2020 09 16

CINA I cristiani costretti a rimuovere le croci dalle chiese ITALIA - Il vescovo di Como: “Don Roberto, un padre per i poveri”
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Cristiani perseguitati. Memoria e preghiera"

CINA - I cristiani costretti a rimuovere le croci dalle chiese

Nello Zhejiang il PCC ha escogitato nuovi pretesti per perseguitare i credenti. Ora li costringe all’obbedienza, minacciandone le aziende

Il 28 luglio la chiesa protestante statale Huai’en a Longgang, una contea amministrata dalla prefettura di Wenzhou nella provincia orientale dello Zhejiang, è stata costretta a rimuovere la croce dal tetto. Questo è stato l’esito delle prolungate pressioni esercitate dalle autorità locali.

Questa è la seconda volta che viene rimossa la croce della chiesa di Huai’en. Nel 2014, durante una campagna di demolizione condotta a livello provinciale, centinaia di poliziotti armati avevano circondato la chiesa e ne avevano abbattuto la croce. Tre anni dopo però la comunità l’aveva rimessa al suo posto.

Un fedele ha riferito a Bitter Winter che il 25 settembre ricorrerà il primo anniversario della trasformazione in città della contea di Longgang e che per celebrare la ricorrenza i funzionari del governo centrale e provinciale hanno pianificato una visita. Il fedele ha aggiunto: «Questo è il motivo per cui siamo stati costretti a demolire la croce, i funzionari hanno minacciato di chiudere la chiesa se avessimo disobbedito».

Un altro fedele ha spiegato: «A partire dallo scorso settembre l’amministrazione comunale di Longgang ha ripetutamente fatto pressioni chiedendoci di rimuovere la croce. I funzionari ci hanno detto che, a causa delle forti pressioni provenienti dall’estero, l’amministrazione preferisce che la croce sia rimossa da noi. Non vogliono avere le noie nel caso in cui le notizie delle rimozioni giungessero all’estero, soprattutto durante la pandemia. Per questo motivo l’amministrazione si avvale di vari pretesti per tenere sotto pressione i responsabili dei luoghi di culto affinché siano essi stessi a rimuovere i simboli religiosi».

Vista la rilevante presenza di cristiani la prefettura di Wenzhou è soprannominata «la Gerusalemme della Cina» e in questa località anche molti imprenditori sono credenti. Sebbene sia il PCC a nominare tutto il personale delle chiese statali, gli uomini d’affari benestanti di Wenzhou hanno ancora una certa influenza sulle comunità religiose e spesso finanziano la costruzione di luoghi di culto, partecipano alla loro gestione e a volte li gestiscono direttamente promuovendone lo sviluppo grazie a contatti e risorse finanziarie. Tuttavia con l’intensificarsi della persecuzione religiosa, le autorità hanno iniziato ad usare le attività economiche di costoro come leva per fare pressioni e manipolarli.

Il fedele ha aggiunto: «Visto che i responsabili della chiesa si erano rifiutati di rimuovere la croce, l’amministrazione ha fatto ricorso a sporchi trucchi attaccandoli individualmente e cercando di rovinarli economicamente. Visto che alcuni responsabili di chiese gestiscono fabbriche o società, i funzionari hanno minacciato di multarle o di chiuderle a seguito di “irregolarità” emerse nel corso di accertamenti fiscali o di altri controlli sulla produzione. Per evitare tutto ciò il responsabile di una chiesa è stato costretto a dimettersi dal consiglio di amministrazione di una società».

Un terzo fedele ha commentato: «Il governo ha preso di mira la chiesa e ci ha costretti a rimuovere la croce. Non possiamo farci nulla perché non siamo in grado di reagire».
Un anziano fedele ha aggiunto che il Partito Comunista non vuole che le croci siano visibili per ragioni ideologiche. L’uomo ha anche aggiunto: «Il cristianesimo è arrivato in Cina dall’estero e loro temono che rappresenti una minaccia per il loro regime, per questo dimostrano il loro potere. In Cina le chiese sono sempre state perseguitate e nemmeno le chiese appartenenti al Movimento patriottico delle Tre Autonomie sfuggono alla persecuzione».
(BW 11/09/2020 ZHAO MINGZHE)

ITALIA - Il vescovo di Como: “Don Roberto, un padre per i poveri”

Prima di concludere l’udienza generale, il Papa ha dedicato parole commosse a don Roberto Malgesini, il sacerdote assassinato ieri mattina nella città lombarda. Prego, ha detto, “per tutti i preti, suore, laici, laiche che lavorano con le persone bisognose e scartate dalla società”.

Intervista al vescovo di Como
Emanuela Campanile - Città del Vaticano

Il tono di Francesco cambia poco prima di congedarsi dalla piccola folla del Cortile San Damaso in Vaticano. La conclusione dell’udienza generale diventa il momento di una preghiera addolorata. Il Papa ha nel cuore la figura di don Roberto Malgesini, il “prete di strada”, quello che serviva gli “scartati” di Como, ucciso ieri da uno di loro con problemi di disabilità psichica.

