2022 01 12 Cristiani in Siria: “Aiutateci! Qui non c’è futuro”

PAKISTAN - Vittime cristiane per blasfemia: un Pastore condannato a morte, un laico in libertà su cauzione CINA - Chen Yu: confermata in appello la condanna a 7 anni per la vendita di libri cristiani TESTIMONIANZA Cristiani in Siria: “Aiutateci! Qui non c’è futuro”
Fonte:
CulturaCattolica.it
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PAKISTAN - Vittime cristiane per blasfemia: un Pastore condannato a morte, un laico in libertà su cauzione

Un tribunale distrettuale di Rawalpindi ha condannato a morte per blasfemia un Pastore protestante, Zafar Bhatti, 58 anni, in carcere dal 2012. Il leader cristiano era stato accusato di aver inviato messaggi di testo Sms blasfemi. Zafar Bhatti è stato condannato all’ergastolo il 3 maggio 2017 ai sensi degli articoli 295 (a) e 295 (c) del Codice Penale del Pakistan per aver disonorato il profeta Maometto e sua madre. Prima del suo arresto nell’anno 2012, il Pastore Zafar Bhatti aveva fondato l’organizzazione di beneficenza “Jesus World Mission” per assistere i poveri e gestiva una chiesa domestica.
Secondo la denuncia presentata da uno sconosciuto, la polizia ha arrestato il Pastore Zafar Bhatti per blasfemia. Dopo le indagini sul numero di cellulare, la società fornitrice di servizi ha reso noto che il numero della carta SIM utilizzata per inviare messaggi di testo non era registrato a suo nome. Una donna musulmana di nome Ghazala Khan risultava il titolare del numero della carta SIM utilizzata per inviare messaggi di testo blasfemi. La Corte ha processato la donna nell’aprile 2013 e le ha concesso la libertà su cauzione. Zafar Bhatti sin dal primo giorno ha negato le accuse a suo carico. Al momento è il prigioniero più longevo per blasfemia ed è il primo a ricevere una condanna a morte, comminata dal tribunale il 3 gennaio scorso.
Ilyas Samuel, attivista cristiano per i diritti umani, mostrando a Fides lo sconcerto per la immotivata condanna a morte di Zafar Bhatti, afferma: “È triste sentire questa notizia. Mi dispiace che l’uso improprio delle leggi sulla blasfemia sia diventato così comune che viene esercitato come strumento di vendetta contro persone innocenti”.

Accanto al caso di Zafar Bhatti, ce n’è un altro che mostra uno spiraglio di giustizia: il 5 gennaio Nadeem Samson, un cristiano vittima della legge sulla blasfemia dal novembre 2017, ha ricevuto la libertà su cauzione dopo 4 quattro anni dall’arresto, in un giudizio della Corte Suprema. Nadeem Samson è stato arrestato con l’accusa di aver creato un falso account Facebook, su cui avrebbe pubblicato contenuti blasfemi.
Joseph Jansen, Presidente di “Voice for Justice” parlando all’Agenzia Fides, ha dichiarato: “Siamo felici di aver ottenuto la libertà su cauzione per Nadeem Samson. In realtà la disputa con il denunciante riguardava questioni di denaro e di proprietà. La maggior parte dei casi di blasfemia sono basati su false accuse, in seguito a litigi familiari o pregiudizi religiosi. È necessario che quanti accusano falsamente altri di blasfemia, siano assicurati alla giustizia e debitamente puniti”, osserva.
L’avvocato musulmano Saif-ul-Malook, legale di Nadeem Samson e in passato difensore di Asia Bibi, nota a Fides: “Si tratta di una decisione storica della Corte Suprema del Pakistan. Questo giudizio fungerà da precedente per aiutare altre vittime di accuse di blasfemia. I tribunali pakistani respingono regolarmente i ricorsi su cauzione per le vittime della legge sulla blasfemia, in particolare quando le accuse sono riferite all’articolo 295 (c). Rendiamo merito al giudice Syed Mansoor Ali Shah della Corte Suprema del Pakistan per non aver lasciato che i pregiudizi religiosi lo scoraggiassero dall’esercitare giustizia”, conclude.
(AG) (PA) (Agenzia Fides 10/1/2022)

CINA - Chen Yu: confermata in appello la condanna a 7 anni per la vendita di libri cristiani

I media occidentali e le ONG avevano protestato contro la sentenza di primo grado nel settembre 2020. Il giudice d’appello ha confermato che Chen dovrebbe rimanere in carcere.

Diversi media occidentali e ONG hanno riferito nel 2020 che il 27 settembre Chen Yu, il capo della “Libreria del grano” a Taizhou, provincia di Zhejiang , era stato accusato di “operazione illegale” per vendita di libri cristiani e condannato a 7 anni di carcere e multato di 200.000 yuan dal tribunale cittadino di Linhai.

