2020 01 29 Usati perfino i bambini per instillare l'odio contro i cristiani

2020 01 29 NIGERIA - bambino di 8 anni, indottrinato da Boko Haram, uccide un cristiano
NIGERIA - Ucciso il responsabile di una comunità cattolica nel centro della Nigeria NIGER - “Potranno tagliare gli alberi ma non le radici della croce”: minacce ai cristiani nel paese SUDAFRICA - Ucciso un missionario belga in un presunto tentativo di rapina
Fonte:
CulturaCattolica.it
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NIGERIA - bambino di 8 anni, indottrinato da Boko Haram, uccide un cristiano
Nuovo video dell’orrore in Nigeria: un ragazzo di religione cristiana è stato barbaramente assassinato da un bambino di 8 anni

Sono immagini agghiaccianti quelle arrivate dalla Nigeria, nazione dove il fondamentalismo islamico è sempre più in ascesa, specialmente nel nord del paese. Qui il fanatismo viene incentivato dal proselitismo del gruppo Boko Haram, dal 2015 legato a doppio filo all’Isis.
La sua cellula più vicina allo Stato Islamico, ossia quella tristemente nota con la sigla Iswap, da anni uccide indiscriminatamente i cristiani. Incursioni armate in piena notte oppure singoli rapimenti, chi non è musulmano viene torturato e successivamente condannato a morte.

Nessuno però aveva mai immaginato che la follia omicida e fanatica potesse essere presente in un bambino di 8 anni. Su Site, il sito che monitora i video dell’orrore jihadisti in tutto il mondo, nei giorni scorsi è spuntato il video sopra descritto e che ha immortalato l’orrore compiuto da un ragazzino nei confronti di uno studente “colpevole” soltanto di essere cristiano.

Il giovane ucciso si chiamava Dalep, frequentava il secondo anno di università nella facoltà di biologia di Maiduguri. Il 9 gennaio scorso, questo ragazzo stava tranquillamente percorrendo l’autostrada che conduce proprio nella città dove teneva i suoi studi. Come milioni di ragazzi in tutto il mondo, dopo il periodo di vacanze natalizie stava tornando nella sede universitaria.
Un commando però ha bloccato la sua auto e, dopo aver accertato che si trattasse di un cristiano, è stato quindi rapito. Di lui si sono perse le tracce per diversi giorni, fino a quando poi nelle scorse ore è apparso legato e vestito con la classica tuta dei “condannati” di Boko Haram nel video dell’orrore.
Prima di sparare contro di lui alle sue spalle, il bambino di 8 anni ha ammonito tutti i cristiani della regione: “Questo è un cristiano proveniente dallo Stato di Plateau. Vogliamo dire a tutti i cristiani che non abbiamo dimenticato quello che avete fatto ai nostri genitori e nonni – urla con la voce classica di un ragazzino e non di quella di un boia adulto – I cristiani di tutto il mondo devono sapere che non dimenticheremo le loro atrocità contro di noi, fino a quando non ci saremo vendicati di tutto il sangue versato”. Poi i colpi di pistola, uno alla nuca ed uno alla schiena, che hanno sancito l’ennesimo eccidio e l’ennesima atrocità contro i cristiani in Nigeria.

Nelle ultime settimane il dramma della comunità cristiana nigeriana ha preso piaghe ancora più terribili. Diversi i rapiti e diverse le imboscate: altro sangue versato, nell’indifferenza più totale dell’occidente.

In un video di 56 secondi prodotto da Amaq, un gruppo di assassini affiliati all’Isis che si spaccia per agenzia di stampa, si vedono undici uomini, dieci di loro vengono gettati a terra e decapitati con brutalità. È la stessa scena che si era vista anni fa in Libia, quando alcuni operai copti egiziani che lavoravano in Libia erano stati decapitati da uomini dell’Isis. Qui siamo in Nigeria, ma la scena, le vittime e gli aguzzini sono gli stessi: islamisti di Boko Haram, il gruppo terrorista che da anni massacra i cristiani nel nord della Nigeria, dove la maggioranza della popolazione è islamica, per costruirvi un nuovo stato islamico.

