2021 04 07 La Croce e il Martirio di tanti nostri fratelli cristiani

NIGERIA - Ancora un sacerdote ucciso in Nigeria
CINA - Il regime cinese sta trattenendo numerosi cristiani in strutture segrete per indurli a rinunciare alla loro fede
Africa MALI - La missionaria cristiana Beatrice Stöckli uccisa dai terroristi, nell’assoluto silenzio dei media
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Papa Francesco nel Giovedì Santo 2021
La Croce e il Martirio di tanti nostri fratelli cristiani

“Ha abbracciato la Croce intera”. “Perché nella Croce - ha affermato il Papa - non c’è ambiguità”. “La Croce non dipende dalle circostanze”. “La Croce non si negozia”. “C’è qualcosa della Croce - ha aggiunto Francesco - che è parte integrante della nostra condizione umana, del limite e della fragilità”.
È anche vero “che c’è qualcosa di ciò che accade nella Croce che non è inerente alla nostra fragilità, bensì è il morso del serpente, il quale, vedendo il crocifisso inerme, lo morde e tenta di avvelenare e screditare tutta la sua opera”.
Ma la Carne del Signore “è stata veleno per lui ed è diventata per noi l’antidoto che neutralizza il potere del maligno”.
Dal modo in cui abbracciamo la Croce annunciando il Vangelo – con le opere e, se necessario, con le parole – si manifestano due cose: che le sofferenze procurateci dal Vangelo non sono nostre, ma «le sofferenze di Cristo in noi» (2 Cor 1,5) e che «non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore» e noi siamo «servitori a causa di Gesù» (2 Cor 4,5).

NIGERIA - Ancora un sacerdote ucciso in Nigeria
Il prete è stato assassinato insieme ad altre sei persone

Ancora un sacerdote ucciso in Nigeria. Si tratta di padre Ferdinand Fanen Ngugban, vice-parroco della parrocchia di San Paolo di Aye-Twar, nella diocesi di Katsina-Ala situata nello Stato nigeriano di Benue. Il sacerdote è stato ucciso nella mattina del 30 marzo insieme ad altre sei persone da un gruppo di uomini armati che ha attaccato la comunità incendiando le case. Secondo quanto riferito dal cancelliere della diocesi di Katsina citato dall’agenzia Aciafrica, il giovane sacerdote aveva appena celebrato la Messa e si stava preparando per la Messa Crismale in cattedrale insieme ai confratelli quando, attirato dal rumore è uscito dalla chiesa. Il suo corpo è stato poi ritrovato esanime, ad ucciderlo un colpo di arma di fuoco alla nuca. La polizia si è messa sulle tracce degli assalitori.

Gli attacchi ai cristiani, in particolare ai sacerdoti cattolici, aumentano drasticamente in Nigeria
La recente sparatoria in una chiesa in Nigeria è l’ultimo micidiale attacco terroristico contro i cristiani, soprattutto contro i sacerdoti cattolici, nel Paese.
Dal 2019 al 2020, il numero di cristiani assassinati in Nigeria è passato da 1.350 a 3.530.
(Lisa Zengarini – Città del Vaticano RV 01 04 2021)

La chiesa in Nigeria difende le persone dall’estremismo islamico

NIGERIA - Chiese e scuole aperte e un nuovo villaggio per ospitare famiglie in fuga da Boko Haram

