2019 07 10 Non rimaniamo indifferenti di fronte alla persecuzione, che non si ferma

ERITREA - Chiuso con la forza l’ultimo ospedale cattolico del Paese CONGO - Ritrovato il corpo di un sacerdote rapito a fine giugno UGANDA - Ucciso un sacerdote cattolico p. Norbert Emmanuel Mugarura CAMERUN - “Ho passato tutta la notte a recitare il rosario” racconta l’Arcivescovo di Bamenda rapito dai separatisti ARGENTINA - Malviventi uccidono un laico cattolico mentre apre la chiesa TESTIMONIANZA BURKINA FASO – “I quattro che indossavano al collo una piccola croce sono stati portati in disparte e trucidati”.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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ERITREA - Chiuso con la forza l’ultimo ospedale cattolico del Paese

In Eritrea, anche l’ultimo ospedale cattolico è stato chiuso. Venerdì 5 luglio, le suore che gestivano la struttura di Zager sono state allontanate con la forza dalle forze dell’ordine e sulle porte sono stati messi i sigilli. Alle religiose è stato intimato di lasciare l’ospedale immediatamente ed è stato impedito loro di portare con sé le attrezzature ospedaliere. L’ospedale forniva servizi di maternità e assistenza medica generale per il villaggio di Zager a una trentina di chilometri dalla capitale, Asmara

Nelle ultime settimane, 22 ospedali e cliniche cattoliche sono stati chiusi.
Alcuni osservatori leggono in questa ondata di requisizioni una risposta del regime di Isayas Afeworki alle critiche della Chiesa al suo governo. Nelle loro lettere pastorali, i vescovi cattolici hanno chiesto profonde riforme politiche nel Paese che, attualmente, non ha una Costituzione e non ha mai organizzato elezioni presidenziali e legislative.
Il governo ha ribattuto che le chiusure sono in linea con le norme introdotte nel 1995, che limitano le attività delle istituzioni religiose dalle scuole ai progetti agricoli, dagli ospedali all’assistenza degli anziani. Giovedì 4 luglio, a un altro gruppo di suore che gestiva una struttura sanitaria nel Sud del Paese, è stato anche intimato di lasciare la loro residenza. Una suora ha dichiarato di essere affranta: «Questa azione ferisce più le persone comuni che le organizzazioni religiose». (E.C.) (Agenzia Fides 6/7/2019)

CONGO - Ritrovato il corpo di un sacerdote rapito a fine giugno

“Le circostanze della morte di p. Paul, sono in via di accertamento. Per questo preferiamo al momento non rilasciare dichiarazioni” dicono all’Agenzia Fides fonti della diocesi di Ouesso, nel nord della Repubblica del Congo, dopo il ritrovamento del corpo di don Paul Mbon, un sacerdote cattolico che prestava servizio nella parrocchia di Sembé.
Secondo notizie di stampa, il prete era stato rapito da alcuni sconosciuti mentre stava facendo una passeggiata con un amico sacerdote nella notte tra il 28 e il 29 giugno, a Ouesso, dove si era recato per un’ordinazione.
Il corpo di p. Mbon in stato di decomposizione, con ferite, probabilmente colpi di machete, è stato ripescato nelle acque del Sangha. La sua sepoltura è avvenuta il 4 luglio a Ouesso.
Per diversi anni, p. Mbon ha prestato servizio nella diocesi di Ouesso e recentemente era stato assegnato alla parrocchia di Sembé nel dipartimento del Sangha.
Mentre i servizi di sicurezza e le autorità locali non hanno ancora confermato l'ipotesi di un assassinio, sono in corso le indagini e un primo sospetto sarebbe stato arrestato. (L.M.) (Agenzia Fides 5/7/2019)

