2020 07 29 CRISTIANI IN IRAQ - Card. Sako: così resistiamo alla fame, al Covid e agli estremisti

INDIA La crisi del coronavirus non ferma la violenza sui cristiani: donna cristiana uccisa. È la quinta vittima in due mesi USA - Vandalismo contro statue e siti cattolici: la condanna dei vescovi TESTIMONIANZA CRISTIANI IN IRAQ - Card. Sako: così resistiamo alla fame, al Covid e agli estremisti
Fonte:
CulturaCattolica.it
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INDIA - La crisi del coronavirus non ferma la violenza sui cristiani

La pandemia di Covid-19 e il lungo blocco imposto per contenere la diffusione del virus non hanno fermato la violenza interreligiosa e i casi di aggressioni sui cristiani indiani. Nei primi sei mesi del 2020 sono stati 121 gli episodi di violenza registrati contro i cristiani in 15 stati della Federazione indiana, come riferisce un rapporto inviato all’Agenzia Fides dallo “United Christian Forum” (UCF) di New Delhi.
Secondo il rapporto, in questi episodi due cristiani hanno perso la vita, mentre in 95 casi si è trattato di “violenza di massa”, compiuta da una folla di estremisti contro chiese o sale di culto, attaccate, illegalmente occupate o sigillate. In 20 episodi si è registrato un boicottaggio o una discriminazione a danno dei fedeli, nota l’UCF.
Gli Stati nei quali sono state segnalate violenze contro i cristiani sono: Andhra Pradesh, Bihar, Chhattisgarh (con il record di 32 episodi), Goa, Haryana, Himachal Pradesh, Jharkhand, Karnataka, Madhya Pradesh, Maharashtra, Odisha, Punjab, Tamil Nadu, Telangana e Uttar Pradesh.
UCF e i suoi partner - Alliance Defending Freedom India (ADF India), Religious Liberty Commission of Evangelical Fellowship of India (EFI) e Christian Legal Association (CLA) - grazie all’opera di avvocati e alle azioni legali intraprese sono riusciti a far riaprire 19 chiese, a far rilasciare 28 Pastori su cauzione e farli assolvere da false accuse, ottenendo anche, in 45 casi, la cancellazione di accuse di “conversione forzata” in procedimenti avviati in vari tribunali dell’India.
Gli incidenti rivelano la triste realtà che la libertà di praticare la propria fede è penalizzata o ridotta in almeno 15 dei 28 stati dell’India. Allo stesso modo, 95 incidenti su 121 sono attacchi di carattere criminale, piuttosto che religioso” nota l’organizzazione UCF, esprimendo preoccupazione perché “nessun partito politico prende una posizione forte contro tali atti di violenza”.
Rileva l’UFC nella nota inviata a Fides: “Nessuno dovrebbe essere perseguitato a causa della sua fede. È preoccupante vedere terribili atti di violenza di massa anche dopo una serie di indicazioni espresse dalla Corte Suprema. La polizia e le amministrazioni locali che sono responsabili della legge e dell’ordine, devono agire rapidamente contro chiunque sia coinvolto nella violenza della folla”, rileva Michael Williams, presidente nazionale della UCF,
Il modus operandi seguito in tutti questi incidenti è simile: una folla, accompagnata dalla polizia locale, arriva in un luogo dove si tiene una liturgia o una assemblea cristiana, urla slogan, picchia uomini, donne e bambini. Quindi i Pastori vengono arrestati o detenuti dalla polizia con la false accuse di conversione. Si nota, inoltre, l’allarmante tendenza a non presentare denunce (il cosiddetto “Rapporto di prima informazione”, FIR) contro gli autori delle violenze, dato che solo in 20 incidenti su 121 è stata presentata una denuncia ufficiale alla polizia.
UCF e i suoi partner rilevano che la pericolosa tendenza alla violenza contro i cristiani è in costante aumento, ha affermato A.C. Michael, membro dell’UCF, citando i dati relativi agli anni scorsi: i casi di aggressione contro luoghi o persone cristiane sono stati, nel totale annuo, oltre 200 nel 2016, 250 nel 2017, 300 nel 2018, 328 nel 2019.
(SD-PA) (Agenzia Fides 15/7/2020)

INDIA - Donna cristiana uccisa. È la quinta vittima in due mesi

Suman Munda, una donna di 25 anni, che era stata molestata da fanatici indù dopo la conversione al cristianesimo, è stata trovata morta a Redhadi, un villaggio del distretto di Khunti, nello Stato di Jharkhand, il 19 luglio, riporta UCA News. È la quinta vittima cristiana uccisa in India negli ultimi due mesi. In relazione all’omicidio, la polizia ha arrestato quattro giovani, che non sono stati ancora identificati.

