2019 04 03: non dimentichiamoli

2019 04 03 CINA - Arrestato mons. Cui Tai, vescovo sotterraneo di Xuanhua NIGERIA - Rapito p. John Bako Shekwolo INDIA - estremisti attaccano una scuola cattolica PAKISTAN - Ragazze cristiane e indù rapite e convertite all'islam: urge un piano d'azione nazionale
Curatore:
don Gabriele Mangiarodon Gabriele Mangiarotti
Fonte:
CulturaCattolica.it
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CINA - Arrestato mons. Cui Tai, vescovo sotterraneo di Xuanhua

Mons. Agostino Cui Tai, vescovo sotterraneo di Xuanhua (Hebei) è stato portato via dalla polizia ieri. Ne danno notizia alcuni fedeli della diocesi.

La polizia ha portato via anche il vicario episcopale, p. Zhang Jianlin. Un sacerdote interdetto nel ministero lo aveva accusato di “non seguire le indicazioni del Vaticano” e aveva spinto la polizia ad arrestarlo. I fedeli e i sacerdoti della diocesi chiedono preghiere ai cristiani di tutto il mondo perché “ritornino sani e salvi il prima possibile”. Dal 2007 in poi, mons. Cui Tai subisce di continuo detenzioni o è messo agli arresti domiciliari.

Al momento non si conosce il motivo ufficiale dell’arresto, né quanto esso durerà. Negli ultimi mesi mons. Cui Tai ha dovuto lottare per affermare la sua autorità di vescovo (riconosciuto dalla Santa Sede) contro un sacerdote, p. Zhang Li, che lo accusava di non seguire le indicazioni del Vaticano. Secondo p. Zhang Li l’accordo firmato fra Cina e Santa Sede stabilisce la fine della Chiesa sotterranea e d’ora in poi tutti i fedeli e i vescovi devono rifluire nella Chiesa ufficiale. Forte dell’appoggio del governo locale, p. Zhang Li ha anche spinto la polizia ad arrestare il vescovo. Dopo essere ricorsi “all’autorità competente della Santa Sede”, il vicario episcopale e poi il vescovo sono intervenuti interdicendo il sacerdote. Dopo alcuni giorni mons. Cui Tai è stato trattenuto dalla polizia per 15 giorni, spingendolo a cancellare l’interdizione. Il blocco del ministero al p. Zhang Li è anche motivato dal fatto che egli è promotore di un gruppo “pentecostale” in collaborazione ambigua con un pastore protestante, in cui si esagerano effetti miracolosi [della preghiera], inventando miracoli.

Secondo alcuni sacerdoti il motivo del nuovo arresto sta proprio nel fatto che mons. Cui Tai si è “esposto” rivelando pubblicamente la sua identità episcopale: un fatto considerato illegale, essendo egli riconosciuto dalla Santa Sede, ma non dal governo. I fedeli e i sacerdoti della diocesi chiedono ai cristiani di tutto il mondo di pregare per loro, sperando che “ritornino sani e salvi il prima possibile”.

Dal 2007 ad oggi, le autorità hanno detenuto in modo illegale o messo agli arresti domiciliari mons. Cui Tai in modo pressoché continuativo, senza alcuna ragione e senza alcun processo giuridico. Durante questi anni, il vescovo è stato spesso rinchiuso in diversi centri di detenzione segreti, o in alberghi, oppure portato via per “viaggi” forzati sotto la scorta dei funzionari del governo. In questi anni, solo durante il Capodanno cinese e la Festa di Metà autunno (della luna) mons. Cui Tai è potuto occasionalmente tornare a casa per una breve visita alla sorella anziana. Per il resto del tempo egli è sempre rimasto sotto la guardia e il controllo del governo.

La diocesi di Xuanhua è stata fondata dalla Santa Sede fin dal 1946, ma nel 1980 il governo ha costituito la diocesi ufficiale di Zhangjiakou, unendo ad essa quella di Xuanhua e di Xiwanzi. La diocesi di Zhangjiakou non è riconosciuta dalla Santa Sede. Asia News 29/03/2019

NIGERIA - Rapito p. John Bako Shekwolo, parroco di Santa Teresa di Ankuwa, nello Stato di Kaduna

Ennesimo rapimento di un sacerdote cattolico in Nigeria. Secondo notizie pervenute all’Agenzia Fides p. John Bako Shekwolo è stato sequestrato il 25 marzo nella sua abitazione, nel villaggio di Ankuwai, nello Stato di Kaduna, nel centro - nord della Nigeria. Il rapimento è stato confermato da un comunicato firmato dal Cancelliere dell’Arcidiocesi di Kaduna, Mons. Daniel J. Kyomm: “Siamo addolorati nell’annunciare che uno dei nostri sacerdoti, p. John Bako Shekwolo, è stato rapito da ignoti. Mentre chiediamo ai fedeli di pregare per un rapido rilascio di p. Shekwolo, facciamo appello alle coscienze di coloro che lo hanno rapito perché lo rilascino incolume”. La polizia locale ha assicurato di fare tutti gli sforzi possibili per liberare p. Shekwolo, che è parroco della chiesa di Santa Teresa di Ankuwa.
Il rapimento del sacerdote cattolico è stato stigmatizzato dall’Associazione dei Cristiani di Nigeria (Christian Association of Nigeria - CAN), che riunisce le diverse confessioni cristiane del Paese, con una dichiarazione del suo presidente, il reverendo John Joseph Hayab. “La CAN condanna con forza il rapimento di p. John Bako Shekwolo. Mentre notiamo che quello dei sequestri nello Stato di Kaduna è diventato un grande business, invitiamo i rapitori a rilasciare il sacerdote”. “È triste che lo stato di Kaduna sia diventato il centro del business dei rapimenti, con il governo che non fa quasi nulla per fermarlo. Questo dimostra che c’è un fallimento della governance, per quanto riguarda la sicurezza della vita e della proprietà” incalza il reverendo. “Il governo e le agenzie di sicurezza devono assumersi la responsabilità di proteggere le vite e le proprietà, che è l’essenza di ogni governo” conclude la dichiarazione. (L.M.) (Agenzia Fides 27/3/2019)

