2019 08 14 Nel giorno del martirio di p. Kolbe, ricordiamo i tanti perseguitati e martiri cristiani

INDIA Violenza contro i cristiani in 23 stati dell’India: 158 incidenti in sei mesi
PAKISTAN - «mille cristiane costrette a convertirsi ogni anno con la violenza»
Fonte:
CulturaCattolica.it
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INDIA - Violenza contro i cristiani in 23 stati dell’India: 158 incidenti in sei mesi

I primi sei mesi del 2019 hanno visto 158 episodi di violenza contro i cristiani in 23 stati dell’India, nei quali sono stati feriti anche 110 donne e 89 bambini: lo afferma, in una nota inviata all’Agenzia Fides, lo United Christian Forum (UCF), organizzazione che ha attivato una specifica linea telefonica di denuncia e assistenza in casi di violenze. Secondo la nota, tra i 158 incidenti registrati dalla “Helpline”, 130 riguardano attacchi o intimidazioni e minacce da parte di gruppi violenti che hanno percosso fedeli riuniti pacificamente in chiesa o in aule di preghiera. “Ciò significa che “praticare la propria fede sta diventando motivo di insicurezza nel 90 percento del territorio indiano”, lamenta il forum.
“La violenza impunita è diventata una norma nel paese in cui nessun partito politico ha preso una posizione forte contro tali atti intimidazioni verso le minoranze religiose “, deplora il comunicato dell’UCF.

Un’altra tendenza inquietante, segnalata dall’organizzazione, è il rifiuto da parte della polizia di archiviare il “First Information Record” (FIR), cioè la denuncia contro gli autori di violenza. “Solo in 24 incidenti su 158 hanno registrato un FIR contro i colpevoli”, si afferma, rilevando “l’inazione della polizia” in 11 stati governati da partiti laici, e in 12 stati dove sono al governo partiti marcatamente induisti.
Tra gli stati in cui sono segnalate violenze contro i cristiani, l’Uttar Pradesh continua a testimoniare il maggior numero di incidenti con 32 episodi di violenza denunciati, seguiti da 31 incidenti nel Tamil Nadu.

“Il modus operandi seguito in tutti questi episodi è sempre lo stesso: una folla accompagnata dalla polizia irrompe durante la preghiera urlando slogan, picchiando i fedeli, inclusi donne e bambini. Quindi i Pastori vengono arrestati o detenuti dalla polizia con la falsa accusa di conversioni fraudolente”, spiega la nota.
“Tali casi sono ora talmente diffusi che nessuno ha il tempo di condannarli, nè i politici, nè la società civile o i leader religiosi”, rileva il Forum.

Lo UCF nota anche un costante aumento della violenza contro i cristiani a partire dal 2014. “Nel 2014 ci furono circa 150 incidenti, nel 2015 e nel 2016 furono circa 200. Il 2017 e il 2018 hanno toccato rispettivamente 250 e 300 casi. Nel 2019 si registra una media di 26 incidenti al mese”.
“Nessuno dovrebbe essere perseguitato a causa della sua fede. È preoccupante vedere questi orrendi atti settari continuare ancora anche dopo una serie di indicazioni date al governo dalla Corte Suprema. La polizia e le amministrazioni locali, responsabili della legge e dell’ordine, devono agire rapidamente contro chiunque promuova violenza di massa”, afferma Tehmina Arora, direttore dell’unità indiana di “Alliance Defending Freedom” (ADF), associazione impegnata a tutelare i diritti dei cristiani.
Secondo i resoconti dei media, spesso questi atti anti-cristiani sono compiuti da gruppi estremisti indù e sono fomentati da “discorsi di odio religioso” promossi sul web e sui social network. Secondo l’ADF, sentimenti e atti anticristiani in India sono aumentati da quando il governo federale è guidato dal partito nazionalista indù del Primo Ministro Narendra Modi che nel 2019 ha appena iniziato il suo secondo mandato.