“Dal 2014 ospitiamo nella nostra diocesi migliaia di persone in fuga dalle aree limitrofe occupate o distrutte da Boko Haram, abbiamo accolto negli spazi della nostra Cattedrale di Santa Teresa, nelle parrocchie, le scuole, fino a 3000 persone, abbiamo aperto le porte delle nostre chiese, dei nostri locali e delle case, per dare un rifugio a questi nostri fratelli. Alcuni di loro non possono ancora fare ritorno nei loro villaggi a causa della presenza di terroristi nell’area; abbiamo quindi deciso di costruire case per loro e farli vivere qui da noi”. Sono le parole accorate rilasciate all’Agenzia Fides da mons. Stephen Dami Mamza, Vescovo di Yola, capitale e più grande città dello Stato di Adamawa, punta estrema est della Nigeria, una delle aree più colpite dalla ferocia di Boko Haram. Per venire in soccorso di gruppi di famiglie che sono ospitate nella sua diocesi, è stata adottata una iniziativa concreta.
Spiega il Vescovo a Fides: “Dal Nord del nostro Stato, a partire dal 2014 in poi, sono fuggite tantissime persone, espropriate di tutto e terrorizzate, che si sono riversate nella mia diocesi. Fin da allora abbiamo scelto di fare di tutto per accoglierli dignitosamente e aperto molti nostri edifici per organizzare campi. Per alcune migliaia di loro, da quando la situazione si è tranquillizzata e l’esercito ha ripreso il controllo dell’area, è stato possibile tornare a casa. Ma per circa 850 persone, a causa di enormi rischi che ancora si corrono nei loro villaggi, l’ipotesi di rientro è assolutamente impraticabile. Per loro, stanchi di vivere in tende nei campi, senza una prospettiva futura, ho pensato alla costruzione di case vere e proprie”.
“Sarà un quartiere dove oltre alle abitazioni – racconta il Vescovo - sorgeranno una scuola, una chiesa e una moschea (il 5% circa dei profughi è musulmano, ndr). Le case per la precisione sono 86 per 86 famiglie e dalla metà di aprile quando i lavori saranno ultimati e le abitazioni consegnate, diverranno per loro la dimora permanente. Sono qui con noi da molto tempo, diverranno nostri concittadini e potranno così immaginare un futuro con un minimo di stabilità. Tutte le famiglie hanno perso almeno un componente ucciso da Boko Haram, ma tanti nuclei hanno avuto più di un membro ucciso o rapito, sono quindi tutti traumatizzati e provati anche per non poter contare su una casa e strutture per i propri figli. Hanno storie diverse accomunate da un grande dolore e un senso di disorientamento, speriamo che questa nuova prospettiva li aiuti a ricominciare”
(LA) (Agenzia Fides 27/3/2021)

Assolutamente da segnalare il lavoro del giornalista Giulio Meotti https://meotti.substack.com/
segnala costantemente notizie totalmente censurate dai media

Una sintesi di due notizie:

CINA - Il regime cinese sta trattenendo numerosi cristiani in strutture segrete per indurli a rinunciare alla loro fede, denuncia un rapporto di Radio Free Asia, uno dei primi media al mondo a svelare quanto accadeva agli uiguri.

Un rapporto di Radio Free Asia. L’Economist racconta la “cinesizzazione dei cristiani”. La sinologa Chloé Froissart. “La Cina di Xi è totalitaria, partito-esercito, panopticon e repressione”

Un membro di una “chiesa domestica” non riconosciuta dallo stato cinese nella provincia sud-occidentale del Sichuan che ha chiesto di essere identificato con uno pseudonimo, “Li Y”, racconta: “Era una struttura mobile, serve per i cristiani membri delle chiese domestiche”. Li ha detto di essere stato tenuto in una stanza senza finestre per dieci mesi, durante i quali è stato picchiato, abusato verbalmente e “torturato mentalmente” dal personale. “Usano metodi davvero subdoli. Ti minacciano, insultano e intimidiscono. Devi accettare la dichiarazione di abiura che preparano per te”.

Un altro cristiano ha detto a Radio Free Asia che strutture simili vengono utilizzate in tutta la Cina, non solo per i protestanti, ma anche per i membri della chiesa cattolica sotterranea (…)
Il Los Angeles Times ha già raccontato di simili torture ai danni dei cristiani. Walter Russell Mead sul Wall Street Journal spiega che il regime cinese ha paura del cristianesimo e vuole stroncarlo.

The Economist di questa settimana racconta che l’obiettivo del regime è la “cinesizzazione” del cristianesimo, farne un culto di stato epurandolo da “influenze straniere”. Il Partito Comunista disse nel 1949: “Un cristiano in più, un cinese in meno”. I funzionari in Cina mormorano ancora questa frase oggi. (…)
Nel 2018 il partito ha raggiunto un accordo con il Vaticano. L’accordo significa, in effetti, che nessun cattolico che rifiuta il partito può diventare vescovo in Cina: una vittoria per la cinesizzazione”.

