti della scuola secondaria e 12 appartenenti al personale scolastico”.
I 50 bambini sono riusciti a scappare tra venerdì 21 e sabato 22 novembre. “Questi ultimi non hanno riferito alla scuola di essere in salvo; siamo stati in grado di accertare il loro ritorno a casa durante alcune visite di controllo e a chiamate telefoniche con i familiari” afferma la diocesi.
La scuola accoglie 430 bambini delle elementari (dei quali 377 sono collegiali, 53 non residenti). La sezione secondaria accoglie 199 studenti, dei quali 85 sono collegiali e 14 non residenti. “Questi dettagli sono importanti – sottolinea la nota-per far capire l’ampiezza del crimine commesso e i notevoli sforzi che si stanno effettuando per tenere conto di ogni alunno e membro del personale rapito”.
“Siamo impegnati a fondo perché tutti coloro che sono rapiti possano tornare a casa sani e salvi. Continuiamo a collaborare con le forze di sicurezza e tutte le parti interessate, e invitiamo la popolazione a rimanere calma, di continuare a pregare e di supportare le azioni per il ritorno dei sequestrati” conclude la nota. (L.M.) (Agenzia Fides 24/11/2025)

NIGERIA - Nuovo rapimento di massa nello Stato di Kwara
Non si fermano i rapimenti di massa in Nigeria. Nel tardo pomeriggio di ieri, 24 novembre, un commando di almeno 20 uomini armati ha assalito la comunità di Isapa, nell’area del governo locale di Ekiti, nello Stato di Kwara, rapendo una donna incinta, 10 bambini, e due madri che allattavano. I banditi che hanno sparato diversi colpi ferendo una donna anziana, sono poi fuggiti attraverso i sentieri che collegano Eruku alle comunità vicine.
Lo Stato di Kwara, nell’ovest della Nigeria, è dove 18 novembre erano stati catturati 38 fedeli mentre si trasmetteva in diretta streaming la preghiera comunitaria di una chiesa della Christ Apostolic Church a Eruku (vedi Fides 22/11/2025). Queste persone sono state liberate grazie ad un’operazione delle forze delle sicurezze. Ad annunciarlo è stato il Presidente nigeriano Bola Tinubu sul suo account ufficiale X domenica 23 novembre
(Agenzia Fides 25/11/2025)

Nei giorni precedenti
NIGERIA- nuovi attacchi a chiese e comunità
Non si fermano le violenze nella nazione africana: nelle scorse ore, assaltata una comunità pentecostale, rapito un sacerdote cattolico e sequestrate numerose studentesse Diversi anche i morti ed i feriti.

Nuova strage, ieri, in Nigeria. Un gruppo armato ha fatto irruzione in una chiesa pentecostale che si trova nella città di Eruku, in provincia di Ekiti. Drammatico il bilancio: due morti e diversi feriti. Secondo le prime informazioni, il pastore sarebbe stato rapito insieme a una trentina di fedeli durante lo svolgimento di una celebrazione religiosa e sarebbe stato nascosto nella boscaglia dopo essere stato malmenato.

E come se non bastasse, nella notte tra domenica e lunedì almeno una ventina di ragazze sono state prelevate con la forza dalla scuola Government Girls Comprehensive nello Stato nord-occidentale di Kebbi: il vicepreside della scuola, che ha tentato invano di difenderle, è stato assassinato brutalmente. Per ora, hanno fatto sapere le foze dell’ordine, non è giunta alcuna rivendicazione né alcuna richiesta di riscatto.

