2022 11 23 ACS – Ottava edizione del Rapporto sulla persecuzione dei cristiani nel mondo

LAOS - Predicatore laotiano arrestato per evangelizzazione trovato morto con segni di tortura
MALI - Scomparso un Padre Bianco di nazionalità tedesca, si teme un rapimento
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Cristiani perseguitati. Memoria e preghiera"

ACS – Ottava edizione del Rapporto sulla persecuzione dei cristiani nel mondo

Una luce di colore rosso proiettata su chiese, monumenti ed edifici di tutto il mondo, dalla Francia al Canada, dal Brasile all’Indonesia: si svolge in questo modo - simbolico ma di forte impatto emotivo - la nuova edizione della Red Week che inizia oggi (16 novembre) e si concluderà il prossimo 23 novembre. Il colore rosso simboleggia il sangue versato dai cristiani perseguitati e serve alla Fondazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), che da diversi anni organizza l’evento, per ricordare a governi, istituzioni e semplici cittadini che la libertà religiosa viene ancora calpestata in troppe nazioni.

“Tutto questo è il tentativo di attirare l’attenzione sulle tante sofferenze che oggi vivono molte comunità cristiane sparse nel pianeta” dice Alessandro Monteduro, direttore di Acs Italia. “E’ il modo per dire al mondo che noi non ci stiamo a vedere morire tanti innocenti, tanti martiri” aggiunge Monteduro.

In occasione della Red Week viene presentato anche un rapporto sulla persecuzione dei cristiani del mondo.
Cosa emerge da questi nuovi dati?

Si consolida ciò che era stato già descritto nei rapporti precedenti. In Africa, gli Stati del Sahel come il Ciad, il Burkina Faso, il Mali, il Niger, il Camerun ed il nord della Nigeria sono sotto il completo controllo del terrorismo jihadista. All’interno di questo quadro, le comunità cristiane, insieme ad altre comunità di fede, comprese quelle musulmane che non accettano l’ideologia politico-religiosa del jihadismo, soffrono molto. Il discorso si potrebbe ampliare anche ad altre aree del pianeta: Afghanistan, Birmania, Pakistan, India, per fare solo qualche esempio.

E tutto si consuma nella più completa indifferenza?

Sì, ed è un errore perché, prima o dopo, l’Occidente dovrà fare i conti con tutto quello che sta accadendo in quelle zone del mondo. Le vicende dei cristiani violentati ed uccisi non trova neanche un’adeguata narrazione.
(RV 16 novembre 2022)

Ottava edizione del Rapporto “Perseguitati più che mai”

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) presenta l’ottava edizione dello studio “Perseguitati più che mai. Rapporto sui cristiani oppressi per la loro fede 2020 – 2022”. La ricerca, che include informazioni della stessa ACS e di fonti locali, testimonianze di prima mano, raccolte di eventi di persecuzione, studi di casi e analisi nazionali, intende portare all’attenzione della pubblica opinione, dei mass media e dei responsabili istituzionali il dramma della sofferenza dei cristiani oppressi per motivi di fede.
A tal fine, sono stati esaminati i 24 Paesi in cui le violazioni della libertà religiosa destano particolare preoccupazione: Afghanistan, Arabia Saudita, Cina, Corea del Nord, Egitto, Eritrea, Etiopia, India, Iran, Iraq, Israele e i Territori Palestinesi, Maldive, Mali, Mozambico, Myanmar, Nigeria, Pakistan, Qatar, Russia, Sri Lanka, Sudan, Siria, Turchia e Vietnam.
Il periodo di riferimento va dall’ottobre 2020 al settembre 2022.

