2019 08 21 Non dimenticare i martiri cristiani

IRAQ – Padre Samir fra i profughi di Mosul: “Non dimenticatevi di noi”: la scomparsa dei cristiani come elemento di ponte e di dialogo avrebbe ripercussioni drammatiche per tutto il mondo COSTA D’AVORIO – La Chiesa chiede giustizia per Faustine Brou N’Guessan, segretaria parrocchiale uccisa nel suo ufficio PORTO RICO – Deceduto un missionario polacco: la polizia indaga
Fonte:
CulturaCattolica.it
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IRAQ – Padre Samir: fra i profughi di Mosul crescono i bisogni e si spegne la speranza di ritorno.
La questione irakena ruota attorno a un conflitto religioso e politico fondato sull’islam.
L’appello: “Non dimenticatevi di noi”: la scomparsa dei cristiani come elemento di ponte e di dialogo avrebbe ripercussioni drammatiche per tutto il mondo

A cinque anni dall’ascesa dello Stato islamico (SI, ex Isis) e a due dalla sconfitta militare del Califfato “poco è stato fatto” per restituire alle famiglie di profughi e sfollati una casa, un ritorno sicuro alla loro vita di un tempo. È quanto racconta ad AsiaNews p. Samir Youssef, parroco della diocesi di Amadiya, che in questi anni ha curato migliaia di cristiani, musulmani e yazidi fuggiti nell’estate 2014 da Mosul e dalla piana di Ninive. “Le persone – sottolinea – hanno creduto a un ritorno a breve nelle loro abitazioni, nelle loro terre. Ma la realtà è molto diversa: qui manca tutto, i bisogni sono molteplici mentre risorse e aiuti sono sempre meno”.

Il parroco di Enishke, nel Kurdistan irakeno, è fra i beneficiari della campagna di AsiaNews “Adotta un cristiano di Mosul”, che continua nell’opera di sostegno e aiuto a fronte di esigenze crescenti e il disimpegno pressoché totale della comunità internazionale”. “Finita l’offensiva militare – spiega – le tragedie, le circostanze difficili non sono finite, anzi sono peggiorate”.

“La città vecchia a Mosul – racconta p. Samir – dove sorgono le chiese più antiche, è ancora distrutta. I servizi non sono ancora tornati. Nella piana di Ninive va un po’ meglio, ma molto resta ancora da fare. E dopo due anni dalla fine della guerra, sono poche le iniziative che avrebbero dovuto incoraggiare la gente a tornare. Serve un lavoro enorme in tema di sicurezza, distribuzione dell’acqua, opportunità di lavoro, ospedali, scuole”.
A cinque anni dall’ascesa dello Stato islamico nell’agosto del 2014, e che nel momento di massima espansione è giunto a conquistare metà del territorio di Siria e Iraq, le ferite per le violenze e le brutalità del gruppo jihadista restano ancora aperte. Oggi i miliziani controllano una piccola area a cavallo fra i due Paesi che si fa sempre più ristretta in seguito all’avanzata degli eserciti regolari dei due Paesi; tuttavia, l’ideologia resta viva e la sconfitta militare non cancella la minaccia.

Per il sacerdote caldeo “l’ideologia dell’Isis è ancora presente”. “La questione irakena – afferma – non è solo economica, non abbraccia solo la sicurezza, ma ruota attorno a un conflitto religioso e politico fondato sull’islam. Siamo nel bel mezzo del Golfo, questa è la nostra fortuna ma al tempo stesso la nostra sfortuna: viviamo fra conflitti, tensioni, che si sono inasprite nel contesto dell’escalation fra Iran e Arabia Saudita. Ogni gruppo vuole controllare, governare e questo non fa che aumentare il senso di insicurezza e ostacolare il ritorno dei profughi”.

A Mosul prosegue, “i lavori di ricostruzione non sono ancora partiti perché manca ancora oggi un governo locale stabile. E le ong internazionali, le stesse associazioni legate alla Chiesa, non possono avviare i progetti per mancanza di sicurezza e fondi sempre più esigui. L’opinione comune è che sia inutile avviare lavori e cantieri, se mancano le basi per un rientro”.

Fino a qualche tempo fa, afferma p. Samir, “la maggior parte dei profughi sperava di tornare nella propria terra, nelle proprie case. Alcuni sono rientrati a Mosul e nella piana di Ninive, ma quello che vediamo oggi è un flusso inverso, di ritorno verso il Kurdistan irakeno, perché nelle zone di origine non vi sono le condizioni per ricostruire una vita in totale sicurezza”. Oltre il 40% degli sfollati dell’estate del 2014, ricorda, “sono ancora qui, in Kurdistan, e la percentuale è forse maggiore fra cristiani e yazidi” e le famiglie “dipendono ancora in gran parte dagli aiuti”.