UGANDA - Ucciso un sacerdote cattolico p. Norbert Emmanuel Mugarura

“Era un vero servitore di Dio e persino nel giorno fatale, la morte lo ha trovato al suo posto di missione", ha detto il fratello Charles Dominic Kagoye, portavoce dei Brothers of St Charles Lwanga, nel ricordare, p. Norbert Emmanuel Mugarura, ucciso il 3 luglio
Il religioso è stato ucciso da uno studente universitario, Robert Asiimwe, che è stato arrestato dopo la denuncia di un autista di un veicolo che aveva noleggiato per raccogliere spazzatura dalla sua casa. Questi si è rivolto alla polizia che ha scoperto che la presunta spazzatura era un cadavere, avvolto in un telone. Il corpo del religioso presentava segni di strangolamento. Lo studente avrebbe ucciso p. Kagoye per rubargli l’automobile
P. Norbert Emmanuel Mugarura è stato Superiore Generale dei Brothers of St Charles Lwanga, ordine religioso nato in Uganda nel 1927, per appena 158 giorni essendo stato eletto il 27 gennaio di quest’anno.
P. Mugarura era nato il 28 dicembre 1972 da nel villaggio di Buyanja, parrocchia di Nyakibaare nella diocesi di Kabale.
Nel 1992 divenne un postulante dei Brothers of St Charles Lwanga, ed ha emesso i voti il 6 gennaio 1995. (L.M.) (Agenzia Fides 9/7/2019)

CAMERUN - “Ho passato tutta la notte a recitare il rosario” racconta l’Arcivescovo di Bamenda rapito dai separatisti

“Ho detto loro che non possono raggiungere i loro obiettivi praticando il male, perché il male non può che condurre al male” ha raccontato in un’intervista alla televisione nazionale del Camerun, Sua Ecc. Mons. Cornelius Fontem Esua, Arcivescovo di Bamenda, nel nord-ovest del Camerun, che era stato rapito il 25 giugno e liberato il giorno successivo.
Mons. Cornelius Fontem Esua stava tornando da un giro pastorale per alcuni giorni quando la sua vettura è stata bloccata da un gruppi di ribelli secessionisti (amba-boys), nei pressi del villaggio di Belo-Njikwe.
Mons. Esua ha cercato di spiegare ai separatisti che doveva tornare nell'arcidiocesi dopo 5 giorni di assenza e ha cercato di rimuovere fisicamente la barriera collocata sulla strada, come aveva fatto con altri quattro posti di blocco dei ribelli.
"All’improvviso un gruppo di secessionisti in moto è arrivato urlando e minacciando. Volevano brutalizzare il mio autista. Ho detto loro di non toccarlo e che se volevano prendersela con qualcuno, avrebbero dovuto prendersela con me” ha detto l’Arcivescovo, che è stato catturato ma ha detto che è stato trattato bene dai suoi carcerieri, dei giovani sui 25 anni. “Ho passato tutta la notte a recitare il Rosario” ha detto Mons. Esua, che il giorno successivo, è stato liberato, dopo aver avuto una conversazione telefonica con il “generale” che guidava il gruppo ribelle. “Gli ho detto che non possono raggiungere i loro obiettivi praticando il male, perché il male non può che condurre al male. E Dio non sarà in grado di ascoltare le loro preghiere se continuano a operare il male. Perché non dobbiamo fare agli altri ciò che non vogliamo che sia fatto a noi” ha raccontato l’Arcivescovo.
Dal 2016 il nord-ovest e il sud-ovest del Camerun sono in preda ad una crisi secessionista nata dalla richiesta delle popolazioni locali anglofone di potere utilizzare la lingua inglese al posto di quella francese a scuola e nei tribunali. La protesta è degenerata in un movimento indipendentista che si scontra con l’esercito regolare. Finora i tentativi per risolvere la crisi sono falliti. (L.M.) (Agenzia Fides 6/7/2019)

ARGENTINA - Malviventi uccidono un laico cattolico mentre apre la chiesa

Il Vescovo della diocesi di Morón, Mons. Jorge Vázquez, ha espresso la sua "profonda tristezza" per l'omicidio di Ernesto Cavazza, 80 anni, parrocchiano e laico impegnato nella vita della parrocchia di Santa Monica. "La notizia mi ha scioccato, come tutti" ha affermato in una lettera alla comunità diocesana pervenuta a Fides. "Voglio portare il mio messaggio di sostegno e vicinanza alla sua famiglia e a tutta la comunità di Santa Monica. Piango con voi" ha scritto, aggiungendo: "Il santo popolo fedele di Morón ha bisogno di pastori, sacerdoti e laici come Ernesto per camminare insieme, per proclamare alla Chiesa la speranza di Cristo".
Ernesto Cavazza faceva parte del Consiglio economico della parrocchia di Santa Monica a Villa Sarmiento e tra i suoi compiti c'era quello di aprire le porte della chiesa per la prima messa della giornata. Domenica scorsa, 30 giugno, nell'adempiere al suo compito, Cavazza è arrivato sulla sua automobile in parrocchia poco prima delle 10. Sceso dalla macchina, è stato intercettato da tre uomini che erano arrivati con un altro veicolo che lo hanno aggredito, probabilmente con l’intenzione di prendergli l’auto o di rubare in chiesa. Sembra che Ernesto abbia resistito, così i malviventi gli hanno sparato. Trasferito in un ospedale della zona, è morto poco dopo, mentre era sottoposto a un intervento chirurgico.
(CE) (Agenzia Fides, 3/07/2019)

