2022 07 27 Le guerre dimenticate: Siria, Etiopia, Myanmar

NEPAL - Kathmandu: un anno di carcere a un pastore accusato di proselitismo
LE ALTRE GUERRE, DIMENTICATE: SIRIA, ETIOPIA, MYANMAR TESTIMONIANZA: NIGERIA- Sostenere i cristiani perseguitati in Nigeria: un’intervista alla parlamentare croata Marijana Petir
Fonte:
CulturaCattolica.it
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NEPAL - Kathmandu: un anno di carcere a un pastore accusato di proselitismo
La sentenza è arrivata il 13 luglio dall’Alta Corte. Gruppi di attivisti hanno esortato il tribunale a rivedere il verdetto e il Parlamento ad abrogare le leggi che criminalizzano le conversioni. Alcuni temono che le normative possano venire strumentalizzate dagli estremisti.

Gruppi di attivisti per i diritti umani hanno espresso apprensione per il verdetto dell’Alta Corte di Jumla che ha condannato il pastore cristiano Keshav Acharya a un anno di reclusione per proselitismo. Hanno esortato il tribunale a rivedere la sentenza e il Parlamento ad abrogare le leggi del Paese che criminalizzano la conversione religiosa violando il diritto alla libertà di culto.

Il pastore Keshav Acharya era già stato arrestato il 23 marzo 2020 con l’accusa di diffondere disinformazione sul Covid-19. Era poi stato rilasciato su cauzione, ma arrestato altre due volte per aver tentato di convertire dei fedeli indù. Il 30 novembre 2021 il tribunale distrettuale di Dolpa lo ha condannato a due anni di carcere, poi mutuati a uno dall’Alta Corte il 13 luglio.

“È illegale, oltre che immorale, costringere qualcuno a convertirsi con le minacce, ma il pastore Keshav non ha fatto ricorso alla coercizione per convertire qualcuno al cristianesimo”, ha dichiarato ad AsiaNews Joseph Janse, presidente dell’organizzazione Voice for Justice. “Il pastore ha solo esercitato il suo diritto alla libertà religiosa e non ha commesso alcun reato”.
“È deplorevole che le leggi anti-conversione del Nepal siano formulate e applicate in modo tale da poter essere applicate anche come misure anti-blasfemia”, ha aggiunto Jansen. “L’applicazione della legge anti-conversione ha portato all’arresto di membri delle minoranze religiose e potrebbe ispirare gli estremisti indù ad attaccare i cristiani”.

Joël Voordewind, ex membro del Parlamento per l’Unione Cristiana, ha spiegato che il Nepal è parte di trattati internazionali, tra cui la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici che garantisce ai cittadini la libertà di scegliere una religione di propria scelta e di manifestare il proprio credo nel culto, nell’osservanza, nella pratica e nell’insegnamento. “Gli articoli costituzionali e del codice penale che regolano la conversione religiosa e il proselitismo sono vaghi e contraddittori, e sono stati utilizzati in maniera impropria”, ha aggiunto. “La promozione della libertà religiosa è un obbligo degli Stati in materia di diritti umani, ma la presenza del comma 3 dell’articolo 26 della Costituzione del Nepal e della sezione 158 del codice penale 2017 mettono in discussione la visione laica del Paese”.
L’avvocato del pastore Keshav, Indra prasad Aryal, ha garantito che “stiamo facendo del nostro meglio per far sentire la nostra voce e ottenere giustizia per il pastore e speriamo che il tribunale lo liberi presto”.
(Asia News 22/07/2022 di Shafique Khokhar)

LE ALTRE GUERRE, DIMENTICATE: SIRIA, ETIOPIA, MYANMAR

SIRIA - Attentato all’inaugurazione della chiesa di Santa Sofia, voluta dai russi

