2025 09 24 Il martirio dei cristiani continua. Aggiungiamo anche la testimonianza di Charlie Kirk
NIGERIA - Ucciso in un agguato stradale un sacerdote nel sud-est della NigeriaPAKISTAN - Tentato omicidio di un Pastore presbiteriano
INDIA - Jharkhand: ancora nazionalisti indù contro una suora e dei ragazzi su un treno
NEL SILENZIO: SUDAN - Dodici milioni di sfollati: una delle peggiori crisi umanitarie del XXI secolo
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NIGERIA - Ucciso in un agguato stradale un sacerdote nel sud-est della Nigeria
Ucciso in un agguato stradale un sacerdote in Nigeria. Si tratta di Don Matthew Eya raggiunto da colpi d’arma da fuoco la sera del 19 settembre lungo la strada Eha-Alumonah–Eha-Ndiagu nell’area del governo locale di Nsukka, nello stato di Enugu, nella Nigeria sud-orientale.
Secondo le testimonianze raccolte dalla stampa locale don Eya, che era parroco della chiesa di San Carlo a Eha-Ndiagu, è stato vittima di un vero e proprio agguato. Il sacerdote stava rientrando in parrocchia quando almeno due uomini armati in motocicletta hanno affiancato la sua vettura sparando ai pneumatici e una volta che l’auto è stata costretta a fermarsi lo hanno colpito con diversi colpi di arma da fuoco a distanza ravvicinata. Se la dinamica riportata dalle testimonianze è esatta non si è quindi trattato di un tentativo di rapimento andato male ma di un vero e proprio assassinio mirato.
La notizia dell’uccisione del sacerdote è stata confermata da Mons. Cajetan Iyidobi, cancelliere della diocesi di Nsukka con un messaggio ai fedeli che recita: “Profondamente sconvolto, con dolore e tristezza ma con totale sottomissione alla volontà di Dio Onnipotente e ferma speranza nella risurrezione dei morti, che vi informo della tragica morte di un altro nostro fratello, don Matthew Eya”.
La polizia ha avviato le ricerche degli assassini di don Eya, arrestato 38 persone tra le quali si sospetta che vi possano essere i responsabili dell’omicidio. Il governo dello Stato di Enogu ha messo una taglia di 10 milioni di Naira (circa 5.700 euro) sugli assassini del sacerdote. (L.M.) (Agenzia Fides 22/9/2025)
PAKISTAN - Tentato omicidio di un Pastore presbiteriano
È salvo per miracolo il Pastore presbiteriano Kamran Naz, ferito a colpi di arma da fuoco ieri, 21 settembre, nel quartiere di Iqbal Town a Islamabad. Come appreso dall’Agenzia Fides da fonti locali e testimoni oculari, la mattina di domenica verso le 7:00, il Pastore Kamran Naz era in viaggio da Gujranwala (luogo della sua abitazione) a Islamabad per svolgere il suo consueto ministero liturgico domenicale. Era accompagnato dalla madre e viaggiava a bordo della sua automobile. Giunto nei pressi della fermata di Iqbal Town a Islamabad, due giovani non identificati (di circa 25 anni) a bordo di una motocicletta gli si sono avvicinati. Uno dei due ha estratto un’arma e ha aperto il fuoco, ferendo il pastore alla gamba destra, e ha poi sparato un secondo colpo ad altezza uomo, ma non lo ha colpito. Gli aggressori sono poi fuggiti velocemente.
Alcuni uomini presenti, testimoni oculari, hanno immediatamente trasportato il Pastore Kamran al Pakistan Institute of Medical Sciences per cure mediche d’urgenza e chiamato la polizia. In ospedale un agente della polizia di Islamabad ha raccolto la denuncia del Pastore contro ignoti (First Information Report) per tentato omicidio e ha avviato indagini.
