2020 09 02: la pandemia è perseguitare la Chiesa

PAKISTAN - Urge un’azione del governo per tutelare le ragazze rapite e convertite con la forza all’islam NIGER - Nella parrocchia di p. Maccalli continua la passione dei fedeli per le violenze dei jihadisti NICARAGUA - dove la pandemia è perseguitare la Chiesa CINA - Chiese cattoliche demolite dal governo o trasformate - Per ottenere i sussidi, i cristiani devono venerare Xi Jinping
Fonte:
CulturaCattolica.it
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La vicenda di Maira Shahbaz, minorenne cristiana vittima di matrimonio forzato, dopo il suo rapimento e la conversione forzata all’Islam, si è conclusa “bene”, per ora.
Ma il problema in Pakistan è gravissimo.

PAKISTAN - I leader delle minoranze: “Urge un’azione del governo per tutelare le ragazze rapite e convertite con la forza all’islam”

“Siamo confortati dal fatto che Maira Shahbaz, minorenne cristiana vittima di matrimonio forzato, dopo il suo rapimento e la conversione all’Islam, sia tornata a riunirsi con la sua famiglia. Oggi rivolgiamo un appello al governo del Pakistan per la sua protezione e per la vita di tutte le altre ragazze rapite”: lo dichiara all’Agenzia Fides il professor Anjum James Paul, cattolico pakistano di Faisalabad, Presidente dell’Associazione degli insegnanti delle minoranze religiose del Pakistan e difensore dei diritti umani.
Come riferisce Paul all’Agenzia Fides, Maira, rapita a Faisalabad nell’aprile scorso, è stata recuperata dalla custodia illegale del suo aguzzino, il musulmano Naqash Arif, grazie all’interessamento di Naveed Amir Jeeva, politico cristiano, membro del Parlamento del Pakistan e membro del “Comitato parlamentare per la protezione delle minoranze”, e all’azione dell’avvocato Sumaria Shafique.
Maira, che non ha mai abiurato la fede cristiana, ha raccontato di essere stato ripetutamente stuprata, ingannata e di aver subito forti pressioni e minacce dal rapitore.
Accanto a lei, riunitasi con i suoi cari, leader politici e sociali, avvocati e attivisti per i diritti umani chiedono al governo del Pakistan di adottare misure urgenti sul caso e di fornire adeguata protezione alla famiglia.
Naveed Amir Jeeva, che si è fortemente impegnato per la liberazione della ragazza, ha dichiarato: “Farò del mio meglio per salvare anche tutte le altre ragazze rapite”. Accanto al prof. Paul, l’avvocato cattolico Khalil Tahir Sindhu ha contribuito a portare avanti la campagna e la battaglia legale per la liberazione della ragazza.
Nel luglio scorso, il tribunale di primo grado a Faisalabad aveva stabilito che, essendo la giovane minorenne, il matrimonio era illegale (la legge vieta il matrimonio sotto i 18 anni di età) e la ragazza dovesse tornare alla sua famiglia. Poco dopo, agli inizi di agosto, l’Alta Corte di Lahore ha ribaltato questa sentenza, giudicando che la giovane si era convertita all’islam e, secondo il diritto islamico, le nozze sono possibili.
I legali preparano ora il ricorso, se necessario, anche davanti alla Corte Suprema del Pakistan.
Come rileva l’Ong “Human Rights Commission of Pakistan”, in una nota inviata all’Agenzia Fides, ogni anno almeno 1.000 donne cristiane e indù vengano rapite e costrette a convertirsi e sposare il loro aggressore. Molte famiglie non denunciano il reato o ritirano le loro denunce, di fronte alle minacce contro altri membri della famiglia. (PA) (Agenzia Fides 29/8/2020)

NIGER - Nella parrocchia di p. Maccalli continua la passione dei fedeli per le violenze dei jihadisti

