2019 08 07 NIGERIA – Ucciso il sacerdote padre Paul Offu

NIGERIA – Ucciso il sacerdote padre Paul Offu ERITREA – Le opere sociali della Chiesa sono a favore di tutta la popolazione eritrea
Fonte:
CulturaCattolica.it
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NIGERIA – Ucciso il sacerdote padre Paul Offu

Un gruppo di uomini armati di notte ha assalito e sparato a un sacerdote nigeriano.
Ne dà notizia la pagina della diocesi di Enugu.
Le proteste degli altri preti cattolici dopo l’omicidio

Nella notte del primo agosto un gruppo di uomini armati ha ucciso un sacerdote nigeriano, padre Paul Offu. È il tredicesimo prete ucciso nel mondo nel 2019 e il secondo in Nigeria.

A dare la notizia è la pagina Facebook della diocesi di Enugu, in Nigeria. Il parroco di Saint James the Greater (Ugbawka) è stato colpito da alcuni proiettili sparati da uomini noti che vengono definiti – nella nota diffusa dalla diocesi su Facebook – “mandriani fulani” lungo Ihe-Agbudu Road a Awgu LGA dopo che padre Offu avrebbe rifiutato di fermarsi con la sua macchina.

Va ricordato che “dopo il terrorismo estremista di Boko Haram ora la grande paura in Nigeria è l’avanzata dei pastori fulani, che fuggono dalla desertificazione. Ma per accaparrare le terre degli agricoltori usano la violenza, lasciando morti e feriti e terra bruciata al loro passaggio – come aveva raccontato il Sir in un’intervista al missionario salesiano don Roberto Castiglione –. Più di 200 gli agricoltori massacrati lo scorso 23 giugno in alcuni villaggi dello Stato centrale di Plateau, altri 15 uccisi il 23 aprile, compresi due sacerdoti, don Joseph Gor e don Felix Tyolaha. I fulani sono musulmani e gli agricoltori sono in maggioranza cristiani, per cui c’è chi teme che un conflitto nato per ragioni economiche e climatiche si trasformi in uno scontro religioso e tribale”.

Nella stessa zona di Enugu va ricordata l’uccisione di un altro sacerdote, padre Clemente Ugwu. Il sacerdote era stato trovato morto il 20 marzo scorso, dopo essere stato rapito 3 giorni prima.
(venerdì 2 agosto 2019)

NIGERIA – A Enugu una liturgia per invocare “pace e sicurezza” dopo l’omicidio del sacerdote Paul Offu

Domenica 4 agosto, dopo le violenze che continuano a stravolere la vita della popolazione locale e che il primo agosto hanno fatto registrare anche l’omicidio del sacerdote cattolico Paul Offu, la comunità cattolica locale si è raccolta nell’arena della Sacra Famiglia, presso la cattedrale di Enugu, per prendere parte a una concelebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo Callisto Onaga. La liturgia è stata celebrata per invocare, nella preghiera, pace e sicurezza per la diocesi e per tutta la regione. La diocesi ha anche diffuso un comunicato ufficiale in cui si descrive la drammatica condizione dell’area, segnata da massacri, rapimenti, stupri, incendi dolosi e devastazioni, e si chiamano in causa anche le responsabilità delle autorità politiche davanti agli scenari di devastazione delineati.
Il comunicato, pervenuto all’Agenzia Fides, descrive uno scenario di anarchia e di totale annullamento di ogni presidio di legalità, in cui “un numero inquietante di persone del nostro popolo – tra cui preti e ufficiali di governo – è stato ucciso”. Per paura di essere stuprate – si legge tra l’altro nel documento – le nostre donne non possono più svolgere le loro attività regolari nei villaggi, nel lavoro agricolo e nelle altre imprese”.
Padre Paul Offu è stato ucciso nella serata di giovedì 1° agosto Il sacerdote, parroco della chiesa di San Giacomo maggiore a Ugbawka, è caduto sotto i colpi di arma da fuoco sparati da un gruppo di persone armate definite “pastori fulani” mentre percorreva in automobile la Ihe-Agbudu Road a Awgu. Secondo le prime ricostruzioni, il presbitero non si sarebbe fermato davanti agli assalitori che gli intimavano di bloccare la sua vettura. (GV) (Agenzia Fides 5/8/2019).

