2019 02 20 BURKINA FASO

BURKINA FASO - Missionario salesiano padre Antonio César Fernández Fernández di nazionalità spagnola ucciso in un assalto di jihadisti NICARAGUA - Intimidazione e violenza della polizia su un parroco NIGER - Fede e perseveranza per le comunità rimaste senza sacerdoti e missionari
Fonte:
CulturaCattolica.it
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BURKINA FASO - Missionario salesiano di nazionalità spagnola ucciso in un assalto di jihadisti

Ucciso un missionario salesiano spagnolo in Burkina Faso. Secondo quanto appreso dall’Agenzia Fides, p. Antonio César Fernández Fernández è rimasto vittima nel primo pomeriggio del 15 febbraio di un attacco jihadista perpetrato a quaranta chilometri dal confine meridionale del Burkina Faso. Il salesiano è stato colpito da tre colpi d’arma da fuoco mentre si trovava in un’auto insieme a due confratelli della comunità di Ouagadougou. I tre stavano rientrando da Lomé (Togo), dove avevano partecipato alla prima sessione del Capitolo provinciale dell’Ispettoria salesiana dell’Africa occidentale francofona (AFO).
L’auto dove viaggiava p. Fernández e i suoi confratelli, che sono rimasti illesi, è rimasta coinvolta nell’assalto contro il posto di controllo doganale di Nouhao al confine con il Ghana e il Togo. Nell’assalto, perpetrato da un gruppo jihadisti, oltre al missionario spagnolo sono stati uccisi quattro doganieri del Burkina Faso.
Nel Burkina Faso si moltiplicano gli scontri tra le forze di sicurezza e alcuni gruppi jihadisti che agiscono pure in Mali e in Niger. L’assalto di ieri però è il primo che si registra nella parte centro-orientale del Paese.

P. Antonio César Fernández Fernández, aveva 72 anni e ne aveva serviti 55 come salesiano e 46 come sacerdote. Nato a Pozoblanco il 7 luglio 1946 è stato missionario in diversi Paesi africani dal 1982, anno dell’inizio della presenza salesiana in Togo, la sua prima destinazione. Ha lavorato come istruttore dei novizi (1988 - 1998) e ha prestato servizio, tra le altre funzioni, come delegato dell’AFO nel Capitolo generale 25 (2002). Attualmente stava svolgendo il suo ministero in Burkina Faso. (L.M.) (Agenzia Fides 16/2/2019)

BURKINA FASO - ll Rettor Maggiore dei Salesiani: “Il sangue di p. Antonio César sia seme di cristiani e di giovani vocazioni al servizio del Regno”

“Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano” così il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, descrive in una lettera a tutti i suoi confratelli e alla Famiglia Salesiana nel mondo, p. Antonio César Fernández, subito dopo aver appreso la “dolorosissima notizia” della sua uccisione in Burkina Faso.
“Cari confratelli, molte volte durante l’anno ricevo la notizia della morte per causa naturale di confratelli salesiani. Fa parte della vita, e arriverà anche per noi. In questi casi rendiamo grazie al Signore per tante vite meravigliose consumate generosamente” sottolinea il Rettor Maggiore dei Salesiani. “Al nostro confratello Antonio César invece hanno strappato la vita, gliel’hanno tolta senza nessun motivo. Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano. Antonio César aveva 72 anni, 55 di Professione Religiosa e 46 di Ordinazione Sacerdotale. “Alcuni mesi fa lo avevamo incontrato in Burkina Faso, proprio nella sua comunità di Ouagadougou, dove era direttore e parroco” ricorda don Fernández Artime che aggiunge: “Antonio César si aggiunge a tanti altri martiri della Chiesa di oggi nel mondo (alcuni di essi Salesiani e membri della nostra Famiglia Salesiana)”.
Don Fernández Artime conclude invitando tutti “a rendere grazie al Signore per la vita meravigliosa del nostro confratello don Antonio César. Vi invito anche a chiedere al Padre che aiuti questa sua Umanità a mettere fine a queste escalation di violenza che fanno solo del male. E voglia il Buon Dio che il suo sangue, sparso in terra africana, sia seme di cristiani, seguaci fedeli di Gesù, e di giovani vocazioni al servizio del Regno.
Riposa in pace, caro César”
(L.M.) (Agenzia Fides 19/2/2019)