Il giorno dopo Natale Martha Bulus, una bellissima cristiana nigeriana che pochi giorni dopo, il 31 dicembre, avrebbe dovuto sposarsi, viene fermata dagli uomini di Boko Haram e decapitata insieme alle sue cinque damigelle. Anziché un matrimonio, Martha ha avuto un funerale. L’orrore continua anche nel nuovo anno.

Ai primi di gennaio quattro seminaristi cattolici vengono rapiti, solo uno di loro è stato rilasciato in gravi condizioni, dopo essere stato picchiato violentemente. Pochi giorni fa il reverendo Lawan Andimi, guida locale della Christian Association of Nigeria, viene decapitato nel filmato girato dai suoi rapitori.

L’ultimo orrore è di un paio di giorni fa. Anche qui un video della pseudo agenzia di stampa dell’Isis. Uno studente universitario di 22 anni, Ropvil Daciya Dalep, viene rapito il 9 gennaio. Nel video si vede il giovane inginocchiato per terra, le mani legate e dietro di lui un ragazzino con una pistola in mano (…).
Secondo Rita Katz, direttrice di Site, sito che vigila l’attività online dei terroristi, dalle analisi il bambino avrebbe 8 anni e anche lui era un cristiano rapito.

Già in Siria i jihadisti avevano filmato bambini intenti a giustiziare prigionieri o mentre veniva insegnato loro a combattere. Il fenomeno dei bambini soldati in Africa è diffuso da sempre, non è una novità. Adulti mutilati e uccisi davanti agli occhi dei figli, rapiti e portati in scuole di addestramento destinati a trasformarsi ben presto in bambini-soldato e le bambine in schiave sessuali. Le loro missioni, spesso pericolosissime perché costretti a infiltrarsi in territorio nemico, sono finalizzate ad avere informazioni sulle postazioni militari governative. Spesso vengono usati come kamikaze, perché non destano sospetti, con cinture esplosive si fanno esplodere nei mercati pubblici. Per usarli nei loro malefici scopi, a causa della loro immaturità fisica ed emotiva, questi piccoli predestinati a una esistenza fatta di violenza e soprusi, vengono separati dalle loro famiglie, drogati, torturati, violentati, costretti ad uccidere. Un lavaggio del cervello, come quello del bambino di 8 anni che ha giustiziato il cristiano nigeriano, per crescere generazioni di assassini.

(…) Quello che abbiamo raccontato, quanto accaduto in Nigeria nell’ultimo mese, non è stato reso noto quasi da nessuno. Un silenzio di morte, che pesa su tutti i governi occidentali che in Nigeria hanno interessi economici fortissimi. (il sussidiario.net 27.01.2020)

NIGERIA - Ucciso il responsabile di una comunità cattolica nel centro della Nigeria

Ucciso il responsabile della chiesa cattolica di Saint Augustine, nella Keana Local Government Area dello Stato Nasarawa, nel centro della Nigeria. Secondo quanto appreso dall’Agenzia Fides, nella mattina del 20 gennaio, alcuni banditi, forse pastori Fulani, hanno assalito la comunità di Abebe, sparando all’impazzata. Nella sparatoria è morto Augustine Avertse, il responsabile della comunità cattolica locale, insieme al padre, Akaa’am Avertse, e ad altre due persone.
Uno dei sopravvissuti, rimasto ferito, afferma che l’attacco non è stato provocato, in quanto non vi era mai stata alcuna forma di incomprensione tra i membri della comunità e i pastori Fulani che vivevano nella zona.
Nel frattempo ha suscitato emozione la conferma dell’uccisione di Lawan Andimi, dirigente locale dell’Associazione Cristiana della Nigeria, che era stato rapito all’inizio di gennaio da Boko Haram nella Michika Local Government Area nello Stato di Adamawa nel nord-est della Nigeria. In un comunicato, il Presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha parlato di omicidio “crudele, inumano e deliberatamente provocatorio”, ed ha assicurato che i responsabili “pagheranno caro per le loro azioni”. (L.M.) (Agenzia Fides 22/1/2020)

