2022 09 28 CINA - Card. Filoni: ‘Il card. Zen è un autentico cinese, non va condannato’

LIBIA - cristiano convertito dall’islam condannato a morte per apostasia
CAMERUN - Cattolici rapiti: “non paghiamo il riscatto richiesto” NIGERIA - “Stiamo attraversando il capitolo più oscuro della nostra storia” “Abbiamo perso tanti sacerdoti vittime di violenza, ma il male non prevarrà
TESTIMONIANZE: MYANMAR - bombardamenti su pagode, chiese e scuole: e le chiese, nonostante il pericolo, sono piene. CINA - Card. Filoni: ‘Il card. Zen è un autentico cinese, non va condannato’
Fonte:
CulturaCattolica.it
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LIBIA - cristiano convertito dall’islam condannato a morte per apostasia
Non è chiaro se lo statuto anti-apostasia sia ancora in vigore. Per essere più sicuri, i giudici lo applicano comunque.

La scorsa settimana la Corte d’Appello di Misurata, in Libia, ha condannato a morte per apostasia un cristiano convertitosi dall’Islam. La decisione è stata riportata da Middle East Concern (MEC) e confermata da altre ONG cristiane presenti in Libia.
Il MEC ha riferito che l’uomo, convertitosi quattro anni fa, è stato arrestato dalle milizie, non ha avuto la rappresentanza legale ed è stato condannato anche al pagamento delle spese per la pubblicazione della decisione attraverso un quotidiano locale e una radio.

Ma l’apostasia è davvero punita con la pena di morte in Libia? Sì, secondo l’interpretazione della Sharia, la legge islamica, prevalente in Libia, dove studiosi locali sostengono che dovrebbero essere giustiziati non solo gli apostati maschi (come le leggi impongono in altri stati musulmani) ma anche le donne apostate.

La situazione è, invece, meno chiara per quanto riguarda il diritto civile. Il Congresso Nazionale Generale, cioè l’autorità legislativa della Libia dal 2012 al 2014, ha emanato una legge che impone l’esecuzione degli apostati che rifiutano di pentirsi. Tuttavia, mentre la guerra civile libica continuava, il Congresso Nazionale Generale, in base a un accordo sostenuto dalle Nazioni Unite tra varie parti, ha accettato di sciogliersi. Il nuovo Parlamento ha dichiarato che tutte le leggi approvate dal Congresso Nazionale Generale sono state automaticamente annullate.
Tuttavia, questo era il Parlamento seduto a Tobruk. A Tripoli c’è una Corte Suprema libica che da anni ha affermato di rappresentare tutte le fazioni nella guerra civile e di essere custode dell’unità giuridica nazionale, anche se recentemente è stata anche un po’ coinvolta nel conflitto. La Corte Suprema ha dichiarato nulla la decisione del Parlamento di Tobruk di annullare le leggi approvate dal Congresso Nazionale Generale tra il 2012 e il 2014, con la conseguenza che la legge anti-apostasia dovrebbe essere ancora in vigore.

Così ha concluso la Corte d’Appello di Misurata che ha condannato a morte il cristiano. Tuttavia, l’amministrazione della giustizia in Libia è fortemente irregolare ed è influenzata dalle pressioni delle varie milizie. Possiamo solo sperare che l’intervento internazionale salverà il cristiano dall’esecuzione e persuada gli attori chiave del conflitto libico che le leggi che richiedono l’esecuzione degli apostati non dovrebbero avere posto nei paesi civili.
(Bitter Winter 20/09/2022 DANIELA BOVOLENTA)

CAMERUN - Cattolici rapiti: “Non vogliamo creare pericolosi precedenti; non paghiamo il riscatto richiesto”

“Non pagheremo nemmeno un centesimo” ai rapitori delle 9 persone sequestrate nell’assalto alla chiesa di Santa Maria, nel villaggio di Nchang (vedi Fides 19/6/2022) nell’area anglofona del Camerun. Lo ha detto il Presidente della Conferenza Episcopale del Camerun, Mons. Andrew Nkea Fuanya, Arcivescovo di Bamenda, affermando che pagare il riscatto chiesto dai sequestratori (vedi Fides 20/9/2022) “creerebbe un pericoloso precedente”. Mons. Nkea ha riferito che i rapitori, che appartengono alle file dei combattenti separatisti, hanno inizialmente chiesto un riscatto di 100.000 dollari americani, per poi scendere e finire a chiedere 50.000 dollari. L’Arcivescovo ha anche detto ai giornalisti che i separatisti hanno affermato di aver attaccato la chiesa di Santa Maria a Nchang, dandola alle fiamme, perché, a loro dire, la Chiesa cattolica non sostiene la loro lotta.
I sacerdoti rapiti sono p. Emmanuel, p. Barnaba, p. Cornelius, p. Elias e p. Job-Francis. Oltre ai 5 sacerdoti sono stati rapiti suor Jacinta e 3 fedeli laici: la signora Kelechukwu, il signor Nkem Patrick e una giovane donna, Blanch Bright.
La popolazione di lingua inglese costituisce la maggioranza delle popolazioni del nord-ovest e del sud-ovest nel Camerun, prevalentemente di lingua francese. Sentendosi discriminata dalle istituzioni, in particolare nelle scuole e nei tribunali, nel corso degli anni nella popolazione di queste aree è cresciuto il risentimento verso lo Stato camerunese. Le proteste inizialmente pacifiche sono sfociate nella lotta armata e, nel 2017, nella dichiarazione di uno Stato indipendente, la “Repubblica federale di Ambazonia” (vedi Fides 2/10/2017), non riconosciuta dalla comunità internazionale.
(L.M.) (Agenzia Fides 22/9/2022)