Ma nel Paese africano la violenza sembra non avere fine. Poche ore dopo il rapimento delle studentesse a Kebbi, un altro gruppo armato ha colpito la comunità cristiana di Kushe Gugdu, nell’arcidiocesi di Kaduna ,sequestrando il parroco per il quale i fedeli hanno richiesto il rilascio e stanno pregando per la sua vita.
(Vatica News 20 novembre 2025)

QUALCHE COMMENTO

NIGERIA - Da quando Trump ha minacciato un’azione militare per “proteggere i cristiani” si sono intensificate le azioni violente

“Sembra che vi siano persone che stanno deliberatamente cercando di gettare questa nazione nel caos” afferma l’Arcivescovo di Lagos Alfred Adewale Martins, in un intervento pubblicato sul settimanale diocesano The Catholic Herald. L’Arcivescovo Martins nota che c’è stata “un’impennata degli attacchi terroristici in tutto il Paese, soprattutto dopo la minaccia del Presidente Donald Trump di qualificare la Nigeria come un “Paese particolarmente preoccupante” per le condizioni dei cristiani, affermando che il cristianesimo sta “affrontando una minaccia esistenziale” e minacciando di conseguenza un’azione militare da parte degli Stati Uniti.
Tra gli ultimi episodi criminali e terroristici vi sono l’assalto alla scuola cattolica St. Mary, a Papiri con il rapimento di circa 100 alunni (vedi Fides 17/11/2025), il rapimento di padre Bobbo Paschal (vedi Fides 18/11/2025), il sequestro di 25 ragazze (di cui una è riuscita nel frattempo a fuggire) in un scuola nello Stato di Kebbi (vedi Fides 17/11/2025), l’assalto il 18 novembre mentre si trasmetteva in diretta streaming la preghiera comunitaria di una chiesa della Christ Apostolic Church a Eruku nello Stato di Kwara con il rapimento 38 fedeli e l’uccisione di alcuni altri, l’uccisione del generale dell’esercito, Muhammad Uba nello Stato di Borno, nel nord-est della Nigeria, nel corso di uno scontro con i jihadisti dello Stato islamico della provincia dell’Africa occidentale (Iswap).

Durante un’audizione presso la Sottocommissione per gli affari esteri per l’Africa della Camera dei Rappresentati degli Stati Uniti, Mons. Wilfred Anagbe Vescovo di Makurdi, nello Stato di Benue ha espresso apprezzamento nei confronti dell’iniziativa del Presidente Trump.
“A nome di milioni di cristiani in Nigeria e nella diaspora, ringraziamo il presidente Donald J. Trump per la sua coraggiosa iniziativa di designare la Nigeria come Paese di particolare preoccupazione. È un passo fondamentale, ma deve essere sostenuto da azioni concrete” ha affermato. (L.M.) (Agenzia Fides 22/11/2025)

NIGERIA - Il genocidio dei cristiani in Nigeria allarma ora anche gli americani laici
Si stima che dal 2010 in Nigeria siano state uccise almeno 185.000 persone a causa della loro fede, tra cui 125.000 cristiani e 60.000 musulmani non violenti.

Il direttore della ONG di ispirazione cattolica, International Society for Civil Liberties and the Rule of Law, Intersociety, afferma che le prove del genocidio dei cristiani in Nigeria sono così evidenti che persino i laici negli Stati Uniti e in tutto il mondo se ne stanno accorgendo.
“Siamo in possesso di una lettera di oltre 36 importanti leader cristiani negli Stati Uniti che invitano il governo nigeriano a prendere provvedimenti contro l’uccisione dei cristiani”, ha spiegato, aggiungendo che anche la Chiesa cattolica e la Santa Sede si sono espresse apertamente critiche nei confronti della persecuzione e delle uccisioni nel paese africano.

Voci improbabili si levano in mezzo a prove schiaccianti
Negli Stati Uniti, le voci di persecuzione anticristiana provengono ora da fonti inaspettate, tra cui il comico e commentatore politico liberale Bill Maher, che si definisce agnostico e che a volte ha abbracciato l’ateismo.
“Non sono cristiano, ma loro [Boko Haram] stanno uccidendo sistematicamente i cristiani in Nigeria”, ha detto Maher in un recente episodio del suo show su HBO.
“Hanno ucciso oltre 100.000 [cristiani] dal 2009. Hanno bruciato 18.000 chiese. ... Stanno letteralmente tentando di sterminare la popolazione cristiana di un intero Paese... Questo è un tentativo di genocidio molto più grave di quello che sta accadendo a Gaza”, ha affermato. Non ha fornito alcuna fonte per queste cifre, ma esse coincidono ampiamente con quelle fornite da istituti di ricerca e vari organismi di controllo sulla persecuzione religiosa, anche se le stime variano e i numeri esatti sono difficili da verificare.