Secondo i contenuti di “Perseguitati più che mai”, racconta Alessandro Monteduro, direttore di ACS Italia, «nel 75% dei 24 Paesi esaminati l’oppressione o la persecuzione dei cristiani è aumentata. L’Africa registra un forte aumento della violenza terroristica, a causa della quale oltre 7.600 cristiani nigeriani sarebbero stati assassinati tra gennaio 2021 e giugno 2022.
Nel maggio 2022 è stato pubblicato un video che mostrava 20 cristiani nigeriani giustiziati dai terroristi islamisti di Boko Haram e della Provincia dell’Africa occidentale dello Stato Islamico (ISWAP). I due raggruppamenti cercano infatti di fondare califfati nella regione del Sahel, ciascuno con il proprio wali (governatore) e la propria struttura governativa. In Mozambico, Al-Shabab ha intensificato la sua campagna di terrore, uccidendo i cristiani, attaccando i loro villaggi e appiccando il fuoco alle chiese. Il gruppo, affiliato allo Stato Islamico (ISIS), ha provocato la fuga di oltre 800.000 persone e la morte di altre 4.000», continua il direttore Monteduro.

«In Asia, l’autoritarismo statale ha portato a un peggioramento dell’oppressione, anzitutto in Corea del Nord, dove fede e pratiche religiose sono ordinariamente e sistematicamente represse. Il nazionalismo religioso ha innescato crescenti violenze contro i cristiani asiatici, basti pensare ai gruppi nazionalisti hindutva e singalesi buddisti, attivi rispettivamente in India e Sri Lanka. Le autorità hanno arrestato fedeli e interrotto le funzioni religiose. L’India ha fatto registrare 710 episodi di violenza anticristiana tra gennaio 2021 e l’inizio di giugno 2022, causati in parte dall’estremismo politico. Durante una manifestazione di massa in Chhattisgarh nell’ottobre 2021, i membri del Bharatiya Janata Party (BJP) al governo hanno applaudito il leader religioso indù di destra Swami Parmatman e hanno chiesto l’uccisione dei cristiani. In Cina le autorità hanno aumentato la pressione sugli stessi cristiani, mediante arresti indiscriminati, chiusura forzata delle chiese e uso di sistemi di sorveglianza oppressivi», precisa sempre Monteduro.

Dal Rapporto emerge che in Medio Oriente la crisi migratoria minaccia la sopravvivenza di alcune delle comunità cristiane più antiche del mondo. In Siria, i cristiani sono crollati dal 10% della popolazione a meno del 2%, passando da 1,5 milioni del periodo precedente la guerra ai circa 300.000 di oggi. Nonostante il tasso di esodo in Iraq sia più basso, una comunità che contava circa 300.000 persone prima dell’invasione da parte di Daesh/ISIS nel 2014, nella primavera 2022 si era ormai dimezzata. Dallo studio di ACS emerge anche che in Paesi diversi come l’Egitto e il Pakistan le ragazze cristiane sono abitualmente soggette a rapimenti e stupri sistematici.

Il 20 aprile 2023 Aiuto alla Chiesa che Soffre, proseguendo nel proprio percorso di studio e analisi sulle violazioni alla libertà religiosa nel mondo, presenterà la nuova edizione del Rapporto sulla Libertà Religiosa.