“Tutto è accaduto all’inizio della settimana scorsa nel villaggio di Djaheli, a circa 18 chilometri da Bomoanga. Sono arrivati con ventina di moto, armati, alcuni dei quali con volto coperto. Hanno prima atteso il ritorno dei contadini a casa, verso la sera e poi, dopo aver circondato e saccheggiato il villaggio, sono partiti non senza aver prima ucciso due persone accusate di connivenza con le autorità” riferisce da Niamey all’Agenzia Fides p. Mauro Armanino, missionario della Società delle Missioni Africane (SMA).
La notizia non è stata pubblicata da nessuna parte perché le morti dei contadini, rispetto a quelle degli occidentali, non hanno la stessa importanza” afferma p. Mauro.
“Il messaggio degli assalitori, presunti ‘jihadisti’ installatisi da tempo nella zona, è quello chi si va ripetendo da tempo a menadito. Esso può essere riassunto come segue: Distruggere, demolire la chiesa, convertirsi all’Islam, altrimenti il villaggio sarà raso al suolo” sottolinea il missionario che aggiunge: “è implicito ‘l’invito’ a non collaborare con le forze governative sotto pena di terminare la vita come le due persone uccise sul posto”.
Bomoanga è il villaggio dove 17 settembre 2018 è stato rapito p. Pierluigi, “Gigi” Maccalli. “A 23 mesi dal rapimento di padre Pierluigi continua la ‘passione’ nella sua gente” sottolinea p. Mauro. “Una delegazione di quest’ultima, in un incontro col Vescovo della diocesi, assieme all’amministratore della parrocchia di Makalondi, attualmente isolata, ha sottolineato tre aspetti fondamentali. Essi potrebbero essere riassunti in tre domande semplici ed essenziali: Come continuare a vivere la fede? Come assicurarsi il cibo necessario per la famiglia? Dove andare a rifugiarsi?
“E’ bene ricordare che nella zona frontaliera del Burkina Faso gli sfollati interni, secondo le autorità, ha superato il milione di persone e cioè una persona su venti del Paese” conclude il missionario. (L.M.) (Agenzia Fides 20/8/2020)

NICARAGUA - dove la pandemia è perseguitare la Chiesa
Dopo l’attentato in Cattedrale, in Nicaragua l’odio verso la Chiesa prosegue: preso di mira il Santuario di Santa Rita da Cascia Teustepe. L’immagine della santa è stata deturpata.

