2019 11 20 NICARAGUA – “Il mondo veda e sappia che non c’è libertà di culto in Nicaragua”

CILE - Nei disordini attaccate diverse chiese TESTIMONIANZA: il grido di Haiti e la presenza della Chiesa
Fonte:
CulturaCattolica.it
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NICARAGUA – “Il mondo veda e sappia che non c’è libertà di culto in Nicaragua” Inasprimento dei controlli di polizia ed esercito sulle attività della Chiesa cattolica

“Il mondo veda e sappia che non c’è libertà di culto in Nicaragua!” afferma padre Edwin Roman, parroco della parrocchia di San Miguel di Masaya, mentre viene registrato in video nel suo intento di entrare nella chiesa di cui è parroco, bloccato da polizia e membri dell’esercito. Inviato da diverse fonti di Fides a Masaya, il video sta girando sui Social Media per denunciare la repressione ultimamente ancora più forte esercitata dalle forze dell’ordine contro la Chiesa cattolica in Nicaragua. “Vogliamo solo celebrare una Eucaristia” continua padre Edwin Roman nel video, rivolgendosi agli oltre 30 agenti che hanno circondato la chiesa ieri pomeriggio.
La messa, programmata in particolare per dare conforto alle madri e ai parenti dei detenuti politici, è stata poi celebrata senza la maggior parte dei familiari, a cui è stato impedito l’accesso e che sono rimasti fuori. Solo un piccolo gruppo di loro, che era arrivato presto, è riuscito ad entrare in chiesa.
La notizia di poche ore fa è che il gruppo ha deciso di rimanere dentro la chiesa ed iniziare uno sciopero della fame, ma durante la notte la polizia ha tolto l’elettricità e l’acqua.
Non è la prima volta che le forze dell’ordine seguono o impediscono il normale svolgimento delle attività della Chiesa cattolica nella città di Masaya. Il 12 novembre si è svolto l’incontro mensile dei sacerdoti, ma la sede dell’incontro fin dal mattino presto è stata circondata dai poliziotti che hanno impedito l’ingresso ad alcuni di loro.
Padre Edwin poco tempo fa, parlando alla televisione (vedi Fides 17/10/2019), ha ricordato una realtà: “Le aggressioni che la Chiesa sta vivendo oggi superano le aggressioni di coloro che ne furono vittime negli anni ‘80 durante la guerra civile nel nostro paese. Negli anni ‘80 c’era la dittatura di Somoza contro le braccia alzate con le armi, questa invece è una dittatura contro un popolo disarmato”.
Attraverso Twitter Padre Roman ha mostrato i messaggi con le minacce di morte che ha ricevuto in questi giorni, tra cui uno rievoca l’assassinio di Mons. Romero: “Ti dovrà capitare ciò che è capitato a Mons. Oscar Arnulfo Romero in El Salvador, ti aspetta un proiettile…”
(CE) (Agenzia Fides, 15/11/2019)

CILE - Nei disordini attaccate diverse chiese

Le violente proteste in tutto il Paese si accaniscono sulla Chiesa. Distrutto il tempio di san Francisco di Valdivia dove è stato profanato il Santissimo Sacramento, distrutte le immagini sacre e gli arredi. L’impotenza ed il dolore dei cinque fratelli dehoniani della comunità religiosa. Anche al santuario di “María Auxiliadora” di Talca, Messa di riparazione per la profanazione del tabernacolo. Attacchi anche a Santiago

Dolore per la profanazione e i danni arrecati alla chiesa di San Francisco, patrimonio del sud del Cile e della Valdivia, sono stati espressi da monsignor Nelson R. Huaiquimil, vicario generale della diocesi cilena di Valdivia. In un comunicato scrive: “Siamo profondamente addolorati per la distruzione che il Tempio di San Francisco de Valdivia ha subito, sappiamo che la cosa più importante in ogni situazione sono sempre le persone, e lì vivono cinque fratelli dehoniani, persone consacrate al servizio della comunità Stanno bene, ma provano un naturale stato di impotenza e di dolore. Ci addolora che siano entrati nel Tempio e sia stato profanato il Santissimo Sacramento, distrutte le immagini sacre, distrutti gli arredi e procurati danni generali a questa parte del patrimonio, che appartiene a tutti i Valdiviani”.