È di almeno due morti e 12 feriti il bilancio dell’attacco missilistico che domenica 24 luglio ha colpito la folla accorsa all’inaugurazione di una piccola chiesa presso il villaggio siriano di al-Suqaylabiyah, non lontano dalla città di Hama. La piccola chiesa che veniva inaugurata, destinata a servire la locale comunità greco-ortodossa, ha una storia singolare: vuole richiamare in dimensioni ridotte l’antica Basilica costantinopolitana di Santa Sofia (Hagia Sophia, dal luglio 2020 riutilizzata anche come luogo di culto islamico per volontà delle autorità turche), ed è stata costruita in tempi record sul territorio siriano per iniziativa e grazie al sostegno di settori politici e militari russi.
Le fonti ufficiali siriane attribuiscono l’attentato a non meglio precisati “terroristi”. Il colpo di artiglieria che ha seminato morte e dolore tra i cristiani accorsi all’inaugurazione potrebbe anche essere stato lanciato da un drone. Milizie ribelli e gruppi armati di matrice islamista, in lotta con gli apparati siriani e in parte sostenuti dalla Turchia, controllano ancora parti delle province siriane di Idlib, Aleppo, Hama e Latakia. Due giorni prima dell’attacco alla cerimonia di inaugurazione della chiesa, bombardamenti attribuiti all’aviazione russa avevano provocato sette morti (compresi 4 minori) nella regione di Idlib. Anche Yohanna X, Patriarca greco ortodosso di Antiochia, in una telefonata con il Vescovo metropolita greco ortodosso di Hama ha definito l’attacco all’inaugurazione del luogo di culto cristiano come “vile attentato terroristico”. Il Patriarca – riferisce il sito d’informazione arabo abouna.org - ha invocato la consolazione di Dio sui parenti delle vittime e la pronta guarigione per i feriti.
Ad al-Suqaylabiyah, come riferito dall’Agenzia Fides (vedi Fides 29/7/2020), due anni fa era stata avviata, con il placet del governo di Damasco e con il sostegno di settori politici e militari russi la costruzione di una chiesa intitolata alla Divina Sapienza, eretta con l’intenzione dichiarata di riprodurre, sia pure a dimensioni ridotte, il profilo architettonico di Hagia Sophia, l’antica Basilica bizantina di Costantinopoli – oggi Istanbul – ora riutilizzata come moschea per volontà delle autorità turche.
La “mini- Santa Sofia” siriana era stata presentata dalle fonti legate al governo di Damasco come una sorta di risposta russo-siriana alla scelta turca di riaprire Hagia Sophia al culto islamico.
Prima della guerra siriana, la cittadina di al Suqaylabiyah era abitata da circa 20mila cristiani ortodossi. Secondo indiscrezioni non verificabili, la posa della prima pietra della chiesa era avvenuta alla presenza di esponenti della Duma di Mosca (il Parlamento russo) e con il placet delle gerarchie del Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia (con sede a Damasco). Secondo alcuni resoconti, la costruzione della chiesa è stata resa possibile grazie al contributo operativo diretto dei militari russi di stanza nella base vicina a Latakia. A presentarsi come promotore dell’iniziativa era stato soprattutto Nadel al Abdullah, noto per aver guidato una milizia che si presentava come forza di auto-difesa composta da cristiani ortodossi, indicata tra i gruppi paramilitari schierati con l’esercito di Damasco nel conflitto contro i miliziani jihadisti del sedicente Stato Islamico (Daesh) o di Jabhat al Nusra. Media siriani e libanesi avevano a suo tempo rilanciato anche le dichiarazioni del parlamentare russo Vitaly Milonov, noto in patria anche per le campagne volte a ripristinare nelle pubblicazioni ufficiali russe l’antico nome di Costantinopoli per indicare l’attuale città turca di Istanbul.
(GV) (Agenzia Fides 25/7/2022)

ETIOPIA - L’assedio in Tigray continua, l’eparca cattolico di Adigrat implora un intervento immediato