Mi unisco al dolore e alla preghiera dei suoi familiari e della comunità comasca e, come ha detto il suo vescovo, rendo lode a Dio per la testimonianza, cioè per il martirio, di questo testimone della carità verso i più poveri. Preghiamo in silenzio per don Roberto Malgesini e per tutti i preti, suore, laici, laiche che lavorano con le persone bisognose e scartate dalla società.
Collaboratore della comunità pastorale Beato Scalabrini, prestava il suo servizio a Como San Rocco ed è lì che il vescovo - monsignor Oscar Cantoni - si è recato ieri appena appresa la notizia dell’omicidio di don Roberto Malgesini. “Questo nostro prete”, ha detto il vescovo, che ha espresso “profondo dolore e disorientamento per quanto accaduto”, ma anche “orgoglio” perchè don Roberto ha sempre lavorato in prima linea “fino a dare la sua vita per gli ultimi”.

Il ritrovamento
Il corpo di don Roberto è stato trovato ieri mattina alle 7 nei pressi della canonica di San Rocco in centro a Como, dove alloggiava. Numerose le ferite da taglio, quella mortale al collo. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, don Roberto stava iniziando il suo consueto giro di distribuzione delle prime colazioni quando, ancora sotto casa, ha probabilmente trovato l’assassino ad aspettarlo: un senza fissa dimora che il sacerdote conosceva, con il quale pare avesse buoni rapporti e al quale forniva assistenza. Ancora ignota la dinamica dell’aggressione per la mancanza di testimoni.

Un padre per i poveri
Sgomento tra le tante persone, molte delle quali straniere, che don Roberto quotidianamente incontrata e sosteneva. A decine hanno raggiunto il luogo del delitto per stare, in qualche modo, vicino a chi consideravano un padre. “Per i poveri è stato veramente un padre”, afferma infatti monsignor Cantoni nell’intervista. Per lui, in quanto vescovo, don Roberto è stato invece un figlio: “Sì, è stato come un figlio e ci vedevamo spesso. Lui mi raccontava della sua attività - prosegue - facendo emergere le realtà più belle, perché svolgeva questo suo ministero con gioia. Una vocazione nella vocazione”. (RV 2020 09 15)

2020 09 16 “Don Roberto, un padre per i poveri”

CINA I cristiani costretti a rimuovere le croci dalle chiese ITALIA - Il vescovo di Como: “Don Roberto, un padre per i poveri”
Fonte:
CulturaCattolica.it
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CINA - I cristiani costretti a rimuovere le croci dalle chiese

Nello Zhejiang il PCC ha escogitato nuovi pretesti per perseguitare i credenti. Ora li costringe all’obbedienza, minacciandone le aziende

Il 28 luglio la chiesa protestante statale Huai’en a Longgang, una contea amministrata dalla prefettura di Wenzhou nella provincia orientale dello Zhejiang, è stata costretta a rimuovere la croce dal tetto. Questo è stato l’esito delle prolungate pressioni esercitate dalle autorità locali.

Questa è la seconda volta che viene rimossa la croce della chiesa di Huai’en. Nel 2014, durante una campagna di demolizione condotta a livello provinciale, centinaia di poliziotti armati avevano circondato la chiesa e ne avevano abbattuto la croce. Tre anni dopo però la comunità l’aveva rimessa al suo posto.

Un fedele ha riferito a Bitter Winter che il 25 settembre ricorrerà il primo anniversario della trasformazione in città della contea di Longgang e che per celebrare la ricorrenza i funzionari del governo centrale e provinciale hanno pianificato una visita. Il fedele ha aggiunto: «Questo è il motivo per cui siamo stati costretti a demolire la croce, i funzionari hanno minacciato di chiudere la chiesa se avessimo disobbedito».

Un altro fedele ha spiegato: «A partire dallo scorso settembre l’amministrazione comunale di Longgang ha ripetutamente fatto pressioni chiedendoci di rimuovere la croce. I funzionari ci hanno detto che, a causa delle forti pressioni provenienti dall’estero, l’amministrazione preferisce che la croce sia rimossa da noi. Non vogliono avere le noie nel caso in cui le notizie delle rimozioni giungessero all’estero, soprattutto durante la pandemia. Per questo motivo l’amministrazione si avvale di vari pretesti per tenere sotto pressione i responsabili dei luoghi di culto affinché siano essi stessi a rimuovere i simboli religiosi».