Il Pastore, membro attivo della comunità cristiana presbiteriana in Pakistan, aveva già ricevuto in precedenza molteplici minacce alla sua vita, segnalate più volte alla polizia. Proprio a causa della situazione, era stato costretto a lasciare la sua residenza a Islamabad e a trasferirsi a Gujranwala con la sua famiglia, per motivi di sicurezza. Tra le accuse rivoltegli da quanti lo avevano minacciato in passato, vi era quella di “fare proselitismo tra i rifugiati afgani”.
“Violenze, molestie e aggressioni mirate contro i leader cristiani sono profondamente allarmanti e inaccettabili in una società civile. Esortiamo il Ministro federale degli Interni ad adottare misure immediate e rigorose per arrestare i responsabili e consegnarli alla giustizia”, commenta all’Agenzia Fides p. Lazar Aslam OFM Cap, membro del “Comitato per la Pace del Pakistan” che riunisce capi religiosi cristiani e musulmani, tutti concordi nell’esprimere piena solidarietà al Pastore Kamran Naz.
Conclude p. Aslam: “Va detto che, di fronte alle difficoltà e tribolazioni, la comunità cristiana in Pakistan continua ad aggrapparsi alla speranza, che è Cristo stesso, affidando la propria vita al Signore, pregando e lavorando per una convivenza pacifica. La resilienza dei fedeli è una testimonianza di fede, nel contempo speriamo che il grido di giustizia non resti inascoltato”.
(PA) (Agenzia Fides 22/9/2025)
INDIA - Jharkhand: ancora nazionalisti indù contro una suora e dei ragazzi su un treno
La religiosa stava accompagnando degli adolescenti a un seminario di formazione promosso dal Centro per i servizi sociali della diocesi di Jamshedpur. Accusata di “tratta e conversioni” è rimasta in stato di fermo per ore in una stazione fino a trada notte. L’episodio conferma un trend preoccupante che vede i fondamentalisti prendere di mira le attività educative promosse dai cristiani al servizio di tutti.
Una suora cattolica, due membri dello staff del Centro per i servizi sociali della diocesi di Jamshedpur e 19 minori il 19 settembre sono stati fermati alla stazione ferroviaria di Tatanagar, a Jamshedpur nello Stato indiano del Jharkhand, da una squadra congiunta della polizia ferroviaria locale e di quella governativa. Come già purtroppo avvenuto altre volte a gruppi di ragazze accompagnati da religiose, il fermo è avvenuto in seguito a una denuncia da parte del Vishwa Hindu Parishad – un’associazione della galassia della destra nazionalista indù - che sosteneva che i minori fossero vittime di traffico di esseri umani.
Membri del VHP e del Bajrang Dal hanno affermato che la suora intendeva impiegare i minori a Karandih e convertirli al cristianesimo. P. Birendra Tete, direttore del Centro per i servizi sociali della diocesi di Jamshedpur, ha chiarito invece che i minori erano stati invitati a partecipare a un programma di formazione di due giorni sulla salute adolescenziale e sullo sviluppo delle competenze, presso il loro centro di Sundernagar. Su 19 ragazzi solo alcuni erano cristiani perché queste attività sono svolte al servizio di tutti. Le complicazioni sono solte a causa della mancanza di alcuni documenti d’identità e del consenso scritto dei genitori, sono sorte delle complicazioni.
Dopo un interrogatorio, la suora, il personale e i minori sono stati rilasciati a tarda notte e accompagnati al Centro. Il programma formativo è proseguito come previsto e si è concluso domenica 21. P. Birendra ha affermato che la polizia non ha sollevato obiezioni, se non per le accuse di conversione mosse dal VHP e dal Bajrang Dal, e che la diocesi intende rispondere formalmente a tali accuse.
“Venerdì alle 22,30, appena saputo dell’accaduto, mi sono recato alla stazione ferroviaria – racconta ad AsiaNews p. Alwin, vicario generale della diocesi di Jamshedpur -. Il treno normalmente arriva verso le 19:30, ma quella sera era in ritardo. Sembra che già durante il viaggio qualcuno avesse informato il VHP che la suora stava portando con sé alcune ragazze. Così il presidente del VHP, insieme a un gruppo organizzato, stavano aspettando sul marciapiede. Non hanno permesso ai ragazzi di uscire”.
