2019 09 19 NIGER - Rapito un sacerdote italiano

NIGERIA - Ucciso un sacerdote nel sud della Nigeria NICARAGUA - Sacerdote aggredito da tre persone incappucciate, il clima è sempre teso
Fonte:
CulturaCattolica.it
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NIGER - Rapito un sacerdote italiano della Società delle Missioni Africane

“Nella notte tra lunedì 17 e martedì 18 settembre, è stato rapito da presunti jihadisti attivi nella zona, padre Pierluigi Maccalli, della Società delle Missioni Africane (SMA).” A dare la notizia a Fides è padre Mauro Armanino, missionario a Niamey. “Da qualche mese la zona si trova in stato di urgenza a causa di questa presenza di terroristi provenienti dal Mali e dal Burkina Faso” aggiunge p. Armanino.
Padre Maccalli, originario della diocesi di Crema, già missionario in Costa d’Avorio per vari anni, si trova nella parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey. Da tempo mette insieme evangelizzazione e promozione umana: scuole, dispensari e formazioni per i giovani contadini. Attento alle problematiche legate alle culture locali, aveva organizzato incontri per affrontare temi e contrastare pratiche legate alle culture tradizionali, tra le quali anche la circoncisione e l’escissione delle ragazze, attirandosi anche una certa ostilità. Potrebbe essere questo - notano fonti locali - uno dei moventi per il rapimento, avvenuto una settimana dopo il suo rientro da un periodo di riposo in Italia.
La Missione cattolica dei Padri della SMA si trova in zona Gourmancé (Sud-Ovest) alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. Il popolo Gourmancé è interamente dedito all’agricoltura e stimato in questa regione attorno a 30 mila abitanti. La Missione è presente dagli anni ‘90, e i villaggi visitati dai missionari sono più di 20, di cui 12 con piccole comunità cristiane, distanti dalla missione anche oltre 60 km. La Chiesa cattolica in Niger sostiene fortemente che attraverso le opere sociali cresca il regno di Dio ed è per questo che la Missione di Bomoanga ha un programma di impegno di Promozione Umana e di Sviluppo attraverso le sue “cellule di base” chiamate CSD (Comité de Solidarité et Developpement). La povertà è strutturale, i problemi di salute e igiene sono enormi, l’analfabetismo diffuso e la carenza di acqua e di strutture scolastiche ingenti. La mancanza di strade e di altre vie di comunicazione, anche telefoniche rendono la zona isolata e dimenticata.
(MA/AP) (18/9/2018 Agenzia Fides)

NIGER - Il missionario italiano rapito “è probabilmente in Burkina Faso, dove hanno le basi i jihadisti”

Genova (Agenzia Fides) - La Società delle Missioni Africane (SMA), confermando all’Agenzia Fides il rapimento di padre Pierluigi Maccalli in Niger, aggiunge alcuni particolari alle prime notizie diffuse questa mattina. Secondo quanto riferiscono a Fides i missionari nella Curia generalizia SMA di Genova, un gruppo di uomini armati si è introdotto nel villaggio alle 21,30 ore locali (23,30 ora italiana) di ieri, ha rapito il sacerdote, rubando il suo computer e il suo telefono. È stato possibile ricostruire i fatti grazie alla testimonianza di un confratello indiano, che vive insieme a padre Pierluigi ma che è riuscito a mettersi in salvo.
Padre Maccalli, originario della diocesi di Crema, già missionario in Costa d’Avorio per vari anni, operava nella parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey. La sua missione si trova alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. “Negli ultimi mesi – spiegano a Fides i confratelli – le forze dell’ordine avevano messo in guardia i religiosi. La polizia e le forze dell’ordine avevano infatti registrato movimenti sospetti di miliziani jihadisti proprio al confine con il Burkina Faso”. Per tutelare la propria sicurezza, i missionari avevano così limitato gli spostamenti e non uscivano più dalla missione nel corso della notte.
“Dopo il rapimento – riferiscono dalla Curia della SMA – padre Maccalli è stato probabilmente portato al di là della frontiera. Nella confinante regione del Burkina Faso c’è, infatti, una vasta foresta in cui hanno le proprie basi i miliziani jihadisti. Attualmente la diocesi di Niamey ha inviato un gruppo di sacerdoti nel villaggio di padre Maccalli per verificare i fatti e per prendere contatti con la comunità locale. Un altro religioso italiano di una parrocchia vicina è stato fatto allontanare e ora è al sicuro a Niamey”. (EC) (Agenzia Fides 18/9/2018)