La condanna della Chiesa
“È motivo di grave preoccupazione - ha detto ieri monsignor Binay Kandulna, vescovo di Khunti ad UCA News - perché lo Stato ha assistito all’uccisione di un uomo cristiano solo il mese scorso nello stesso distretto. L’amministrazione e i leader dovrebbero prenderne atto e prendere le misure appropriate”, in quanto “alcuni gruppi di interesse cercano di prendere di mira le minoranze nello Stato per diffondere l’odio tra le varie fedi, tra persone che invece amerebbero la pace”. Condanniamo l’omicidio - ha concluso - e ci appelliamo all’amministrazione affinché prenda provvedimenti severi contro i colpevoli”.
Un pastore locale, che ha chiesto l’anonimato, ha riferito all’International Christian Concern, organizzazione interconfessionale per i diritti umani che si dedica ad assistere i cristiani in tutto il mondo, che Munda si era convertita al cristianesimo sei anni fa e i nazionalisti radicali indù, essendone venuti a conoscenza, avevano iniziato a tormentarla. “Sospetto - ha affermato il pastore - che sia opera di un gruppo di fanatici indù”, sottolineando quanto i cristiani siano al momento spaventati.
Nabore Ekka, presidente del Jharkhand Adivasi Sangharsh Morcha, ha spiegato sempre ad UCA News che “il Jharkhand non è mai stato testimone di un tale odio in passato, ma ora viene riportato abbastanza spesso, quindi tutti noi dovremmo prendere la questione sul serio e pensare insieme a come affrontare la questione”.
Persecution Relief, un forum ecumenico che sostiene i cristiani perseguitati in India, ha registrato, nel 2019, 527 casi di persecuzione cristiana rispetto ai 447 del 2018, 440 del 2017 e 330 del 2016, e 293 casi nella prima metà del 2020. Tra gennaio 2016 e giugno 2020 sono 2.067, dunque, i crimini ispirati dall’odio contro i cristiani in India. (Radio Vaticana -Anna Poce - 2020 07 24)

USA - Vandalismo contro statue e siti cattolici: la condanna dei vescovi

Chiese incendiate, statue di Cristo e della Vergine Maria vandalizzate o decapitate: crescono, negli Stati Uniti, gli episodi di danneggiamento contro luoghi e simboli del cattolicesimo. Un dato preoccupante che la Conferenza episcopale locale (Usccb) commenta con una dichiarazione di due Arcivescovi: Thomas G. Wenski e Paul S. Coakley, presidenti rispettivamente del Comitato episcopale per la libertà religiosa e del Comitato per la giustizia interna e lo sviluppo umano: “Che si tratti di gesti compiuti da singoli individui tormentati che gridano aiuto o da agenti di odio che cercano di intimidire – si legge nella nota - questi attacchi sono il segno di una società che ha bisogno di guarigione”. Si tratta di “incidenti in cui le azioni umane sono chiare, ma le motivazioni no”, continuano i presuli che poi affermano: “Mentre ci sforziamo di comprendere la distruzione di questi sacri simboli dell’amore e della devozione disinteressata, preghiamo per tutti coloro che l’hanno causata, e rimaniamo vigili contro di essa”.

Un difficile momento sociale
La nota episcopale sottolinea quindi “il particolare momento di conflitto culturale che stanno vivendo gli Stati Uniti”: “Il cammino verso il futuro – sottolineano i presuli – deve passare attraverso la compassione e la comprensione praticate e insegnate da Gesù e da Maria”. “Contempliamo, piuttosto che distruggere, le immagini che rappresentano l’amore di Dio – è l’appello conclusivo dell’Usccb – Seguendo l’esempio del Signore, rispondiamo alla confusione con la comprensione e all’odio con l’amore”.

Gli atti vandalici a cui fanno riferimento i vescovi si sono verificati, negli ultimi tempi, in diverse regioni del Paese: l’episodio più eclatante è avvenuto a giugno quando la statua di San Junípero Serra eretta a San Francisco è stata abbattuta, sull’onda delle proteste anti-razziste scatenatesi in seguito alla morte dell’afroamericano George Floyd, deceduto dopo l’arresto da parte di un poliziotto bianco. Ma non solo: il 18 luglio, nella chiesa di “Nostra Signora dell’Assunzione” di Bloomingburg, a New York, è stato abbattuto un monumento ai bambini mai nati, istoriato con alcuni versetti del profeta Isaia. In precedenza, ai primi di luglio, il crocefisso della parrocchia di Santa Bernadette di Rockford, in Illinois, è stato distrutto a colpi di martello. A metà luglio, inoltre, in un resort sciistico del Monstana, una statua di Cristo è stata imbrattata con vernice marrone e coperta di striscioni con la scritta “Ribellatevi”.
E ancora: nella notte tra il 2 e il 3 luglio, una statua della Vergine Maria è stata decapitata a Gary, nell’Indiana. Ulteriori atti vandalici si sono registrati, nelle ultime settimane, contro altri luoghi di culto cattolici. Il più grave è stato l’incendio scatenatosi nella chiesa della “Missione di San Gabriele” a Los Angeles, tra le più antiche degli Stati Uniti, fondata nel 1771 da San Junípero Serra.
(Radio Vaticana - Isabella Piro - 2020 07 23)