“Siamo interventi insieme a rappresentanti dei gruppi Dalit ispirati al Dr. Ambedkar - continua il sacerdote -. Ci hanno trattenuti lì fino alle 2:30 del mattino. Poi è arrivata la polizia, con una viceispettrice donna, e siamo stati rilasciati con la promessa che avremmo presentato tutti i documenti dei bambini e una lettera firmata dai genitori. Il gruppo aveva formalizzato una denuncia per tentata conversione”.
Il giorno seguente il caso è stato affidato al comitato per la protezione dell’infanzia che ha compiuto un’ispezione. “I gruppi dalit e perfino la comunità sikh si sono uniti esprimendo solidarietà – racconta p. Alwin -. Esiste un forum cittadino chiamato United Forum for Peace and Justice che è intervenuto a nostro sostegno. Hanno parlato con i bambini e con i formatori. Hanno espresso dispiacere per quanto accaduto e insoddisfazione per la situazione. I ragazzi sono rimasti molto turbati – aggiunge ancora il vicario generale della diocesi - perché non erano stati autorizzati a muoversi, né a utilizzare i servizi igienici, e sono stati trattenuti al freddo sulla banchina. Avevano persino proposto di farli dormire tutta la notte in una piccola stanza senza ventilazione. I ragazzi spiegavano chiaramente che erano venuti per partecipare al programma, che erano già venuti in passato e conoscevano bene l’istituzione, ma il VHP continuava a ignorarli. Il programma si è svolto regolarmente per due giorni e ieri tutti sono tornati ai loro villaggi”.
(Asia News di Nirmala Carvalho 22/09/2025)
NEL SILENZIO
SUDAN - Dodici milioni di sfollati: una delle peggiori crisi umanitarie del XXI secolo
Attacchi diretti ai civili, sfollamenti di massa, aggressioni sessuali, deterioramento dell’assistenza sanitaria e collasso dei servizi di base continuano ad essere lo scenario di un Sudan stremato da gravi violazioni dei diritti umani.
“Nell’agosto 2025, in particolare nel Darfur si è verificata un’ondata diffusa di violazioni sotto varie forme contro i civili” si legge nell’ultimo rapporto sulla situazione dei diritti umani in Sudan redatto dall’African Centre for Justice and Peace Studies (ACJPS).
“Questi attacchi hanno causato sfollamenti di massa, con i civili che hanno avuto difficoltà ad accedere a corridoi sicuri. Inoltre, hanno dovuto affrontare una catastrofe sanitaria con il collasso quasi totale dei servizi sanitari.
Nelle ultime settimane le Rapid Support Forces (RSF), il gruppo paramilitare che sta combattendo una sanguinosa guerra civile contro l’esercito, hanno intensificato i loro attacchi su Al Fashir, l’ultima importante città della regione del Darfur ancora controllata dall’esercito lasciando 260 mila persone bloccate in condizioni disperate.
La guerra civile in Sudan è iniziata nell’aprile del 2023 (vedi Fides 17/4/2023), e da allora i combattimenti e gli attacchi hanno provocato 12 milioni di sfollati (su circa 50 milioni di abitanti), almeno 150mila morti e una delle peggiori crisi umanitarie del XXI secolo.