“Capire che questa continua situazione di genocidio silenzioso sta consumando ogni giorno, minuto e ora, un numero immenso di vite innocenti di bambini, donne e uomini di tutte le età; smettere di sostenere e alimentare questo accanimento e piuttosto sbloccare e ripristinare i servizi base alla popolazione del Tigray; fare pressioni serie e intraprendere misure e un dialogo pacifico governo con tutti gli organismi che prendono parte in conflitto”. È l’ennesimo accorato appello lanciato dall’eparchia cattolica di Adigrat al governo federale, a tutti i suoi governi esterni di sostegno, nazionali e organismi internazionali non governativi, nonché società che stanno o potrebbero contribuire in qualsiasi modo e mezzo all’allungamento di questa guerra, assedio e blocco. “Insieme alla popolazione, al mio clero, ai religiosi e alle religiose e ai laici della diocesi, sto vivendo personalmente la sofferenza della mia gente e non posso non alzare la voce contro questo quotidiano doloroso, implorando la pace dal nostro Dio amorevole davanti al quale mi inginocchio ogni giorno per pregare, e che ha dato la sua vita ‘affinché l’umanità possa avere la vita e l’abbia in pienezza’ (Gv.10:10). Lo ha dichiarato il vescovo dell’Eparchia cattolica di Adigrat, mons. Tesfaselassie Medhin, in una nota dell’Eparchia cattolica pervenuta all’Agenzia Fides. “A meno che questa situazione orribile non venga risolta nel più breve tempo possibile, - prosegue l’Eparca - siamo già e saremo testimoni dell’orrore di una crisi umanitaria molto peggiorata e della perdita di vite umane nel Tigray. Pertanto, come parte del più ampio corpo della Chiesa cattolica universale e basata sui suoi valori e principi evangelici di giustizia sociale, facciamo appello ancora una volta al governo federale, a tutti i suoi governi esterni di sostegno, nazionali e organismi internazionali non governativi, nonché società che stanno o potrebbero contribuire in qualsiasi modo e mezzo all’allungamento di questa guerra, assedio e blocco”.
“Solo negli ultimi mesi stanno arrivando alcuni aiuti umanitari, anche se in misura molto ridotta rispetto al fabbisogno esistente -spiega. Tutti i servizi di base, come il trasporto terrestre e aereo, le telecomunicazioni, le banche, ecc., sono ancora bloccati. I beni e i servizi di base non sono disponibili sul mercato o hanno un prezzo estremamente elevato, quindi sono inaccessibili alla popolazione. Inoltre, la mancanza di carburante e denaro, associata alle sanzioni imposte dal governo federale, ha impedito agli aiuti umanitari di raggiungere le persone colpite dalla guerra che vivono in diversi distretti rurali e urbani della regione settentrionale etiope.”
Mons. Medhin, ha messo in evidenza l’impossibilità delle Case di formazione della Chiesa cattolica, così come le istituzioni che prestano servizio, di fornire servizi adeguati ai fedeli e alla popolazione in generale. “È estremamente difficile o impossibile fornire i mezzi di sostentamento pastorali, educativi, sanitari, umanitari, l’adattamento e la mitigazione del cambiamento climatico, ecc. previsti attraverso programmi di sviluppo sociologico” ammonisce l’eparca. “Il continuo assedio/blocchi da parte del governo e delle forze di occupazione ci ha completamente isolati dai nostri pastori e comunità, dal resto del mondo e dalle nostre reti cattoliche internazionali. Di conseguenza, 5,2 milioni di persone sono costrette a soffrire con grave malnutrizione, fame e quasi carestia.”
“Siamo molto grati ai nostri partner locali e internazionali che forniscono supporto e a tutti coloro che stanno lavorando per porre fine a questa angosciante crisi umanitaria” ha concluso mons. Medhin.
Secondo l’ultima valutazione del Tigray Bureau of Education, si stima che 1,7 milioni di studenti siano privi del servizio educativo da quasi tre anni (Covid-19 seguito da due anni di guerra). Oltre 2 milioni di persone vivono nei centri per sfollati interni in diverse città, paesi e aree rurali del Tigray, di cui oltre 100.000 ad Adigrat, senza cibo, riparo, acqua, medicine e altri bisogni primari.
Il conflitto risale all’inizio di novembre 2020 (vedi Agenzia Fides 6/11/2020). Si stima che circa 7,4 milioni di persone vivano in una grave situazione umanitaria.
(GF/AP) (Agenzia Fides 26/7/2022)

MYANMAR - Appello dell’arcivescovo di Mandalay al rispetto della vita umana
Sono incisive le parole di monsignor Marco Tin Win, al rispetto della dignità umana e della proprietà privata dinanzi all’intensificarsi degli attacchi della giunta militare ai villaggi cattolici della regione centrale di Sagaing, che hanno costretto migliaia di persone a fuggire dalle loro case e a rifugiarsi nella giungla e in altre aree sicure

“È davvero grande lo sconforto nell’apprendere le sofferenze di migliaia di persone, in particolare dei villaggi cattolici, le cui case sono state bruciate, le proprietà saccheggiate, e che si sono trasformati in senzatetto, in sfollati e con un estremo bisogno di cibo e di riparo”, ha dichiarato lo scorso 17 luglio l’arcivescovo Tin Win, in un videomessaggio, riportato da UCA News. Il presule, descrivendo i villaggi diventati “una terra di cenere, senza case, alberi e uccelli”, ha espresso il suo dolore per migliaia di fratelli e sorelle, costretti a lasciare le loro abitazioni e a vivere in luoghi di fortuna, affrontando la fame. “Cibo, vestiti, alloggio e assistenza sanitaria sono diritti fondamentali di tutti gli esseri umani, quindi devono essere considerati prioritari”, ha sottolineato l’arcivescovo, facendo appello alle parti interessate “a non bruciare e distruggere le case dei civili e a rispettare le loro proprietà”.

