2019 10 16 “Noi cristiani abbiamo paura della Turchia, ma i curdi ci usano”

SIRIA – TESTIMONIANZE dai cristiani: “Pregate per noi” “Noi cristiani abbiamo paura della Turchia, ma i curdi ci usano” PAKISTAN - Le Chiese: “No” alla nazionalizzazione di un antico collegio cristiano
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Papa Francesco ANGELUS 13 ottobre 2019

E il mio pensiero va ancora una volta al Medio Oriente.
In particolare, all’amata e martoriata Siria da dove giungono nuovamente notizie drammatiche sulla sorte delle popolazioni del nord-est del Paese, costrette ad abbandonare le proprie case a causa delle azioni militari: tra queste popolazioni vi sono anche molte famiglie cristiane.
A tutti gli attori coinvolti e anche alla Comunità Internazionale; per favore, rinnovo l’appello ad impegnarsi con sincerità, con onestà e trasparenza sulla strada del dialogo per cercare soluzioni efficaci.

La testimonianza

I curdi non sono le sole vittime dell’offensiva turca. Nel nord siriano governato dalle milizie curde, vivono infatti altre minoranze tra cui i cristiani, come ricordato anche dal Papa all’Angelus. E’ ciò che sottolinea ai microfoni di Vatican News, monsignor Georges Abou Kazen, vicario apostolico di Aleppo. Difficile sapere con esattezza il loro numero: prima dell’inizio della guerra i cristiani erano presenti in tutte le principali località del territorio. Molti di loro sono fuggiti, tra il 2014 e il 2017, di fronte all’avanzata dell’Isis, ma ora la prospettiva è che altri saranno costretti all’esodo a causa dei bombardamenti e dei combattimenti in corso dal 9 ottobre scorso.
Queste le parole di monsignor Kazen:

R. – Noi siamo molto preoccupati per questa offensiva. Qui non ci sono solo i curdi, ma anche tutte le altre minoranze cristiane soprattutto - assiri, caldei siriani, armeni - che hanno subito un eccidio in Turchia dalla fine del secolo XIX fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. Qui ci sono i figli e i martiri di questa gente che ha potuto salvarsi da questo eccidio. Adesso questi vedono che le stesse persone vengono ad invadere il loro territorio. Noi guardiamo veramente con tanta preoccupazione, oltre al fatto stesso che ci troviamo di fronte ad un’invasione di un altro Paese, alla guerra, a tutto il sangue che sarà versato...

Si pensa che obiettivo di questa offensiva sia liberare quel territorio siriano dalla presenza curda per far rientrare i siriani, rifugiati in Turchia. Ma dove andranno poi i curdi?
R. - Infatti. Cosa vogliono fare? In quel territorio molta gente è rimasta al proprio posto. Queste tribù arabe, i curdi, i cristiani …. Quindi, come fanno a mettere altra gente lì al posto loro? Se i turchi hanno veramente questo in testa si arriverà ad una soluzione ancora peggiore, cioè mandare via la gente locale per mettere altre persone.

Significherebbe creare ulteriori disastri e tensioni …
R. – Certo, e poi dicono che ci sono ancora diecimila Daesh lì nelle prigioni dei curdi. Cosa farà la Turchia? Li libererà? Certo che noi guardiamo con molta preoccupazione quello che sta accadendo; perché ricorrere alla guerra? La guerra mette sempre le basi per un’altra guerra. Non è una soluzione soprattutto lì, dove ci sono tutti questi gruppi sia etnici che religiosi. È un dramma umano ciò che sta accadendo ed è anche un crimine.

La situazione siriana sembra complicarsi sempre di più. Voi vedete qualche spiraglio per una soluzione pacifica?
R. - Il guaio della Siria è che il problema non è interno. Sapete, la Siria è composta da 23 gruppi etnici e religiosi differenti. Prima erano un bel mosaico, vivevano tutti insieme, ma purtroppo con l’aiuto delle grandi potenze occidentali ora vogliono ridurre tutto ad una sola bandiera, una bandiera nera. A noi questo dispiace e fa paura.