Lo scorso marzo l’esercito è riuscito a riconquistare la capitale Khartum (vedi Fides 21/3/2025), che per due anni era rimasta in stato d’assedio e divisa tra le due fazioni. Ad aprile i miliziani hanno ucciso più di 1.500 persone in un brutale attacco al campo profughi di Zamzam, in Darfur (vedi Fides 14/4/2025): uno dei peggiori massacri dall’inizio della guerra che ha portato più di mezzo milione di persone ad abbandonare la zona, verso Al Fashir dove manca tutto. (AP) (Agenzia Fides 19/9/2025)
SUDAN - 75 morti per un attacco contro un campo profughi in Darfur
Nel Paese africano, le forze paramilitari hanno attaccato gli sfollati raccolti in una moschea nei pressi di el-Fasher. La drammatica situazione di violenza colpisce i più vulnerabili. L’appello di Coopi per i bambini: pagano il prezzo più alto
Oltre 75 persone sono rimaste uccise oggi in un attacco effettuato dai paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf) contro il campo profughi di Abu Chok, vicino ad el-Fasher, nel Darfur, nel Sudan settentrionale. Lo ha riferito l’unità di emergenza che tra enormi difficoltà opera del campo profughi, precisando che un drone esplosivo ha preso di mira gli sfollati radunati in una moschea. Decine i feriti, molti dei quali in gravi condizioni. El Fasher — ultima roccaforte dell’esercito sudanese nel Darfur, dove da mesi oltre 260.000 civili sono bloccati in condizioni disperate, senza aiuti e dove manca tutto — è sotto assedio delle Rsf da maggio del 2024.
La tragedia dei più piccoli
Un intero Paese è ridotto in macerie, e a pagarne il prezzo più alto sono, come sempre, i più vulnerabili: i bambini. Chiara Zaccone, capo missione Coopi (Cooperazione Internazionale) in Sudan, ogni giorno vive la sulla propria pelle il dolore e la lotta per la sopravvivenza di chi non ha più nulla. La sua testimonianza, raccolta dai media vaticani, è quella di chi ha visto la speranza lentamente dissolversi, ma anche quella di chi continua a lottare per aiutare i più deboli. Zaccone spiega la devastante situazione in cui si trovano i bambini sudanesi: «Il Sudan sta attraversando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Più di 30 milioni di persone hanno bisogno di aiuto, e la maggior parte sono bambini». Sono i più piccoli, infatti, le prime vittime di un conflitto che sembra non finire mai. Ogni giorno, migliaia di bambini perdono la vita, non solo a causa dell’atrocità della guerra, ma anche a causa della fame e della malnutrizione. A El-Fasher, città assediata da quasi due anni, la vita quotidiana è diventata un incubo: «La popolazione fatica a procurarsi anche un solo pasto al giorno.
L’epidemia di colera
E come se la guerra non bastasse, nel Sudan dilaga anche una pesante epidemia di colera. Dal 2023 ha colpito in modo devastante il Paese. «A El-Fasher si registrano ogni giorno decine di casi e, purtroppo, anche diverse vittime. La carenza di acqua potabile e la precarietà dei servizi igienici nei campi sfollati sono tra le cause principali della diffusione del colera», spiega la capo missione. La sanità è collassata e «solo il 25% delle strutture sanitarie del Paese è ancora operativo». Mentre il Paese è sprofondato nel baratro, anche l’istruzione dei bambini è stata annientata. «Molte scuole sono state trasformate in rifugi per sfollati. In alcuni luoghi dell’est, si è tentato di aprire scuole temporanee, ma molti bambini hanno perso almeno un anno e mezzo di istruzione». Nei campi di sfollati, i bambini non possono più sognare il futuro. La guerra ha rubato loro il diritto di crescere, di imparare, di sperare. A El-Fasher, dove l’assedio è totale, «non ci sono scuole. I bambini non hanno accesso all’istruzione». (Vatican News Sara Costantini –19 settembre 2025)
SUDAN Darfur - Chiesa locale sempre più vulnerabile nella crisi dimenticata del Sudan
La denuncia ai media vaticani del presidente di Caritas Africa, monsignor Pierre Cibambo: la tragica situazione in corso nel Paese indebolisce sempre più la diocesi di El Obeid
All’inizio di questo mese, Papa Leone XIV ha lanciato un appello accorato a favore del Sudan. Ha chiesto la fine della guerra civile, esortando la comunità internazionale a fare di più per sostenere il Paese, colpito da una carestia diffusa, epidemie di colera e una devastante frana nella regione del Darfur. Il Papa ha sottolineato la necessità di corridoi umanitari e di risposte internazionali coordinate per affrontare la crisi.