DALLA NIGERIA DUE INTERVENTI:

NIGERIA - “Stiamo attraversando il capitolo più oscuro della nostra storia” dice il Presidente della Conferenza Episcopale

“Il livello di insicurezza nel Paese è molto preoccupante. Stiamo attraversando quello che potrebbe essere considerato il capitolo più oscuro della nostra storia” avverte Mons. Lucius Iwejuru Ugorji, Arcivescovo di Owerri, Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria (CBCN), nel suo discorso di apertura della seconda Assemblea Plenaria dei Vescovi nigeriani, che si tiene presso il centro pastorale Sacro Cuore di Orlu, nello Stato di Imo.
“L’estrema povertà, l’aumento del tasso di disoccupazione, l’inflazione vertiginosa, un’economia al collasso, con un onere del debito sempre crescente e il peggioramento dell’insicurezza, si sono combinati per complicare la difficile situazione del nigeriano medio, che sembra condannato a una vita di difficoltà intollerabili e miseria immeritata” afferma Mons. Ugorji.
La prima causa di preoccupazione per i nigeriani è l’insicurezza dilagante. “Il Paese continua a sanguinare all’infinito a causa delle attività di ribelli, banditi, pastori militanti, uomini armati sconosciuti, rapitori e agenti di sicurezza dal grilletto facile. Nessun posto sembra più sicuro. Case, terreni agricoli, mercati, autostrade, luoghi di culto e presbiteri sono stati tutti trasformati in territori di rapimento e omicidio”.
I giovani mancando una prospettiva di futuro in Nigeria cercano la via dell’immigrazione clandestina come ricorda Mons. Ugorji: “L’altro lato della storia, che è più una disgrazia nazionale, è costituito da migliaia di giovani uomini e donne, che alla ricerca di pascoli più verdi, intraprendono viaggi pericolosi verso l’Europa attraverso il deserto del Sahara. Lungo la strada, alcuni muoiono e vengono sepolti in tombe anonime”. “Questa spregevole schiavitù moderna è in piena espansione perché è diventata un affare redditizio e anche come risultato dell’alto livello di corruzione che la sostiene”.
L’Arcivescovo ha invitato le diocesi, le parrocchie e le organizzazioni ecclesiastiche in tutto il Paese a sensibilizzare su questo male, aggiungendo che uno dei modi più efficaci per arginare la migrazione, la fuga dei cervelli e la tratta di esseri umani, è attraverso il buon governo.
(L.M.) (Agenzia Fides 12/9/2022)

NIGERIA - “Abbiamo perso tanti sacerdoti vittime di violenza, ma il male non prevarrà” dice il Vescovo di Abakaliki

“Abbiamo perso la fiducia sulla capacità dell’attuale governo di ripristinare la sicurezza” ha affermato Sua Ecc. Mons. Peter Nworie Chukwu, Vescovo di Abakaliki (capitale dello Stato di Ebonyi nel sud-est della Nigeria), rivolgendosi ai giornalisti ad Abakaliki,, all’inaugurazione della Catholic Media Practitioners Association (CAMPAN).
Mons. Chukwu ha aggiunto che i nigeriani sono delusi dal governo federale per l’incapacità di combattere la criminalità nel paese. Riferendosi alla piaga dei rapimenti e degli omicidi dei cui sono vittima pure sacerdoti, Mons. Chukwu ha affermato: “Sono molto preoccupato che i sacerdoti siano diventati bersagli di rapitori e assassini. A volte, rapiscono e finiscono per ucciderli”. “Abbiamo perso tanti sacerdoti nel nord, nella Middle Belt e anche nel sud-est ed è preoccupante, ma non sono sorpreso perché sacerdoti e profeti sono sempre vittime di persecuzioni nella storia della Chiesa”. Le persecuzioni “mostrano ciò che i sacerdoti rappresentano e ciò che predichiamo punge nella coscienza di coloro che ci assalgono, e invece di pentirsi, preferiscono reagire uccidendo, rapendo, torturando e distruggendo le nostre chiese”.
“Ma sono consolato dall’affermazione di Cristo in Matteo 16:18 che nessuna porta degli inferi prevarrà mai contro la Chiesa. La Chiesa esce forte quando la spingi contro il muro” ha sottolineato Mons. Chukwu. (Agenzia Fides 6/9/2022)