Vi arrivano richieste di aiuto? Ce la fate ad aiutare le famiglie, i rifugiati …
R. - Noi dobbiamo ringraziare veramente la Chiesa cattolica universale, così come molti dei nostri benefattori ed organizzazioni, ong, che ci aiutano. Grazie al loro aiuto noi possiamo aiutare. Certo le richieste sono molte, ora ci sono anche questi nuovi profughi; alcuni dicono siano centomila, altri duecentomila con l’invasione turca, perché stanno bombardando con aerei, cannoni, carri armati e tutto il resto. Stiamo facendo ciò che possiamo. Vedremo come andrà a finire.

Per concludere, vuole raccomandare qualcosa, chiedere qualcosa a quanti ci ascoltano?
R. - Pregate per noi! Pregate per noi. Bisogna portare aiuto dove c’è uno stato di guerra o divisioni, non vendere le armi, ma aiutare a dialogare insieme, perché con il dialogo si può arrivare a tutto.
(Ultimo aggiornamento: domenica 13 ottobre 2019, ore 15.13 RV)

«Noi cristiani abbiamo paura della Turchia, ma i curdi ci usano»

La Turchia ha bombardato i quartieri cristiani di Qamishli, ferendo un’intera famiglia. Ma la vera storia è più complessa: «I curdi hanno sparato dai nostri quartieri per farci attaccare ed ergersi così a difensori dei cristiani agli occhi dell’Occidente. Ma non lo sono affatto»

«I cristiani in Siria sono spaventati, non sanno dove andare o dove nascondersi. I turchi hanno attaccato i loro quartieri di Qamishli, ma lo hanno fatto per rispondere al fuoco curdo, che sta usando i cristiani per combattere una guerra mediatica». La situazione nel Nord-est della Siria, dopo l’inizio dell’offensiva turca, è grave ma è molto più complessa di come viene raccontata in questi giorni sui principali quotidiani, come testimonia a tempi.it Afram Yakoub, direttore generale della Confederazione assira.
(…)

«I CURDI USANO I CRISTIANI»

Mercoledì l’esercito turco ha bombardato un quartiere di Qamishli. Sul web sono circolate le foto dei cristiani feriti. Le immagini sono autentiche, ma non dicono tutto: «Le milizie Ypg hanno bombardato le postazioni turche dai quartieri cristiani», spiega Yakoub a tempi.it. «Lo hanno fatto per provocare i turchi, che infatti hanno colpito le case cristiane. Sono i curdi ad aver diffuso le immagini dei cristiani feriti: la loro strategia infatti è di guadagnarsi l’appoggio dell’Occidente atteggiandosi a difensori dei cristiani. Ma i curdi sono tutto tranne che nostri protettori. Ci usano per combattere la loro battaglia mediatica, che in guerra può essere importante tanto quanto quella armata».

Nei bombardamenti turchi è stata ferita un’intera famiglia cristiana. Il padre e i bambini hanno riportato ferite lievi, la madre invece è in gravi condizioni (come si vede nella foto pubblicata sopra). Yakoub, 39 anni, originario di Qamishli e accolto in Svezia nel 1989, ha una fitta rete di contatti nella sua città natale, dove vivono ancora molti suoi parenti. «Cristiani e curdi hanno una relazione molto tesa», continua. «Bisogna ricordare che i curdi sono una minoranza nel Nord-est della Siria, ma vogliono creare una regione autonoma sotto il loro controllo. Per riuscire nel loro intento, usano i cristiani come moneta di scambio».

«I CURDI VOGLIONO CACCIARE I CRISTIANI»

L’anno scorso, come raccontato da tempi.it, i curdi hanno chiuso quattro scuole cristiane nel Nord-est del paese perché si erano rifiutate di adottare i provvedimenti di politica dell’educazione emanati dal governo locale, che prevede testi ispirati al nazionalismo curdo. Monsignor Jacques Behnam Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi, da anni ripete che «i curdi vogliono sradicare la presenza cristiana da questa regione della Siria».