Familiari e correligionari hanno appreso ora che la decisione è stata confermata in appello.
Chen Yu, che a volte usava lo pseudonimo di Zhang Mai sui social network, era popolare tra i cristiani nello Zhejiang e oltre. Aveva clienti nell’Henan, nello Shandong e in altre province. Era stato lasciato relativamente indisturbato fino a settembre 2019, quando è stato arrestato.
Al processo, il pubblico ministero ha affermato di aver venduto più di 20.000 Bibbie e libri cristiani e che 12.684 libri erano stati trovati nei suoi locali e distrutti.
Secondo quanto riferito, ciò che ha fatto infuriare la polizia è stato che ha venduto migliaia di libri del pastore Wang Yi, della Early Rain Covenant Church di Chengdu, che è stato condannato a nove anni di carcere nel 2019. Non a caso il libraio Chen Yu è stato arrestato quando il processo contro il pastore Wang Yi è stato istruito ed è cominciato.
Il pubblico ministero ha definito l’operazione di vendita di libri di Chen una “cospirazione anti-cinese”, perché alcune delle Bibbie e dei libri che ha venduto sono stati stampati a Taiwan e negli Stati Uniti e ha affermato che Chen aveva più di 10.000 clienti.
Chen rimane un detenuto nel centro di detenzione della città di Linhai, provincia di Zhejiang.
(01/11/2022 ZHONG JINGGU Bitter Winter)


TESTIMONIANZA SIRIA
Cristiani in Siria: “Aiutateci! Qui non c’è futuro”
Monsignor Nidal Abdel Massih Thomas, vicario patriarcale caldeo di Al Giazira, lavora nel nord est della Siria, in una regione posta sotto il controllo dei curdi. Nell’intervista a Vatican News, racconta la drammatica situazione dei cristiani nella zona e la loro inarrestabile fuga in cerca di un futuro migliore
La regione di Al Giazira è nel nord della Siria, a est dell’Eufrate, al confine con la Turchia, ed è in gran parte controllata dalle forze curde. Dai villaggi cristiani sono andati via quasi tutti i fedeli, assiri per la stragrande maggioranza. Nei 38 villaggi abitati da popolazioni cristiane si trovano numerose chiese, ma a causa delle migrazioni, solamente due sono ancora attive. E su 21mila ortodossi assiri presenti in zona prima della guerra, ne sono rimasti oggi solo 800.
Le origini dell’esodo
A spiegare questa fuga massiccia, un episodio avvenuto 4 anni fa quando 150 cristiani furono rapiti dagli islamisti dell’Isis. Tra loro, anche una famiglia caldea di 5 persone. I terroristi chiesero un riscatto dopo 15 giorni, ma poiché non arrivava nessun pagamento, diffusero un video dell’esecuzione di tre ostaggi. Lo stesso video mostrava, dietro i tre condannati a morte, altri tre ostaggi, tra cui un membro della famiglia caldea, come possibili vittime successive. All’ostaggio caldeo venne chiesto di leggere un messaggio rivolto ai leader delle Chiese cristiane per chiedere loro di pagare il riscatto. Il pagamento avvenne, in cambio del rilascio di 146 dei 147 sopravvissuti. Purtroppo un esponente dell’Isis trattenne una donna che si era scelta come moglie e con la quale ebbe poi due figli Alla caduta del califfato, fu lasciata alla donna la possibilità di andarsene, ciò che non lei non riuscì a fare per paura di essere uccisa dalla sua famiglia di origine, anche se era stata trattenuta con la forza dal terrorista.

Il “business” dei rapimenti
In seguito, l’80 per cento degli assiri fuggì in Libano. Ma quel rapimento non è stato l’unico episodio. “Era un business”, afferma infatti monsignor Nidal Thomas: “Catturavano i cristiani ad Hassake e incassavano i soldi del riscatto”. All’epoca, spiega il sacerdote, nessuna delle parti coinvolte e presenti nella regione poteva proteggere i cristiani, tanto che molti se ne sono andati e continuano a partire ancora oggi.

7 cristiani su 10 emigrano
Sono numerose le parti in causa presenti sul territorio: la Turchia occupa una striscia di terra in Siria dietro il confine; Hezbollah; alcuni soldati francesi; gli iraniani; l’esercito siriano con i suoi alleati russi; e i curdi, sostenuti dalle forze statunitensi presenti nella zona. Sono loro, i curdi, ad avere il controllo dell’estrazione petrolifera dell’area. Geograficamente, la regione confina anche con l’Iraq. Sempre in questa regione, monsignor Thomas riferisce che alcuni gruppi cristiani si sono alleati con i curdi, altri con l’esercito siriano. Il che rende complicata la permanenza dei cristiani nella zona, in quanto possono essere sempre sospettati di essere nemici da una delle parti, e presi di mira. Di conseguenza, se la situazione dei cristiani è difficile in tutta la Siria, lo è ancor di più nella regione di Al Giazira (l’isola, in arabo). Per questo, sette su dieci hanno scelto di partire, soprattutto assiri.

Appello agli aiuti internazionali
A questo si aggiunge il reclutamento militare organizzato dai curdi, spiega il presule, perché hanno necessità di nuove leve, specialmente giovani. Per chi è rimasto, per scelta o per forza, in questa regione dove la guerra non è finita, si aggiunge un’ulteriore complicazione: l’enorme difficoltà a riceve il denaro spedito dai familiari residenti all’estero. Si tratta di denaro indispensabile, considerata la mancanza di lavoro, la crisi economica e l’inflazione. Monsignor Thomas implora dunque il sostegno di tutte le persone di buona volontà: “Tutti devono conoscere le condizioni in cui viviamo - dice - Qui tutti non vedono l’ora di andarsene. Pregano i parenti rifugiati all’estero di aiutarli a fuggire, perché qui incontrano difficoltà ovunque, e non hanno alcun futuro” conclude il vicario patriarcale caldeo per il nord est della Siria.
(Vatican News 20 12 2021)