INDIA - Suicidio di una ragazza indù: gli estremisti attaccano una scuola cattolica

Una folla di oltre 200 estremisti ha attaccato e devastato una scuola cattolica in Tamil Nadu, malmenando le suore presenti. La motivazione dell’attacco, avvenuto il 26 marzo, era l’avvenuto suicidio di una ragazza indù di 15 anni, allieva della scuola. Come riferito all’Agenzia Fides da padre Arputharaj, Segretario diocesano dell’arcidiocesi di Pondicherry-Cuddalore, un gruppo di abitanti del villaggio e di altri militanti è arrivato alle 9 del mattino del 26 marzo e ha attaccato la scuola secondaria cattolica di Little Flower High, a Chinnasalem, dove studiava la ragazza.
La giovane si è tolta la vita nel suo villaggio di Kallakurichi, vicino a Chinnasalem, il pomeriggio del 25 marzo. La polizia è stata informata dai genitori. Sembra che la ragazza abbia riferito ai suoi compagni di scuola il timore di non aver svolto bene gli esami scolastici e di subire una reprimenda dai genitori.
Con rabbia, i genitori della ragazza e membri del “Rashtriya Swayamsevak Sangh” (RSS), formazione estremista indù, si sono recati alla scuola e hanno attaccato le Suore Francescane del Cuore Immacolato di Maria che gestiscono la scuola nell’arcidiocesi di Pondicherry-Cuddalore, insultandole e malmenandole. Quattro suore e due membri del personale scolastico sono stati ricoverati nell’ospedale, riferisce a Fides da suor Asir, la Provinciale locale delle Suore Francescane del Cuore Immacolato di Maria. La scuola è situata vicino alla stazione di polizia, ma finora nessuna azione è stata intrapresa dagli agenti. E’ stato costituito un comitato di avvocati e sacerdoti per studiare la questione. Sembra che i genitori abbiano chiesto del denaro alle suore in forma di “risarcimento” e poi, non contenti, abbiano contattato i militanti del RSS. Suor Asir chiede alla polizia di accelerare le indagini. La Chiesa locale è pronta a organizzare proteste perchè l’attacco non resti impunito. (SD) (Agenzia Fides 30/3/2019)
PAKISTAN - Ragazze cristiane e indù rapite e convertite all’islam: urge un piano d’azione nazionale

“E’ urgente che il nuovo governo pakistano di Imran Khan metta in campo misure serie ed efficaci per proteggere le ragazze cristiane e indù, che subiscono continue violenze fisiche e morali”: è l’appello consegnato all’Agenzia Fides da Anjum James Paul, leader laico cattolico, docente in una scuola pubblica e Presidente della “Pakistan Minorities Teachers Association”. Il leader osserva che “il Festival di Holi è diventato un giorno di lutto per gli indù poiché due sorelle, la 13enne Ravina e la 15enne Rina, che vivono in Sindh, sono state rapite il 20 marzo e convertite con la forza all’Islam”. Paul nota che “allo stesso modo Sadaf Khan, ragazza cristiana di 13 anni, è stata rapita, convertita all’Islam e costretta alle nozze con un uomo musulmano nel febbraio scorso in Punjab”.
“Questi atti - continua - sono intollerabili. È giunto il momento di decidere se le ragazze cristiane e indù abbiano il diritto di vivere liberamente oppure se debbano vivere nascoste, essendo esposte a tali pericolosi crimini che restano impuniti”. “Esortiamo con forza il governo a garantire la vita delle donne pakistane cristiane e indù e a prendere provvedimenti per fermare la piaga dei rapimenti, delle conversioni e dei matrimoni forzati, affrontando la violazione dei diritti delle minoranze religiose in Pakistan”.
Rivolgendosi a Imran Khan, Primo Ministro del Pakistan, Anjum James Paul dice a Fides: “Ricordiamo le sue promesse di proteggere i diritti delle minoranze religiose durante la campagna elettorale del 2018. Le minoranze religiose soffrono a causa della discriminazione e della persecuzione in Pakistan”. E conclude: “Contro questo orribile fenomeno che calpesta gli elementari diritti umani di vita, libertà, coscienza e religione, occorre un piano di azione nazionale, che fermi rapimenti, le conversioni all’islam e i matrimoni forzati”.
Secondo comunicati inviati all’Agenzia Fides dalla Chiesa pakistana, sono circa mille le ragazze delle minoranze religiose cristiane e indù rapite ogni anno in Pakistan. Molti altri casi non vengono nemmeno denunciati, data la complicità delle forze di polizia o di una magistratura compiacente che scoraggia le minoranze dall’intraprendere azioni giudiziarie. Le donne appartenenti alle comunità religiose minoritarie (in Pakistan gli indù sono circa il 2%, i cristiani l’1,5%) vivono una condizione di “doppia vulnerabilità”, esposte ad abusi e a discriminazioni, in quanto donne e in quanto non musulmane. (PA) (Agenzia Fides 23/3/2019)