NICARAGUA - Intimidazione e violenza della polizia su un parroco

L’Arcidiocesi di Managua deplora l’incidente avvenuto a padre Edwin Román mentre tornava nella sua parrocchia. Il sacerdote, parroco della parrocchia di San Michele nel comune di Masaya è stato fermato il giorno 13 febbraio da alcuni membri della Polizia Nazionale, e l’incontro è degenerato in una seria discussione con aggressione fisica. P. Roman Calderon ha poi continuato la sua strada di ritorno alla sua parrocchia di Masaya dove svolge il suo ministero. Afferma il comunicato inviato a Fides dall’arcidiocesi di Managua: “Questa situazione mette in evidenza la mancanza di un ambiente di pace e allo stesso tempo questo s’aggiunge ad altri fatti che non contribuiscono a una sana convivenza sociale. Dinanzi a questa ed altre espressioni d’intolleranza urge riprendere la via del rispetto ai diritti della persona nella nostra patria”.
Fonti locali di Fides hanno segnalato che, se inizialmente sembrava un’aggressione espressamente condotto contro un esponente della Chiesa cattolica, la diocesi di Managua ha voluto stemperare i toni parlando di “incidente”. Secondo la stampa locale, tuttavia, il sacerdote è stato fermato con violenza, lo hanno fatto scendere dalla vettura e hanno perquisito l’auto scattando anche delle foto, ma con un atteggiamento piuttosto aggressivo.
Da mesi padre Roman viene seguito dalle forze dell’ordine e provocato da diversi gruppi: alcune settimane fa, per esempio, mentre celebrava la messa domenicale, gruppi di persone si sono installati davanti alla chiesa con degli altoparlanti e musica ad alto volume per impedire lo svolgimento della celebrazione. Da quando sono iniziate le manifestazioni contro il governo, membri della chiesa cattolica hanno sofferto aggressioni o sono stati provocati in diversi modi, perché critici verso l’atteggiamento delle autorità.
Sebbene la Chiesa cattolica abbia guidato il primo tentativo di Dialogo Nazionale (Vedi Fides 15/06/2018) il governo del presidente Ortega ha accusato i vescovi e sacerdoti di essere “golpisti” solo per la loro difesa dei più deboli.
(CE) (Agenzia Fides, 14/02/2019)

NIGER - Fede e perseveranza per le comunità rimaste senza sacerdoti e missionari

Sono già passati più di quattro mesi da quel 17 settembre in cui padre Gigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane (SMA), è stato rapito da Bomoanga. “Questo tragico evento ha alterato in modo radicale tutta la vita della Chiesa nel settore Gourmantché, il più fiorente dell’Arcidiocesi di Niamey quanto a numero di cristiani e di catecumeni” ha raccontato all’Agenzia Fides padre Antonio Porcellato, Vicario Generale della SMA, rientrato da poco dal Niger.
Il Vicario spiega: “Per motivi di sicurezza i nostri tre missionari SMA europei, p. Vito Girotto e i due padri spagnoli Isidro e Pepe, hanno dovuto lasciare la zona e non possono più tornare. Altri due, p. Dass, indiano, e p. Sylvestre, beninese, fanno parte di una équipe che da Makalondi serve le tre parrocchie di Gourmantché. Purtroppo adesso il servizio è limitato perché in tutta la zona le moto e le auto possono circolare solo durante il giorno e solo sulla strada asfaltata che da Niamey va verso il Burkina Faso. Molte comunità di campagna sono quindi raggiungibili solo a piedi o in bicicletta, ostacolando gli spostamenti. Nella parrocchia di Bomoanga non si può accedere neanche a piedi a tutta la parte che va verso il confine con il Burkina a causa del rischio di attacchi”.
“In tutto il settore – prosegue il missionario - le attività e le iniziative pastorali e sociali delle parrocchie sono sospese, eccetto le Messe della domenica nei centri principali raggiungibili in auto. È un momento di prova per tutti nel quale solo la fede e la perseveranza sosterranno le comunità dei villaggi, che devono andare avanti senza l’aiuto dei sacerdoti e dei missionari”.
“Tutti e dieci i confratelli con i quali ho condiviso la mia esperienza in Niger sono convinti che il loro posto sia qui, in questa società in gran parte mussulmana, e hanno ribadito il desiderio di collaborare con l’Arcivescovo di Niamey Mons. Laurent Lompo e gli altri operatori pastorali della diocesi. In un contesto così delicato – prosegue p. Porcellato - credo che fosse importante far sentire a tutti i nostri sacerdoti e al Vescovo la vicinanza di tutta la congregazione SMA. Nella speranza di rivedere ben presto p. Maccalli”. (AP/AP) (13/02/2019 Agenzia Fides)