Il rapporto è consultabile: https://acs-italia.org/ppcm-22-s

Riportiamo la prefazione di padre Andrew Adeniyi Abayomi

Stavo ancora celebrando la Messa quando ho sentito le esplosioni. Ero sul sagrato, stavo mettendo l’incenso nel turibolo e mi stavo preparando a guidare la processione fuori dalla chiesa, quando ho sentito due forti boati e ho visto i miei parrocchiani in preda al panico correre in diverse direzioni. Qualcuno è corso da me e ha gridato: «Padre, ci sono degli sconosciuti armati!».
Non so quanti fossero – alcuni dicono sei, altri quattro – ma so che erano organizzati. Alcuni degli
assalitori si sono confusi tra i parrocchiani e hanno pregato con noi durante la Messa, sapendo per tutto il tempo che avevano intenzione di ucciderci.
Mentre i proiettili fendevano l’aria, pensavo soltanto a come salvare i miei parrocchiani. Alcuni di loro sono riusciti a chiudere la porta d’ingresso e io ho invitato le persone a spostarsi nella sacrestia. Una volta all’interno della sacrestia, non potevo muovermi: i bambini mi circondavano e gli adulti si aggrappavano a me. Li ho protetti come una chioccia protegge i suoi pulcini.
Il mio gregge, soprattutto i bambini, gridava: «Padre, ti prego, salvaci! Padre, prega!». Ho detto loro di non preoccuparsi, perché Dio avrebbe fatto qualcosa.
Vi sono state altre tre o quattro esplosioni, una dopo l’altra, all’interno della chiesa e vi sono stati
alcuni spari da parte degli assalitori. È stato un attacco ben pianificato, durato circa 20-25 minuti.
Una volta accertato che gli aggressori se ne erano andati, abbiamo lasciato la sacrestia. I cadaveri erano disseminati nella chiesa e vi erano molti feriti. Il mio spirito era profondamente turbato. Con l’aiuto dei parrocchiani che potevano guidare, abbiamo iniziato immediatamente a portare i nostri fratelli e sorelle feriti all’Ospedale St. Louis e al Centro Medico Federale.
Successivamente ho fatto visita ai feriti, pregando con loro, amministrando il Sacramento degli Infermi e incoraggiandoli a mantenere viva la speranza.

Il mondo ha voltato le spalle alla Nigeria. Si sta compiendo un genocidio, ma a nessuno importa. Gli addetti alla sicurezza e gli agenti di polizia presenti nelle vicinanze non sono intervenuti in nostro soccorso, nonostante l’attacco sia durato almeno 20 minuti.
La pubblicazione di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) Perseguitati più che mai. Rapporto sui cristiani oppressi per la loro fede 2020-2022 è di vitale importanza, in quanto evidenzia le terribili minacce che i nostri fedeli devono affrontare. Non sono solo i cristiani in Nigeria a soffrire, ma anche quelli in Pakistan, Cina, India e in molti altri luoghi.
I cristiani vengono uccisi in tutta l’Africa, le loro chiese vengono attaccate e i villaggi rasi al suolo. In Pakistan, sono detenuti ingiustamente sulla base di false accuse di blasfemia. In Paesi come l’Egitto, il Mozambico e il Pakistan, le ragazze cristiane minorenni vengono rapite, violentate, costrette a convertirsi e a sposare uomini di mezza età. In Cina e in Corea del Nord, i governi totalitari opprimono i fedeli, monitorando ogni loro movimento. E, come mostra questo Rapporto, la lista degli abusi è lunga.
La Chiesa sofferente ha bisogno di persone che parlino per noi. Affinché le uccisioni si fermino è
necessario che più organizzazioni come Aiuto alla Chiesa che Soffre proclamino la verità su ciò che sta accadendo ai cristiani in tutto il mondo. Altrimenti, resteremo per sempre perseguitati e dimenticati.

LAOS - Predicatore laotiano arrestato per evangelizzazione trovato morto con segni di tortura

(Di RFA Lao 2022.11.15 Radio Free Asia)
Un predicatore cristiano laotiano che era stato precedentemente arrestato per evangelizzazione è stato trovato morto pochi giorni dopo essere scomparso, hanno riferito gli abitanti del villaggio a Radio Free Asia.
Pochi giorni prima che il suo corpo fosse trovato con segni di tortura, due uomini ritenuti autorità distrettuali hanno visitato Sy Seng Manee, 48 anni, hanno detto. Il suo cadavere è stato trovato il 23 ottobre con la sua moto in una foresta vicino a una strada per il villaggio di Donkeo nella provincia di Khammouane.
I residenti locali hanno affermato di ritenere che Sy sia stato assassinato a causa delle sue convinzioni religiose e della sua predicazione.
Un abitante del villaggio, che è anche un soldato e vive in una comunità a nord di Donkeo, ha detto a RFA di aver assistito al rapimento del predicatore. Ha visto tre uomini uscire da un camion nero senza targa, afferrare Sy e spingerlo violentemente nel veicolo e allontanarsi.
L’abitante del villaggio che ha chiesto l’anonimato per motivi di sicurezza ha detto che all’epoca credeva che gli uomini fossero autorità che stavano arrestando uno spacciatore o un criminale, quindi è andato per la sua strada. Ma dopo aver saputo della morte del predicatore, si rese conto che l’uomo era Sy. Ha quindi informato gli altri nella sua comunità di ciò che aveva visto e loro, a loro volta, lo hanno detto alla famiglia di Sy.
La polizia laotiana ha detto che stanno ancora indagando sulla morte.
La Legge sulla Chiesa evangelica, entrata in vigore nel dicembre 2019, concede ai cristiani del Laos il diritto di svolgere servizi, predicare in tutto il Paese e mantenere contatti con i credenti di altre nazioni.
Ma spesso incontrano ancora l’opposizione dei residenti o delle autorità locali in questa nazione prevalentemente buddista.

