2019 05 15 La persecuzione continua. C'è chi parla di genocidio

BURKINA FASO e vicino NIGER la chiesa nel sangue PAKISTAN - Asia Bibi è salva in Canada. I cristiani: “Giustizia è fatta” ma… NIGERIA - “La migrazione dei giovani nigeriani segna il fallimento di un’intera leadership” accusa il Cardinale Onaiyekan
Fonte:
CulturaCattolica.it
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BURKINA FASO - Assalto durante la messa domenicale contro la chiesa di Dablo domenica 12 maggio, ucciso don Siméon Yampa e cinque fedeli.

“Don Siméon Yampa era una persona umile, obbediente e pieno d’amore, amava i suoi parrocchiani, fino al sacrificio finale” scrive Sua Ecc. Mons. Théophile Nare, Vescovo di Kaya, in un comunicato pervenuto all’Agenzia Fides, sull’assalto contro la chiesa di Dablo avvenuto domenica 12 maggio, nel quale oltre a don Yampa hanno perso la vita cinque fedeli.
Mons. Théophile Nare, scrive: “con profondo dolore annunciamo la morte di don Siméon Yampa e di cinque fedeli cristiani. Il decesso è avvenuto nell’attacco terroristico perpetrato contro la chiesa parrocchiale di Dablo, durante la celebrazione della messa”.
L’assalto si è verificato tra le 9 e le 10 del mattino, quando i terroristi, giunti a bordo di moto, sono arrivati a Dablo, un villaggio che si trova a 90 km da Kaya, nella provincia di Sanmatenga, nel centro-nord del Burkina Faso. Il gruppo armato ha subito assalito la chiesa dove si stava celebrando la messa domenicale, uccidendo cinque fedeli e l’officiante. Prima di fuggire hanno dato alle fiamme il luogo di culto cattolico, per poi saccheggiare e incendiare alcuni negozi e il centro sanitario.
Il sacerdote ucciso, don Siméon Yampa era nato il 19 febbraio 1985. Era stato ordinato il 7 luglio 2014 a Kaya. (L.M.) (Agenzia Fides 13/5/2019)

BURKINA FASO - Altro attacco contro i cattolici il 13 maggio: 4 fedeli uccisi al termine di una processione, distrutta la statua della Vergine

Nuovo attacco contro i cattolici in Burkina Faso. Il quattro fedeli che stavano riportando in chiesa la statua della Vergine dopo aver partecipato ad una processione mariana, sono stati uccisi a Singa, nel comune di Zimtenga (25 km da Kongoussi), nella regione del centro nord del Paese. Si tratta della stessa regione alla quale appartiene la provincia di Sanmatenga, dove domenica 12 maggio don Siméon Yampa, parroco di Dablo, è stato ucciso insieme a cinque fedeli nell’assalto alla chiesa durante la messa domenicale (vedi Fides 13/5/2019).
Secondo le informazioni pervenute a Fides, i fedeli cattolici del villaggio di Singa, nel comune di Zimtenga, dopo aver partecipato ad una processione dal loro villaggio a quello di Kayon, situato a circa dieci km di distanza, sono stati intercettati da uomini armati. I terroristi hanno lasciato andare i minori, ma hanno giustiziato quattro adulti ed hanno distrutto la statua.
(L.M.) (Agenzia Fides 14/5/2019)

NIGER - Attaccata parrocchia cattolica, ferito il parroco. Nel Sahel comunità cristiane sempre più a rischio

Il 13 maggio, persone non identificate hanno attaccato la parrocchia di Dolbel, appartenente alla diocesi di Niamey, che si trova a circa 200 Km da Niamey, nella zona Songhay-Zerma. Lo riferiscono fonti missionarie all’Agenzia Fides. Il parroco, don Nicaise Avlouké, è stato ferito ad una mano e alla gamba, si trova ospite del campo militare. “Da tempo c’erano ‘rumors’ di possibili attacchi alla parrocchia e ai preti in particolare. Quest’ultimo fatto non fa che confermare il deterioramento della situazione della sicurezza nella zona frontaliera col Burkina Faso” commentano le fonti di Fides. Le forze di difesa appaiono poco preparate a questa nuova tappa del terrorismo saheliano”.
Fonti giornalistiche nigerine aggiungono altri particolari:”L’attacco alla Parrocchia di Dolbel è il terzo avvenuto nella giornata del 13 maggio: nel pomeriggio individui armati hanno assaltato la prigione di alta sicurezza di Koutoukalé, uccidendo un sotto-ufficiale e portandosi via un veicolo militare. Poco dopo altri assalitori hanno saccheggiato un magazzino contenente mezzi di comunicazione a Mangaizé. Le forze armate nigerine hanno immediatamente reagito, e si sono messe all’inseguimento degli assalitori, che nella fuga hanno preso la direzione del Mali. Anche l’aviazione è intervenuta per dare man forte all’esercito. La zona dell’attacco da mesi è stata messa in stato di emergenza, perché presa spesso di mira dai terroristi.”
In Niger non si hanno ancora notizie di P. Pier Luigi Maccalli, il missionario della SMA rapito in Niger nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2018. (L.M.) (Agenzia Fides 14/5/2019)