TESTIMONIANZA

BURKINA FASO - con attacchi contro cristiani estremisti cercano visibilità

Intervista di Vatican News ad un missionario italiano a Ouagadougou, dopo l’assassinio di quattro laici cattolici in un assalto jihadista nel nord del Burkina Faso. Soprattutto le zone di confine con Mali e Niger, dice, sono disseminate “di gruppi di destabilizzazione” e percorse da traffici di armi e droga

“La situazione di tensione si sente”, c’è “paura per l’escalation di violenza” registrata negli ultimi mesi, nella condizione generale del Burkina Faso aggravatasi a partire dal 2015. Queste le parole a Vatican News di un missionario italiano a Ouagadougou, che per motivi di sicurezza mantiene l’anonimato, nell’apprendere che quattro laici cattolici sono stati uccisi a Bani, nel nord del Paese, in un assalto da parte di un gruppo jihadista. Gli uomini, una decina, erano armati di machete e fucili e decisi a dare al villaggio di Bani, a pochi chilometri da Bourzanga, nel nord del Paese, una “punizione” esemplare. Dopo aver costretto gli abitanti del villaggio a ritirarsi nelle loro abitazioni, i terroristi - secondo quanto riferito dall’agenzia Fides - sono passati casa per casa ad identificare le persone secondo la loro appartenenza religiosa. Così è iniziata la “perquisizione”, a caccia di simboli religiosi, e la selezione. I quattro che indossavano al collo una piccola croce sono stati portati in disparte e trucidati.
Poi si sono spostati in una località vicina per minacciarne la popolazione. Secondo le testimonianze, gli estremisti vorrebbero che le Forze di difesa e sicurezza (Fds) e i rappresentanti del governo abbandonassero la zona, minacciando i cristiani locali: in caso di mancata conversione, rischierebbero di essere giustiziati.

Attacchi contro i cristiani
“I media internazionali non hanno dato molto risalto a queste notizie, ma nelle zone di confine ci sono stati parecchi episodi di violenza e da Pasqua si sono intensificati gli attacchi contro i cristiani, che costituiscono il 20-25% della popolazione, sui circa 20 milioni di abitanti”, riferisce il missionario italiano.
Gli attacchi contro i cristiani, per le vittime dei quali anche Papa Francesco si è recentemente raccolto in preghiera, potrebbero comunque rientrare - aggiunge il missionario - in “una strategia per avere maggiore visibilità e cercare di mostrare che gruppi come Al Qaeda o Is sono ben presenti qui” rispetto ad altri Paesi o scenari.

Nelle zone di confine, in particolare alla frontiera con Mali e Niger, sono segnalate azioni di gruppi armati legati ad Al Qaeda e al sedicente Stato Islamico, come quella del 19 giugno nella località di Belehede, con un bilancio di 17 vittime. Si tratta di aree “diventate strade di contrabbando di armi e droga”, disseminate “di gruppi di destabilizzazione”, afferma la fonte di Vatican News: “un focolaio è partito proprio dal Mali e dal Niger, in aree desertiche dov’è meno facile il controllo del territorio”, mentre “altri gruppi provengono da Paesi non confinanti ma vicini, come la Nigeria, dove operano gli estremisti di Boko Haram”. “Soprattutto nella parte settentrionale del Paese – ricorda - tanta gente è dovuta scappare, si parla di 140-160 mila persone sfollate, senza accesso ai servizi sanitari o all’educazione, con le scuole chiuse proprio a causa degli attacchi”, aggiunge il missionario.
(RV 03 06 2019 Giada Aquilino)