L’ultimo rapporto aggiornato di Intersociety, una ONG riconosciuta a livello mondiale per l’accuratezza dei suoi dati, afferma che tra il 2010 e il 10 ottobre 2025, almeno 185.000 persone sono state uccise a causa della loro fede in Nigeria, tra cui 125.000 cristiani e 60.000 musulmani non violenti. L’intera popolazione della Nigeria ammonta a circa 240 milioni di persone.
Inoltre, 19.100 chiese sono state rase al suolo e 1.100 intere comunità cristiane sono state sequestrate e occupate da forze jihadiste presumibilmente sostenute o protette dal governo. La crisi ha causato lo sfollamento di circa 15 milioni di persone, principalmente cristiani.
Il rapporto evidenzia inoltre un attacco deliberato ai leader spirituali: 600 chierici sono stati rapiti e decine sono stati uccisi o fatti sparire.
Emeka Umeagbalasi ammette che queste cifre potrebbero impallidire rispetto ai dati reali, dato che molti omicidi e rapimenti non vengono denunciati. Ha affermato che non c’è dubbio che i cristiani siano presi di mira per la loro fede, e l’ultima ondata di omicidi di cristiani in diverse parti della Nigeria si aggiunge alla montagna di prove.
“Quasi 100 cristiani sono stati uccisi in Nigeria tra il 9 e l’11 novembre 2025, compresi gli attacchi coordinati nell’area del governo locale di Wukari nello stato di Taraba che hanno causato la morte di 20 cristiani”, ha detto a CWR. (…)

Il senatore Josh Hawley (R-MO) ha definito “genocidio” l’uccisione dei cristiani in Nigeria.
Hawley è stato un convinto sostenitore dell’etichetta di “genocidio”. In una lettera del 2022 inviata all’allora Segretario di Stato Antony Blinken, Hawley si dichiarò convinto “che la violenza in corso... costituisca genocidio e crimini contro l’umanità. Le prove sono schiaccianti... La natura sistematica di questi attacchi... non lascia altra conclusione”.
Oltre alla condanna verbale, sono seguiti i fatti: il senatore del Texas Ted Cruz ha presentato il Nigeria Religious Freedom Accountability Act del 2025. Il disegno di legge protegge i cristiani e le altre minoranze religiose perseguitate in Nigeria, ritenendo responsabili i funzionari nigeriani che facilitano la violenza jihadista islamista e l’imposizione di leggi sulla blasfemia.
“I cristiani nigeriani vengono presi di mira e giustiziati per la loro fede da gruppi terroristici islamisti e sono costretti a sottomettersi alla sharia e alle leggi sulla blasfemia in tutta la Nigeria. È ormai giunto il momento di imporre costi reali ai funzionari nigeriani che facilitano queste attività, e il mio Nigeria Religious Freedom Accountability Act utilizza strumenti nuovi ed esistenti per fare esattamente questo”, ha affermato Cruz. (…)

“Non c’è alcun genocidio cristiano in Nigeria.”
Il governo nigeriano, tuttavia, ha respinto l’idea che i cristiani siano presi di mira per la loro fede.
In un’intervista con AJ Jazeera, Kimiebi Imomotimi Ebienfa, portavoce del Ministero degli Affari Esteri nigeriano, ha ammesso che la situazione della sicurezza in Nigeria è preoccupante, ma ha insistito sul fatto che “non c’è alcun genocidio cristiano in Nigeria”.
“Abbiamo sempre ribadito chiaramente che siamo consapevoli del fatto che in Nigeria si sono verificati omicidi, ma che questi omicidi non hanno riguardato solo i cristiani. Anche i musulmani vengono uccisi. Anche i fedeli tradizionali vengono uccisi... La maggioranza non è cristiana”, ha affermato.
Ma le grida di uccisioni mirate di cristiani continuano a risuonare sempre più forti, con Umeagbalsi che afferma che senza alcun intervento, il cristianesimo potrebbe scomparire dalla Nigeria entro il 2075. (The Catholic World REPORT 20 novembre 2025 Ngala Killian Chimtom)