Il dolore dei vescovi per gli attacchi alle chiese

La crisi politica e sociale che il Cile sta attraversando, si accompagna a manifestazioni violente e incontrollate che prendono di mira anche i luoghi di culto. I vescovi hanno manifestato il loro dolore “per l’attacco alle chiese e ai luoghi di preghiera senza rispetto per Dio e per coloro che credono in Lui” ricordando che “le chiese e gli altri luoghi di culto sono sacri”. Il vicario generale di Valdivia condivide la legittima ricerca di giustizia e pace intrapresa da tanti cileni in tutto il Paese, “ci sono belle manifestazioni che devono riempirci di speranza”, tuttavia sciocca vedere morti e feriti, e tante persone che hanno subito distruzioni e danni a causa della violenza. Infine invita tutti “a unirsi nella preghiera e nella ricerca del bene, a pregare per tutti coloro che hanno subito violenza e che causano violenza di diverso tipo”, esortando a guardarsi l’un l’altro “non come nemici, ma come quelli che sono in grado di costruire insieme la famiglia umana che tutti ci aspettiamo”.

Messa di riparazione nel santuario di Talca

Nella notte di lunedì 12 novembre, un gruppo di violenti ha fatto irruzione nel santuario “María Auxiliadora” di Talca, distruggendo le immagini sacre, danneggiando i banchi e profanando il tabernacolo. Martedì scorso l’amministratore apostolico della diocesi, monsignor Galo Fernández, ha presieduto la Messa di riparazione, concelebrata dai sacerdoti salesiani e da altri sacerdoti della diocesi. Padre Pedro Pablo Cuello, direttore dei Salesiani a Talca, prima della Messa ha informato che i danni non sono stati ancora quantificati, e ha aggiunto: “Il messaggio che voglio dare a tutti gli abitanti di Talca, ai giovani, agli adulti e ai bambini è che dobbiamo lavorare per la pace, non dobbiamo riposarci per raggiungerla, è il lavoro di tutti, dobbiamo tutti lavorare per questo”.

Vescovo: non soffriamo per i danni materiali ma per la convivenza dei cileni

Nell’omelia il vescovo ha detto che “non è la perdita materiale di un numero di panche, né la distruzione in sé delle immagini in gesso che rappresentano il Signore, i Santi, che ci hanno fatto del male. Siamo feriti dall’essere testimoni della violenza che subiamo nella nostra patria, dal disaccordo tra cileni”. Quindi ha esortato: “(S.L. - Agenzia Fides e Radio Vaticana 15 11 2019)

TESTIMONIANZA il grido di Haiti e la presenza della chiesa

Il grido di Haiti. La testimonianza di una missionaria fidei donum

Maddalena Boschetti, missionaria genovese fidei donum, è da 17 anni sull’isola caraibica per servire gli ultimi. Una vita per i bambini disabili che ormai da tempo sono in difficoltà, Haiti infatti vive una profonda crisi politica e sociale culminata in disordini e violenze con oltre 40 vittime

“Da luglio 2018 il Paese a più riprese affronta gravi disordini interni, atti di violenza e vandalismo sempre più gravi e prolungati che sono sfociati dalla metà di settembre in quella che non esito a definire una palese guerra civile. Siamo in guerra. Siamo nel caos”. A lanciare l’allarme per Haiti, che 10 anni fa conobbe gli effetti di un devastante terremoto con oltre 300mila morti, è una missionaria fidei donum, laica, della diocesi di Genova. Maddalena Boschetti, da 17 anni tra i poveri dell’isola caraibica, lancia il grido di allarme di una popolazione che il mondo e le reti di informazione sembra abbiano dimenticato. Lo fa inviando una lettera nella quale c’è la fotografia delle ingiustizie della terra ma c’è pure la speranza nel Signore della vita che mai tradisce le attese.

Haiti nel caos
Nei giorni scorsi anche le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per quanto sta accadendo. Il presidente Jovenel Moïse, al potere dal 2017, non intende dimettersi nonostante le proteste innescate dal carovita, dalla penuria di carburante, dalla carenza di cibo e l’aumento vorticoso dei prezzi. Dalla missione di Mare-Rouge, nel nord-ovest di Haiti, “davanti Guantanamo”, Maddalena spiega che i disordini che hanno investito Pourt-au-Prince non sono arrivati ma qui si vivono tutti i disagi dell’isolamento in cui è costretta la capitale, impossibile da raggiungere perchè i gruppi criminali che operano chiedono tangenti per entrare in città. Fiorisce il mercato nero, la benzina è arrivata a costare 5 volte di più, il prezzo del riso, piatto base, è triplicato e non c’è contante, le banche elargiscono pochi soldi al giorno.