Continui attacchi ai villaggi cattolici
Il messaggio del presule è giunto con l’intensificarsi degli attacchi aerei e dei bombardamenti dell’esercito militare a diversi villaggi, nel tentativo di indebolire la resistenza delle forze di difesa del popolo. Il numero delle vittime e i danni a case e civili rimangono sconosciuti. Monsignor Tin Win ha espresso preoccupazione per le persone scomparse in diverse regioni del Paese. “Secondo gli insegnamenti della Chiesa - ha concluso -, l’esistenza umana e la dignità umana devono essere rispettate”.
I villaggi cattolici colpiti - Monhla, Chaung Yoe e Chan Thar - fanno parte dell’arcidiocesi di Mandalay e sono noti come villaggi Bayingyi, dove la popolazione rivendica la propria discendenza portoghese. In questi villaggi sono nati molti religiosi. Lo stesso cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, è originario di Monhla, luogo storico dove buddisti e cattolici convivono pacificamente da decenni.

Tanti gli appelli della Chiesa al rispetto della vita e della proprietà
Negli ultimi tempi, i presuli cattolici hanno ripetutamente chiesto il rispetto della vita umana e dei luoghi di culto, degli ospedali e delle scuole nella nazione del sud-est asiatico dilaniata dal conflitto. Ma, nonostante il cardinale Bo abbia anche incontrato il leader della giunta militare, Min Aung Hlaing, lo scorso dicembre, il suo regime ha continuato ad attaccare i civili e decine di chiese negli Stati Kayah e Chin sono state distrutte; sacerdoti e pastori uccisi e arrestati. Dal colpo di Stato delle forrze armate birmane del febbraio 2021, che ha rovesciato il governo di Aung San Suu Kyi, quasi 2.100 persone, tra cui oltre 100 bambini, sono state uccise e più di 1.400 sono state arrestate.
(RV Anna Poce – 18 07 2022)

TESTIMONIANZA

NIGERIA- Sostenere i cristiani perseguitati in Nigeria: un’intervista alla parlamentare croata Marijana Petir

Il massacro dei cristiani nigeriani rischia di degenerare in genocidio. Un politico croato spiega come possiamo aiutare.

Mentre l’omicidio di padre John Mark Cheitnum, della canonica della Chiesa cattolica di Cristo Re nella città di Lere, nello Stato di Kaduna settentrionale in Nigeria, è ancora all’ordine del giorno, alcuni media lo attribuiscono a controversie territoriali e disuguaglianze sociali. La verità è diversa. La violenza “islamista” o ultra-fondamentalista islamica (da non confondere con l’Islam in sé, evitando così accuse infondate di “islamofobia”) sta mettendo a dura prova i cristiani in Nigeria. Boko Haram, la Provincia dell’Africa occidentale dello Stato islamico (sezione locale dell’Isis) e i pastori nomadi Fulani stanno apertamente cercando di spazzare via i cristiani da una vasta area del Paese. Gli osservatori stanno raccogliendo documenti e testimonianze per capire se dietro questo massacro sistematico si celi un piano strategico. In questo caso, il termine “genocidio” sarebbe il più accurato culturalmente,

In una conferenza al Parlamento europeo a Bruxelles, ospitata dall’Intergroup on Freedom of Religion or Belief and Religious Tolerance il 12 luglio, gli esperti, riferendosi anche ai dati forniti da Open Doors, hanno ricordato al pubblico che in Nigeria i cristiani sono poco più che 98 milioni, ovvero quasi la metà dei 211,5 milioni di abitanti del Paese. Da luglio 2009 ad agosto 2021, 43.000 cristiani sono stati uccisi dai jihadisti e dai loro sostenitori. Si stima che siano state attaccate 17.500 chiese e più di 2.000 scuole cristiane. Nel nord del Paese, 10 milioni di cristiani sono dovuti fuggire dalle proprie case, altri 6 milioni sono scappati per evitare di essere uccisi, mentre più di 500 comunità sono state saccheggiate.