TESTINONIANZA

MYANMAR - bombardamenti su pagode, chiese e scuole: e le chiese, nonostante il pericolo, sono piene.
Vescovi, preti, religiosi: sempre e comunque accanto alla gente, con una forza che “solo Dio può dare”

“A un anno e mezzo dal colpo di stato del 1° febbraio 2021, mentre la violenza infuria specialmente in alcune zone, è difficile intravedere una via di uscita a questa situazione di conflitto. Ma noi credenti abbiamo Il Signore Dio dalla nostra parte, confidiamo in Lui e incoraggiamo i fedeli a non perdere speranza e fiducia”, dice in un colloquio con l’Agenzia Fides, l’Arcivescovo di Mandalay, Marco Tin Win, ancora addolorato, come tutta la comunità locale, per il massacro di Sagaing, località nella sua diocesi dove il 16 settembre scorso almeno 11 bambini sono morti a causa di un attacco aereo dell’esercito regolare su un’area popolata da civili.
L’Arcivescovo constata che “il conflitto continua: da un lato l’esercito dispone di capacità strategiche e armi pesanti, dall’altro c’è una convinta resistenza della popolazione coagulata nelle People’s Defence Forces, le Forze di difesa popolare. Posso dire che la metà del territorio dell’Arcidiocesi di Mandalay è interessata da scontri. La gente soffre. Ci sono molti sfollati interni, cristiani e buddisti, abbiamo allestito cinque centri per gli sfollati in cinque parrocchie cattoliche; facciamo il possibile per dare il nostro contributo ad alleviare la sofferenza”.
Sul fatto che i bombardamenti interessino anche pagode, chiese e scuole, l’Arcivescovo spiega: “Le chiese, i monasteri, le scuole continuano ad accogliere persone indigenti e disperate. A volte i militari colpiscono luoghi di culto per il sospetto che le forze della resistenza si nascondano lì”.
Mons. Tin Win rileva lo sconforto che permea anche la popolazione dei battezzati e dice: “E’ difficile vedere una luce in questa oscurità, nella precarietà, nella fatica di vivere ogni giorno. Per oltre 50 anni la guerra l’hanno vissuta e sentita solo le popolazioni dei gruppi etnici nelle aree periferiche, che combattevano contro l’esercito. Ora la avvertiamo e la viviamo sulla pelle noi tutti, anche nelle città. Per questo si è sviluppata maggiore unità tra la popolazione del Myanmar, anche tra genti di diverse etnie. Il popolo oggi comprende e condivide la sofferenza altrui e questo genera empatia e solidarietà”.
Per i battezzati, inoltre, “in particolare la fede è una fonte di grazie e di forza. La fede ci dice che c’è una grazia che Dio ci dona anche in questa sofferenza. Le chiese, nonostante il pericolo, sono piene. La gente va in chiesa e prega intensamente, avvertendo un profondo conforto spirituale che solo Dio può donare. I fedeli si riuniscono per recitare ogni giorno il Rosario, e si danno da fare nel servizio al prossimo, specialmente ai malati, ai feriti o ai più vulnerabili. Questa forza ce la dà il Signore. Preti e religiosi accompagnano le famiglie e le comunità nella loro condizione precaria, camminano con loro, sono come Gesù con i discepoli di Emmaus. ‘Siamo accanto a voi’, dicono alle famiglie di profughi. Questo donarsi viene notato anche dai buddisti. Questo farsi prossimo è per noi via di evangelizzazione in un tempo molto difficile”.
(PA) (Agenzia Fides 23/9/2022)

TESTIMONIANZA

CINA - Card. Filoni: ‘Il card. Zen è un autentico cinese, non va condannato’


“Il card. Zen non va condannato. Hong Kong, la Cina e la Chiesa hanno in lui un figlio devoto, di cui non vergognarsi. Questa è testimonianza alla verità”. Lo scrive in una lettera aperta diffusa oggi da Roma il card. Fernando Filoni, prefetto emerito della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli e oggi Gran maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

L’intervento giunge mentre a Hong Kong è ulteriormente slittato alla prossima settimana l’inizio del processo al card. Zen Ze-kiun, il vescovo emerito novantenne, a giudizio insieme ad altri cinque esponenti filo-democratici con l’accusa di non aver registrato in modo corretto un fondo umanitario di cui erano amministratori fiduciari. Una vicenda divenuta un simbolo in una città dove - come ricordavamo ieri - sono oltre 1000 le persone in carcere o a giudizio per accuse di natura politica.

