2019 02 27 Due sacerdoti uccisi

MADAGASCAR - Forte presa di posizione della Chiesa per la morte di padre Nicolas Ratodisoa COLOMBIA - Ucciso il sacerdote Carlos Ernesto Jaramillo che aiutava i profughi venezuelani INDIA - In aumento la violenza contro i cristiani INDIA - convertito al cristianesimo viene decapitato CAMERUN - 170 studenti della scuola cattolica di Kumbo rapiti e poi liberati
Fonte:
CulturaCattolica.it
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MADAGASCAR - Forte presa di posizione della Chiesa per la morte di p. Nicolas Ratodisoa vittima di un agguato stradale dopo aver portato l’Eucaristia a un malato

Forte presa di posizione della Chiesa cattolica per la morte di p. Nicolas Ratodisoa, vittima di una brutale aggressione il 9 febbraio e deceduto il 14 febbraio a seguito delle ferite riportate. Sua Ecc. Mons. Odon Marie Arsène Razanakolona, Arcivescovo di Antananarivo, ha annunciato che presenterà un esposto contro la morte del sacerdote che ha lavorato presso il centro di formazione Soanavela.
Secondo don Ludovic Rabenatoandro, Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Antananarivo, che ha riportato la testimonianza resa da p. Nicolas alcuni giorni prima di morire, intorno alle 18,30 del 9 febbraio, questi, mentre era in sella alla sua motocicletta, è stato fermato da alcuni banditi sulla strada per Mahitsy, una cittadina rurale situata a soli 30 km dalla capitale. P. Nicolas stava rientrando al centro di Soanavela, dopo aver portato l’Eucarestia ad un malato.
I malviventi dopo aver estorto al sacerdote del denaro gli hanno sparato alle spalle. Una volta a terra, lo hanno calpestato e preso a calci. Prima di andarsene, i banditi gli hanno sparato per la seconda volta, colpendolo alla spina dorsale. Nell’agguato stradale è stata uccisa anche una seconda persona.
Mons. Odon Razanakolona ha messo sotto accusa le inefficienze e le complicità della polizia, affermando che alcuni poliziotti sono in combutta con i criminali, ai quali affittano le loro armi. Nel caso dell’agguato nel quale è rimasto vittima p. Nicolas a Mahitsy, l’Arcivescovo sottolinea che la gendarmeria nazionale della città non ha risposto alla richiesta di soccorso della popolazione, giungendo sul luogo dell’imboscata con notevole ritardo. La popolazione di Mahitsy si era già lamentata per la mancanza di reattività delle forze dell’ordine in occasione di altri attacchi nelle vicinanze della loro città.
Anche la Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” ha esortato la polizia di adottare misure per combattere efficacemente la crescente insicurezza nel paese. Otto persone sono già state arrestate in relazione all’uccisione di p. Nicolas. Il Segretario della Gendarmeria Nazionale ha rimosso dal suo posto il responsabile della Gendarmeria di Mahitsy, mentre alcuni gendarmi dell’area sono attualmente indagati. (L.M.) (Agenzia Fides 20/2/2019)

COLOMBIA - Ucciso il sacerdote Carlos Ernesto Jaramillo che aiutava i profughi venezuelani