Vista la rilevante presenza di cristiani la prefettura di Wenzhou è soprannominata «la Gerusalemme della Cina» e in questa località anche molti imprenditori sono credenti. Sebbene sia il PCC a nominare tutto il personale delle chiese statali, gli uomini d’affari benestanti di Wenzhou hanno ancora una certa influenza sulle comunità religiose e spesso finanziano la costruzione di luoghi di culto, partecipano alla loro gestione e a volte li gestiscono direttamente promuovendone lo sviluppo grazie a contatti e risorse finanziarie. Tuttavia con l’intensificarsi della persecuzione religiosa, le autorità hanno iniziato ad usare le attività economiche di costoro come leva per fare pressioni e manipolarli.

Il fedele ha aggiunto: «Visto che i responsabili della chiesa si erano rifiutati di rimuovere la croce, l’amministrazione ha fatto ricorso a sporchi trucchi attaccandoli individualmente e cercando di rovinarli economicamente. Visto che alcuni responsabili di chiese gestiscono fabbriche o società, i funzionari hanno minacciato di multarle o di chiuderle a seguito di “irregolarità” emerse nel corso di accertamenti fiscali o di altri controlli sulla produzione. Per evitare tutto ciò il responsabile di una chiesa è stato costretto a dimettersi dal consiglio di amministrazione di una società».

Un terzo fedele ha commentato: «Il governo ha preso di mira la chiesa e ci ha costretti a rimuovere la croce. Non possiamo farci nulla perché non siamo in grado di reagire».
Un anziano fedele ha aggiunto che il Partito Comunista non vuole che le croci siano visibili per ragioni ideologiche. L’uomo ha anche aggiunto: «Il cristianesimo è arrivato in Cina dall’estero e loro temono che rappresenti una minaccia per il loro regime, per questo dimostrano il loro potere. In Cina le chiese sono sempre state perseguitate e nemmeno le chiese appartenenti al Movimento patriottico delle Tre Autonomie sfuggono alla persecuzione».
(BW 11/09/2020 ZHAO MINGZHE)

ITALIA - Il vescovo di Como: “Don Roberto, un padre per i poveri”

Prima di concludere l’udienza generale, il Papa ha dedicato parole commosse a don Roberto Malgesini, il sacerdote assassinato ieri mattina nella città lombarda. Prego, ha detto, “per tutti i preti, suore, laici, laiche che lavorano con le persone bisognose e scartate dalla società”.

Intervista al vescovo di Como
Emanuela Campanile - Città del Vaticano

Il tono di Francesco cambia poco prima di congedarsi dalla piccola folla del Cortile San Damaso in Vaticano. La conclusione dell’udienza generale diventa il momento di una preghiera addolorata. Il Papa ha nel cuore la figura di don Roberto Malgesini, il “prete di strada”, quello che serviva gli “scartati” di Como, ucciso ieri da uno di loro con problemi di disabilità psichica.

Mi unisco al dolore e alla preghiera dei suoi familiari e della comunità comasca e, come ha detto il suo vescovo, rendo lode a Dio per la testimonianza, cioè per il martirio, di questo testimone della carità verso i più poveri. Preghiamo in silenzio per don Roberto Malgesini e per tutti i preti, suore, laici, laiche che lavorano con le persone bisognose e scartate dalla società.
Collaboratore della comunità pastorale Beato Scalabrini, prestava il suo servizio a Como San Rocco ed è lì che il vescovo - monsignor Oscar Cantoni - si è recato ieri appena appresa la notizia dell’omicidio di don Roberto Malgesini. “Questo nostro prete”, ha detto il vescovo, che ha espresso “profondo dolore e disorientamento per quanto accaduto”, ma anche “orgoglio” perchè don Roberto ha sempre lavorato in prima linea “fino a dare la sua vita per gli ultimi”.

Il ritrovamento
Il corpo di don Roberto è stato trovato ieri mattina alle 7 nei pressi della canonica di San Rocco in centro a Como, dove alloggiava. Numerose le ferite da taglio, quella mortale al collo. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, don Roberto stava iniziando il suo consueto giro di distribuzione delle prime colazioni quando, ancora sotto casa, ha probabilmente trovato l’assassino ad aspettarlo: un senza fissa dimora che il sacerdote conosceva, con il quale pare avesse buoni rapporti e al quale forniva assistenza. Ancora ignota la dinamica dell’aggressione per la mancanza di testimoni.

Un padre per i poveri
Sgomento tra le tante persone, molte delle quali straniere, che don Roberto quotidianamente incontrata e sosteneva. A decine hanno raggiunto il luogo del delitto per stare, in qualche modo, vicino a chi consideravano un padre. “Per i poveri è stato veramente un padre”, afferma infatti monsignor Cantoni nell’intervista. Per lui, in quanto vescovo, don Roberto è stato invece un figlio: “Sì, è stato come un figlio e ci vedevamo spesso. Lui mi raccontava della sua attività - prosegue - facendo emergere le realtà più belle, perché svolgeva questo suo ministero con gioia. Una vocazione nella vocazione”. (RV 2020 09 15)