2025 10 01 A Mosul rimangono meno di settanta famiglie cristiane
USA - Un ex Marine assalta un tempio mormone in Michigan uccidendo 4 personePAKISTAN - Un cristiano arrestato per blasfemia sui social media
INDONESIA - KARAWACI: radicali islamici bloccano le funzioni della Bethel Indonesia Church
TESTIMONIANZA IRAQ - Patriarca Sako: A Mosul rimangono meno di settanta famiglie cristiane
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USA - Un ex Marine assalta un tempio mormone in Michigan uccidendo 4 persone
Almeno quattro persone sono state uccise e altre otto sono rimaste ferite, nell’assalto compiuto ieri domenica 28 settembre da un uomo armato in un tempio mormone in Michigan.
L’attentatore si è schiantato con pick-up con due bandiere americane issate sul cassone contro la porta d’ingresso del tempio della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni a Grand Blanc Township. Sceso dal veicolo l’attentatore ha iniziato a sparare con un fucile d’assalto per poi dare fuoco al luogo di culto, uccidendo almeno quattro persone e ferendone almeno altre otto prima di morire in uno scontro a fuoco con la polizia.
Le autorità anno identificato l’attentatore come Thomas Jacob Sanford, 40 anni, ex marine statunitense che risiedeva nella vicina città di Burton.
“Sembra trattarsi di un altro attacco mirato contro i cristiani negli Stati Uniti”, ha dichiarato il Presidente Donald Trump sul suo social network Truth. “Questa epidemia di violenza nel nostro Paese deve finire immediatamente!”.
La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni si distingue da altre confessioni per la peculiarità dei propri insegnamenti, anche perché adotta un canone che, oltre la Bibbia, comprende il Libro di Mormon, e altri testi. Il punto centrale è la natura di Dio che per i mormoni non ha una vera natura Trinitaria. Per la dottrina dei mormoni infatti il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, pur vivendo in armonia tra loro, sono Persone separate. Addirittura il Padre e il Figlio hanno corpi in carne ed ossa mentre lo Spirito è un essere puramente spirituale. Per questo motivo le confessioni cristiane che affermano che Dio è una Trinità di tre persone distinte in un’unica essenza, fanno fatica a riconoscere la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni come una comunità cristiana. (Agenzia Fides 29/9/2025)
PAKISTAN - Un cristiano arrestato per blasfemia sui social media; il Comitato per la pace: “Nessuno lo farebbe intenzionalmente”
“Nessun cristiano in Pakistan, pienamente consapevole delle conseguenze devastanti, pubblicherebbe o scriverebbe intenzionalmente nulla che possa essere percepito come blasfemo contro l’islam”, rileva p. Lazar Aslam OFM Cap, membro del “Comitato per la Pace del Pakistan” che riunisce capi religiosi cristiani e musulmani. Il Comitato è venuto a conoscenza del recente caso di Asher Bhatti, un cristiano residente nel quartiere di Nishter a Lahore, incriminato per blasfemia con l’accusa di aver pubblicato contenuti blasfemi su Facebook, e preso in custodia dalla polizia. “Tra l’altro, come è avvenuto spesso in altri casi, la vita di Bhatti ora è in pericolo, ancor prima dell’inizio del procedimento giudiziario, perché potrebbe subire un’aggressione o un linciaggio”, ricorda il frate.
Il presunto incidente è avvenuto il 14 settembre 2025. La denuncia è stata registrata il 16 settembre. Il denunciante, Muhammad Umair, residente nel medesimo quartiere, ha detto di aver visto diversi post su Facebook dell’ID “Asher Bhatti” contenenti e sketch blasfemi, materiale denigratorio, video e commenti che insultavano il Profeta Muhammad. Secondo il denunciante, questi post hanno causato indignazione pubblica e suscitato sentimenti religiosi, generando paura e rabbia tra la popolazione musulmana locale. Il denunciante ha richiesto un’azione legale immediata ai sensi dell’articolo 295-C del Codice Penale Pakistano (Legge sulla Blasfemia) contro Bhatti e contro un altro cristiano, ritenuto complice, imputati per presunta blasfemia, lesione del sentimento religioso e diffusione di odio. La polizia ha avviato un procedimento legale e ha arrestato Bhatti, il quale si professa innocente e dice di essere stato messo in trappola.