Intorno alle 19, ora locale, di lunedì 18 febbraio, nel quartiere Tierra Buena di Patio Bonito, nella località di Kennedy, al sud della capitale colombiana Bogotà, è stato assassinato il sacerdote Carlos Ernesto Jaramillo, 65 anni. L’Ufficio del Procuratore sta svolgendo le indagini sul crimine.
Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, i residenti del complesso condominiale dove era residente il sacerdote, che aiutava gli emigrati venezuelani, hanno affermato che sarebbero stati alcuni di questi giovani ad uccidere il sacerdote per derubarlo. Un minore sospettato dell’omicidio, fermato dalla polizia, ha detto alle autorità che il sacerdote avrebbe cercato di abusare di lui, una versione su cui stanno indagando.
“Il sacerdote era un’ottima persona, invitava la gente a venire a Messa. La notte scorsa era con due giovani nel suo appartamento, quando improvvisamente ci hanno avvertito che uno di loro era scappato con le mani coperte di sangue. Quando siamo andati a vedere, abbiamo trovato il sacerdote ferito” ha detto uno dei vicini. I soccorritori hanno portato il sacerdote alla Clinica de Occidente, dove però è arrivato senza segni vitali, in seguito alle numerose ferite inferte con un coltello. La polizia sta analizzando i video di sicurezza in quanto ci sarebbe un terzo sospettato del crimine. Le testimonianze diffuse dai media locali sono concordi nel definire don Carlos Ernesto un bravo sacerdote, dedito al suo ministero, che aveva avuto anche esperienze missionarie.
(CE) (Agenzia Fides, 20/02/2019)

INDIA - In aumento la violenza contro i cristiani in India

Nel mese di gennaio 2019 si sono verificati 29 episodi di violenza sui cristiani indiani, in 13 stati dell’India. Tra i feriti vi sono 26 donne e 25 bambini. Per nessuno di tali casi è stata depositata una denuncia ufficiale (First Information Report) dalla polizia.
Sono i dati comunicati all’Agenzia Fides dai volontari dello “United Christian Forum Helpline”, linea telefonica attivata nel paese per ascoltare e registrare casi di violenze, minacce e intimidazioni di varia natura sulle comunità cristiane. “I dati non si discostano molto dalla tendenza del 2018, che ha visto una media di 20 incidenti al mese. Quasi un caso di violenza al giorno” rileva in un colloquio con Fides l’avvocato Tehmina Arora, attivista dei diritti umani e consulente legale della Ong “Alliance Defending Freedom” (ADF India), che cura l’organizzazione del servizio.

Arora cita un episodio recente: “Un incontro di preghiera in una casa a Kotra Tehsil, nel distretto di Udaipur, nello stato del Rajasthan è stato interrotto da estremisti indù che lanciavano sassi e gridavano slogan contro i cristiani, con false accusa di conversione. Finora la polizia non ha intrapreso alcuna azione né ha depositato una denuncia ufficiale contro i colpevoli”.

Lo stato dell’Uttar Pradesh continua a detenere il record del maggior numero di episodi di violenza contro i cristiani. Su 29 episodi segnalati nel gennaio 2019, nove provengono dall’Uttar Pradesh. Il modus operandi seguito in tutti e nove i casi è lo stesso: una folla accompagnata dalla polizia arriva al luogo dove si tiene un incontro di preghiera, iniziando a gridare slogan e a malmenare i fedeli riuniti, inclusi donne e bambini. Poi i Pastori vengono arrestati o detenuti dalla polizia con false accuse di conversione. “Alcune forze che stanno pianificando questi atti, istigando odio verso una particolare comunità per creare polarizzazione”, denuncia A.C. Michael, Direttore di ADF India.

“Anche nello stato di Chhattisgarh, i fedeli di un villaggio sono stati espulsi dalla loro comunità solo perchè seguaci della fede cristiana”, aggiunge A.C. Michael, che racconta a Fides altri casi di violenza. In alcuni luoghi degli stati di Himachal Pradesh e Tamil Nadu, i cristiani sono stati trascinati con forza verso i templi indù e gli estremisti hanno spalmato ceneri sulla loro fronte, costringendoli ad adorare gli dei indù. In Karnataka, un Pastore che precedeva tranquillamente sulla sua bicicletta è stato colpito alla testa con una verga di ferro e lasciato sulla strada con gravi ferite alla testa. Sempre in Karnataka, una folla ha incendiato i materiali edili custoditi nel sito di una chiesa in costruzione e il Pastore della stessa chiesa ha subito ustioni. (SD) (Agenzia Fides 20/02/2019)