PAKISTAN - Asia Bibi è salva in Canada. I cristiani: “Giustizia è fatta” ma…

Asia Bibi, la donna ingiustamente condannata a morte per blasfemia e assolta dalla Corte Suprema del Pakistan il 31 ottobre del 2018, è salva in Canada, dove si è riunita con la sua famiglia. Lo affermano fonti del Ministero degli esteri del Pakistan e lo conferma il suo avvocato Saiful Malook.

Il Vescovo Samson Shukardin, alla guida della diocesi di Hyderabad, parlando all’Agenzia Fides dichiara: “È una decisione importante del governo lasciarla andare fuori dal paese, è anche un atto di giustizia verso la donna, che ha subito una forte ingiustizia e sofferenza per un decennio. Infatti Asia è stata dichiarata innocente e liberata dalla Corte Suprema del Pakistan e ha tutto il diritto di andare ovunque voglia, per la sua protezione, sicurezza e vita futura “.
Il Vescovo inoltre afferma: “Non è mai facile lasciare la propria amata patria, il luogo dei propri antenati, dei propri cari e dei parenti. Ma quando non ci sono alternative, bisogna lasciare il Paese: infatti qui la sua vita sarebbe stata in pericolo anche dopo la decisione della Corte Suprema. Bisogna pensare alla sicurezza di Asia Bibi, auspicando per lei una vita sicura e felice. Preghiamo per il suo nuovo inizio, con la sua famiglia, in Canada”.
Esortiamo la comunità cristiana in Canada ad aiutare Asia Bibi e la sua famiglia in questa nuova vita”. (AG) (Agenzia Fides 8/5/2019)

Interessante è il commento della Nuova Bussola Quotidiana

una parte di noi festeggia un’altra parte continua a vivere un incubo
dobbiamo stare dalla parte dei cristiani, che sono i più poveri in Pakistan

(…) Se dunque da un lato una parte di noi festeggia ed è felice che Asia Bibi sia finalmente fuori dal paese ecco che un’altra parte di noi continua a vivere un incubo temendo il peggio. È sicuramente una vittoria ma non ancora completa. Solo parziale. Siamo ancora molto lontani dalla vera vittoria, perché ci sono tanti altri cristiani come Asia Bibi che devono essere liberati e ora dobbiamo concentrarci su di loro.
Il Pakistan, nato come Stato democratico moderno, è gradualmente cambiato: i gruppi islamici hanno iniziato a rafforzare ed esercitare pressioni sui vari governi per introdurre leggi islamiche e trasformare questa terra in un paese islamico. Qualcosa deve essere fatto per cambiare la legge sulla blasfemia usata come pretesto per scatenare vendette. E la reazione ai tentativi di cambiarla è la causa principale delle crisi che si sono verificate in Pakistan. Chiunque abbia mai osato parlare, non è più vivo, il grande esempio che abbiamo è Shahbaz Bhatti, che è stato assassinato perché ha alzato la voce. Ci sono quelli che sono in carcere e stanno aspettando giustizia. Secondo Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), 25 cristiani sono ancora in carcere accusati di blasfemia. Non possono essere lasciati a soffrire nelle carceri per anni. Ancora più importante è l’aiuto di cui hanno bisogno le ragazze (sia indù che cristiane) rapite, violentate, costrette a convertirsi all’islam e poi costrette a sposare uomini più anziani. Ogni giorno le statistiche dicono che questi casi sono in continuo aumento ed è triste che il mondo non se ne sia ancora accorto.
La maggior parte dei cristiani in Pakistan vive in povertà e fa lavori umili, come stagnari, netturbini, servitori nelle case dei musulmani, operai delle fornaci di mattoni ecc. Le ragazze e donne cristiane sono oggetto di continua violenza fisica anche da parte dei loro datori di lavoro. Non sono tutelate in alcun modo e nessuno può alzare la voce in loro favore per aiutarle e salvarle da questa condizione. L’unica alternativa per loro è subire in silenzio. Fino a quando? A causa della povertà, le famiglie cristiane stanno facendo sposare le loro figlie con uomini cinesi che portano queste ragazze in Cina, ma spesso solo per farle prostituire.
L’istigazione all’odio deve essere rimossa dai libri di testo scolastici perché è lì che il seme dell’odio viene piantato fin dalla tenera età nella comunità musulmana e viceversa il seme della paura comincia a crescere nelle menti e nei cuori dei bambini cristiani. C’è da chiedersi se i musulmani che vivono all’estero, in paesi dove la religione principale è il cristianesimo, subiscano un trattamento analogo. Non è così. Dunque non si capisce il perché di questo trattamento riservato ai cristiani in Pakistan. (…) LNBQ 13 maggio 2019