Il Partito Comunista Cinese festeggerà il centesimo compleanno il prossimo 1 luglio. È al potere da settantadue anni, due in meno per uguagliare il Partito Comunista dell’Unione Sovietica. “Da quando è salito al potere nel 2012, Xi Jinping ha continuato a rafforzare l’autorità del Partito, la sua presa sullo Stato, la società e l’economia, attraverso l’eradicazione della società civile, l’incarcerazione di attivisti, avvocati e la creazione di cellule del Partito nelle società, comprese le società estere” racconta a Le Monde la sinologa Chloé Froissart. “Il suo potere si basa sul terrore, ma lui stesso vive nel terrore. Ogni critica equivale al dissenso e il Partito ora è gestito come un esercito. La paura di essere accusati di slealtà impedisce ai dirigenti di mostrare iniziativa e innovazione e di riportare informazioni cruciali come all’inizio del Covid-19 a Wuhan”.

Xi non vuole fare la fine dell’Urss. (…) Dalla presa del potere ha proclamato che l’orizzonte resta il comunismo, ha imposto il primato dell’ideologia, della disciplina e della purezza del partito. È un piccolo padre bonario del popolo con un pugno di ferro. Xi ora concentra più potere di Mao”.

La sinologa parla di “tentazione totalitaria”. “Si è instaurato un regime del terrore, soprattutto nello Xinjiang, dove c’è il genocidio, ma anche contro tutti coloro che osano criticare il Partito e dire la verità. Un altro segno è la manipolazione di simboli storici e culturali intesi a servire la ‘grande rinascita della nazione cinese’. L’ultimo elemento è uno stato di sicurezza rafforzato, attraverso una società di sorveglianza basata sul principio del panopticon, con milioni di telecamere in centri commerciali, strade, aule universitarie e un sistema di ‘credito sociale’. Xi Jinping ha vietato di parlare dei 40 milioni di morti durante il periodo maoista. Non è più possibile criticare, dobbiamo lodare i padri fondatori del regime. Il grande balzo in avanti, la rivoluzione culturale e il massacro di Tiananmen sono visti come epifenomeni che avrebbero permesso alla Cina di essere dov’è. È l’idea che siano sacrifici necessari”.

L’Occidente non sembra ancora aver compreso il vero volto del regime cinese.
(di Giulio Meotti 2021 05 05)

Africa MALI - La missionaria cristiana Beatrice Stöckli uccisa dai terroristi, nell’assoluto silenzio dei media

Era già stata rapita nel 2012 e dopo il suo rilascio era tornata a Timbuktu per lavorare con donne e bambini. Poi un altro rapimento. Lo scorso ottobre, l’annuncio della sua uccisione da parte dei fondamentalisti islamici in Mali. Adesso la notizia del ritrovamento del suo corpo.

Beatrice Stöckli era andata in Mali con il missionario tedesco Jörn Andre. Avevano fondato scuole in vari paesi africani con il nome di “New Life Africa”. “Era pericoloso anche per i pastori africani”. André e il suo gruppo si erano ritirati dal Mali nel 2012 per motivi di sicurezza. Beatrice era rimasta.

Siamo in una terra di massacri spaventosi. Come quello di 95 cristiani in un attacco in un villaggio nel Mali centrale. “50 uomini armati pesantemente sono arrivati su motociclette e camioncini”, ha detto un sopravvissuto. “Prima hanno circondato il villaggio e poi hanno attaccato. Chiunque abbia cercato di fuggire è stato ucciso. Nessuno è stato risparmiato: donne, bambini, anziani”. Una fonte di sicurezza maliana sul luogo del massacro ha detto a Open Doors: “Un villaggio Dogon è stato praticamente spazzato via”.

Stöckli aveva lasciato il segno già a Basilea perché, prima di trasferirsi in Africa, era stata coinvolta nella “Missione di mezzanotte”, prima tra gli emarginati e poi tra le prostitute. “Era una persona dal carattere pionieristico”, ricorda Johannes Vogel, che ha guidato la missione. E la dipendente Katharina Baumberger dice: “Beatrice aveva un grande cuore per le persone ai margini.
(…)
Si fatica a trovare la notizia non dico della sua storia, ma della stessa morte di Beatrice Stöckli. Il suo nome, la sua storia, non era spendibile sui nostri media. Una occidentale cristiana che lavorava in Africa. Beatrice non lavorava per una ong dell’immigrazione, ma per una ong di idealisti evangelici che aiuta gli africani a costruire una vita migliore.

Non il singhiozzo dell’uomo bianco, ma il suo orgoglio. Beatrice non nascondeva la propria fede, in una terra dove è spesso una condanna a morte e in un tempo culturalmente liquido a disagio e infastidito da una identità dura come la roccia.
(di Giulio Meotti 2021 04 02)