2024 02 07 La persecuzione dei cristiani si allarga

CONGO attacco contro una chiesa pentecostale 8 morti e cinque parrocchiani decapitati in una chiesa in una precedente incursione
NIGERIA - Rapiti due religiosi
INDIA - Delhi vieta i fondi stranieri all’ong sociale dei vescovi
GERUSALEMME - Aggressione ad un abate
Fonte:
CulturaCattolica.it
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RD CONGO
30 gennaio: attacco contro una chiesa pentecostale 8 morti
27 gennaio: 32 persone uccise, tra cui cinque parrocchiani decapitati in una chiesa

Diversi villaggi di Beni e dintorni sono stati attaccati martedì 30 gennaio da uomini armati, che hanno giustiziato civili all’arma bianca, alcuni dei quali erano in preghiera in una chiesa brahmanista, una comunità pentecostale presente nella Repubblica Democratica del Congo. “Otto corpi di civili uccisi dai ribelli ADF sono stati portati all’obitori” dell’ospedale di Oicha, tra cui “cinque cristiani brahmanisti uccisi mentre pregavano” a Baeti, ha dichiarato all’AFP Nicolas Kikuku, sindaco del comune di Oicha, città del territorio di Beni, nella tormentata provincia del Nord Kivu, al confine con l’Ituri. “I nemici li hanno giustiziati”, ha insistito il sindaco, aggiungendo che diverse altre persone risultano disperse. Darius Syahira, relatore della società civile locale, ha confermato l’attacco confermando che dei corpi sono stato portati all’obitorio.

Trenta persone in ostaggio
Altre fonti locali hanno riferito che trenta persone sono state prese in ostaggio dagli assalitori, che sono soliti fare incursioni nelle zone del Congo orientale, bruciando case, uccidendo abitanti e rubando molti beni.

Sabato 27 gennaio, altre fonti ancora hanno riferito di 32 persone uccise, tra cui cinque parrocchiani decapitati in una chiesa, durante gli attacchi nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, attribuiti sempre alle Forze Democratiche Alleate (ADF), affiliate all’Isis. (Vatican News 2024 02 01)

CONGO RD - I vescovi congolesi, ruandesi e burundesi uniti nel chiedere la fine della guerra nell’est della RDC

“Quando parliamo della violenza dell’insicurezza nell’est della Repubblica Democratica del Congo, in Ruanda e in Burundi parliamo di un numero di vittime tra i 5 e i 12 milioni di morti” afferma José Moko, Vescovo di Idiofa, Presidente dell’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Centrale (ACEAC) che riunisce le Conferenze Episcopali di Ruanda, Burundi e Repubblica Democratica del Congo) nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Goma, nell’est della RDC.

Mons. Moko ha ricordato l’impegno per la pace dei vescovi dell’ACEAC che in diverse occasioni hanno incontrato le autorità della regione e persino i ribelli del movimento M23 che proprio in questi giorni si stanno scontrando con le forze armate congolesi (FARDC). Almeno 20 persone sono morte negli scontri avvenuti il 25 gennaio a Mweso. La missione ONU nella RDC (MONUSCO) ha affermato che dalla cittadina sono fuggiti circa mille sfollati, aggiungendosi alle decine di migliaia di persone scappate in precedenza dall’area. A questo proposito i vescovi dell’ACEAC hanno visitato il campo di Lushagala che ospita 90.000 sfollati.
La crisi nella regione dura da 30 anni e si è intensificata alla fine del 2021 quando due territori del Nord Kivu Rutshuru e Masisi, sono in preda a un conflitto che vede contrapporsi la ribellione dell’M23, sostenuta da unità dell’esercito ruandese, alle FARDC, associate a gruppi armati, ausiliari del Burundi e a mercenari stranieri. Ai giornalisti che accusavano il Ruanda nel fomentare la guerra nell’est della RDC, Mons. Moko ha replicato che “i vescovi del Ruanda sono molto molto sensibili alla situazione che sta accadendo nella parte orientale del nostro Paese (…) e lasceranno il Congo sicuramente con le lacrime agli occhi, con i cuori toccati e non mancheranno di fare la loro parte come pastori della Chiesa in Ruanda”. “Credo che tutti aneliamo alla pace, che non esiste un solo vescovo cattolico del Ruanda, del Burundi o della Repubblica Democratica del Congo che potrebbe rallegrarsi di ciò che sta accadendo nella RDC”.
Alla messa di domenica 28 gennaio hanno partecipato diverse migliaia di fedeli. Nella sua omelia il Cardinale Fridolin Ambongo, arcivescovo di Kinshasa, ha criticato i leader congolesi, ruandesi e burundesi, accusandoli di incitare le popolazioni “alla divisione e al conflitto”, perché alcuni di loro “hanno interesse che questo continui” per “perseguire i propri interessi egoistici”. (L.M.) (Agenzia Fides 29/1/2024)

