2019 04 17 Mercoledì Santo: per non tradire come Giuda (2012-2019)

Dall’Aprile del 2012 pubblichiamo ogni mercoledì alcune notizie legate al “martirio” dei cristiani nel mondo.
Ogni mercoledì da sette anni.
Perché al mercoledì?
Nella liturgia della Settimana Santa il mercoledì si parla del tradimento di Giuda.
Fare memoria dei nostri fratelli che soffrono perché cristiani, e semplicemente perché cristiani, ci sembra il primo modo per non tradire il nostro Corpo che è la Chiesa, cioè Gesù qui e ora. “Se un membro soffre…” soffriamo e preghiamo insieme.
Fare memoria ci spinge anche a immedesimarci in quel “amico” con cui Gesù accoglie il traditore: e allora preghiamo anche per i carnefici, i “nemici” non nostri ma di Cristo, perché si convertano e trovino la bellezza della vita che è Gesù.
Fare memoria ci costringe, infine, a domandarci se anche noi tradiamo per paura, falso pudore o, peggio, perché siamo convinti che possiamo credere in Dio secondo un modo nostro, un nostro giudizio che non si forma nel “nel pensare secondo Dio” cioè nella comunione della chiesa, ma secondo il mondo.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Proponiamo oggi due notizie legate al “tradimento”.
Sono “vecchie” di qualche mese, ma tentazioni di ogni giorno per tutti, pur in modi diversi.

AFRICA - “Emigrazione religiosa” dall’Africa all’Europa: un pericolo per le Chiese locali

“Andare in Europa, vivere in Europa, abbandonare l’Africa è diventata un’ideologia molto pericolosa che distrugge gli spiriti, dai più fragili ai più solidi come quelli dei religiosi” ha detto a Fides padre Donald Zagore sacerdote della Società Missioni Africane.
“È triste, ma è importante riconoscere che il fenomeno dell’immigrazione in Europa riguarda non solo le nostre società civili africane, ma anche le nostre numerose diocesi e comunità religiose. Ci sono molti sacerdoti e religiosi che abbandonano il continente africano per servire nei paesi europei e americani. L’emigrazione dall’Africa all’Europa, nella sua forma religiosa, è un fenomeno che sta diventando sempre più importante nel nostro continente” continua il missionario.
“Già all’inizio del 2017, mons. Marcelin Yao Kouadio, Vescovo della diocesi di Daloa, durante una delle sue omelie ha citato i casi di due diocesi africane particolarmente colpite. A maggio 2018, anche mons. Ignace Bessi Dogbo, presidente della Conferenza episcopale della Costa d’Avorio, durante l’apertura dell’Assemblea plenaria dei vescovi ivoriani, ha denunciato il fenomeno dei ‘preti vaganti’: sacerdoti che si sono rifiutati di tornare in Africa dopo gli studi o dopo una missione in Europa. In un’intervista, rilasciata a Lacroix lo scorso 7 agosto, mons. Dominique Lebrun, arcivescovo di Rouen, ex presidente del gruppo di lavoro su ‘Pretres venus d’ailleurs’, ha riconosciuto l’esistenza di un tale fenomeno”.
“Le ragioni più classiche rimangono la ricerca del bene materiale e del prestigio” – prosegue padre Donald. “Molti di loro fuggono dall’Africa a causa della loro situazione di miseria e precarietà in vista di paesi ricchi. Inoltre, molti africani pensano di essere superiori agli altri, specialmente negli ambienti ecclesiastici, perché vivono, lavorano o studiano in Europa. A volte una nomina o ulteriori studi in Europa assumono la forma di riscatto. È drammatico pensare che l’essenza africana raggiunga la pienezza della sua realizzazione quando gode del prestigio europeo”, riflette il missionario.
“Questo concetto comporta un enorme pericolo per la Chiesa cattolica in Africa, che va via via svuotandosi a causa della mancanza di sacerdoti oltre al proliferare di vocazioni che possono essere non sincere. Oggi bisogna pensare che non è più necessario diventare prete per servire i poveri in Cristo. Ciò che ha valore è la corsa sfrenata per i beni materiali e la gloria, che causano conflitti e divisioni nelle nostre Chiese in Africa”, continua padre Donald.
“Nelle nostre diocesi, nelle nostre comunità religiose, urgono azioni concrete per arginare l’emigrazione del personale ecclesiale. Prima di tutto, occorre una consapevolezza collettiva del pericolo rappresentato. In secondo luogo, le autorità ecclesiastiche hanno bisogno di vagliare attentamente le motivazioni che spingono a scegliere la vita sacerdotale o religiosa, e a vagliare anche le nomine. Infine, va detto forte e chiaro, citando il vescovo Marcelin Kouadio: ‘il sacerdozio e la vita religiosa non dovrebbero essere un trampolino di lancio per fuggire dall’Africa perché è povera’”, conclude padre Zagore. (DZ/AP) (20/08/2018 Agenzia Fides)

CINA - Guangzhou: Come Giuda. Chi denuncia le chiese sotterranee riceve premi in denaro

Le nuove Misure mirano anzitutto alle chiese domestiche protestanti. Ma è quasi certo che saranno applicate anche ai cattolici e alle altre religioni e saranno diffuse in tutto il Paese. Premi fino a 3mila yuan se si denunciano indizi; fino a 5mila se si denunciano persone straniere coinvolte; fino a 10mila se si collabora con la polizia. A rischio anche il catechismo insegnato ai figli in casa. Le denunce possono essere fatte via telefono, per lettera o personalmente.