NIGER - “Potranno tagliare gli alberi ma non le radici della croce”: minacce ai cristiani nel paese

“Le reiterate minacce alle comunità cristiane presenti nella zona frontaliera col Burkina Faso hanno raggiunto lo scopo che si prefiggevano: decapitare le comunità e farne poi preda della paura di professare la fede nella preghiera della domenica nelle cappelle” (vedi Agenzia Fides 20/12/2019), scrive all’Agenzia Fides padre Mauro Armanino, sacerdote della Società per le Missioni Africane in Niger.
“Martedì 14 gennaio scorso, in un villaggio non lontano da Bomoanga, che da oltre un anno ha assistito impotente al rapimento di Padre Pierluigi Maccalli, - continua il missionario – un gruppo di criminali andati per un regolamento di conti con l’infermiere capo che opera in un dispensario della zona, hanno preso, portato poco lontano dalla sua casa e decapitato il nipote, battezzato da bambino. A Bomoanga la gente non va più in chiesa la domenica. La ‘basilica’, come p. Maccalli soleva chiamarla, concepita, edificata e da lui inaugurata, è adesso deserta, così come la scuola colpita di recente”.
Nella nota pervenuta a Fides, p. Armanino evidenzia lo sconcerto, la sofferenza, il timore ma soprattutto la consapevolezza della situazione manifestati durante l’incontro di formazione con i catechisti e gli animatori della zona Gourmanché, frontaliera col Burkina Faso, organizzato recentemente a Niamey. “Anche laddove esistono persecuzioni, prove e tensioni, è possibile tradurre la fede – sottolinea - con una maggiore valorizzazione dei laici e del loro apporto, una più grande flessibilità per quanto riguarda i luoghi e i tempi delle celebrazioni e della vita della comunità”.
Il missionario conclude dicendo: “A Makalondi, Kankani e Torodi, nella stessa zona, le celebrazioni, seppur con prudenza, continuano come sempre, malgrado i preti non siano residenti sul posto. Più complicata la realtà nelle zone rurali che, essendo di difficile accesso, permettono ai gruppi armati di agire indisturbati. Potranno tagliare gli alberi ma non le radici della croce. Il terzo giorno c’è una risurrezione”.
(MA/AP) (23/1/2020 Agenzia Fides)

SUDAFRICA - Ucciso un missionario belga in un presunto tentativo di rapina

Gli Oblati di Maria Immacolata in Sudafrica (OMISA) sono devastati dalla morte di P. Jozef (Jef) Hollanders, ucciso in una rapina nella parrocchia della città di Bodibe, vicino a Mahikeng, nella provincia nord-occidentale del Sudafrica, domenica notte 12 gennaio” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides. “Il suo corpo è stato scoperto lunedì pomeriggio da un parrocchiano. La polizia è impegnata a fondo nell’indagare sul suo omicidio”.
“Siamo profondamente colpiti da quello che è successo. P. Jeff è stato trovato legato mani e piedi e con una corda intorno al collo. Una morte terribile per qualcuno che ha dedicato tutta la sua vita alla sua missione “, afferma p. Daniël Coryn, superiore provinciale dei Missionari Oblati di Maria (OMI), da Blanden in Belgio. Secondo Sua Ecc. Mons. Victor Phalana, Vescovo di Klerksdorp, nella cui giurisdizione si trova Bodibe, il missionario probabilmente è morto a causa di un infarto o di uno strangolamento.
Non si esclude che p. Hollanders sia stato vittima di un tentativo di rapina, ma secondo Mons. Phalana, i rapinatori erano male informati: “Tutti sanno che non aveva soldi. Ha servito una comunità povera. Ha usato ogni centesimo che abbia mai posseduto per il suo popolo. Ha dato via tutto quello che aveva”. Secondo il Vescovo, la comunità ecclesiale è stata colpita duramente. P. Hollanders era “pieno di entusiasmo, vita e dedizione” e parlava fluentemente afrikaans e tswana, una lingua bantu parlata in Sudafrica e Botswana. “Faceva parte della vita delle persone.”
P. Hollanders era nato in Belgio il 4 marzo 1937. Ha emesso i primi voti come Oblato l’8 settembre 1958 ed è stato ordinato sacerdote il 26 dicembre 1963. È arrivato in Sudafrica il 31 gennaio 1965.
“Per 55 anni è stato un missionario dedicato e fedele nell’area di lingua Tswana, ora Provincia del Nord Ovest del Sudafrica” sottolinea il comunicato. “Gli piaceva creare nuove comunità cristiane, che sono diventate parrocchie o stazioni parrocchiali in quella che è diventata la diocesi di Klerksdorp”. “Ci è stato ricordato che Gesù è morto per mano di altri e abbiamo immaginato che anche padre Jef avrebbe detto: “Perdonali, perché non sanno quello che fanno” conclude il comunicato dell’OMISA. Il funerale di p. Hollanders, si terrà mercoledì 22 gennaio, alle ore 10, nella Cattedrale di Klerksdorp. (L.M.) (Agenzia Fides 16/1/2020)