NIGERIA - Rapiti due religiosi nello Stato di Plateau: in Nigeria ci si interroga sulle complicità nel settore bancario per il pagamento dei riscatti

Due missionari Claretiani (Missionari figli del Cuore Immacolato di Maria) sono stati rapiti la notte del 1° febbraio nello Stato del Plateau nella Nigeria centrale da alcuni uomini armati.
Si tratta di p. Ken Kanwa C.M.F., parroco della chiesa St. Vincent De Paul Fier, diocesi di Panshin dello Stato di Plateau, e del suo assistente p. Jude Nwachukwu C.M.F.
Da tempo la piaga dei rapimenti a scopo di estorsione è diventata endemica in tutta la Nigeria. Sacerdoti e religiosi vengono sequestrati come pure tanti altri normali cittadini.
Secondo quanto riporta la stampa nigeriana tra luglio 2022 e giugno dello scorso anno, 3.620 persone sono state rapite in 582 episodi di sequestro. Si calcola che siano stati chiesti complessivamente almeno 5 miliardi di naira di riscatti dei quali sono stati effettivamente pagati almeno 302 milioni di naira Tuttavia, questa cifra potrebbe essere più elevata perché non tutti i sequestri sono stati denunciati alle autorità.
Un fenomeno criminale che ha complicità di alto livello nelle banche attraverso le quali la maggior parte dei riscatti vengono pagati. Come riporta un articolo di The Nation in Nigeria vi sono 133 milioni di titolari di conti bancari, di cui cinque milioni sono falsi.
Le banche utilizzano carte d’identità rubate di persone morte per aprire conti che vengono utilizzati dai rapitori per ricevere i pagamenti dei riscatti. (L.M.) (Agenzia Fides 5/2/2024)

NIGERIA - Nuove violenze nello Stato di Plateau nonostante il coprifuoco: discriminati i cristiani

Continuano gli attacchi alle comunità locali nello Stato di Plateau, nella Nigeria centro-settentrionale, dove tra il 23 e il 26 dicembre più di 200 persone sono state uccise in una serie di assalti condotti da bande armate di pastori Fulani (vedi Fides 2/1/2024).
Violenze che continuano nonostante la proclamazione del coprifuoco decretato il 23 gennaio dal governatore dello Stato.
Non si hanno stime ufficiali sul numero delle vittime, negli assalti condotti da uomini armati che il 24 gennaio hanno raso al suolo chiese e moschee nei sobborghi del consiglio locale di Anguwan Dawo, Old Market e Bayan Kasuwa.
La violenza si è poi estesa ad altre zone, dove sono stati dati alle fiamme centri di culto e negozi. Le cause scatenanti di questi nuovi attacchi sono incerte; si parla di un litigio stradale tra un residente locale e un pastore; altri invece di tentato furto di bestiame dagli insediamenti di alcuni pastori insediatisi nell’area di Gangara Kwata.
Il presidente dell’Associazione cristiana della Nigeria (CAN) nell’area del governo locale di Mangu, reverendo Timothy Daluk, ha accusato l’esercito nigeriano di aver ucciso tre cristiani e di applicare le regole del coprifuoco in maniera selettiva, discriminando i cristiani. “Il coprifuoco è limitato solo alle persone all’interno di Mangu – all’interno dell’area abitata dai cristiani. All’interno della loro area i musulmani sono liberi di muoversi e fare qualunque cosa vogliano” dice Daluk secondo il quale “i militari hanno ucciso tre dei nostri giovani di mia conoscenza. Uno davanti alla mia chiesa. Il comando militare mi detto che non erano soldati veri”. Cosa a cui il presidente della locale CAN non crede. (…)
(L.M.) (Agenzia Fides 25/1/2024)


