2021 10 27 Persecuzione continua

MYANMAR - I militari devastano e occupano una chiesa battista: nuovi episodi di aggressioni ai cristiani
INDIA - Rapporto sulla violenza anticristiana: negli ultimi nove mesi oltre 300 attacchi
Fonte:
CulturaCattolica.it
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MYANMAR - I militari devastano e occupano una chiesa battista: nuovi episodi di aggressioni ai cristiani

I militari del Myanmar hanno devastato una chiesa battista dopo aver attaccato il villaggio di Tlang Rua nella diocesi di Hakha, nello stato birmano di Chin, nell’area nordoccidentale del Myanmar, e si sono poi accampati all’interno della chiesa. Come appreso dall’Agenzia Fides, nell’attacco al villaggio, avvenuto il 19 ottobre, hanno anche bruciato 12 case. Quando la gente del posto ha sentito l’arrivo dell’esercito nell’area, oltre 1.200 abitanti della zona sono fuggiti nella foresta, dove ora si nascondono, sopportando forti piogge e freddo. Il Pastore battista Rev. Thawng stigmatizza “la cieca violenza di questi atti contro i civili, giustificata con raid contro i ribelli” e, notando che tali atti contro le chiese si stanno ripetendo con frequenza, afferma che “i militari del Myanmar sono diventati ladri e terroristi”. “Nessuno è stato ucciso, ma questo è un atto da condannare fortemente, è un comportamento codardo, fanatico e antireligioso dei militari”, nota all’Agenzia Fides il sacerdote cattolico p. Francis Suan, residente nelle vicinanze.

La violenza è avvenuta alcuni giorni dopo l’incendio di un intero villaggio, inclusa una chiesa battista nel villaggio di Rialto, sempre in Chin, il 13 ottobre scorso. I recenti episodi che vedono come vittime Pastori, villaggi, edifici di culto cristiani, stanno sollevando nella comunità dei credenti in Myanmar degli interrogativi. P. Noel Hran Tin Thang, sacerdote birmano, nota a Fides: “Nella generale atmosfera di violenza, constatiamo attacchi alle chiese cristiane, ma nessuna distruzione delle pagode buddiste. Come mai? Membri delle forze di resistenza sono birmani di tutte le religioni ed etnie. Perché questo accanimento contro i cristiani?”.

I fedeli ricordano che il mese scorso i soldati del Myanmar hanno ucciso Cung Biak Hum, Pastore Battista di 31 anni, mentre si precipitava per aiutare a spegnere un incendio causato dai bombardamenti militari nello stato Chin (vedi Fides 22/9/2021). Il suo corpo è stato anche brutalizzato. Sono circa 20 gli episodi documentati da gruppi per i diritti umani, dai mass-media, da personale delle Chiese, nei quali chiese cristiane, leader ecclesiastici e volontari sono colpiti o coinvolti nel fuoco incrociato: edifici di culto colpiti da razzi, parroci e fedeli arrestati, utilizzo di chiese come basi militari. L’esercito spesso giustifica gli attacchi alle chiese sostenendo che negli edifici si nascondono i ribelli.

I fedeli cattolici e delle altre confessioni sono impauriti, temendo una rappresaglia mirata contro le comunità cristiane e per questo hanno paura a recarsi nelle chiese per le liturgie. Mentre proseguono scontri tra l’esercito regolare e le forze della resistenza (People Defence Forces), sono spesso i sacerdoti come padre Celso Ba Shwe, Amministratore Apostolico di Loikaw, nello stato Kayah, a raggiungere la gente, per dare conforto e speranza, recandosi nei vari quartieri a portare i Sacramenti. “Seguendo le orme del Buon Pastore, usciamo a donare cibo spirituale, consolazione, solidarietà, nel nome di Cristo”, dice padre Celso a Fides. “Fin dall’inizio della crisi politica e sociale, le chiese hanno fornito rifugio alle persone in fuga dal conflitto, secondo un’opera di accoglienza e di aiuto umanitario”, spiegano a Fides sacerdoti e religiosi locali, così come si offre assistenza sanitaria, in molte chiese, ospedali, dispensari, strutture cristiane come la nota “Clinica della Compassione” a Loikaw.