Dal 20 di marzo, l’Ufficio per gli affari etnici e religiosi di Guangzhou ha diramato alcune “Misure” che offrono incentivi e premi in denaro a chiunque denunci “attività religiose illegali” nella città, come raduni di comunità sotterranee, catechismo, rapporti con personale religioso straniero. A seconda dell’ampiezza, dei particolari e dell’importanza della denuncia si possono ottenere premi da 3mila, 5mila, 10mila yuan (rispettivamente: 398; 663; 1326,6 euro).

“Le autorità non potevano scegliere periodo migliore, quello prima di Pasqua per varare queste misure” ha detto ad AsiaNews un sacerdote locale. “In questo periodo meditiamo spesso la passione di Gesù e il tradimento di Giuda per 30 denari. Il governo di Guangzhou vuole trasformare tutti i cittadini in tanti piccoli Giuda”.

Con ogni probabilità, la spinta ai tradimenti riguarda anzitutto le comunità protestanti non ufficiali, che nel Guangdong fioriscono in abbondanza. Lo scorso dicembre proprio a Guangzhou è stata soppressa la Chiesa di Rongguili, una comunità protestante non ufficiale che raduna 5mila fedeli. I cristiani non hanno però smesso di incontrarsi e pregare radunandosi nelle case private. Secondo alcuni fedeli cattolici, è certo che esse saranno applicate a tutte le religioni e non solo a Guangzhou, ma in tutto il Paese.

Nel febbraio 2018 il governo ha varato i Nuovi regolamenti sulle attività religiose che prevedono multe e arresti per persone, insieme ad espropri di edifici dove avvengono “attività religiose illegali”, non sottomessi al controllo dell’Ufficio affari religiosi e delle associazioni patriottiche. Le nuove “Misure” allargano la possibilità del controllo arruolando vicini di casa, colleghi, casuali osservatori. “Ormai – dice una neobattezzata – qui in Cina viviamo in pieno un’atmosfera da Grande Fratello”.

Corsa alla delazione

Il documento sulle “Misure” si snoda in cinque capitoli precisando anzitutto le norme generali. Il cap. 2 spiega con precisione che la denuncia può essere fatta “per telefono”, dando anche i numeri da comporre; per lettera, “scritta… nel modo più specifico e dettagliato possibile”, da spedire o consegnata a mano a diversi uffici; presentandosi “personalmente” agli uffici competenti, quello per gli affari religiosi o la Pubblica sicurezza. A tutti si assicura “la massima riservatezza”.

Il cap. 3 spiega in modo minuzioso “cosa” bisogna denunciare. Si citano anzitutto le attività religiose illegali tipiche della visione negativa della religione che è del Partito comunista cinese: “Promuovere, sostenere e finanziare l’estremismo religioso; usare la religione per danneggiare la sicurezza nazionale, la sicurezza pubblica, minacciando l’unità nazionale attraverso la secessione e il terrorismo; violare i diritti civili e democratici; mettere in pericolo l’ordine sociale; violare la proprietà pubblica e privata”. Ma poi si elencano come pericolose persone e attività religiose quali “coloro che creano luoghi religiosi senza autorizzazione; o gruppi non religiosi; istituzioni non religiose; luoghi non religiosi, luoghi temporanei di culto, attività religiose e donazioni religiose”.

Nelle denunce sono comprese anche “organizzare formazione religiosa, conferenze, pellegrinaggi per i cittadini senza autorizzazione, oppure condurre una formazione religiosa senza autorizzazione”. In tal modo, diventa un gesto criminale passibile di denuncia dare lezioni di catechismo ai propri figli in casa, visto che con i Nuovi regolamenti è vietato in modo assoluto far partecipare alla messa o al catechismo i giovani sotto i 18 anni.

Vengono poi le classifiche dei premi. Chi fornisce solo “indizi” riceve 1000-3000 yuan; chi “fornisce prove contro organizzazioni religiose illegali straniere e le relative persone coinvolte”, ha una ricompensa di 3mila-5mila yuan; chi “fornisce prove e aiuta nelle indagini per arrestare i capi responsabili delle organizzazioni religiose illegali straniere”, riceve 5mila-10mila yuan. Forse pensando che ci sarà una vera e propria corsa alla delazione, il documento precisa che se due persone denunciano lo stesso caso, sarà premiato solo chi ha denunciato per primo, e “fa fede la data di registrazione della denuncia”.

Gli altri due capitoli spiegano che i premi saranno decisi e consegnati dall’Ufficio municipale per gli affari etnici e religiosi. I fondi sono messi a disposizione dalle autorità comunali.
di Wang Zhicheng 29/03/2019 Asia News