2020 06 03 Poche notizie, buona notizia?

NIGERIA - rapito e rilasciato un vescovo PAKISTAN - Violenze sulle minoranze religiose: l’emergenza continua HONG KONG – cardinale Zen: Libertà religiosa a rischio quando la Cina approva le nuove “leggi sulla sicurezza”
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Cristiani perseguitati. Memoria e preghiera"

In questo periodo scarseggiano le notizie su atti, episodi o fatti legati alla persecuzione dei cristiani nel mondo. Potrebbe sembrare una “buona notizia” e sinceramente vorremmo che lo fosse.
Qualche dubbio rimane, visto che la preoccupazione del virus pandemico occupa tutti i mezzi di informazione.
Certamente le poche informazioni non devono diminuire la preghiera.
Molte comunità cristiane fortemente minoritarie, spesso povere e prive di mezzi, fanno certamente più fatica a far sapere cosa accade, e le limitazioni negli spostamenti non aiutano.

Da noi le chiese sono dolorosamente più vuote, nonostante sia ripresa la celebrazione dell’Eucaristia con il popolo. Paura? Forse.
Peggio sarebbe farsi bastare il video.
Come se all’amante bastasse una foto rispetto all’incontro con l’amato.

Certo che convincere i cristiani a vivere una finta fede individualistica, con il telecomando, per scegliere chi “guardare” e poter cambiare se mi annoia, sarebbe un successo per ogni persecutore.
Il massimo, infine, sarebbe non essere costretti ma sceglierlo autonomamente, magari spinti da qualche telepastore!
Di certo così non si rischia nessuna persecuzione.

NIGERIA - rapito e rilasciato un vescovo

È durato quasi 48 ore il sequestro del vescovo cristiano Joseph Masin, rapito il 28 maggio nella sua abitazione nello Stato Nasarawa, nel Nord della Nigeria, da un gruppo di uomini armati. Il vescovo, che è il presidente della sezione locale dell’Associazione dei cristiani della Nigeria (Can), è stato liberato nella tarda serata di sabato e ha potuto fare rientro a casa domenica mattina. Sollievo per la notizia è stato espresso dalla Can, che dopo il sequestro aveva chiesto l’immediato intervento del Governo e delle forze di polizia per la sua liberazione. Il timore era che il vescovo fosse finito nelle mani gruppo terroristico Boko Haram che, lo scorso gennaio, ha già ucciso un altro leader religioso dell’associazione, il reverendo Lawan Andim, perché la comunità cristiana locale non aveva i soldi per pagare il riscatto.

Un Paese insicuro
Il rapimento di Joseph Masin è solo l’ultimo di una serie di sequestri a scopo di estorsione contro esponenti religiosi cristiani in Nigeria che si sono moltiplicati in questi ultimi due anni. Lo scorso gennaio quattro seminaristi cattolici sono stati prelevati dal Seminario maggiore del Buon Pastore di Kakau, nello Stato nigeriano di Kaduna. Tra loro Michael Nnadi che è stato ucciso, mentre gli altri tre sono stati liberati. Tutto questo in un clima sempre più insicuro per i cristiani in Nigeria, vittime di attacchi e uccisioni ad opera degli islamisti di Boko Haram e dei pastori Fulani. Neanche l’emergenza Coronavirus ha fermato l’azione del gruppo terroristico islamico che – secondo quanto riportano i media locali - nei giorni scorsi ha attaccato diversi villaggi nello Stato del Borno distruggendo una novantina di case e una chiesa.

L’ultimo rapporto annuale dell’organizzazione “Open Doors” sulla persecuzione dei cristiani nel mondo classifica la Nigeria al 12.mo posto. Inoltre, ad aprile il Paese è stato inserito nella lista dei “Paesi di particolare preoccupazione” (Countries of Particular Concern, CPC) dalla la speciale Commissione sulla libertà religiosa nel mondo del Dipartimento di Stato americano (Uscirf). Le statistiche più aggiornate parlano di almeno 6mila cristiani uccisi dal 2015 in Nigeria. Una situazione che ha spinto di recente anche la Comece a chiedere l’intervento dell’Europa e di tutta la comunità internazionale. A gennaio il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che condanna gli attacchi terroristici perpetrati dai gruppi jihadisti e la strategia “la vostra terra o il vostro sangue” dei combattenti fulani e ha deplorato la discriminazione subita dai cristiani nelle regioni in cui viene applicata la legge islamica.
(Radio Vaticana 2020 06 02 Lisa Zengarini - Città del Vaticano)

PAKISTAN - Violenze sulle minoranze religiose: l’emergenza continua

Episodi di violenza sulle minoranze religiose cristiane e indù continuano a destare preoccupazione in Pakistan e a suscitare indignazione nella società civile. Ironia della sorte, le violenze avvengono mentre tra le istituzioni è vivo il dibattito sulla nuova Commissione per le minoranze religiose, appena creata in seno al governo. Attualmente le Ong locali e internazionali, come Human Rights Watch, lamentano che il governo pakistano abbia escluso dalla Commissione la comunità, a lungo perseguitata, degli Ahmadi, ritenuti una “setta” dall’islam sunnita, e chiedono che l’organismo sia davvero inclusivo e indipendente.