NIGERIA - Ucciso un sacerdote nel sud della Nigeria
Ucciso un sacerdote in Nigeria: “P. Jude Egbom è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da uomini armati la sera di lunedì 10 settembre 2018”

“Si è trattato di un tentativo di rapina finito male” dice all’Agenzia Fides p. Patrick Tor Alumuku, Direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Abuja, riferendo le circostanze della morte di p. Jude Egbom, ucciso a colpi d’arma da fuoco la sera del 10 settembre a Umuwala, nello Stato di Imo nel sud della Nigeria.
“P. Egbom si trovava da un barbiere quando alcuni banditi sono entrati per una rapina. Non si sa bene cosa sia successo, ma ad un certo punto i malviventi hanno esploso alcuni colpi d’arma da fuoco, uccidendo il sacerdote e ferendo gravemente un seminarista che si trovava con lui” spiega p. Patrick. “Quello che colpisce è la totale mancanza di rispetto per la vita umana” sottolinea il sacerdote.
A poche ore dall’uccisione del sacerdote cattolico, un altro grave episodio di violenza è accaduto nello Stato di Imo. Alcuni malviventi hanno sparato, uccidendolo, a un sergente dell’esercito di guardia ad un posto di blocco nei pressi della Assumpta Catholic Church, la Cattedrale cattolica di Owerri, capitale dello Stato di Imo. (L.M.) (Agenzia Fides 13/9/2018)

Da molti anni ormai in Nigeria si muore spesso in queste circostanze. Padre Jude Egbom è il quarto sacerdote ad essere ucciso quest’anno nel paese e nel 2018 sono già stati uccisi 26 sacerdoti nel mondo. Nella Nigeria meridionale, inoltre, sono anche aumentati i rapimenti a scopo estorsivo di preti e religiosi, in genere lungo le arterie che collegano una città all’altra. “Queste persone stanno lavorando per Dio e per l’umanità”, ha dichiarato a Fides Mons. Ezeokafo, Vescovo di Awka, nel sud Nigeria . “Non vengono pagate. Si affidano esclusivamente all’assistenza, alla buona volontà e ai gesti gentili delle persone per la loro sopravvivenza. Perché perseguitare coloro che stanno lavorando per la tua salvezza? Non riesco a capirlo”.

NICARAGUA - Sacerdote aggredito e derubato da tre persone incappucciate, il clima è sempre teso

Un sacerdote nicaraguense è stato aggredito sabato 15 settembre da un gruppo di tre uomini incappucciati che sono entrati nella sua abitazione prima che celebrasse la prima Messa del mattino: lo ha riferito il portavoce della diocesi di León, nel nord-ovest del Nicaragua, in una nota pervenuta a Fides. Si tratta di don Abelardo Toval, parroco della parrocchia di Sutiava. I tre lo hanno malmenato e poi lo hanno legato e derubato. Il sacerdote risiede nella comunità indigena di Sutiava, nella città di León, 97 chilometri a nord-ovest di Managua, la capitale. La notizia dell’agressione è stata diffusa dal portavoce della diocesi, padre Víctor Morales.
Padre Morales non ha comunque collegato l’aggressione al sacerdote con la serie dei recenti attacchi che poliziotti e gruppi di uomini armati associati al governo hanno perpetrato contro altri sacerdoti e Vescovi del Nicaragua, nell’attuale crisi sociopolitica che il paese attraversa (vedi Fides 10/07/2018). In molte occasioni infatti il clero nicaraguense viene considerato un gruppo dell’opposizione contro il presidente Daniel Ortega, che accusa l’Episcopato di collaborare per un presunto “colpo di stato” (vedi Fides 21/07/2018). Diversi membri del clero e dell’Episcopato hanno subito aggressioni fisiche e verbali, oltre a minacce di morte, alcune chiese cattoliche sono state profanate (vedi Fides 10/09/2018).
Dallo scorso aprile, la crisi in Nicaragua ha superato largamente i 400 morti nelle manifestazioni di protesta, secondo le agenzie umanitarie locali e internazionali, mentre Ortega continua a negare ogni accusa. La popolazione nel frattempo continua a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente, da 11 anni al potere, e le elezioni anticipate.
Come riferiscono fonti di Fides, l’atteggiamento del governo è cambiato: mentre prima ignorava completamente le manifestazioni della popolazione, adesso compie atti di intimidazione passando casa per casa, cercando coloro che hanno manifestato contro il governo e fermandoli come prigionieri politici, anche se non hanno commesso alcun reato. Si tratta di studenti, professionisti, operai e perfino contadini che vengono considerati leader nei quartieri, nelle università o nei luoghi di lavoro.
(CE) (Agenzia Fides, 17/09/2018)