INDIA – Arrestati due pastori cristiani a Kota ai sensi della nuova legge anti-conversione dello Stato

Nei giorni scorsi la polizia del Rajasthan ha registrato il primo caso ai sensi della nuova legge anti-conversione dello Stato, arrestando due pastori cristiani a Kota accusati di aver presumibilmente incoraggiato le persone a convertirsi durante un raduno religioso di tre giorni presso la chiesa di Beersheba. Le denunce sono arrivate dalle organizzazioni estremiste indù del Vishwa Hindu Parishad e del Bajrang Dal. Il Rajasthan ha promulgato la legge anti-conversione a ottobre, dopo che l’Assemblea statale ha approvato il disegno di legge a settembre. (Asia News 24/11/2025)

CISGIORDANIA - Attacchi dei coloni a Taybeh. Il parroco: alimentiamo la speranza
Continuano le violenze nell’ultimo villaggio palestinese abitato interamente da cristiani. Il parroco padre Bashar Fawadleh: “Questi atti di vandalismo e violenza sono inaccettabili e richiedono la ferma condanna” di tutti. In questo tempo di tribolazione, è importante “continuare a pregare”

Edifici e automobili distrutti, incendi, danni alle coltivazioni: continuano senza sosta le violenze e gli attacchi dei coloni israeliani in Palestina. Non c’è pace ormai neanche a Taybeh, piccolo villaggio a pochi chilometri a nord di Gerusalemme e a est di Ramallah, noto per essere l’ultimo villaggio palestinese rimasto interamente abitato da cristiani. “Negli ultimi giorni abbiamo subito nuovi attacchi da parte dei coloni”, spiega ai media vaticani padre Bashar Fawadleh, originario di Aboud, altro piccolo villaggio nei dintorni di Ramallah, e parroco dal 2021 della chiesa latina di Taybeh. La città, con poco più di mille abitanti, conta ben tre chiese, la chiesa Ortodossa, la chiesa Melchita e la chiesa di rito latino.

Violenza crescente
“I coloni hanno distrutto uno degli edifici appartenenti alla parrocchia e a un parrocchiano”, oltre ad aver distrutto due auto parcheggiate lì davanti. “Hanno spaccato le ruote, i vetri, i finestrini: tutto”, osserva il sacerdote. Per la seconda volta in due giorni, anche la stazione di servizio è stata distrutta e tutto è stato rubato. “Questi atti di vandalismo e violenza sono inaccettabili e richiedono la ferma condanna degli israeliani”, afferma. Giorni fa il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva espresso parole di biasimo verso gli attacchi di lunedì in un villaggio della Cisgiordania compiuti da alcuni coloni, definiti una “manciata di estremisti”. Parole che, sostiene padre Fawadleh, “significano molto” perché costituiscono una ulteriore dimostrazione che “ciò che sta accadendo in Cisgiordania è davvero un crimine”. Quelle parole sembrerebbero dunque il segno di una pressione internazionale entrata in campo per fermare una violenza che “non è accettabile”.

Magra stagione del raccolto
Eppure il villaggio non è nuovo a questi meccanismi, visto che subisce da tempo gli attacchi dei coloni israeliani, intensificatesi dopo il 7 ottobre 2023 e in particolare all’inizio della stagione del raccolto. In quell’area, infatti, molti palestinesi devono spostarsi per raggiungere i propri terreni coltivati, quando arriva il momento di raccoglierne i frutti, ma vengono costantemente ostacolati dai continui blocchi stradali e dalle violenze. Storica la produzione di olio in Palestina, che, quest’anno, a causa anche della siccità e degli assalti dei coloni, sarebbe drasticamente in diminuzione, secondo un’analisi dell’ong palestinese Arij. “Questo è il terzo anno che non possiamo raggiungere i nostri uliveti”, spiega il parroco.