La legge sulla blasfemia viene tuttora utilizzata impropriamente, per vendette personali. “Come membri del Comitato per la pace, siamo uniti nella preghiera e nella solidarietà, chiedendo al Signore di proteggere Asher Bhatti e di concedergli giustizia, affinché non diventi un’altra vittima di odio e ingiustizia. Continueremo a far sentire la nostra voce perché la fede non dovrebbe mai essere causa di prigione o morte”, dice p. Aslam.
Nei giorni scorsi, i membri del Comitato per la Pace, tra i quali Mufti Ashiq Hussain, il Pastore Asif Ashan Khokhar e padre Lazar Aslam OFM Cap, si sono incontrati per cercare una soluzione al caso. “Per il nostro amato Paese, rimaniamo saldi e uniti, mentre continuiamo i nostri sforzi per creare una società più giusta e tollerante, in cui siano rispettati i valori di pace e rispetto per tutti”, hanno detto.
(PA) (Agenzia Fides 27/9/2025)
INDONESIA - Karawaci: radicali islamici bloccano le funzioni della Bethel Indonesia Church
In due occasioni decine di estremisti hanno interrotto le preghiere domenicali di una comunità protestante. Per gli assalitori l’abitazione-negozio non avrebbe i permessi necessari per essere usata anche come chiesa domestica. Polemiche in rete e appelli alla libertà di culto. Ancora una volta le pratiche urbanistiche usate come pretesto per impedire ai cristiani di pregare.
Un gruppo di almeno 20 sedicenti fondamentalisti islamici ha fatto irruzione in una shop-house (edificio diffuso nel Sud-est asiatico, usato sia come attività commerciale che abitazione) e ha disperso a forza i fedeli della Bethel Indonesia Church (Gbi) nel mezzo di una funzione religiosa. La vicenda risale al 21 settembre scorso ma è emersa solo in queste ore ed è avvenuta nel sobborgo di Gerendeng Pulo, nella città di Karawaci, reggenza di Tangerang (provincia di Banten). Fonti locali riferiscono ad AsiaNews che non si tratterebbe di un incidente isolato, ma un ulteriore promemoria di un quadro sociale e istituzionale in cui l’intolleranza è “normalizzata” ed è per questo ancora più urgente affrontare il tema delle violenze confessionali.
Un video diventato virale in rete mostra un gruppo di residenti musulmani della zona, legati all’ala radicale ed estremista, che interrompono a forza le celebrazioni domenicali della Gbi a Gerendeng Pulo, Karawaci, nel secondo incidente in pochi giorni. Un fatto analogo era infatti già accaduto il 14 settembre scorso: il filmato mostra il gruppetto di una ventina di persone che inveiscono e minacciano i fedeli della comunità protestante, che si riunisce tutte le settimane nel negozio a due piani di Otista Street, nel sotto-distretto di Gerendeng, usato come spazio per il culto.
Una persona grida che “non si possono tenere attività [di culto] qui: Vai ad adorare da qualche altra parte, ma non qui”. Un uomo in giacca nera, identificato come capo quartiere, ha minacciato di revocare le carte di identità dei residenti che hanno autorizzato la chiesa domestica. Tuttavia, secondo i rappresentanti Gbi, la congregazione aveva già raccolto circa 20 firme di supporto e completato i documenti necessari. Il reverendo Melki ha riferito che è “la seconda interruzione”, la funzione “è stata ritardata di quasi un’ora fino a che la folla non si è dispersa”.
Nel frattempo l’incidente ha innescato critiche diffuse in rete, con la maggioranza di utenti che hanno condannato l’assalto e definito “infondato” il divieto di culto. L’incidente ha innescato una polemica politica con il partito Gerindra che ha chiamato in causa il sindaco e il suo vice, mentre un consigliere comunale si è rivolto alla polizia, ma finora non risultano dichiarazioni ufficiali o provvedimenti da parte delle forze dell’ordine sulla vicenda.
L’ultima vicenda si aggiunge ad una lista in continua crescita di casi di intolleranza religiosa in Indonesia, il Paese musulmano più popoloso al mondo: i dati dell’istituto Setara mostrano 260 incidenti e 402 violazioni della libertà religiosa nel 2024, mentre la Commissione nazionale sulla violenza contro le donne ha registrato otto casi di intolleranza solo nella prima metà del 2025.