Darfur: una crisi dimenticata
Monsignor Pierre Cibambo, presidente di Caritas Africa, descrive il conflitto in Sudan, in particolare nel Darfur, come una crisi dimenticata. “Devo dire – spiega ai media vaticani – che ciò che ha detto il Santo Padre è molto appropriato. Le sue parole mirano ad attirare l’attenzione mondiale, perché la crisi nel Darfur può essere descritta come una crisi dimenticata. È dimenticata perché non si sta facendo molto per alleviare le sofferenze di queste persone. Caritas Internationalis, in collaborazione con ACT Alliance, una coalizione globale di organizzazioni religiose protestanti, sta cercando di alleviare le sofferenze. “Abbiamo raccolto alcuni fondi che possono essere d’aiuto – spiega ancora Cibambo – ma permangono difficoltà operative, in particolare problemi di accesso dovuti a questioni di sicurezza”,
El-Obeid, capitale dello Stato del Kordofan settentrionale, funge da snodo strategico che collega Khartoum al Darfur. Secondo le statistiche del 2023, la diocesi di El Obeid copre quasi 14 milioni di persone, di cui solo lo 0,8% circa si identifica come cattolico. Secondo monsignor Cibambo, ovunque si verifichi una crisi, la Caritas collabora sempre con i partner locali. Tuttavia, la capacità della diocesi di El Obeid è molto limitata e la Chiesa locale di El Obeid è “estremamente vulnerabile” e fatica a operare in circostanze difficili. Monsignor Cibambo spiega inoltre che sono in corso piani per un viaggio di monsignor Yunan Tombe Trille Kuku, vescovo di El Obeid, a Ginevra, dove si rivolgerà ad alcune agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni umanitarie. Questo sforzo mira a mettere in luce le urgenti necessità del Darfur e di tutto il Sudan.
La Chiesa in prima linea
Le ostilità contro i gruppi minoritari negli Stati sudanesi del Darfur e del Kordofan sono in corso e sono state documentate. Le Forze di Supporto Rapido (RSF) e le Forze Armate Sudanesi (SAF) sono state coinvolte in violenze diffuse, sfollamenti e violazioni dei diritti umani. Organismi internazionali come l’ONU e la Corte Penale Internazionale, hanno condannato gli attacchi deliberati contro i civili, citando violenze sessuali sistematiche, persecuzioni etniche e ostacoli agli aiuti umanitari. “Perché la Chiesa locale nel Darfur è vulnerabile? Perché si trova in prima linea”, aggiunge Cibambo. “I suoi membri vivono lì. Muoiono lì. E a volte nessuno se ne accorge nemmeno. Questa realtà è davvero drammatica”.
Un Paese in rovina
Nel sottolineare l’importanza dell’accesso alle aree che necessitano di assistenza umanitaria, monsignor Cibambo osserva che l’intero Paese del Sudan è in crisi, non solo il Darfur. Da quando nell’aprile 2023 è scoppiata la guerra civile tra i due generali dell’esercito nazionale sudanese e i loro ex alleati, le Forze di sostegno rapido (RSF), vaste aree del Paese sono state ridotte in rovina.
“Stiamo parlando del Darfur, ma la crisi colpisce tutto il Sudan”, conclude il presidente di Caritas. “A Khartoum, ad esempio, non è rimasto quasi nulla: non ci sono servizi sanitari funzionanti, elettricità o infrastrutture di base. La gente vive nella miseria. Questa situazione sottolinea l’urgente necessità di pace, e noi crediamo che la pace sia ancora possibile”.
(Vatican News Paul Samasumo –12 settembre 2025)