NICARAGUA - Denunciate nuove intimidazioni contro la Chiesa, l’unità del popolo per costruire un nuovo Nicaragua

Il Vicario generale dell’Arcidiocesi di Managua, Mons. Carlos Avilés, ha denunciato l’intimidazione contro i fedeli cattolici da parte dello stato: “Membri delle forze dell’ordine prendono nota della targa delle auto dei fedeli solo per il fatto che vanno a messa in una parrocchia, è ridicolo. Ma la Chiesa ha fatto questa esperienza di persecuzione già negli anni 80. Noi, malgrado questo, non ci fermiamo nel nostro lavoro e nella nostra missione, evangelizzare e stare a fianco del popolo. Dall’aprile 2018, quando il popolo è uscito pacificamente a manifestare la protesta contro la riforma del ‘Seguro Social’ ed è stato brutalmente fermato con violenza dalla dittatura, la Chiesa cattolica si è messa ancora una volta dalla parte dei più deboli”.
Le dichiazioni di Mons. Aviles sono contenute in un video condiviso con Fides e diffuso sui social media, in cui informa che c’è stata una denuncia ufficiale della Chiesa su questi fatti, pubblicata anche sui media. Il video contiene una intervista al giornale La Prensa del Nicaragua, dove il Vicario generale della diocesi descrive la situazione della Chiesa: “Grazie a Dio, la Chiesa riflette quanto vive la società, quanto vive il popolo. Non abbiamo nessun potere, né militare, né politico, per affrontare e lottare contro una repressione gratuita solo per stare dalla parte del popolo, o solo per denunciare le richieste di giustizia del popolo”.
Mons. Avilés conclude chiedendo ai membri della polizia di fermare la persecuzione contro la Chiesa e i suoi fedeli: “Non possiamo vivere in un ambiente di repressione. Bisogna vivere con spirito cristiano, in pace e armonia”.
La situazione in Nicaragua è sempre di continua tensione. Sono inutili i tentativi del governo di presentare alla stampa internazionale un paese tranquillo e sereno quando i leader sociali e contadini sono perseguitati, minacciati o addirittura uccisi. Gli imprenditori non sostengono più la politica economica del governo, con conseguenze negative immediate da parte del mercato internazionale; alla stampa nazionale è impedito di informare sui fatti quotidiani; i partiti dell’opposizione si trovano senza strumenti politici dinanzi alle prossime elezioni.
Tuttavia le testimonianze dei giovani in molte città del paese, attraverso i social media, confermano che un Nicaragua Libero e Unito non solo è possibile, ma sarà frutto di ogni piccolo contributo, secondo le parole di Mons. Rolando Alvarez, Vescovo di Matagalpa: “Il popolo sta dando lezione di unità. Lo fa con la vita quotidiana, mirando ai grandi ideali per costruire un nuovo Nicaragua, una grande nazione. Perché la vera unità la fa il popolo”.
(CE) (Agenzia Fides, 16/01/2020)