2020 12 02 L'odio anticristiano sembra non finire mai, ed è cattiveria pura

INDONESIA - massacrati quattro cristiani NIGERIA - Boko Haram: 110 vittime in un villaggio di contadini, non si hanno notizie di un prete rapito EGITTO - Assalti a cristiani copti nel villaggio di al Barsha INDIA - È sempre più grave il gesuita in cella, a 83 anni, da 52 giorni
Fonte:
CulturaCattolica.it
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INDONESIA - massacrati quattro cristiani

Un gruppo legato al Daesh ha attacco un villaggio nell’isola di Sulawesi e bruciato varie case prima di scagliarsi sugli abitanti
Hanno fatto irruzione nel villaggio di Lembantongoa e hanno incendiato varie case, tra cui quella utilizzata dalla comunità per la preghiera. Su quattro residenti si sono accaniti con particolare ferocia, fino ad ucciderli. Uno di loro è stato decapitato, gli altri con armi da fuoco e poi bruciati.

Tutte le vittime erano cristiane.
I quattro contadini cristiani sono stati avvicinati da un commando del gruppo terroristico Mujahidin Indonesia Timur. Il leader del gruppo terroristico Ali Kaliora ha ordinato alle quattro vittime di inginocchiarsi: improvvisamente le hanno giustiziate e poi hanno bruciato i loro corpi insieme a una chiesa e a diverse altre case. Il brutale attacco è avvenuto nell’isola di Sulawesi, in Indonesia. I killer sono estremisti islamisti legati al Daesh: Mujahidin dell’Indonesia orientale, MIT uno dei tanti gruppi dell’arcipelago ad aver giurato fedeltà al Califfato. (Agenzia Fides 1/12/2020)

NIGERIA - Boko Haram continua a spargere terrore tra la popolazione

Più di 36 mila persone sono state uccise e più di due milioni sono state costrette a lasciare le loro case dal 2009 in Nigeria, da quando sono iniziate le violenze dei jihadisti di Boko Haram. Sabato scorso altre 110 vittime in un villaggio di contadini nello Stato nordorientale del Borno, in uno dei più violenti attacchi contro civili compiuto quest’anno. Unanime la condanna internazionale
Ancora non si hanno notizie di un prete rapito

Non pagare un’imposta ai jihadisti o non passare informazioni all’esercito. Bastano queste due accuse per far scatenare attacchi feroci contro i civili, come quello di sabato nella risaia del villaggio di Koshobe, a pochi chilometri dalla capitale del Borno Maiduguri, costato la vita a 110 uomini e donne che lavoravano nel campo di riso. L’attacco è avvenuto proprio nel giorno delle elezioni locali nello Stato del Borno. Il presidente della Nigeria Buhari ha condannato la strage e ha chiesto di dislocare un maggior numero di militari per proteggere i contadini della zona.

Una corruzione che impedisce lo sviluppo del Paese
“Ad oggi le vittime accertate sono oltre 110 - spiega padre Filippo Ivardi, direttore del periodico dei missionari comboniani ‘Nigrizia’ - però ci sono diverse persone disperse, si parla di donne rapite e non c’è ancora nessuna rivendicazione, ma i due attori jihadisti operano di più della Regione sono ovviamente Boko Haram, ma anche l’Iswap lo Stato islamico nell’Africa dell’Ovest. Ovviamente questo tipo di interventi è possibile solo se ci sono forti convivenze con l’esercito, con le autorità locali e con lo Stato, questo è sicuramente quello che accade perché ormai sono ripetuti da tanti anni.
Dal 2009 in questa regione di Borno, sono 36 mila i morti e due milioni di sfollati. È chiaro che per poter far fronte a questo sistema ormai collaudato, che è diventato anche un modo per portare a casa interessi economici importanti legati al traffico delle armi, della droga, e dei migranti, l’impatto più importante è quello di incidere sul cambiamento politico, visto che è uno Stato profondamente corrotto. Del resto si è visto anche dalle manifestazioni di ottobre di tanti giovani che chiedono un cambiamento radicale”.