ALLA RADICE della EMIGRAZIONE

NIGERIA - ^pLa migrazione dei giovani nigeriani segna il fallimento di un’intera leadership” accusa il Cardinale Onaiyekan

“Se vivi in una nazione dove i giovani ti raccontano che è meglio vivere altrove, questo è il segnale di un fallimento di un’intera leadership” ha accusato il Cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja, capitale della Nigeria, alla vigilia della riunione dei Vescovi locali dedicata interamente alla questione della migrazione, che si è aperta ieri, 7 maggio.
Il Cardinale ha accusato apertamente le autorità nigeriane di creare le condizioni per far sì che sempre più giovani sono spinti a cercare la strada della migrazione. “Se fossi il presidente di un Paese come questo e continuassi a sentire frasi del genere dai miei giovani, non esiterei un attimo a dimettermi. Ricordo bene quando da bambino a scuola, ormai decenni fa, amavo la Nigeria e lo dichiaravo apertamente, perché potevo contare su un governo che si prendeva cura di me, e avevo davanti a me delle promesse per il futuro. La situazione di oggi è esattamente l’opposto”.
“Le autorità dovrebbero rendere la Nigeria la casa dei nigeriani e lo stesso vale per altre nazioni africane. Oggi invece sentiamo i nostri giovani insistere nel raccontare che i pascoli più verdi sono altrove, anche quando le cose non stanno così” ha rimarcato il Cardinale, facendo riferimento alla piaga della tratta delle ragazze nigeriane, avviate alla prostituzione in Europa, e specie in Italia.
A questo proposito il Cardinale ha affermato: “Quando giro per le strade di Roma, Milano o Napoli e vedo le figlie di questo Paese in vendita sulle strade mi vergogno. Mi fermo e provo anche a salutarle, ma non riusciamo nemmeno a comunicare, perché molte sono state portate via dal loro villaggio senza nemmeno conoscere un’altra lingua. Tutto quello che sanno l’hanno imparato sulla strada in Italia. E di questo non posso che vergognarmi per il mio Paese”. “Se sei un migrante illegale, non hai alcun diritto ovunque tu sia; probabilmente sarai manipolato, sfruttato” ha avvertito il Cardinale Onaiyekan.
Secondo la rete di ricerca panafricana Afrobarometer, il 35 per cento dei nigeriani vuole lasciare il Paese, l’11 per cento afferma di pensarci seriamente. Secondo il sondaggio, il 75% di quei nigeriani che vogliono emigrare lo fa per motivi economici: disoccupazione, fuga dalla povertà e ricerca di migliori opportunità. La ricerca ha rilevato che sono i giovani più istruiti a volere emigrare. Circa il 44 per cento dei nigeriani con una laurea vorrebbe lasciare il Paese, mentre secondo un altro sondaggio l’80 per cento dei medici vuole trasferirsi all’estero.
Secondo il Cardinale Onaiyekan per affrontare questa situazione “il governo dovrebbe sviluppare una politica che attiri gli investitori in Nigeria e generi occupazione, dando sovvenzioni ai giovani che intendono avviare un’attività autonoma”. (L.M.) (Agenzia Fides 8/5/2019)