Va notato che i cristiani in Myanmar (circa il 6% della popolazione, al 90% buddista) provengono principalmente da aree di minoranze etniche e per questo subiscono una antica ostilità da parte dell’esercito, sia per la loro etnia, sia per la loro religione. La maggioranza etnica bamar, prevalentemente buddista, infatti, è prevalente nella politica e nell’esercito, e in passato la promozione culturale e sociale di nazionalismo religioso (di marca bamar-buddista) ha emarginato e penalizzato le minoranze.
Secondo l’ultimo censimento del 2016, i cristiani in Myanmar sono concentrati soprattutto negli stati Chin, Kayah e Kachin. Nello stato Chin (ad ovest, al confine con l’India) circa l’85% dei 478.000 residenti sono cristiani; in Kayah (al confine con la Thailandia nel sud-est) il 46% dei 286.000 abitanti si dichiara cristiano; nello Stato di Kachin, nell’estremo nord del Myanmar, al confine con la Cina, il 34% di 1,6 milioni di abitanti è cristiano.
La violenza militare nei confronti delle minoranze cristiane si inserisce nella più ampia repressione del movimento di resistenza, diffuso in tutto il paese, che sta mettendo alla prova la popolazione. Le Nazioni Unite hanno affermato che 3 milioni di donne, bambini e uomini hanno urgente bisogno di assistenza e protezione nel Myanmar post-golpe a causa del conflitto, insicurezza alimentare, disastri naturali e pandemia di Covid-19.
(PA-JZ) (Agenzia Fides 22/10/2021)

INDIA - Rapporto sulla violenza anticristiana: negli ultimi nove mesi oltre 300 attacchi

C’è un aumento significativo della violenza contro i cristiani in tutta la nazione. È quanto registra un rapporto intitolato “Cristiani sotto attacco in India”, presentato ieri in conferenza stampa a Nuova Delhi, da alcuni gruppi che si battono per il riconoscimento dei diritti dei cristiani nel Paese

Il rapporto dell’Associazione per la protezione dei diritti civili, di United Against Hate e United Christian Forum, - riporta UCA News -, registra negli ultimi nove mesi di quest’anno, 305 incidenti in 21 Stati: 69 a settembre, 50 ad agosto, 37 a gennaio, 33 a luglio, 27 nel mese di marzo, aprile e giugno, 20 a febbraio e 15 a maggio, e contiene testimonianze dettagliate delle vittime di circa 90 incidenti e crimini d’odio contro i cristiani.

Le violenze nei diversi Stati
L’Uttar Pradesh, nel nord dell’India, governato dal partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (BJP), è in cima alla lista di quest’anno con 66 attacchi contro i cristiani, seguito dal Chhattisgarh, governato dal Congresso Nazionale Indiano (47), dal Jharkhand, governato dal Jharkhand Mukti Morcha (30), e dal Madhya Pradesh, governato dal BJP (26). Infine il Karnataka, nel sud del Paese, governato anch’esso dal BJP, è stato testimone di una notevole impennata della violenza contro i cristiani con 32 incidenti. Obiettivi principali degli attacchi: le donne – 1.331 quelle che hanno subito violenza quest’anno -; i tribali, con 588 feriti e i Dalit, con 513 feriti.

Cristiani accusati di compiere conversioni forzate
Anche alcune chiese sono state danneggiate o vandalizzate nel corso di 23 attacchi e le preghiere domenicali e altre attività religiose impedite dalle autorità amministrative e dalle forze dell’ordine in altri 85 casi, per prevenire le conversioni forzate. Nove Stati indiani, a questo proposito – l’Uttarakhand, l’Arunachal Pradesh, l’Odisha, il Madhya Pradesh, il Chhattisgarh, il Gujarat, l’Himachal Pradesh, il Jharkhand e il Tamil Nadu – hanno promulgato in questi ultimi anni una controversa legge anti-conversione che scoraggia e vieta le conversioni religiose.

Il numero dei cristiani non è aumentato in India
“Abbiamo tutte le prove documentate degli attacchi ai cristiani”, ha riferito il coordinatore nazionale dell’United Christian Forum, A.C. Michael, spiegando come gli attivisti indù responsabili degli attacchi, accusino i cristiani di conversioni religiose forzate, pur non avendo le prove. “Essi - ha affermato - diffondono delle falsità, suggerendo che chi studia nelle scuole missionarie venga convertito al cristianesimo”, ma, ha aggiunto, “se questo fosse vero la maggior parte delle persone istruite in questo Paese sarebbero cristiane”. Come sottolinea invece Minakshi Singh, segretario generale di Unity in Compassion, “non c’è stato alcun cambiamento significativo nella percentuale della popolazione cristiana”, anzi, “il suo numero si sta riducendo”.

La denuncia delle crescenti ostilità
Alla luce di questi ultimi dati, l’United Christian Forum ha inviato l’11 ottobre una lettera al Ministero federale per gli Affari delle Minoranze, richiamando l’attenzione sull’aumento della violenza e delle ostilità contro i cristiani nel Paese. (RV 2021 10 22 Anna Poce)