L’impressione di molti è che il governo, guidato dal presidente Muhammadu Buhari, sia troppo debole di fronte a questa violenza. Alcuni addirittura fanno notare che Buhari viene da una famiglia Fulani.

Ma ci sono anche buone notizie. Il 14 luglio 2022, il Primo Ministro della Repubblica di Croazia, Andrej Plenkovic, e il Ministro degli Affari Esteri, Gordan Grlic-Radman, hanno accettato la proposta di un membro del parlamento croato, Marijana Petir (ex Partito contadino croato, ora Indipendente) per inviare aiuti umanitari alle vittime dell’attacco nella città nigeriana di Owo. Bitter Winter ha chiesto al parlamentare Petir qual è il significato di questa mossa della Croazia.

Signora Petir, cosa l’ha spinta ad avanzare la sua proposta?
Il 5 giugno 2022, nello stato federale nigeriano di Ondo, è stato compiuto un attacco ai credenti cattolici. in cui furono uccise almeno cinquanta persone, compresi bambini. L’attacco avvenuto durante la messa nella città di Owo, nel sud-ovest della Nigeria, non è un caso isolato, poiché i cristiani in Nigeria sono spesso vittime di violenze da parte di gruppi armati.

La Repubblica Federale della Nigeria è un paese con oltre 200 milioni di abitanti. Frequenti attacchi armati, rapimenti e rapine provocano un senso di insicurezza e costringono la popolazione a lasciare le proprie case, causando di conseguenza povertà e fame per un gran numero di residenti. L’insicurezza del Paese è particolarmente evidente nel gran numero di morti tra i civili. Un totale di 10.399 persone sono morte a causa delle violenze nel 2021. I gruppi estremisti sono per lo più presenti nella parte settentrionale della Nigeria, motivo per cui la popolazione vive sotto costante minaccia. La maggior parte degli attacchi registrati si verificano nella parte centrale del Paese, mentre gli attacchi nella parte sud-occidentale del Paese con una popolazione a maggioranza cristiana sono stati finora rari. Questo è il motivo per cui l’ultimo attacco nella città di Owo è fonte di ulteriore preoccupazione ed è un segnale del peggioramento della situazione della sicurezza. Sentivo che la Croazia non poteva voltare le spalle.

Allora cosa hai fatto?
La Repubblica di Croazia, nell’ambito delle sue attività di politica estera, in particolare di sviluppo e attività umanitarie, sostiene il rispetto e la protezione dei diritti di tutti i gruppi religiosi e fornisce sostegno ad iniziative volte a rafforzare la lotta contro la persecuzione dei credenti e dei religiosi in tutto il mondo.
Ho esortato il governo di Zagabria a inviare aiuti umanitari alle vittime dell’attentato di Owo per un importo totale di € 30.000,00. Il contributo sarà incentrato sulle attività umanitarie a favore delle vittime dell’attacco, tramite versamento alla Caritas croata. Il Ministero degli Affari Esteri ed Europei preparerà e controllerà l’attuazione professionale delle attività proposte nella presente Decisione.

Hai lanciato anche un’altra iniziativa...
Sì, poiché i cristiani sono il gruppo religioso più perseguitato al mondo, ho proposto al governo del mio Paese di istituire anche un programma di borse di studio, per i giovani perseguitati per la loro fede in Africa, Asia e Medio Oriente.
Le borse di studio croate per giovani cristiani perseguitati sono il risultato del mio emendamento al bilancio statale per il 2021, che è stato accettato dal governo. Le risorse finanziarie previste di 1,5 milioni di HRK, o 200.000 euro, sono destinate a borse di studio per giovani perseguitati contro la libertà religiosa, per consentire loro di studiare in Croazia e acquisire conoscenze, quindi tornare in patria dove aiuteranno a costruire o ri-costruire le loro comunità nel quadro di una società democratica e tollerante.
Questo denaro è destinato allo studio e all’alloggio nel mio paese. Il primo gruppo di studenti è arrivato in Croazia da India, Pakistan, Siria, Sud Sudan, Nigeria, Benin ed Etiopia. Questo budget per il 2022 prevede anche lo stesso importo di fondi per le borse di studio.
(Bitter Winter 25/07/2022 MARCO RESPINTI)