La Bussola intervista il vicario dell’arcidiocesi di Managua, Fonseca: «Qui c’è un attacco frontale dello Stato contro la Chiesa, perché il presidente ci ha insultato, è una guerra aperta contro la Chiesa e l’impressione è che l’obiettivo sia farla fuori». L’appello alla Comunità internazionale: «I sacerdoti si sentono minacciati, girano squadre di incappucciati impuniti». Un nuovo attentato si aggiunge alla lunga lista di attacchi contro la Chiesa cattolica in Nicaragua. Un gruppo di ignoti ha profanato l’immagine del Santuario di Santa Rita da Cascia a Teustepe: “Domenica 16 agosto dell’anno in corso, qualcuno ha provato a bruciare l’albero (che per 250 anni aveva sostenuto la venerabile immagine di Santa Rita in una casina di vetro); grazie a Dio si è bruciata solo la parte inferiore, ma in seguito la casetta che proteggeva l’immagine è stata presa e scossa al punto che l’immagine è stata totalmente danneggiata”, si legge nel comunicato ufficiale della parrocchia.
Già il 31 luglio il Nicaragua ha fatto notizia per l’”attentato terroristico” - come è stato definito dallo stesso episcopato - subìto dalla Cattedrale di Managua, dopo il lancio da parte di uno sconosciuto di una molotov, che ha provocato l’incendio che successivamente ha bruciato il tabernacolo e l’immagine del Sangue di Cristo. Un’immagine di cui si celebravano quest’anno i 382 anni dall’arrivo a Managua, che era sopravvissuta a quattro terremoti ed era stata venerata da San Giovanni Paolo II nel 1996, durante la sua seconda visita nel Paese centroamericano.
L’immagine calcinata del sangue di Cristo è diventata un simbolo della sofferenza del popolo nicaraguense, che prima dell’arrivo del Covid19 stava già attraversando una profonda crisi socio-politica ed economica, causata dal crudele regime sandinista di Daniel Ortega, segnalato dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite per la persistenza di gravi abusi dall’anno 2018.
“Qui stiamo sopravvivendo a tutte le pandemie che abbiamo, quella politica, sanitaria, della sicurezza e alle persecuzioni”, ha detto alla Bussola Mons. Silvio Fonseca.
Abbiamo parlato in esclusiva con il Vicario della famiglia dell’Arcidiocesi di Managua, per comprendere come la Chiesa nicaraguense viva la violenza che la assedia e che sembra non fermarsi. (…)
Ogni giorno siamo più preoccupati perché ora il regime sta cambiando strategia. La polizia si è dedicata alla visita dei sacerdoti del Paese, assicurando loro protezione contro le minacce che possono esserci contro la Chiesa. Ma tutto questo nasconde la malvagità, è inquietante! È un nuovo capitolo che si apre per fingere che qui non c’è persecuzione religiosa, quando è il contrario. Qui c’è un odio istituzionalizzato, che ha permeato la mentalità e le azioni dei simpatizzanti del partito e, tra loro, della polizia contro i preti. All’improvviso hanno iniziato a visitare tutte le chiese e tra i sacerdoti c’è preoccupazione per cosa si nasconde dietro tutto questo. Non ci inganneranno e stiamo vedendo fino a che punto può arrivare questa operazione di invasione delle Chiese, perché quando raggiungono un prete invadono una comunità cattolica.
(…)
Quando parla di gruppi, a quali gruppi si riferisce?
Sono persone anonime, che compaiono in gruppi, a volte incappucciate e non mostrano i volti, perché sono gruppi addestrati a fare questo tipo di aggressioni fisiche e malvagie. Quindi ovviamente chi li invia non apparirà mai e rimarrà impunito. Quando accade una situazione troppo evidente scrivono il rapporto della polizia come quello dell’immagine del Sangue di Cristo, e poi le cose rimangono sempre uguali. Quindi sappiamo già che non siamo protetti, perché questi gruppi sono protetti in tutto ciò che fanno. (…)
Cosa dice alla comunità internazionale?
Il Nicaragua è un popolo che soffre ogni giorno, perché vogliamo la democrazia, vogliamo che il Paese elegga i suoi leader in elezioni libere e trasparenti. La maggioranza in Nicaragua è cattolica e vogliamo un cambiamento senza violenza, però c’è una repressione permanente, il Paese è militarizzato. C’è un popolo che soffre terribilmente e chiediamo alla comunità internazionale di farsi almeno eco a ciò che sta accadendo nel Paese.
(Tratto da LNBQ Marinellys Tremamunno25-08-2020)

Vorrei segnalare il sito BITTER WINTER che informa quotidianamente della reale situazione dei credenti in CINA.

CINA - Chiese cattoliche demolite dal governo o trasformate
Parrocchiani e sacerdoti perseguitati per spingere tutti i cattolici ad aderire alla Chiesa patriottica ufficiale
by Ling Tian

L’Accordo tra la Santa Sede e la Cina del 2018 non ha realizzato, come il Papa sperava e detto ai cattolici cinesi dopo aver firmato l’accordo provvisorio, «le finalità spirituali e pastorali proprie della Chiesa, e cioè sostenere e promuovere l’annuncio del Vangelo, e raggiungere e conservare la piena e visibile unità della Comunità cattolica in Cina». Al contrario, i sacerdoti e le parrocchie che rifiutano di aderire all’Associazione Patriottica Cattolica Cinese (APCC) vengono repressi con durezza e controllati, ignorando le Linee guida del Vaticano del 2019, che, pur permettendo ai cattolici di aderire all’APCC, chiedevano, il «rispetto» di chi rifiuta di aderirvi per motivi di coscienza. Le persecuzioni paiono intensificarsi in vista del rinnovo degli accordi, che scadono in settembre.

