2023 01 11 Difendiamo i cristiani

BURKINA FASO - Assassinato un sacerdote cattolico. Popolazione in fuga.
INDIA - Atti vandalici in una chiesa cattolica nello stato di Chhattisgarh GERUSALEMME - estremisti ebraici profanano cimitero cristiano sul Monte Sion
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Cristiani perseguitati. Memoria e preghiera"

BURKINA FASO - Assassinato un sacerdote cattolico nel nord-ovest del Paese

Ucciso un sacerdote cattolico in Burkina Faso. Don Jacques Yaro Zerbo, è stato assassinato lunedì 2 gennaio da uomini armati non identificati.
Secondo un comunicato pervenuto all’Agenzia Fides firmato da Mons. Prosper Bonaventure KY, Vescovo di Dédougou, il sacerdote di 67 anni è stato ucciso nella località di Soro, nella regione di Boucle du Mouhoun, nel nord-ovest del Burkina Faso.
Don Jacques Yaro Zerbo è nato il 28 dicembre 1956 a Kolongo, nell’attuale Mali ed è stato ordinato sacerdote il 19 luglio 1986 a Dédougou.
La regione di Boucle du Mouhoun (nord-ovest) è una delle regioni più colpite dal terrorismo in Burkina Faso. In questa regione almeno 28 civili sono stati uccisi nella notte tra venerdì 30 dicembre e sabato 31 dicembre, per “rappresaglia” a seguito di un attacco “terroristico” nella cittadina di Nouna, capoluogo della provincia di Kossi. (L.M.) (Agenzia Fides 3/1/2023)

(Avvenire 4 gennaio- aggiunge)
Il “Collettivo contro l’impunità e la stigmatizzazione delle comunità” (Cisc), attribuisce la strage ai Volontari per la difesa della Patria (Vdp), milizie ausiliari delle forze armate governative. «Si tratta di civili armati – denuncia la Ong –, che si danno liberamente a saccheggi organizzati e ad abusi mirati contro le popolazioni civili» basandosi sulla «profilazione razziale».
È stato un «attentato terroristico jihadista»: gli uomini del Vdp hanno compiuto «rappresaglie» e «azioni omicide» in «quartieri abitati prevalentemente dalla comunità Fulani» aggiunge la Ong. Il riferimento è all’etnia nomade e in prevalenza islamica diffusa nell’Africa occidentale. L’elemento religioso è però ¬– affermano responsabili della Chiesa locale ¬–¬ «irrilevante» rispetto alle motivazioni «criminali» degli attacchi.

BURKINA FASO - Popolazione in fuga dalla regione di Boucle du Mouhoun, dove è stato ucciso don Zerbo

Nell’area dove è stato ucciso il 2 gennaio don Jacques Yaro Zerbo (vedi Fides 3/1/2023), la popolazione locale è in fuga. In particolare a partire dal 3 gennaio agli abitanti del comune rurale di Gassan, situato nella provincia di Nayala, nella regione di Boucle du Mouhoun, è stato ordinato di andarsene da gruppi armati che imperversano nella zona, trovando rifugio a Dédougou.
Secondo testimonianze di alcuni sfollati, la mattina del 3 gennaio uomini armati si sono presentanti dell’imam del villaggio per dire che davano alla popolazione ventiquattro ore per lasciare il villaggio.
Nella zona operano i jihadisti del Jama’at Nasr al-Islam wal Muslimin (JNIM), ma vi sono pure gruppi di autodifesa, nati per opporsi ai jihadisti, che sono a loro volta accusati di gravi violenze nei confronti delle popolazioni locali, secondo quanto denunciato dall’ONG locale, Collectif contre l’Impunité et la Stigmatisation des Communautés (CISC).
CISC accusa in particolare i Volontaires pour la défense de la patrie (VDP) in relazione al massacro di almeno 28 civili uccisi nella notte tra venerdì 30 dicembre e sabato 31 dicembre, per “rappresaglia” a seguito di un attacco “terroristico” nella cittadina di Nouna (vedi Fides 3/1/2023).
La campagna di reclutamento di 50.000 volontari per la difesa della Patria (VDP), lanciata nell’ottobre 2022 dalle autorità a seguito del colpo di Stato del 30 settembre 2022, si è conclusa il 18 novembre con l’accoglienza di 90.000 domande di adesione. I volontari dopo un addestramento di due settimane sono poi integrati nei gruppi di appoggio alle forze armate regolari. Una procedura che solleva interrogativi da parte di esperti indipendenti sul grado di affidabilità di questi miliziani e sul loro rispetto dei diritti umani. (L.M.) (Agenzia Fides 5/1/2023)