ERITREA – Le opere sociali della Chiesa sono a favore di tutta la popolazione eritrea

Le opere sociali della Chiesa cattolica in Eritrea non sono una forma di proselitismo, né favoriscono solo i cattolici. Sono ospedali, centri medici e scuole creati per aiutare il popolo eritreo.
Così, in una lettera aperta diffusa il 30 luglio, abba Mussie Zerai cerca di smontare «alcuni commenti e dichiarazioni palesemente erronei e fuorvianti» legati all’esproprio operato dal regime di Asmara di 29 strutture sanitarie di proprietà di congregazioni religiose o diocesi cattoliche.
Nel mirino di Asmara ci sono anche 50 scuole e 100 asili cattolici.

Abba Zerai contesta l’affermazione secondo cui «le recenti misure adottate dal governo eritreo sarebbero un’applicazione di una legge del 1995». All’epoca, ricorda, «la Chiesa chiarì, puntualizzò e corresse gli errori e le imprecisioni contenute nel testo di legge relativamente a quelle specifiche tematiche». Lo stesso anno, la Chiesa stessa propose al Governo un dialogo sul tema degli espropri dei servizi sociali in quanto questi ultimi costituivano parte della sfera di libertà necessaria alla Chiesa per «autodefinirsi e illustrare la propria identità, i propri diritti, missione e servizi». Anche perché, prosegue abba Mussie, «il servizio che la Chiesa svolge a favore dell’uomo e della donna non solo non ha nulla di incompatibile con le leggi e con la legalità, ma si propone di sostenere i principi che lo Stato, qualsiasi Stato, afferma di voler promuovere per la vera e autentica crescita e maturità della società umana».

Secondo il sacerdote eritreo, è falsa anche la notizia diffusa secondo la quale le istituzioni caritative gestite dalla Chiesa «non apparterrebbero né ad essa né agli istituti religiosi» in quanto «donazioni di enti di beneficenza». «Le istituzioni di beneficenza – secondo abba Mussie – sono libere, nel rispetto della legge, di far gestire i loro aiuti da chi vogliono, perciò scelgono di avvalersi delle congregazioni religiose. In quanto persona giuridica anche la Chiesa ha il diritto nativo di acquisire e di possedere, di conseguenza non c’è nessun ragionevole motivo perché l’esercizio di un simile diritto possa essere vietato, fintantoché rimane immune da reati o da azioni a questi riconducibili».

In queste ultime settimane, in Eritrea e all’estero, sui blog e sui media vicini al regime, giornalisti e autorevoli esponenti della diaspora hanno accusato la Chiesa cattolica di gestire strutture solo per i cattolici. Anche in questo caso la risposta di abba Mussie Zerai è netta. «L’accusa che la selezione dei destinatari delle nostre opere obbedirebbe a criteri etnici, religiosi, ecc. – osserva – è platealmente smentita da un altro dato di fatto: non solo le persone che beneficiano dei nostri servizi, ma perfino quelle che erogano tali servizi – dal portinaio, agli insegnanti, agli infermieri e ai medici – appartengono alle più diversificate provenienze religiose, culturali, etniche!» poi «basterebbe aprire bene gli occhi e dare uno sguardo alla collocazione geografica delle nostri strutture da una parte, e alle aree di insediamento delle comunità cattoliche dall’altra: così la grossolana falsità [della preferenza per i cattolici] salterebbe da sola agli occhi!».

L’ultima bufala sostiene che le strutture caritative siano «strumenti di proselitismo religioso». Qui abba Mussie Zerai lancia una sfida: «Se c’è qualcuno, fra le centinaia di migliaia di persone passate per le nostre strutture, a cui è stato chiesto di accettare il cattolicesimo come precondizione per essere curati o istruiti, può per favore farsi avanti e alzare la mano a conferma di tale illazione?». «Ben diverso è invece il discorso – conclude – di chi liberamente e spontaneamente chiede di unirsi alla Chiesa cattolica perché edificato dalla testimonianza di vita e dalla totale dedizione a Dio». (E.C.) (Agenzia Fides 2/8/2019)