In molti casi dietro attacchi, violenze e interruzioni alla pratica del culto vi è il famigerato Imb (Izin Mendirikan Bangunan), iter che regola la costruzione di una chiesa - cattolica o protestante - spesso complicato e che può richiedere fino a 5 o 10 anni prima di ottenere le autorizzazioni. Una sorta di delibera scritta che permette l’apertura di un cantiere ed è rilasciato dalle autorità locali; tuttavia, la vicenda si complica se si tratta di un luogo di culto cristiano: serve il nulla osta di un certo numero di residenti nell’area e del gruppo per il dialogo interreligioso locale. Spesso subentrano “motivazioni” che spingono i funzionari a bloccare i progetti, dietro pressioni di gruppi estremisti.
Anche quest’ultima vicenda rappresenta un duro colpo per quanti rivendicano con orgoglio i Pancasila (principi fondatori dello Stato) e il motto della nazione, il “Bhinneka Tunggal Ika” che afferma l’unità nella diversità. Ancora oggi sono sin troppo frequenti i casi di fedeli e comunità cristiane (e di altre fedi) che, riuniti per pregare, devono subire persecuzioni, molestie e persino violenza. Che il pretesto sia l’Imb o altro, il risultato è che una parte dei cittadini viene privata dei diritti costituzionali diventando vittime di mafie che operano col manto della religione e nel silenzio - o con la connivenza - delle autorità. Anche con la presidenza di Prabowo Subianto, leader con un background nelle forze armate, non vi è certezza che la libertà religiosa sia pienamente sostenuta. di (di Mathias Hariyadi Asia News 26/09/2025)
TESTIMONIANZA
IRAQ - Patriarca Sako: A Mosul rimangono meno di settanta famiglie cristiane
A Mosul, un tempo città multietnica, dove vivevano almeno 50mila battezzati, adesso vivono meno di settanta famiglie cristiane. E in tutto il Paese i cristiani, che un tempo superavano il milione, adesso sono meno di 500mila. Sono alcuni dati esposti dal Cardinale iracheno Louis Raphael Sako, Patriarca della Chiesa caldea, durante l’intervento da lui pronunciato il 24 settembre a Vienna per esporre a diplomatici e politici austriaci l’attuale condizione dei cristiani in terra irachena.
Negli ultimi due decenni - ha ricordato il Patriarca - le comunità cristiane in Iraq hanno sopportato immense sofferenze, trovandosi in una condizione di vulnerabilità nonostante rappresentino “la popolazione originaria del territorio”. La condizione dei cristiani è stata indebolita “a causa di conflitti basati su differenze settarie, della presenza di organizzazioni estremiste come Al Qaeda e ISIS, di milizie e bande criminali, della discriminazione sul lavoro, dell’oppressiva “Legge sullo Status Personale” e dell’islamizzazione dei minori”.
Inoltre, “una milizia fondata nel 2014 afferma di rappresentare i cristiani, il che non è vero”. Tutti fattori che continuano a spingere i cristiani iracheni verso l’esodo forzato dalla loro Patria.
Tra le misure a breve termine da mettere in atto per frenare l’esodo, il Patriarca ha richiamato l’urgenza di “Garantire una reale protezione” per le comunità cristiane della Piana di Ninive “attraverso la collaborazione con la Polizia Federale piuttosto che con le milizie” e la necessità di “Ripristinare le proprietà saccheggiate e fornire un risarcimento finanziario per le perdite subite”, in modo da “creare un ambiente favorevole con incentivi per incoraggiare il ritorno degli emigranti cristiani, in particolare quelli residenti nei Paesi limitrofi”.
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Guardando a un futuro più lontano, il Cardinale Sako ha ribadito che occorre favorire lo sviluppo di uno Stato in cui la legge garantisca le prerogative di ogni cittadino, a prescindere dall’appartenenza religiosa, superando la mentalità settaria e la cultura tribale. Uno Stato fondato sui principi di eguaglianza e cittadinanza, garantiti da una “Costituzione laica”. (GV) (Agenzia Fides 26/9/2025)