Intervista a padre Filippo Ivardi

Ma come vivono le popolazioni in questo momento?
R - A nord est della Nigeria le popolazioni vivono nel terrore. Spesso abbandonate a loro stesse vivendo questa situazione molto critica, perché se restano a casa non possono andare nei campi per coltivare. Del resto quest’ultimo attacco è stato fatto proprio contro persone che stavano coltivando il riso. Se escono sono soggette ad attacchi sempre ripetuti, ormai settimanali di questi gruppi jihadisti, quindi la popolazione vive nel terrore, e molti hanno lasciato questa zona, sono scappati anche in altri paesi attorno al lago Ciad. Le autorità, sono molto corrotte(…)

Qual è il supporto della Chiesa? In che modo cerca di portare aiuto?
R- La Chiesa è ben presente in queste aree, anche se sono in grande maggioranza musulmana. È presente con le proprie Caritas a sostegno delle famiglie, delle vittime. Ci sono vari interventi di vescovi molto attenti a questo problema.
(RV 2020 11 30 Marina Tomarro - Città del Vaticano)

Anche un sacerdote cattolico è ancora nelle mani dei rapitori. P. Matthew Dajo, è stato aggredito e rapito da uomini armati domenica 22 novembre nel suo domicilio nella parrocchia di Sant’Antonio, a Yangoji, ad Abuja. “Un mio sacerdote è stato rapito ed è ancora prigioniero. Vi chiedo per favore di pregare per la sua liberazione” ha chiesto Mons. Kaigama. (L.M.) (Agenzia Fides 30/11/2020)

EGITTO - Assalti nel villaggio di al Barsha. Saccheggiati e incendiati negozi e case di cristiani copti

Il villaggio di al Barsha, nel governatorato egiziano di Minya, nella giornata di giovedì 26 novembre è stato di nuovo teatro di assalti settari perpetrati nei confronti di membri della locale comunità copta ortodossa. Gruppi di soggetti facinorosi, vicini a gruppi islamisti, hanno attaccato la chiesa e alcune case e negozi di cristiani copti con pietre e bottiglie molotov. Alcune delle botteghe assaltate sono state anche saccheggiate. Una anziana donna copta è stata ricoverata in ospedale per le ustioni subite nell’incendio della sua casa.
Gli attacchi sarebbero iniziati dopo che un giovane copto ha pubblicato sul suo account facebook un articolo considerato offensivo nei confronti dell’islam. L’intervento delle forze di polizia per sedare gli scontri settari ha portato al fermo di un centinaio di persone, compresi 35 copti.
(GV) (Agenzia Fides 27/11/2020)

INDIA - È sempre più grave il gesuita in cella a 83 anni da 52 giorni
Le Conferenze asiatiche dei vescovi, dei gesuiti e dei religiosi lanciano appelli e mobilitazioni per la scarcerazione dell’anziano sacerdote, ammalato

Sta molto male, padre Stan Swamy. Il gesuita 83enne soffre di Parkinson, eppure le autorità carcerarie gli negano da 52 giorni una cannuccia, indispensabile per nutrirsi e per bere. Un accanimento, quello verso padre Stan, difficile da comprendere se non nel contesto in cui da decenni si svolge la sua attività nello Stato di Jharkhand, tra i più poveri e arretrati dell’India. Il sacerdote è stato arrestato l’8 ottobre dopo diversi interrogatori e pressioni perché sospettato di prossimità con la guerriglia maoista a causa della sua difesa dei diritti umani degli ultimi.

Un’accusa che in passato ha toccato o sfiorato altri uomini di Chiesa, ma che sembra ancora più inappropriata nel caso dell’anziano gesuita. Quest’ultimo – sono tante le testimonianza in questo senso – anche durante la pandemia ha scelto di restare con il suo popolo, affrontando innumerevoli difficoltà. Lo stesso impegno ora padre Stan lo mette ne sostenere i compagni di prigionia. «Quello che mi sta succedendo, non è qualcosa di unico. Fa parte di un processo più ampio che si sta sviluppando in tutto il Paese – ha dichiarato di recente –. Tutti siamo coscienti di come noti intellettuali, avvocati, scrittori, attivisti, studenti, leader vengano incarcerati per avere espresso il loro dissenso o sollevato quesiti sui poteri in India. (...) Io non sono uno spettatore silenzioso, ma parte del gioco e sono pronto a pagarne il prezzo qualunque sia».

Un “gioco” difficile per chi come padre Stan sta dalla parte dei dalit e delle comunità adivasi (aborigene) dello Jharkhand. Questi ultimi sono riusciti, negli anni Novanta, a fermare il tentativo delle grandi compagnie energetiche di espandersi sulle loro terre ancestrali. Il conflitto per lo sfruttamento delle risorse, tuttavia, resta latente. Situazione più volte denunciata da padre Stan che criticava gli eccessi della polizia e il «fallimento» del governo nel tutelare le minoranze e i diseredati. (…)
(Stefano Vecchia domenica 29 novembre 2020 Avvenire)