Accanto alle vittime dello scarto
Maddalena racconta ancora che la sua missione rientra nelle statistiche impietose su Haiti. Il 64% della popolazione, infatti, non ha accesso alla corrente elettrica, il 43% all’acqua ma a Mare-Rouge attingono alle fonti grazie ad un acquedotto costruito da missionari italiani e alle cisterne dove si raccoglie acqua piovana. Drammatica la situazione nelle scuole, nella sua missione i bimbi hanno iniziato l’anno ma nel resto del Paese è tutto bloccato. Il 23% degli haitiani sono analfabeti, il 60% vive con meno di due dollari al giorno, il 25% invece con un dollaro e 25 centesimi ovvero la soglia dell’estrema povertà. Infine solo il 28% della popolazione ha accesso ai servizi sanitari ma ora la situazione è sotto controllo ma i farmaci non arrivano. “Noi ci occupiamo di bimbi con handicap, considerati uno scarto – spiega Maddalena – perché la disabilità è connotata negativamente. I bambini non hanno valore ma noi stiamo lavorando tanto sul fronte della dignità della persona. Qualcosa si muove”.

Il dramma delle donne malate di mente
“Mancano i farmaci per l’epilessia – aggiunge la missionaria italiana – nel tempo con le medicine abbiamo stabilizzato molte persone ma ora tutto scarseggia e quindi le persone sono fuori controllo, vivono per strada e diventano violente. Qui si considera la malattia mentale come una possessione, chi soffre di questo viene percosso o messo sui ceppi”. “Le donne malate di mente che vagano sporche e nude sulla strada sono abusate, oggetto continuo di violenze, daranno alla luce i loro figli sulla strada”.

I bambini, il volto con cui il Signore mi guarda ogni giorno
Nel raccontare il suo impegno quotidiano, Maddalena spiega di aver avuto una vocazione adulta e di aver accolto “la rivoluzione copernicana” che il Signore ha operato in sé. “Ho 56 anni e solo 20 anni fa ho iniziato a chiedere con insistenza a Dio cosa volesse da me, dove mi potevo mettere a servizio, in che modo potessi essere al fianco di chi non aveva nessun altro. La risposta è arrivata dai bambini che assistiamo insieme alle loro famiglie, loro sono il senso della mia chiamata, il volto con cui il Signore ogni giorno mi guarda”. “Cammino con loro – spiega – non mi fanno sentire sola, mi danno una gioia profonda, con loro ho attraversato dure prove come il terremoto, i cicloni, la guerra civile ma siamo comunità”. Accanto a Maddalena Boschetti c’è Madian Orizzonti – Missioni Camilliane e due professori dell’università di Genova che gratuitamente hanno formato degli operatori locali insegnando le tecniche di fisioterapia. Si sta costruendo, grazie alla Conferenza episcopale italiana, una nuova sede per ospitare le attività che coinvolgono bambini disabili e famiglie.

Bisogna che qualcosa cambi
Questa frase pronunciata da Giovanni Paolo II a Port-au-Prince il 9 marzo 1983 è quello che Maddalena e la sua comunità ripetono ogni giorno, confidando nella Provvidenza e nell’amore verso gli altri. Nella lettera nella quale la missionaria ha fatto conoscere le difficoltà di Haiti, lei scrive più volte che “condividere la vita di chi soffre non è facile, ci si riduce all’essenziale ma questo non significa non sentirsi felici di vivere”. Ricordando la parabola del Buon Samaritano, Maddalena spiega che “solo chi si ferma per soccorrerlo, spinto da compassione, da straniero si trasforma in prossimo. L’uomo a terra, inerme nella sua fragilità, è haitiano, italiano, emigrante, rifugiato, assassino, santo”. Un momento difficile per Haiti – aggiunge - che “ci chiede di proclamare con ancora più forza interiore la nostra fede nel Signore della vita, non lasciamoci derubare della gioia profonda, della speranza e dell’amore che siamo chiamati a portare nel mondo. Gesù Cristo è il Signore. Ha già vinto”.
(Benedetta Capelli – RV 14 11 2019)