INDIA - Atti vandalici in una chiesa cattolica nello stato di Chhattisgarh

La chiesa cattolica del Sacro Cuore nello stato indiano del Chhattisgarh (India centrale) è stata oggetto di atti vandalici da parte di una folla di tribali. L’incidente, avvenuto nel pomeriggio di ieri, 2 gennaio, nel villaggio di Edka, situato nel distretto di Narayanpur, ha lasciato alcuni feriti lievi, incluso un agente di polizia. La violenza è scoppiata dopo un periodo di tensione tra gruppi tribali che abitano la zona, legata soprattutto alla questione delle presunte “conversioni religiose” tra la popolazione. Nella notte tra l’1 e il 2 gennaio si era registrato uno scontro tra due gruppi. Alcuni adivasi (gruppi indigeni) accusano altri tribali di compiere conversione al cristianesimo “con la forza o con adescamento”.
Dopo gli scontri, un gruppo ha organizzato una manifestazione pubblica di protesta che, all’improvviso, è diventata violenta, quando la folla si è diretta verso la chiesa cattolica del Sacro Cuore e l’ha saccheggiata, distruggendo la statua di Gesù Cristo dietro l’altare maggiore e altri arredi sacri. La folla ha anche danneggiato il monumento nella grotta dedicata alla Vergine Maria, fuori dalla chiesa. Un agente di polizia, che ha cercato di fermare i manifestanti, ha riportato ferite alla testa. Dopo l’incidente, vi è stato un massiccio dispiegamento di polizia nell’area per prevenire ulteriori violenze. Molti cristiani della città si sono rifugiati altrove per timori di altra violenza.
Padre Jomon Devasia, prete locale, ha raccontato che, nella scuola annessa alla parrocchia vi erano circa mille studenti che hanno assistito impauriti alla violenza. Secondo il sacerdote, negli ultimi due mesi vi sono state tensioni nei villaggi del distretto tra tribali cristiani e non cristiani.
“Siamo profondamente rattristati e addolorati per l’atroce vandalismo di oggi contro la chiesa cattolica e il presbiterio di Narayanpur, nella diocesi di Jagdalpur”, ha detto mons. Victor Henry Thakur, Arcivescovo di Raipur (di cui la diocesi di Jagdalpur è suffraganea, ndr), incontrando il Primo ministro del Chhattisgarh, Bhupesh Baghel, che ha assicurato azioni immediate contro i colpevoli. La Chiesa del Sacro Cuore è stata fondata nel 1973, e vi è annessa una scuola superiore gestita dalla Chiesa locale.
Secondo il “Center for Study of Society and Secularism”, Centro studi aconfessionale con sede a Mumbai, con cui collaborano diverse organizzazioni della società civile indiana, “la tensione nell’area dipende dal fatto che è in atto una campagna per riconvertire alla religione indù gli adivasi cristiani”. Per questo, nota il Centro, “nel mese di dicembre si sono registrati tafferugli in 18 villaggi nel distretto di Narayanpur e in 15 villaggi nel distretto di Kondagaon, sempre nel Chhattisgarh, con il risultato che circa mille adivasi cristiani sono sfollati dai loro villaggi”.
(PA) (Agenzia Fides 3/1/2023)

GERUSALEMME - estremisti ebraici profanano cimitero cristiano sul Monte Sion
Un nuovo, grave episodio di intolleranza a sfondo religioso si è consumato ieri in Israele, mentre prosegue la polemica per la “passeggiata” alla Spianata delle moschee del ministro della Sicurezza Itaman Ben-Gvir, condannato da mondo arabo e larga parte della comunità internazionale. Vandali non ancora identificati hanno danneggiato diverse tombe al cimitero protestante del Monte Sion, a Gerusalemme, di proprietà della Chiesa anglicana; un video mostra un gruppo di persone, all’apparenza ebrei, che distruggono le lapidi.

In una nota la polizia spiega di essere giunta sul posto dopo aver ricevuto una denuncia per vandalismo, corredata da immagini che mostrano (nelle foto) lapidi rovesciate e parti in muratura danneggiate. Il video della telecamera di sicurezza registrato il primo gennaio alle 3.25 del pomeriggio - e rilanciato sui social - mostra due uomini, all’apparenza ebrei con indosso la kippah, colpire le lapidi e scagliare pietre sulle tombe.
L’allora vescovo di Gerusalemme Samuel Gobat ha aperto il cimitero nel 1848 e oggi è di proprietà della Church Missionary Trust Association Ltd, organizzazione anglicana. Da tempo i leader cristiani di Terra Santa lanciano l’allarme per una escalation del radicalismo di matrice ebraica, che minaccia la sopravvivenza stessa delle comunità. Nel dicembre 2021 i patriarchi e i capi delle Chiese a Gerusalemme hanno diffuso una durissima nota congiunta in cui avvertivano del pericolo posto da gruppi radicali che mirano a “ridurre la presenza cristiana”.
Quello al Monte Sion è solo l’ultimo di una lunga serie di attacchi intimidatori, alcuni dei quali firmati “price tag” [il prezzo da pagare, ndr] e riconducibili a coloni o estremisti ebraici. In passato hanno colpito diversi obiettivi, fra cui la chiesa vicino al Cenacolo, la basilica di Nazareth o edifici cattolici e greco-ortodossi. Nel mirino vi sono anche moschee e luoghi di culto musulmani. Il “price tag” è un motto usato dagli estremisti israeliani, che minacciano cristiani e musulmani per aver “sottratto loro la terra”. Un tempo il fenomeno era diffuso solo nelle aree al confine con la Cisgiordania e a Gerusalemme, ma oggi si è esteso in gran parte del territorio.
Intanto non si placa la protesta internazionale per il gesto “provocatorio” compiuto ieri mattina dal ministro israeliano per la Sicurezza nazionale che, scortato da un nutrito numero di agenti e fedelissimi, ha visitato la spianata delle Moschee. (04/01/2023AsiaNews)