2018 CENTRAFICA – Massacro di cristiani SUD SUDAN - Ucciso il primo keniano diventato gesuita PAKISTAN - La polizia mette in allerta i cristiani: pericolo di attacchi terroristici

...Esistono molti Paesi in cui è imposta un’unica religione, altri dove si assiste a persecuzione violenta o sistematico dileggio culturale nei confronti dei discepoli di Gesù negando la libertà religiosa, quando essa costituisce invece un diritto fondamentale dell’uomo che va riconosciuto poiché riflette la sua più alta dignità...
Fonte:
CulturaCattolica.it
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CENTRAFICA – Massacro di cristiani

Ucciso padre Blaise Mada, vicario generale della diocesi e don Celestine Ngoumbango

Il 15 novembre i ribelli ex Seleka dell’UPC (Unité pour la Paix en Centrafrique) agli ordini del generale Ali Darassa, di etnia Peul, hanno assalito la cattedrale di Alindao, nel sud del Paese, e il vicino campo di rifugiati.
“Dopo aver saccheggiato e incendiato la cattedrale i ribelli si sono diretti verso il campo di rifugiati dove hanno ucciso almeno 42 persone.

Schierati in massa sul sito di sfollati accampati davanti al Vescovado della Chiesa cattolica di Alindao, Centrafrica, decine di ribelli dell’Upc di Ali Daras, giovedì hanno sferrato un sanguinoso attacco armato. Si parla di 42 morti ma il bilancio sembrerebbe di gran lunga peggiore. Stando a due agenzie locali, l’attacco è stato la risposta dei ribelli dell’Unité pour la Paix en Centrafrique (Upc) all’assassinio di un musulmano per mano degli anti-balaka.
“Tutti erano abbandonati a loro stessi e i ribelli hanno avuto il tempo di fare tutto quello che hanno voluto. E l’hanno fatto”
La notizia, però, si è diffusa tramite Facebook e via WhatsApp come testimonia don Marcellin Kpeou che ieri, appena ricevuto il messaggio “pregate per noi”, ha contattato il mittente. A rispondere, l’economa del Vescovado di Alinado che ha informato il sacerdote di quanto stava accadendo. “Si sentivano gli spari - racconta don Marcellin - mi hanno detto che erano circondati. Ho parlato anche con i due diaconi e il vicario generale della Diocesi di Alindao”.

“La sua voce - prosegue il sacerdote - era profonda, grave e mi ha chiesto di avvertire le autorità del governo locale”. Don Marcellin, centrafricano, vive a Roma da 20 anni ed è sempre rimasto in contatto con la Diocesi del suo Paese d’origine. “Questa mattina sono riuscito a parlare nuovamente con l’economa che mi ha informato della morte di due sacerdoti. Il primo era proprio il vicario generale. Mi ha poi detto che molti degli sfollati sono stati arsi vivi e le loro tende date alle fiamme”.
“La Chiesa rimane forte per parlare di pace. Per chiedere a tutti quelli che usano la violenza di fermarsi e convertirsi”
Dopo l’attacco, l’arrivo delle forze Onu a presidiare la zona. Tuttavia, non c’è nulla di confermato ma secondo quanto emerge dalle piattaforme social, i caschi blu – che hanno il compito di difendere e proteggere il sito di sfollati e l’area circostante – non sarebbero intervenuti per fermare l’attacco.
Poiché la rete telefonica di Alindao sarebbe stata distrutta, don Marcellin non è riuscito a mettersi nuovamente in contatto con il Vescovado. Da Bangui, invece, arriva la dichiarazione raccolta da Allaire Delphine del vicario generale don Mathieu Bondobo:
“Tutti erano abbandonati a loro stessi e i ribelli hanno avuto il tempo di fare tutto quello che hanno voluto. E l’hanno fatto. È questa la nostra rabbia, è questo che ci provoca tristezza nel cuore. Umanamente sì, siamo tristi, ma questo attacco non può essere una minaccia per impedire alla Chiesa di compiere la sua missione. Anzi, la Chiesa rimane forte. E noi, che siamo ancora in vita, continuiamo a portare avanti quest’opera”.
(Radio Vaticana Emanuela Campanile, Luisa Urbani - Città del Vaticano




CENTRAFRICA - Massacro ad Alindao: “I Caschi Blu non hanno difeso la popolazione”
“Da quello che mi è stato riferito dai miei contatti, i Caschi Blu della MINUSCA (Missione ONU di stabilizzazione della Repubblica Centrafricana) non hanno difeso la popolazione dai ribelli che hanno commesso l’assalto ad Alindao. All’arrivo dei guerriglieri si sono ritirati nella loro base lasciando la popolazione al suo destino di morte e distruzione” dice all’Agenzia Fides Amos Boubas, un sacerdote centrafricano che studia a Roma e che è in contatto con i suoi confratelli nella Repubblica Centrafricana.
“Tra le vittime c’è il Vicario Generale della diocesi di Alindao, Mons. Blaise Mada, che è stato sepolto ieri, e un altro sacerdote il cui corpo è stato ritrovato oggi, don Celestine Ngoumbango, parroco di Mingala,” riferisce p. Boubas. (Agenzia Fides 17/11/2018)

CENTRAFRICA - Alindao: sale a 48 il numero delle vittime. I Vescovi denunciano: “la Chiesa è nel mirino di gruppi armati”