Come appreso dall’Agenzia Fides, nei giorni scorsi il Pastore cristiano protestante Haroon Sadiq Cheeda e la sua famiglia sono stati brutalmente colpiti e costretti a lasciare l’area dove vivevano, nella città di Rahim Yar Khan, nella provincia pakistana del Punjab.

Nei giorni precedenti, sette uomini armati musulmani hanno attaccato la “Chiesa pentecostale della Trinità” nella zona di Kala Shah Kaku, nel distretto di Sheikhupura a 56 km da Lahore, capitale della provincia del Punjab. Il Pastore Samuel Hidayat, che guida il culto, parlando con la Fides, ha dichiarato: “È stato scioccante ascoltare questi fondamentalisti che cantano slogan per bruciare la chiesa e i cristiani che vivono nella colonia circostante. Hanno infranto la parete posteriore della chiesa, la porta principale e la croce all’ingresso”. Il pastore Samuel aggiunge: “È stato un momento di grande tensione: per fermare gli uomini armati, ho immediatamente telefonato alla polizia e gli aggressori sono scappati quando hanno sentito arrivare la polizia”. La polizia ha registrato il “primo rapporto di indagine” (First Information Report) incriminando gli uomini per danneggiamento di luoghi di culto e per aggressione.

Sempre in Punjab, un cimitero cristiano, antico di 100 anni, a Khanewal, è stato attaccato da alcuni uomini musulmani che volevano indebitamente appropriarsi di quel terreno e hanno distrutto molte delle tombe nel cimitero. Con l’intervento immediato di un membro cristiano dell’Assemblea provinciale, Ejaz Alam Augustine, il cimitero è stato salvato. Ejaz Alam Augustine, parlando con Fides, informa: “Abbiamo fatto sì che l’amministrazione faccia recintare il cimitero per delimitarne i confini. I cristiani sono cittadini come gli altri, e hanno i medesimi diritti e la stessa dignità”.

Un altro preoccupante episodio ha riguardato l’avvocato cattolico Khalil Tahir Sindu, membro dell’Assemblea provinciale del Punjab, da sempre impegnato per la difesa legale e la salvaguardia della comunità cristiana. La sua abitazione a Lahore è stata attaccata da quattro uomini armati che hanno sparato colpi di arma da fuoco contro la casa.

Se nel Punjab avviene la maggior parte degli episodi di violenza verso i cristiani, la provincia del Sindh, nel Sud del Pakistan, è epicentro di violenza verso agli indù, minoranza religiosa consistente in questa parte del paese. Di recente alcuni musulmani di Hala, nel distretto di Mitiari, hanno bruciato case di fedeli, malmenando uomini, donne e bambini indù. In un altro attacco nel villaggio Tadados di Tharparker, 21 case degli indù sono state bruciate da militanti e molti bambini sono stati feriti.
Rahat Austin, avvocato e attivista per i diritti umani, ha detto a Fides: “Gli indù vivono a Sindh da più di mille anni e ora sono trattati come intrusi o esseri inferiori. Urgono provvedimenti concreti da parte del governo per assicurare la loro tutela e garantirne condizioni di vita sostenibili e le libertà”
Nel suo manifesto elettorale del 2018, il partito Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI), ora al governo nel paese sotto la guida del Primo Ministro Imran Khan, aveva promesso di impegnarsi a tutelare e a promuovere i diritti tutte le comunità religiose nel paese.
(AG-PA) (Agenzia Fides 1/6/2020)

HONG KONG – cardinale Zen: Libertà religiosa a rischio quando la Cina approva le nuove “leggi sulla sicurezza”

Un cardinale di Hong Kong ha detto alla CNA che i cambiamenti allo status di Hong Kong in Cina potrebbero minacciare la libertà religiosa dei cattolici e di altri credenti religiosi.

Il 28 maggio la legislatura cinese ha approvato una risoluzione per imporre nuove “leggi sulla sicurezza” nella sua regione un tempo autonoma, Hong Kong: una mossa che i manifestanti democratici e i cattolici nel paese temono mineranno le libertà di Hong Kong, inclusa la libertà di religione.

Le nuove leggi mirano a criminalizzare tutto ciò che Pechino considera “interferenza straniera”, attività secessioniste o sovversione del potere statale, riporta il Washington Post.
Le leggi potrebbero anche consentire alle forze di sicurezza cinesi di operare in città.

Il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha detto alla CNA che teme che le nuove leggi saranno utilizzate per sovvertire la libertà di religione di cui attualmente godono ad Hong Kong.

Hong Kong ha avuto ampie protezioni per la libertà di culto e per l’evangelizzazione, mentre nella Cina continentale c’è una lunga storia di persecuzioni per i cristiani che corrono contro il governo.

“Ciò che è più necessario al momento è la preghiera”, ha detto Zen.

“Non abbiamo nulla di buono da sperare. Hong Kong è semplicemente completamente sotto il controllo [della Cina]. Dipendiamo dalla Cina anche per il nostro cibo e l’acqua. Ma ci mettiamo nelle mani di Dio “, ha detto il Cardinale Zen a CNA in un’intervista del 27 maggio.
(Estratto: di Jonah McKeown per CNA The catholic word report 28 maggio 2020)