2019 09 04 Ricordiamoci di pregare per i martiri

ERITREA - 150 cristiani arrestati da giugno. Chiesta la rinuncia al cristianesimo
NIGERIA - Ucciso don David Tanko mentre si recava a mediare nel conflitto tra due popolazioni rivali FILIPPINE - Uccisione di una volontaria gesuita filippina Genifer Buckley: la Chiesa ringrazia per la testimonianza di amore e servizio
Fonte:
CulturaCattolica.it
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ERITREA - 150 cristiani arrestati da giugno. Chiesta la rinuncia al cristianesimo

Nuovi arresti nelle comunità delle minoranze cristiane presenti nel Paese. A luglio sono stati confiscati gli ultimi ospedali gestiti dalla Chiesa cattolica. Don Mussie Zerai: “Il timore è che questo toccherà anche alle scuole”

In Eritrea proseguono le persecuzioni governative anticristiane, dopo la confisca delle strutture sanitare cattoliche avvenute tra giugno e luglio, almeno 150 cristiani sono stati arrestati negli ultimi due mesi in diverse città. A darne notizia è il sito dell’osservatorio cristiano World Watch Monitor secondo cui l’ultimo episodio risale al 18 agosto, quando sono stati arrestati 80 cristiani da Godayef, un’area vicino all’aeroporto della capitale, Asmara.

Chiesta la rinuncia al cristianesimo
Il 16 agosto, sei cristiani, dipendenti pubblici del governo sono stati arrestati e portati davanti a un tribunale ad Asmara. Il giudice ha intimato ai sei fedeli di rinunciare al cristianesimo e davanti al loro rifiuto si è riservato di prendere eventuali future decisioni.

70 cristiani condotti nei tunnel sotterranei
Il 23 giugno altri 70 cristiani appartenenti alla Faith Mission Church of Christ erano stati arrestati a Keren, la seconda città più grande dell’Eritrea. I membri di questo gruppo, tra cui 35 donne e 10 bambini, sono stati portati nella prigione di Ashufera, che è composta da un vasto sistema di tunnel sotterranei in condizioni estremamente degradate.

Arrestati cinque preti ortodossi
Sempre lo scorso giugno sono stati arrestati anche cinque sacerdoti ortodossi, un atto che spinse l’osservatore delle Nazioni Unite per i diritti umani in Eritrea, Daniela Kravetz, a chiedere il rilascio di tutti coloro che sono stati imprigionati per il loro credo religioso.

Don Zerai: perseguitate tutte le religioni
“Il governo tollera le religioni che ha trovato già radicate nel Paese; le nuove religioni di minoranza - nel caso degli arresti riguardanti i gruppi pentecostali, battisti - sono dichiarate illegali nel Paese già dal 2001”, così a Vatican News il sacerdote eritreo don Mussie Zerai, presidente dell’agenzia Abeshia, spiega i motivi di questa ennesima ondata repressiva. Don Zerai conferma inoltre l’esistenza di carceri eritree sotterranee e racconta di persone detenute all’interno di un container senza poter vedere la luce del sole.

Dopo gli ospedali si teme per le scuole
Il sacerdote parla anche della confisca degli ospedali cattolici: “Tra giugno e luglio sono state chiuse in totale 29 strutture tra ospedali, cliniche e presidi medici, gestiti dalla chiesa cattolica rifacendosi a questa legge. Non solo ha fatto chiudere queste strutture ma ne ha confiscato fisicamente la proprietà”. “Il timore è che questo toccherà anche alle scuole che la Chiesa cattolica gestisce – afferma ancora Don Zerai - 50 scuole tra elementari, medie e superiori e oltre cento asili nidi in tutto il territorio nazionale. Sarà un danno enorme soprattutto per la popolazione, perché sia le cliniche che le scuole si trovavano anche in zone sperdute, rurali, dove non c’è nessun’altra presenza tranne quella della Chiesa cattolica”. (29 08 2019 Marco Guerra – RV)

NIGERIA - Ucciso don David Tanko mentre si recava a mediare nel conflitto tra due popolazioni rivali

Ucciso un sacerdote nigeriano che stava mediando in un conflitto tra etnie nel centro-est della Nigeria. Il 29 agosto don David Tanko è stato fermato da uomini armati sulla strada per il villaggio di Takum, dove avrebbe dovuto partecipare ad un incontro per mediare un accordo di pace volto a mettere fine alla crisi che oppone le popolazioni Tiv e Jukun.
Secondo fonti locali, i malviventi, forse appartenenti ad un milizia Tiv, dopo aver ucciso don Tanko hanno dato fuoco al corpo del sacerdote e alla sua automobile.