In aprile l’amministrazione locale ha preso il controllo di una casa di preghiera cattolica a Changpojiao, villaggio della contea di Jianshui, nella provincia sudoccidentale dello Yunnan, e ha distrutto la sua cappella della Vergine Maria. Prima che iniziasse la demolizione, gli agenti di polizia hanno tolto tutte le immagini e i simboli religiosi e hanno minacciato di picchiare chiunque avesse provato a fermarli. Due mesi dopo è stato costruito un centro per matrimoni e funerali al posto della cappella.
«Eravamo soliti pregare e cantare inni nella cappella, ma non lo possiamo più fare dopo che il governo l’ha distrutta», dice un cattolico del villaggio.

«Il governo ha trasformato la casa di preghiera perché noi non aderiamo all’APCC», commenta un altro cattolico. «Preti e suore venivano qui spesso, ma non osano più visitarci da quando l’amministrazione ha iniziato a mandare il suo personale per tenerci d’occhio e per prender nota dei visitatori».
La casa di preghiera era stata costruita nel 2011 grazie alle donazioni di 120.613 renminbi (circa 17.430 dollari statunitensi). Oltre alla cappella della Vergine Maria, conteneva una sala in cui cantare gli inni e una stanza per i visitatori.
L’amministrazione ha anche preso il controllo della Scuola elementare Dominic e del serbatoio d’acqua del villaggio, chiamato Shengjiaquan (Fonte della Sacra Famiglia). Entrambi erano stati costruiti con le donazioni della Scuola San Paolo e dalla Scuola della Sacra Famiglia di Macao.
L’amministrazione ha cambiato il nome dell’istituto in Scuola elementare Changpojiao e ha sostituito il nome del serbatoio con l’insegna «Punto di scarico pubblico».

In luglio agenti di polizia si sono recati nelle case di diversi cattolici di Miandian, borgo della contea di Jianshui, affermando che stessero censendo i residenti. Invece hanno staccato le immagini della Vergine Maria, di Gesù e i crocifissi e hanno minacciato di arrestare chiunque si fosse opposto.

Nella diocesi di Mindong, nella provincia sudorientale del Fujian, i sacerdoti che rifiutano di aderire all’APCC stanno affrontando una dura persecuzione. Il 24 giugno una notifica di demolizione è stata inviata a una casa di preghiera di Dingtou, un villaggio nella giurisdizione di Xiabaishi, borgo della città di Fu’an, in cui si afferma che il luogo di culto sia una «costruzione illegale» e si chiede alla parrocchia di demolirla entro due giorni.
Alcuni giorni dopo, più di 30 funzionari dell’Ufficio per la sicurezza pubblica e altre istituzioni pubbliche, hanno fatto irruzione nella casa di preghiera per demolirla. Un cattolico locale ricorda che, nel giorno della demolizione, i fedeli anziani si sono inginocchiati fuori dal luogo di culto cordonato e hanno supplicato in lacrime di salvarlo. «Non facciamo niente, se non cantare inni lì dentro», dicevano piangendo gli anziani.
(…)
Un fedele locale riferisce che i funzionari locali abbiano chiesto alla parrocchia di aderire all’APCC, prima di trasformare la chiesa. «Volevano che ascoltassimo i preti nominati dall’APCC e ci chiedevano di obbedire al Partito Comunista», commenta il fedele. Fra marzo e aprile funzionari locali si sono presentati nelle case dei fedeli per sostituire i quadri religiosi con i ritratti di Mao Zedong.
Un altro fedele, un uomo quarantenne, aggiunge che gli uomini di fede, in Cina, sono perseguitati sempre più duramente. «Stiamo tornando ai tempi della Rivoluzione Culturale», dice l’uomo. «Non abbiamo altra scelta che pregare in casa. Più ne arrestano, più cantiamo inni. Non possiamo rinunciare a Dio, qualsiasi cosa accada».
(Bitter Winter, italiano@bitterwinter.org)