INDIA - Delhi vieta i fondi stranieri all’ong sociale dei vescovi del Tamil Nadu
Revocata l’iscrizione al registro del FCRA, indispensabile per poter ricevere aiuti. Colpite soprattutto le donne e le comunità più emarginate raggiunte senza alcuna forma di distinzione religiosa da questa realtà cattolica. P. Devasagaya Raj: “Il soffocamento delle ong in India va a colpire i più poveri”.

A un altro ente cattolico di assistenza è stata revocata la registrazione ai sensi del Foreign Contribution Regulation Act (FCRA), l’adempimento indispensabile per poter ricevere finanziamenti dall’estero in India. Il Ministero dell’Interno dell’Unione indiana ha notificato sabato 3 febbraio la cancellazione alla Tamil Nadu Social Service Society (TNSOSS), un’organizzazione di servizio sociale cristiana, a causa di presunte violazioni delle norme. La TNSOSS è l’organizzazione ufficiale della Conferenza episcopale cattolica del Tamil Nadu per la giustizia, la pace e lo sviluppo.

Questo nuovo atto ostile di natura burocratica arriva pochi giorni dopo che lo stesso provvedimento aveva colpito il 20 gennaio scorso World Vision India (WVI), una ong con sede negli Stati Uniti che si occupa di assistenza ai bambini. Due anni fa era successo persino alle Missionarie della Carità, le suore di Madre Teresa; ma l’iscrizione era stata ripristinata dopo poche settimane per il clamore suscitato dalla vicenda.

P. Devasagaya Raj dell’arcidiocesi di Cuddalore-Pondicherry, già segretario dell’Ufficio per i dalit e i gruppi svantaggiati presso la Conferenza episcopale indiana (CBCI), ha commentato ad AsiaNews. “La cancellazione di questa registrazione per la Tamil Nadu Social Service Society è una notizia triste. È un ente che svolge il suo servizio di base attraverso le società diocesane di servizio sociale. Ne hanno beneficiato le donne povere e le persone emarginate, indipendentemente dalla loro religione. Lo sviluppo delle persone non dipende solo dal governo: il soffocamento delle ong colpisce più i poveri. Inoltre – ricorda ancora p. Raj - per la prima volta quest’anno un sacerdote dalit ha assunto la carica di direttore del Tassos. Appena assunto l’incarico, ora si trova ad affrontare anche questa enorme sfida”.
(di Nirmala Carvalho AsiaNews 05/02/2024)

GERUSALEMME - Aggressione ad un abate: la condanna del Patriarcato
Sono stati arrestati due giovani ebrei ortodossi dopo l’aggressione e gli sputi contro il monaco benedettino Nikodemus Schnabel, avvenuta ieri a Gerusalemme. Parole di condanna sono arrivate anche dal ministro degli Esteri israeliano

Il Patriarcato Latino di Gerusalemme, si legge in una nota, condanna “l’attacco ingiustificato e vergognoso” contro l’abate benedettino Nikodemus Schnabel, avvenuta ieri tra le vie della città vecchia di Gerusalemme quando è stato sorpreso da due giovani ebrei ortodossi, uno di loro minorenne, che hanno iniziato ad inveirgli contro, sputandogli addosso. “La prosecuzione – si legge ancora nel testo – di atti improntati all’odio aumentano il senso di insicurezza dei religiosi cristiani in Terra Santa e in particolare a Gerusalemme”.

Secondo quanto ha reso noto la polizia israeliana, i due ora si trovano agli arresti domiciliari. Il quotidiano “Yedioth Ahronoth” riferisce che il ministro dell’Interno Moshe Arbel ha successivamente telefonato al patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, per parlare dell’episodio e ha espresso il suo disappunto per la condotta dei due. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Israel Katz, in un post su X ha avuto parole di condanna per l’episodio che purtroppo non è il primo ai danni dei cristiani.
(Vatican News 2024 02 04)