2019 07 24 Islam e conversioni forzate

PAKISTAN Saima Sardar, infermiera cristiana uccisa perché si è rifiutata. CONTRO LA PIAGA DELLE MIGRAZIONI DOBBIAMO SOSTENERE I MISSIONARI CRISTIANI: CONGO RD - Un missionario denuncia: “Nell’Est la popolazione è allo stremo”.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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PAKISTAN - Conversioni forzate all’islam: urge un provvedimento ad hoc per tutelare le minoranze religiose

“La società civile non può ignorare la responsabilità dei governanti per garantire a tutti i cittadini un accesso equo alle libertà civili e alla giustizia. Oggi è essenziale introdurre una legislazione ad hoc per la protezione delle minoranze religiose in Pakistan, specialmente per contrastare il fenomeno delle conversioni forzate all’islam”: lo dice all’Agenzia Fides il cattolico Peter Jacob, attivista per i diritti umani e presidente del Centro di giustizia sociale (CSJ) in Pakistan, commentando i recenti episodi di violenze e abusi commessi su giovani donne cristiane e su altri membri delle comunità minoritarie nella nazione.

E’ ancora sotto shock la famiglia di Saima Sardar, infermiera cristiana di Faisalabad, che nei giorni scorsi si era rifiutata di convertirsi all’islam e di sposare un musulmano, Muhammad Idrees, che l’ha uccisa.

Secondo dati raccolti da fonti dell’Agenzia Fides in Pakistan, il fenomeno delle conversioni forzate tocca ufficialmente ogni anno oltre mille ragazze, indù e cristiane, ma questi sono solo i casi denunciati, che vengono alla luce.
Mentre cresce l’indignazione della popolazione per il fenomeno delle conversioni forzate, il Parlamento della provincia del Sindh il 16 febbraio, ha adottato all’unanimità una risoluzione chiedendo che “questa pratica venga fermata e che si intraprendano azioni contro le persone coinvolte”.
Nel colloquio con Fides, Jacob rileva: “La Commissione per la minoranze nella provincia del Sindh è ancora inattiva mentre il governo federale e gli altri governi provinciali non hanno ancora approvato la legge per costituire apposite Commissioni per i diritti delle minoranze”, ignorando la disposizione della Corte Suprema del 19 giugno 2014. “Il governo federale dovrebbe pensare di emanare una leggi anti-conversione per porre un freno al triste fenomeno dei rapimenti e delle conversioni forzate all’islam di ragazze indù e cristiane” auspica, osservando che, per la tutela delle minoranze religiose “manca la volontà politica dei decisori e delle istituzioni, per indifferenza o inettitudine”.
L’avvocato Ali Palh, noto attivista per i diritti umani, esprime al’Agenzia Fides la sua preoccupazione per l’aumento incontrollato dell’incidenza delle conversioni forzate e dice: “È tempo che il governo introduca garanzie legali concrete per impedire matrimoni e conversioni di fede forzate, manipolate o imposte”, auspicando un intervento più attento dei tribunali. Kalpana Devi, una attivista indù, concorda e chiede “un coordinamento interministeriale e per prevenire le violenze, investigare e perseguire il fenomeno delle conversioni forzate”.
Chaman Lal, attivista indù e studiosa del fenomeno, dichiara a Fides: “Le conversioni forzate di giovani donne delle minoranze sono spesso accompagnate da crimini che coinvolgono ingiustizie economiche, violenze di genere e reati relativi alla libertà religiosa. Alcuni personaggi influenti promuovono o facilitano questo fenomeno, manipolando le procedure legali con impunità. Inoltre, in eventuali processi in tribunale, l’esito delle udienze è favore degli autori delle violenze piuttosto che delle vittime”. (AG-PA) (Agenzia Fides 17/7/2019)

CONTRO LA PIAGA DELLE MIGRAZIONI DOBBIAMO SOSTENERE I MISSIONARI CRISTIANI

CONGO RD - Un missionario denuncia: “Nell’Est la popolazione è allo stremo”

“Nell’Est della Repubblica Democratica del Congo la vita è durissima. Si tocca con mano la miseria. La gente è allo stremo. I giovani vogliono fuggire”. Lo racconta all’Agenzia Fides p. Alberto Rovelli, missionario bergamasco 77enne dei Padri Bianchi, da più di cinquant’anni missionario in Africa. Dopo anni in Africa occidentale, nel 2017 è stato inviato a Bukavu, nella Rd Congo. Qui si è scontrato con una situazione complessa e difficile.

“L’Est del Congo è ricchissimo. Sulle miniere di questa regione si sono scatenati gli appetiti degli Stati confinanti (Ruanda, Uganda, Burundi) e dei politici congolesi corrotti. La lotta per accaparrarsi i giacimenti è agguerrita. Spesso si scatenano scontri furibondi che fanno decine di morti. Ricordo che solo nei combattimenti di Natale 2018 le vittime sono state più di 160” spiega.
La regione è instabile, teatro di dispute continue. “L’ex presidente Joseph Kabila – osserva padre Alberto – formalmente ha lasciato il potere, ma sembra che, nei fatti, ancora governi gli equilibri di potere. Qui si mormora che, in passato, Kabila abbia fatto un patto scellerato con il Ruanda promettendo, in cambio di sostegno, mano libera nella regione orientale congolese. Si teme che l’attuale instabilità e le interferenze ruandesi siano figlie di quella promessa”.

La popolazione è stremata. Non c’è lavoro, non ci sono prospettive per il futuro. La miseria è diffusa. “I padri di famiglia non hanno lavoro – ripete il missionario – e non possono mandare i figli a scuola né permettersi l’assistenza sanitaria. Nei giorni scorsi una vedova è morta, lasciando sei orfani, perché non aveva i soldi per curarsi. Nel 2019 una cosa del genere non può e non deve accadere”.

Anche i giovani sono insofferenti: vedono il misero panorama intorno a loro e lo confrontano con l’immagine ricca e opulenta che arriva, tramite la televisione o Internet, dell’Europa e del Nord America. Per questo i giovani sognano di emigrare. “Vedono Paesi ricchi con tante opportunità e così vogliono scappare. Noi cerchiamo di dissuaderli e di convincerli a rimanere, a far crescere la RD Congo. Non so se ci riusciamo. So che qui la gente vive un dramma infinito che affidiamo ogni giorno alle mani di Dio”. (EC) (Agenzia Fides 17/7/2019)