Sale a 48 morti il bilancio del massacro perpetrato ad Alindao il 15 novembre, secondo un rapporto dell’ONU. Nell’assalto alla locale cattedrale, all’episcopio e al vicino campo per sfollati sono stati uccisi il Vicario Generale della diocesi di Alindao, Mons. Blaise Mada, e don Celestine Ngoumbango, parroco di Mingala. La maggior parte delle vittime sono sfollati accolti nel campo.
La Conferenza Episcopale Centrafricana ha affermato che la Chiesa cattolica “è diventata il bersaglio dei gruppi armati in Centrafrica”.
I Vescovi hanno esortato le comunità cristiane a mantenere la calma e a pregare per la pace, evitando di cercare la vendetta che innescherebbe un ciclo di violenza difficile da fermare.
In un colloquio con l’Agenzia Fides, Sua Ecc. Mons. Juan Jose Aguirre Muños, Vescovo di Bangassou, ha affermato che “forze straniere vogliono fare in modo che i centrafricani combattano tra loro per poter mettere le mani sulle ricchezza del Paese ed aprire la strada all’Islam radicale al cuore dell’Africa”. (L.M.) (Agenzia Fides 20/11/2018)

SUD SUDAN - Ucciso il primo keniano diventato gesuita; “Un grande insegnante ed un esempio per tutti noi” dice p. Sosa

Ucciso in Sud Sudan il primo gesuita di nazionalità keniana. P. Victor Luke Odhiambo è stato ferito a morte nella notte del 14 novembre da un gruppo di uomini armati che ha assalito la comunità gesuita di Cueibet, nello Stato di Gok. Gli altri tre componenti della comunità sono rimasti illesi.
Secondo il Ministro dell’Informazione dello Stato di Gok, John Madol, uno dei presunti assalitori è stato arrestato. “Il governo dello Stato di Gok ha decretato tre giorni di lutto. Tutti stiano a casa, mentre piangiamo il sacerdote” ha detto il Ministro dell’Informazione.
P. Odhiambo è stato il primo keniano a diventare gesuita. Nato il 20 gennaio 1956, è entrato nella Compagnia di Gesù (SJ) il 4 luglio 1978. È stato ordinato sacerdote il 22 agosto 1987 ed ha emesso i voti definitivi il 30 maggio 1993. In Sud Sudan p. Odhiambo era Preside del Mazzolari Teachers College e Vice Superiore della Comunità gesuita di Cuibet dal 30 gennaio 2017.
P. Sosa sottolinea che “P. Victor Luke Odhiambo lascia un nome, non solo nel Sud Sudan come primo gesuita a morire al servizio della sua gente, ma in tutta l’Africa orientale, come insegnante di migliaia di studenti nel Centro Starehe Boys di Nairobi, Kenya, e nella Loyola High School di Dar Es Salaam, in Tanzania”.
“Era un uomo molto coraggioso, intelligente, premuroso, amministratore creativo e soprattutto un credente nel valore dell’educazione. Non aveva paura di avventurarsi nell’ignoto, anche nei posti più pericolosi, una volta convinto che questa fosse la missione voluta dal Signore. Il suo esempio di dedizione disinteressata come Preside rimane una sfida per molti dei nostri fratelli più giovani nella Compagnia di Gesù. È una luce, che è stata spenta, dopo aver illuminato altre luci. Come un chicco di grano che muore per dare molti frutti. E questa è la nostra consolazione”.
“Fr. Odhiambo ha dato la sua vita per il popolo, i figli e le figlie di Dio, seguendo l’esempio di Gesù. Il nostro Padre misericordioso lo riceverà con cuore aperto. Preghiamo anche per coloro che hanno attaccato i locali del college e ucciso padre Victor, e per coloro che promuovono la violenza: che il Signore converta i loro cuori” conclude il messaggio. (L.M.) (Agenzia Fides 16/11/2018)

PAKISTAN - La polizia mette in allerta i cristiani: pericolo di attacchi terroristici

La polizia del Pakistan ha inviato una lettera a tutti i leader a agli istituti cristiani mettendoli in guardia per possibili attacchi terroristici, organizzati in connessione con il caso di Asia Bibi. E’ quanto apprende l’Agenzia Fides, che ha visionato l’allerta diramato dall’Ispettorato della Polizia di Lahore. Nella nota si afferma che organizzazioni terroristiche come “Tehrik-i-Taliban Pakistan” e “Jamaat-ul-Ahrar” stanno pianificando attacchi per colpire la comunità cristiana, in reazione all’assoluzione di Asia Bibi, la donna cristiana accusata di blasfemia e assolta dalla Corte Suprema il 31 ottobre scorso. A tal proposito la polizia esorta gli istituti cristiani a “tenere alta la vigilanza” informando che saranno decise nuove misure di sicurezza a protezione di luoghi e chiese cristiane.
P. Qaisar Feroz, Segretario esecutivo della Commissione per le Comunicazioni sociali nella Conferenza episcopale cattolica, ricorda a Fides la corretta visione sul caso di Asia Bibi: “La decisione della Corte Suprema ha restituito giustizia e verità a questo caso, in cui una innocente era in carcere. Speriamo che la donna possa avere una vita serena e felice. Tutti i cittadini devono vedere, in tutto questo, il bene per il Pakistan: una nazione dove la legalità e il diritto vengono ancora rispettati. Questa è la nostra idea di Pakistan”. (PA-AG) (Agenzia Fides 19/11/2018)