Un clima di paura
Le frequenti aggressioni avrebbero alimentato nella gente un clima di paura, arrivato ormai ai limiti dell’esasperazione. “Dopo i numerosi attacchi dei coloni, non solo a Taybeh, ma nella zona a est di Ramallah - continua - molte persone stanno pensando di emigrare, di lasciare il Paese perché non c’è sicurezza”. La stessa vita quotidiana, a Taybeh “è soggetta a restrizioni a causa di molte chiusure e barriere militari”. (…)

Una speranza per Taybeh
In questo tempo di tribolazione, è importante “continuare a pregare”, ha detto il parroco, “perché la preghiera può fare miracoli e può cambiare le persone, può trasformare queste situazioni” in meglio e portare alla pace. Non bisogna dimenticare però il sostegno alla comunità di Taybeh, una piccola parrocchia che va avanti grazie al patriarcato di Gerusalemme dei latini. L’obiettivo in questo momento è creare nuovi posti di lavoro per dare stabilità e reddito a tante famiglie e raccogliere fondi per il progetto di edilizia abitativa. Senza perdere di vista mai la speranza. “Al posto della paura delle aggressioni dei coloni”, nel cuore della gente la Chiesa è chiamata “a far nascere la speranza”, per credere che sarà possibile vivere in pace e sicurezza. “La mia - conclude padre Fawadleh - è la speranza della resurrezione”.
(Beatrice Guarrera - Vatican News 21 novembre 2025)

SUDAN - Crisi umanitaria per milioni di sfollati privi di cibo, acqua potabile, servizi igienici e alloggi
Con l’intensificarsi dei combattimenti, che hanno portato le Forze di Supporto Rapido (RSF) a prendere il controllo di El Fasher e a ritirare le Forze Armate Sudanesi (SAF) e il Comando delle Operazioni Congiunte (Joint Operations Command), ondate di sfollati si sono riversate a nord, verso l’area di Qarni. La stampa locale riporta che centinaia di famiglie hanno cercato rifugio, fuggendo tra i proiettili e il fumo degli incendi. A Qarni per migliaia di sfollati è iniziata una nuova storia di sopravvivenza, dopo oltre 500 giorni carestia, violenza, uccisioni di massa.
La popolazione chiede cibo e assistenza sanitaria continui, soprattutto con l’avvicinarsi dell’inverno e il crescente numero di arrivi da El Fasher, dalle aree circostanti, Kutum e altre zone del Darfur settentrionale.

Nel frattempo, l’Agenzia Internazionale per il Soccorso e le Operazioni Umanitarie (IRIA) ha inviato convogli umanitari per il trasporto di generi alimentari. L’agenzia ha dichiarato di aver intensificato le operazioni umanitarie per soddisfare le esigenze sia dei residenti che degli sfollati nella regione. L’IRIA ha indicato inoltre che il bisogno di aiuti umanitari nella zona è immenso e richiede un intervento urgente da parte delle organizzazioni umanitarie. Tutta l’area sta attualmente affrontando carenze di acqua potabile, servizi igienici e alloggi. Nonostante la situazione umanitaria rimanga critica gli sfollati si aggrappano alla speranza di tornare a casa.

La Caritas italiana ha fatto eco all’appello di Papa Leone dell’Angelus del 2 novembre rivolto alle parti belligeranti e alla comunità internazionale (vedi Fides 2/11/2025) e ha sollecitato un intervento urgente della comunità internazionale per fermare queste atrocità e la catastrofe umanitaria che da più di due anni prosegue in Sudan, oggi la più grave al mondo. Almeno 150.000 i morti, oltre 30 milioni le persone che necessitano di aiuto, più di 13 milioni gli sfollati fuggiti dalla guerra, 24 milioni coloro che gravi condizioni di insicurezza alimentare, il 90% dei bambini non ha accesso all’istruzione, 2 sudanesi su 3 non ha accesso ai servizi sanitari.
(AP) (Agenzia Fides 21/11/2025)