TESTIMONIANZA

CRISTIANI IN IRAQ - Card. Sako: così resistiamo alla fame, al Covid e agli estremisti

Iraq 17 anni dopo la fine del regime di Assad e tre dopo la fine dello Stato islamico. Un paese nel caos, dove la disoccupazione e la povertà hanno raggiunto picchi altissimi, minacciato dall’Iran e abbandonato dagli Stati Uniti. Come sempre in queste situazioni sono le minoranze a soffrire di più, e in Iraq questa minoranza sono i cristiani. “Cristiani a rischio estinzione in Iraq” è quanto dice il Rapporto Life after Isis: New challenges to Christianity in Iraq, diffuso alla Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre. Si tratta però di una rilevazione di carattere sondaggistico, come ci ha spiegato in questa intervista il cardinale Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, la più numerosa comunità cristiana irachena. “È vero che i cristiani soffrono molto, ma come tutti gli iracheni. La disoccupazione oggi tocca il 70% della popolazione, è in corso la pandemia e ci sono molte vittime perché i nostri ospedali non sono in grado di curare come si deve dopo che l’Isis ha portato via tutto”. A proposito di Isis, dice che non è vero che si stia rafforzando di nuovo: “Dopo tutta la sofferenza che hanno imposto la gente non ne vuole sapere di loro, anche se rimangono gruppi di fondamentalisti che coltivano la loro ideologia sanguinaria”. Insomma, un paese che ha bisogno di aiuto in tutti i sensi.

Monsignore, è vero che i cristiani in Iraq sono sempre di meno?

No, non è così. Quelli che sono voluti andare via se ne sono andati, ma un numero di cristiani non da poco è rimasto. Fanno di tutto per rimanere. Certo, ci sono grossi problemi, ma è così per tutti gli iracheni, non solo i cristiani. Bisogna sopportare con pazienza e collaborare con tutti. L’Iraq oggi è un paese in grave difficoltà, ma i cristiani restano nella Piana di Ninive, a Baghdad, a Bassora. Abbiamo otto diocesi. Certo, come iracheni abbiamo bisogno di aiuto.

Qual è il problema maggiore?

La disoccupazione.
Tutto il popolo iracheno ne è colpito. Alcune famiglie cristiane hanno la fortuna di essere aiutate da loro parenti all’estero e la Chiesa si dà da fare per tutti. Purtroppo il nuovo governo da poco in carica non ha soldi, ma ha promesso di fare qualcosa.

Ci sono ancora manifestazioni nelle strade?

No, molto di meno da quando siamo riusciti a cambiare primo ministro. Abbiamo fiducia in lui. Il problema dell’Iraq è che da 17 anni non esiste uno Stato forte, unito, sicuro. Siamo stati devastati dalla corruzione prima, dalle milizie fondamentaliste poi. Aspettiamo di vedere cosa il nuovo governo riuscirà a fare.

Si dice che l’Isis si stia riorganizzando e possa tornare.

No, è assolutamente impossibile
. La gente ha sofferto troppo sotto di loro, specialmente in posti come Mosul. Non ne vogliono sentir parlare. Non ci sono bande militari ma è vero che ci sono gruppi fondamentalisti che predicano ancora l’ideologia dell’Isis. C’è da fare una grosso lavoro per cambiare la mentalità di questi gruppi, insegnare al popolo ad aprirsi, alle diversità, c’è un cammino da fare.

Tra cristiani e musulmani come sono i rapporti?

Buoni.
Abbiamo creato un Comitato de dialogo tra cristiani, sciiti e sunniti dove abbiamo fatto grandi progressi. Purtroppo ci sono ancora alcune leggi e alcuni personaggi molto estremisti che non vogliono il dialogo.

C’è ancora la pandemia da voi?

Purtroppo sì, è tutto chiuso, chiese, scuole, moschee
. Abbiamo molti morti. Ho chiesto ai miei preti di proteggere tutte le attività perché siamo molto spaventati, una cosa così nessuno l’aveva mai vista. La messa la facciamo tramite i social. Soffriamo molto questo evento perché i nostri ospedali non sono in grado di curare queste persone, l’Isis si era portato via e distrutto tutto e ancora non abbiamo un sistema sociale. È tutto da ricostruire. (Paolo Vites - ilsussidiario.net 17.07.2020)