(…) La situazione, insomma, è molto complessa. La soluzione, secondo il direttore generale della confederazione assira, è solo una: «La minoranza assira ha paura tanto dei curdi quanto dei turchi. L’unico modo di uscirne sarebbe avere una vera democrazia in Siria e uno Stato unito. Nel frattempo i cristiani sono spaventati e non sanno dove andare». (…)

Brani da TEMPI, Leone Grotti 11 ottobre 2019

PAKISTAN - Le Chiese: “No” alla nazionalizzazione di un antico collegio cristiano

“Le Chiese cristiane stanno facendo un ottimo lavoro per lo sviluppo del Paese; vogliamo continuare a lavorare per migliorare la comunità, soprattutto nel settore del’istruzione. Condanniamo la decisione del governo della provincia di Khyber PakhthunKhwa (KPK) e ci appelliamo per revocare l’ordine di nazionalizzazione dell’Edwardes College”. Lo dice all’Agenzia Fides l’Arcivescovo Joseph Arshad, alla guida della diocesi di Islamabad-Rawalpindi e Presidente della Conferenza episcopale del Pakistan.
L’Arcivescovo Joseph Arshad, che è anche a capo della Commissione episcopale “Giustizia e pace” (NCJP) inoltre afferma: “Queste azioni possono influenzare la qualità e il livello di istruzione dell’istituzione. L’opera di istruzione non deve fermarsi a causa di interventi politici. Il governo dovrebbe immediatamente affrontare tali questioni che feriscono i sentimenti delle minoranze in Pakistan”.
Martedì scorso l’Alta Corte di Peshawar ha emesso un ordine di nazionalizzazione del più antico istituto di istruzione del territorio, l’Edwardes College di Peshawar. L’Edwardes College nacque come scuola missionaria cristiana chiamata “Edwardes High School” fondata dalla “Church Missionary Society” nel 1853. Nel 1900 si trasformò in Collegio e da allora ha funzionato come istituzione privata, gestita ufficialmente dalla diocesi di Peshawar della “Chiesa del Pakistan”, la comunità cristiana Anglicana presente in Pakistan.
Nel 1972, quando tutte le istituzioni private furono nazionalizzate dal governo, il suo status indipendente di prestigiosa istituzione privata fu riconosciuto e non fu coinvolto in quel processo, mentre oggi il governo della Khyber PakhthunKhwa sostiene che l’istituto era già stato incluso nella lista degli enti da nazionalizzare.
La Commissione “Giustizia e pace” ha espresso serie preoccupazioni per questa “occupazione illegale di proprietà della Chiesa”. In una dichiarazione congiunta della Commissione, l’Arcivescovo Joseph Arshad, Presidente, p. Emmanuel Yousaf Mani, Direttore nazionale e Cecil Shane Chaudhry Direttore. esecutivo hanno deplorato questa “azione illegale” del governo provinciale, chiedendo di restituire alla Chiese istituti come l’Edwardes College, il Gordon College (Rawalpindi),il Murray College (Sialkot) e altri istituti nazionalizzati negli anni ‘70 e mai resi alle Chiese.
Secondo p. Emmanuel Yousaf Mani, direttore nazionale della NCJP, “questo tipo di azioni scoraggiano le comunità cristiane a lavorare per il progresso del Pakistan”, mentre Cecil Shane Chaudhry ha rimarcato “il sabotaggio dei diritti delle minoranze religiose”.
A Peshawar diverse organizzazioni cristiane, come la Ong “Pakistan Minority Rights Commission” (PMCR), e semplici cittadini hanno protestato contro la decisione della nazionalizzazione, dicendosi pronti a “marciare fino a Islamabad” per difendere i legittimi diritti. (AG-PA) (Agenzia Fides 12/10/2019)