“In un processo - scrive il card. Filoni - si intima: ‘Chi può parlare, parli’. Anche Gesù non se ne sottrasse in un giudizio che avrebbe marcato la storia e la vita di un uomo che suscitava ammirazione e profondo rispetto religioso: Giovanni Battista. Anche Gesù pagò per la sua testimonianza alla verità: ‘Che cos’è la verità?’, gli chiese Pilato ironizzando in un drammatico processo in cui il Nazareno era accusato di aver violato la sovranità di Roma e sul punto di essere condannato a morte. In questi giorni si celebra un altro processo. A Hong Kong. Una città che ho molto amato per averci vissuto oltre otto anni”.

Il riferimento è agli anni in cui Filoni dal 1992 fu inviato dalla Santa Sede a Hong Kong con l’incarico di aprire una Missione di studio per seguire da vicino la situazione della Chiesa in Cina. “Lì ho conosciuto don Joseph Zen Ze-kiun - ricorda il porporato -. Era il Provinciale dei salesiani. Un cinese tutto d’un pezzo. Intelligentissimo, acuto, dal sorriso accattivante. Mi dicevano: ‘È uno shanghaiese!’. Gradualmente ne compresi il senso”. Filoni ne ricorda il contributo all’incontro tra le culture, rimanendo pienamente cinese - “mai ha rinnegato la sua identità”. Lo accosta in questo a due figure come il grande intellettuale dell’epoca dei Ming Xu Guangqi e il vescovo gesuita Aloysius Jin Luxian, ambedue di Shanghai.

Ricorda poi come questa sia stata “una città di martiri al tempo dell’occupazione stile nazista dei giapponesi”, delle cui violenze la stessa famiglia del card. Zen fu vittima, fino ad essere costretta alla fuga perdendo tutto. “Il giovane Zen - commenta Filoni - non ha mai dimenticato quella esperienza e trasse da essa coerenza caratteriale e stile di vita; e poi un grande amore per la libertà e per la giustizia. Shanghai fu eroica, ed eroi furono considerati, quasi intoccabili anche dal regime comunista, i suoi figli. Il card. Zen è uno degli ultimi epigoni di quelle famiglie. Mai gli eroi andavano umiliati; era anche la mentalità dell’establishment cinese, come lo è in Occidente per le vittime del nazi-fascismo nostrano”.

Filoni ricorda poi gli anni in cui il porporato oggi a giudizio ha insegnato nei seminari nella Cina continentale, raccogliendo l’invito del vescovo Jin Luxian: “Accettò per il bene della Chiesa, martire - commenta - che risorgeva dal suo martirio e cercava la via della sopravvivenza; questa era flessibilità, non cedimento. Guardava avanti e non entrava in giudizio verso le persone: era la sua filosofia di vita; i sistemi politici - diceva - possono essere giudicati, e su di essi il suo pensiero era chiaro, ma le persone no; il giudizio è rimandato a Dio che conosce il cuore degli uomini. Il suo rispetto e il sostegno alla persona è sempre stato il pilastro della sua visione umana e sacerdotale, e così lo è fino ad oggi, anche se in Hong Kong in questi giorni è tratto in giudizio”.

Cita la sua “integrità morale e ideale”, che spinse Giovanni Paolo II a nominarlo vescovo e Benedetto XVI cardinale. “Qualcuno lo ritiene caratterialmente un po’ spigoloso - annota Filoni -. E chi non lo sarebbe davanti ad ingiustizie e davanti alla rivendicazione della libertà che ogni autentico sistema politico e civile dovrebbe difendere?”.

“Devo testimoniare ancora due cose - aggiunge ancora il prefetto emerito della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli -. Il card. Zen è un ‘uomo di Dio’; a volte intemperante, ma sottomesso all’amore di Cristo, che lo volle suo sacerdote, profondamente innamorato, come don Bosco, della gioventù. Per essa è stato un maestro credibile. Poi è un ‘autentico cinese’. Nessuno, tra quanti ho conosciuto, posso dire essere veramente ‘leale’ quanto lui”. Di qui - conclude Filoni - questa testimonianza che “in un processo è fondamentale. Il card. Zen non va condannato. Hong Kong, la Cina e la Chiesa hanno in lui un figlio devoto, di cui non vergognarsi.
Questa è testimonianza alla verità”.
(Asia News 23/09/2022)