La situazione “resta di emergenza, il problema di fondo è la mancanza di lavoro e si fatica a trovare i soldi per permettere ai bambini di pagare un mezzo di trasporto che li porti a scuola. Servono 30 dollari al mese per ogni studente, per un totale fra i 60 e i 70 bambini e ragazzi. Finora abbiamo contato sulle risorse messe a disposizione da benefattori, dai lettori di AsiaNews, da parrocchie in Italia ed Europa, ma oggi siamo in difficoltà”.

Ormai sempre più famiglie di profughi si sentono legate al tessuto sociale del Kurdistan e vorrebbero costruirsi un futuro in quella che considerano la terra adottiva, soprattutto fra i più piccoli che faticano a ricordare Mosul, Ninive, i villaggi di origine. “Per questo – conclude p. Samir – è importante continuare il sostegno alla nostra opera, abbiamo bisogno della vostra voce e della vostra vicinanza, del vostro sostegno politico, economico, sociale e religioso. Non abbandonateci, non dimenticatevi di noi perché il crollo del mosaico mediorientale, la scomparsa dei cristiani come elemento di ponte e di dialogo avrebbe ripercussioni drammatiche per tutto il mondo”.
05/08/2019 Erbil (AsiaNews)

COSTA D’AVORIO – La Chiesa chiede giustizia per Faustine Brou N’Guessan, segretaria parrocchiale uccisa nel suo ufficio

“Sia fatta piena luce sull’omicidio di Faustine Brou N’Guessan. La Chiesa è misericordiosa, ma la misericordia si opera nella giustizia” ha affermato p. Augustin Obrou, responsabile delle comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Abidjan, in una dichiarazione sull’uccisione della signora Faustine Brou N’Guessan, segretaria della parrocchia Sainte-Cécile du Vallon, pugnalata a morte nel suo ufficio parrocchiale, il 10 agosto.
Parlando a nome di Sua Eminenza, il Cardinale Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan, p. Obrou ha inviato i fedeli alla vigilanza. “Le nostre parrocchie hanno agenti di sicurezza, ma invitiamo i fedeli a evidenziare segnali anomali da parte di persone che vengono nelle nostre chiese. È vero che le chiese sono luoghi di raccoglimento, non si perquisiranno le persone per non creare allarme, ma alcuni comportamenti ci obbligano a essere più attenti”.
L’uccisione della segretaria della parrocchia Sainte-Cécile du Vallon era stata preceduta dalla profanazione di alcune statue della Vergine Maria e da aggressioni contro sacerdoti e laici impegnati in servizi parrocchiali.
Il corpo agonizzante di Faustine Brou N’Guessan, attinto da colpi di machete, è stato trovato in una pozza di sangue intorno alle 11 del mattino del 10 agosto nel suo ufficio situato nell’edificio Jean Pierre Cardinale Kutwa della parrocchia. Portata alla clinica più vicina purtroppo è spirata poco dopo. La sessantenne era madre di una figlia e da trent’anni lavorava come segretaria nella parrocchia di Sainte-Cécile du Vallon e avrebbe dovuto andare in pensione quest’anno. (S.S.) (L.M.) (Agenzia Fides 19/8/2019)

PORTO RICO – Deceduto un missionario polacco: la polizia indaga

La Congregazione della Missione di Puerto Rico e la Famiglia vincenziana portoricana sono in lutto per l’inaspettata morte il 18 agosto 2019, del missionario polacco P. Stanislaw Szczepanik, CM, a Ponce. Secondo prime informazioni, P. Stanislaw è stato vittima di un incidente, ma la polizia sta indagando perché è stato trovato con lacerazioni sul suo corpo affianco alla sua bicicletta.
P. Stanislaw apparteneva alla Congregazione della Missione, che è una società clericale di vita apostolica di diritto pontificio. “Stanislaw Szczepanik – recita il comunicato giunto a Fides – è stato missionario ad Haiti, Repubblica Dominicana e Puerto Rico. E’ stato un sacerdote zelante, fervente dell’Eucaristia, grande promotore della devozione alla Divina Misericordia nella Repubblica Dominicana. Era persona di profonda vita interiore. Nella sua vita ha lasciato una scia di amore per Dio e di amore per i poveri. Era lavoratore instancabile, sempre pronto a vivere il suo sacerdozio per la santificazione dei fedeli. Un grande confessore e un buon direttore spirituale. È stato direttore delle Figlie della Carità a Puerto Rico e direttore spirituale di molte anime che si sono nutrite dei suoi saggi consigli. Era formatore in seminario e promotore di molte vocazioni”.
(CE) (Agenzia Fides, 19/08/2019)