INDIA - convertito al cristianesimo viene decapitato

India, Stato dell’Orissa, undici anni dopo il grande pogrom anti-cristiano: il corpo di un uomo è stato trovato in mezzo ad una strada, in pieno giorno, decapitato. In precedenza, il cranio era stato fracassato con una pietra. Si chiamava Anant Ram Gand, aveva 40 anni ed era padre di cinque figli. Da poco si era convertito al cristianesimo.
E’ questa la sua unica “colpa”, aver abbandonato la religione induista per abbracciare la fede cristiana, convertito dalla locale chiesa protestante evangelica. “Si era convertito al cristianesimo nove mesi fa e da soli due mesi aveva ricevuto il battesimo – spiega all’agenzia missionaria Asia News, Shibu Thomas, fondatore del network Persecution Relief - La sua conversione ha suscitato le ire degli abitanti del villaggio, in maggioranza fanatici indù. Sono stati questi ultimi ad armare i Naxal (guerriglieri maoisti, ndr) che hanno compiuto materialmente l’omicidio”. Il delitto è stato preceduto da una persecuzione più sottile, dall’ostracismo. Gli abitanti del suo villaggio “lo discriminavano e non gli consentivano di raccogliere l’acqua dal pozzo pubblico”. Dopo la conversione, l’uomo era stato letteralmente scacciato dal villaggio e si era trasferito a vivere a circa un km di distanza. (…)
Il fatto che ad assassinare materialmente il cristiano siano stati dei guerriglieri maoisti, dunque atei e marxisti, non solleva dalle responsabilità gli indù. Sarebbero stati loro, infatti, ad aizzare i guerriglieri contro la vittima, con un sottile lavoro di persuasione, alimentato da false informazioni. Anant, in passato, era stato anche simpatizzante dei maoisti. Secondo Shibu Thomas, “Non ha mai fatto parte dei combattenti, ma gli indù hanno fatto credere ai Naxal che il cristiano avrebbe rivelato alla polizia i loro segreti. Invece Anant Ram non era nemico di nessuno”.(…)
(tratto da: Stefano Magni 21-02-2019 LNBQ)

CAMERUN - 170 studenti della scuola cattolica di Kumbo rapiti e poi liberati dagli indipendenti anglofoni

Un nuovo rapimento di massa degli studenti di una scuola nell’area anglofona del Camerun, ad opera di guerriglieri che ne chiedono l’indipendenza dal resto del Paese. Il 16 febbraio uomini armati non identificati sono entrati nel campus del Saint Augustine’s College a Kumbo, nella regione del Nord-Ovest, poco dopo le 6 del mattino, e hanno rapito 170 studenti, 2 guardie di sicurezza del college, un insegnante e tre dei suoi figli. Le persone rapite sono state liberate nel pomeriggio di domenica 17 febbraio, e sono state accolte nella parrocchia di San Paolo, a Kikaikom. Da lì, sono state trasferite dalle autorità della diocesi di Kumbo, di nuovo al Campus del college. A seguito del grave episodio la scuola è stata temporaneamente chiusa.
Un comunicato della diocesi pervenuto a Fides afferma che “Sua Ecc. Mons. George Nkuo, Vescovo di Kumbo e le autorità scolastiche del Saint Augustine’s College, deplorano questo episodio e simpatizzano con i ragazzi rapiti e le loro famiglie. Ringraziano tutti coloro che sono stati vicini alle famiglie dei rapiti e le persone di buona volontà, che hanno dato loro il sostegno morale in questi due giorni di grave preoccupazione e ansietà”.
Il 5 novembre gli indipendentisti avevano rapito un’ottantina di studenti della Presbyterian Secondary School di Bamenda, capoluogo della regione del nord-ovest. I ragazzi erano stati liberati dopo pochi giorni (vedi Fides 7/11/2018). (L.M.) (Agenzia Fides 21/2/2019)