Sua Ecc. Mons. Charles Michael Hammawa, Vescovo di Jalingo, ha condannato l’uccisione di don David Tanko: “Appena avuto la notizia della sua morte siamo rimasti scioccati. La diocesi è in lutto”. Il Vescovo ha aggiunto: “Abbiamo predicato la pace e fatto sforzi per portare entrambe le parti al tavolo negoziale. La polizia dello Stato mi ha promesso che sta indagando sul caso, preghiamo che gli autori siano assicurati alla giustizia. “La nostra preoccupazione principale ora è di dargli una sepoltura adeguata. Non vogliamo che vi sia alcuna rappresaglia che non farà che peggiorare la situazione” ha ammonito Mons. Hammawa. I funerali del sacerdote si terranno il 2 settembre, mentre la sepoltura avrà luogo il 3 settembre nel cimitero diocesano di Jalingo.
Nello Stato di Taraba vi sono stati una serie di attacchi armati il più recente nella zona di Wukari. Due persone sono state uccise mentre un ufficiale di polizia è rimasto ferito nell’attacco.Inoltre, nella vicina Donga Local Government Area (LGA), uno studente della ECWA Seminary School, è stato ucciso nelle prime ore del 28 agosto.
Il conflitto tra i Tiv e i Jukun risale al 1953 (per altri al 1959 o al 1977), tra tregue e ritorni di fiamma della violenza. Secondo alcuni studi storici le due popolazioni vivevano in armonia fino all’avvento della colonizzazione britannica, quando le autorità coloniali favorirono i Jukun a scapito dei Tiv, piantando il seme della discordia che è germogliato e fruttificato fino ai giorni nostri.
Il conflitto è riesploso con violenza il 1° aprile. A fare da detonatore una disputa tra un Tiv e un Jukun scoppiata nel villaggio di Kente nell’area di Wukari, presto degenerata in una serie di raid nei villaggi delle due popolazioni, con morti e saccheggi. Le violenze si sono estese anche al confinante Stato di Benue. A luglio i governatori dei due Stati interessati, Benue e Taraba, hanno lanciato un appello alla pacificazione, mentre il dottor Isaiah Jirapye, Presidente della locale sezione della Christian Association of Nigeria (CAN), ha chiesto alle due parti di dialogare, affermando di “aver preso i contatti necessari per un dialogo immediato per garantire la fine delle ostilità”. (L.M.) (Agenzia Fides 30/8/2019)

FILIPPINE - Uccisione di una volontaria gesuita filippina Genifer Buckley: la Chiesa ringrazia per la testimonianza di amore e servizio

L’uccisione di una donna volontaria gesuita “è stata un atto esecrabile, che condanniamo: chiediamo giustizia, mentre preghiamo per lei e per la sua famiglia”, ha detto a Fides il gesuita padre Jason Dy, Cappellano del movimento dei Volontari Gesuiti delle Filippine (Jesuit Volunteer Philippines, JVP).
Il 23 agosto scorso, Genifer Buckley, giovane filippina di 24 anni, originaria di Zamboanga del Sur, è stata pugnalata a morte diverse volte da un aggressore all’interno della casa dove risiedeva con una collega. L’altra volontaria, l’avvocato Anne Kathleen Gatdula, 30 anni, è stata ferita ma riuscita a scappare dopo essere stata inseguita, e attualmente è ricoverata in un ospedale locale. Le due volontarie stavano prestando servizio presso la Pangantucan Community High School, Bukidnon, in un progetto del movimento JVP. Secondo fonti della polizia, l’aggressore, Arnold Naquilla, 36 anni, residente a Pangantucan, è stato arrestato. Secondo le prime indagini, l’uomo avrebbe attaccato le due giovani con l’intento di furto, ma non è ancora chiaro il motivo per cui avrebbe poi ucciso. “La giustizia in questo caso sarà di primaria importanza. Le nostre sincere preghiere vanno ai membri della famiglia di Buckley e alla pronta guarigione di Gatdula”, ha affermato padre Dy.
Una residente locale, Agnes Medina, ha dichiarato a Fides: “Siamo grati a Buckley e Gatdula per aver servito il popolo di Bukidnon. Esprimiamo condoglianze alla famiglia e agli amici di Buckley. I Volontari del JVP assistono le comunità povere di Mindanao da molti anni. Li ringraziamo per la testimonianza di amore e servizio”.
Buckly aveva conseguito la laurea in Scienze dell’educazione presso l’Università Ateneo de Zamboanga gestita dai Gesuiti nel 2015 e, successivamente, ha insegnato alla Junior High School dell’università per quattro anni, prima di iscriversi al JVP quest’anno. Successivamente si è offerta volontaria per insegnare alla Pangantucan Community High School dal 27 maggio scorso.
Il Gesuita padre Karel San Juan, presidente dell’Ateneo de Zamboanga University ha elogiato Buckly per il suo servizio alla comunità come insegnante e volontaria: “Ci mancherà molto. La ricordiamo con affetto e per il suo prezioso servizio alle persone. Era un’anima coraggiosa, desiderosa di intraprendere la strada dell’amorevole servizio per Dio e per il Paese”.
Il JVP si impegna a portare speranza alle popolazioni emarginate. Da 39 anni, i volontari gesuiti sono operano con scuole, parrocchie o organizzazioni non governative (ONG) per insegnare, formare leader della comunità di base, assistere le cooperative, attuare progetti di sostentamento, assistere i disabili e le vittime di violenza, impegnarsi nella formazione dei giovani, sostenere questioni ambientali, difendere la dignità delle popolazioni indigene, lottare per il diritto degli oppressi.
Il JVP, racconta una nota dell’organizzazione, è composto da giovani “desiderosi di intraprendere la strada dell’amorevole servizio per Dio e il paese”. Un membro di JVP deve essere un single, di età inferiore ai 35 anni, laureato o studente universitario, disposto a servire, condividere conoscenze e abilità in una comunità per almeno 10 mesi. (SD) (Agenzia Fides 28/8/2019)