Le autorità locali hanno arrestato Sy per la prima volta nell’agosto 2018 perché teneva riunioni settimanali a casa sua per predicare agli abitanti del villaggio, hanno detto i locali. Le autorità hanno cercato di costringerlo a firmare un documento in cui denunciava la fede cristiana e si impegnava a smettere di predicare, ma ha rifiutato ed è stato incarcerato per tre giorni e multato.
Pochi anni dopo il suo rilascio, Sy ha ricominciato a predicare fino a quando è scomparso questo ottobre ed è stato ritrovato morto.
“La sua morte è stata dovuta alla sua fede nel cristianesimo”, ha detto un residente del villaggio che ha rifiutato di essere identificato per paura per la sua incolumità.
(Tradotto da Sidney Khotpanya per RFA Lao. Scritto in inglese da Roseanne Gerin. A cura di Malcom Foster)

MALI - Scomparso un Padre Bianco di nazionalità tedesca, si teme un rapimento

“Sappiamo che la polizia si è attivata alla ricerca di p. Hans-Joachim ma al momento non si sa ancora se e quale gruppo potrebbe averlo rapito” affermano all’Agenzia Fides i Missionari d’Africa (Padri Bianchi) dalla loro Curia Generalizia a Roma, confermando la scomparsa di p. Hans-Joachim Lohre. Il missionario d’Africa di nazionalità tedesca è scomparso da domenica 20 novembre.
Conosciuto localmente con il soprannome di “Ha-Jo”, p. Hans-Joachim, 65 anni, vive da più di 30 anni in Mali. “P. Hans-Joachim dell’Istituto islamo-cristiano di formazione (Ific) e responsabile del Centro Fede e Incontro di Hamdallaye, è scomparso da ieri mattina”, informava così il quotidiano interno dei Missionari d’Africa. “Doveva recarsi nella comunità di Kalaban Coura per la messa domenicale e da allora non si hanno sue notizie”.
La sua auto è stata trovata vicino all’istituto nella capitale, Bamako, e gli investigatori hanno successivamente trovato la collana con la croce mozzata del sacerdote accanto al suo veicolo. “La portiera della sua macchina era aperta e c’erano impronte sul pavimento, come se qualcuno avesse combattuto” afferma Dia Monique Pare, dell’Ific.
La nazionalità del missionario potrebbe avere attirato l’interesse di qualche gruppo che agisce nel Paese. In Mali la Bundeswehr, l’esercito tedesco, è coinvolta con circa 1.200 soldati nella missione delle Nazioni Unite Minusma. La Germania è uno dei pochi Paesi europei ad avere ancora propri militari in Mali, dopo il ritiro di quelli della Francia, mentre anche la Gran Bretagna vuole seguirne l’esempio. Anche il governo di Berlino sta valutando la possibilità di terminare la missione, per la quale il parlamento tedesco ha dato mandato fino a maggio 2023.
Nel Paese agiscono alcuni gruppi jihadisti legati sia ad Al Qaida sia all’ISIS, che in passato si sono resi responsabili di diversi rapimenti di persone straniere, come Suor Gloria Cecilia Narváez, la missionaria colombiana rapita il 7 febbraio 2017 nei pressi di Koutiala, in Mali, e rilasciata il 9 ottobre dell’anno scorso (vedi Fides 19/11/2021).
(L.M.) (Agenzia Fides 22/11/2022)