CINA -Per ottenere i sussidi, i cristiani devono venerare Xi Jinping
Per beneficiare dei sussidi statali, i credenti devono sostituire i simboli religiosi nelle proprie abitazioni con i ritratti di Xi Jinping
di Zhang Feng

Nel corso dell’epidemia di coronavirus, le amministrazioni dell’Henan, dello Shanxi, dello Jiangxi, dello Shandong e di altre province hanno costretto i credenti poveri a rimuovere i simboli religiosi nelle loro case e a rinunciare alla fede in Dio. Se non lo avessero fatto i loro sussidi minimi di sussistenza o quelli per alleviare la povertà sarebbero stati revocati. Questa forma di intimidazione nei confronti dei credenti si è diffusa in tutto il Paese.

Nella casa di un cristiano nella provincia dello Jiangxi i simboli religiosi sono stati sostituiti da un poster raffigurante il presidente Xi Jinping e altri leader passati e presenti

Avvisi diffusi tramite la piattaforma di social networking WeChat esortano gli abitanti del villaggio a rimuovere le croci dalle abitazioni sostituendole con ritratti di Xi Jinping.

Anche gli abitanti di altri villaggi hanno ricevuto ordini simili. Minacciando di revocare le indennità per alleviare la povertà, i funzionari di una comunità hanno ordinato agli abitanti di sbarazzarsi dei libri e degli oggetti religiosi.

Un sessantenne che risiede nella contea di Lin ha riferito a Bitter Winter: «Tutte le famiglie, senza eccezioni, devono esporre i ritratti di Xi Jinping e scattare delle foto accanto a loro». In giugno alcuni funzionari avevano rimosso una croce che si trovava nell’abitazione dell’uomo sostituendola con un ritratto di Xi Jinping.

Anche nell’abitazione di un fedele ottantaquattrenne la croce è stata sostituita da un’immagine del presidente Xi. L’uomo si è lamentato dicendo: «Il segretario del partito della municipalità mi ha chiesto di togliere e gettare via la croce e mi ha detto che da quel momento avrei dovuto rivolgere le mie preghiere a Xi Jinping, ma il presidente è solo un uomo, non Dio. Mi rattrista il fatto che la croce sia stata tolta, ma purtroppo non posso farci nulla».
(…)
Sebbene riluttanti, i cristiani poveri hanno dovuto rimuovere i simboli religiosi perché i funzionari hanno minacciato di revocare l’indennità di sussistenza a chi avesse disobbedito. I funzionari hanno detto che la gente deve seguire il Partito che dà loro i soldi, non Dio.

Un fedele beneficiario delle «cinque garanzie» (una forma di assistenza sociale per le famiglie a basso reddito) residente nella città di Qiaoshe, avrebbe voluto conservare i suoi distici religiosi, ma è stato costretto ad obbedire altrimenti sarebbe rimasto senza mezzi di sussistenza. L’uomo ha ricordato: «I funzionari mi hanno detto che, poiché credo in Dio, dovrei chiedere a Lui di darmi da mangiare e non vivere grazie al Partito Comunista. Durante il giorno non oso più nemmeno leggere la Bibbia e sono costretto a farlo di notte perché ho paura che mi vengano revocate le “cinque garanzie”».

Un cattolico di 75 anni che vive a Fuzhou nello Jiangxi è un veterano e beneficia dei sussidi minimi di sussistenza. In maggio funzionari locali gli hanno detto che «i veterani devono seguire il Partito Comunista e coloro che godono dei benefici minimi di sussistenza non possono credere in Dio». Per avere di che vivere, l’uomo è stato costretto ad appendere un ritratto di Xi Jinping nella propria abitazione.

Alla fine di aprile i funzionari del distretto Guangfeng nella città di Shangrao, nello Jiangxi, hanno distrutto un calendario religioso trovato nella casa di un cristiano che riceve il beneficio minimo di sussistenza. Nel suo soggiorno, al posto del calendario, sono stati appesi i ritratti di Mao Zedong e Xi Jinping e un poster con scritto «Sii grato al Partito, obbedisci e segui il Partito».
(Bitter Winter, italiano@bitterwinter.org)