In India i cittadini indù sono 966 milioni, cioè l’80% della popolazione indiana che nel complesso tocca 1,3 miliardi di persone. I musulmani sono 172 milioni (circa il 14%) mentre i cristiani sono 29 milioni (2,3%). (SD) (Agenzia Fides 7/8/2019)

PAKISTAN - «mille cristiane costrette a convertirsi ogni anno con la violenza»
In occasione della Giornata delle minoranze, Aiuto alla Chiesa rilancia questo dramma dimenticato. Le giovani vengono rapite, violentate e forzate a passare all’islam

Un passo verso una maggiore comprensione di certi fenomeni e la ricerca di soluzioni praticabili. Questo è stato il tema del recente incontro che ha riunito nel Press Club della metropoli portuale di Karachi rappresentanti delle fedi e della società civile del Pakistan. Una iniziativa che ha avuto al centro l’impegno dell’avvocatessa cattolica Tabassum Yousaf, fortemente coinvolta sul fronte delle conversioni forzate all’islam di giovani donne e adolescenti appartenenti alle minoranze religiose. Uno dei temi, questo, affrontati nell’incontro di Karachi, coorganizzato da Aiuto alla Chiesa che soffre, in vista della Giornata delle minoranze, che il Pakistan celebra domenica. L’evento ha avuto ampie adesioni, inclusa quella – con un messaggio per l’impossibilità di partecipare direttamente per ragioni di salute – dell’arcivescovo cattolico di Karachi, il cardinale Joseph Coutts.

«Ogni anno almeno mille delle nostre ragazze vengono rapite, violentate, obbligate a convertirsi all’islam e costrette a sposare i loro aguzzini», ha detto l’avvocatessa pachistana, sottolineando come questo fenomeno riguardi in particolare le minoranze cristiana e indù. Un dramma per le famiglie coinvolte le quali, spesso, si trovano indifese di fronte alla difficoltà ad avere giustizia. L’impegno per vedere riconosciuti i torti subiti, ottenere un risarcimento e il ritorno a casa delle giovani espone vittime e congiunti a ritorsioni.

La grave situazione richiederebbe interventi concreti da parte delle autorità. Misure non facili da attuare in un Paese dai mille problemi, che fatica a uscire dall’arretratezza nonostante gli evidenti passi avanti. D’altra parte, come già dimostrato e come confermato da Yousaf, «l’Occidente e i media internazionali possono fare molto per tutelare le minoranze religiose in Pakistan», senza per questo dare necessariamente adito ai sospetti di chi, negli ambienti religiosi estremisti del Paese ritiene che sia in corso una crociata contro l’islam, maggioritario e indicato come religione di Stato dalla Costituzione pachistana. In realtà, come all’interno le minoranze lottano per ottenere spazi di giustizia e uguaglianza, le pressioni esterne sul governo guidato dall’ex campione di cricket Imran Khan, non fanno ribadire gli ideali originari del Paese, immaginato dai fondatori come una terra di pari opportunità e diritti per tutti».

Non si tratta, però, solo di “tutelare” le minoranze e difendere gli appartenenti da abusi e violenze. Bensì di promuovere lo sviluppo e la piena integrazione all’interno della società. «I nostri ragazzi non hanno accesso ad un’istruzione adeguata e pertanto sono penalizzati anche nella ricerca di un impiego», afferma Yousaf. Quest’ultima ha redatto – con la collaborazione del cardinale Coutts e di leader di diverse fedi – una risoluzione in 10 punti per la promozione delle minoranze che impegnerà all’azione i partecipanti. Tra le necessità più stringenti, quelle di alzare a 18 anni l’età minima per le nozze e la tutela legale effettiva contro i frequenti rapimenti e conversioni forzate.

Tabassum Yousaf ha voluto esprimere a papa Francesco tutta la gratitudine dei cristiani del Pakistan, come già fatto in precedenza. «Siamo profondamente grati al Santo Padre per la vicinanza nella preghiera a noi e al nostro Paese e per il suo pensiero costante». Stefano Vecchia sabato 10 agosto 2019 Avvenire