2018 11 28 Rapporto ACS: perseguitati 300 milioni di cristiani

CAMERUN - Ucciso un missionario Padre Cosmas Omboto Ondari CAMERUN - Tre religiosi clarettiani rapiti INDIA - Escalation di attacchi anticristiani nello stato di Uttar Pradesh MONDO - Rapporto ACS: perseguitati 300 milioni di cristiani
Fonte:
CulturaCattolica.it
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CAMERUN - Ucciso un missionario di origine keniana nel sud-ovest anglofono

Un altro sacerdote ucciso in una delle due regioni anglofone del Camerun. P. Cosmas Omboto Ondari, un missionario di nazionalità keniana appartenente alla Società missionaria di San Giuseppe di Mill Hill, è stato ucciso nel primo pomeriggio del 21 novembre, a Kembong, a pochi km da Memfe, capoluogo del Dipartimento della Provincia Sud-Orientale.
P. Cosmas è stato colpito due volte da una pattuglia di militari mentre si trovava di fronte alla chiesa di St. Martin of Tours, della quale era il vice parroco. Il missionario, colpito al petto e al basso ventre, è morto sul colpo.
P. Cosmas, aveva una trentina d’anni, era stato ordinato il 26 marzo 2017 a Kisii, in Kenya, insieme ad altri due confratelli da Sua Ecc. Mons. Joseph Mairura Okemwa, Vescovo di Kisii. Il missionario era stato subito inviato in Camerun, prima presso la parrocchia di St Jude di Fundong nella provincia nord-occidentale e poi nella zona di Mamfe.
P. Cosmas è il secondo sacerdote cattolico ucciso nella regione anglofona sud-orientale. Il 20 luglio era stato ucciso don Alexandre Sob Nougi, 42 anni, parroco della parrocchia del Sacro Cuore a Bomaka, nella diocesi di Buea (vedi Fides 23/7/2018). Il 4 ottobre un seminarista, Gérard Anjiangwe, era stato ucciso in circostanze simili a quelle di p. Cosmas. Il giovane di 19 anni era stato raggiunto da colpi sparati da un drappello di militari mentre di trovava di fronte alla chiesa parrocchiale di Santa Teresa di Bamessing, un villaggio nei pressi di Ndop nel dipartimento di Ngo-Ketunjia, nel nord-ovest del Camerun (vedi Fides 16/10/2018).
La protesta nella regioni anglofone per l’imposizione del francese nelle scuole e nei tribunali si è trasformata in una grave crisi politica dopo che alcuni movimenti hanno proclamato la secessione delle due aree con il nome di Ambazonia (vedi Fides 2/10/2017). Secondo alcune Ong che operano in Camerun, nel conflitto tra l’esercito e i gruppi armati secessionisti più di 200 militari hanno perso la vita e 500 civili sono stati uccisi. Oltre 437.000 abitanti delle aree interessante dagli scontri sono stati costretti alla fuga. (L.M.) (Agenzia Fides 22/11/2018)

CAMERUN - Il Vescovo di Mamfe: “Un’indagine sull’omicidio di p. Ondari; restiamo uniti nella preghiera”

“Invito tutti i cristiani della diocesi di Mamfe, in particolare i cristiani della parrocchia di Kembong, a rimanere calmi ed essere uniti nella preghiera. Le forze del male impazzano contro la Chiesa di Dio, ma come cristiani crediamo nella promessa di Cristo che ‘le porte degli inferi non prevarranno mai contro di essa’ (Mt.16:18). Allo stesso tempo dobbiamo rimanere vigili, perché il diavolo si aggira come un leone ruggente cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede (1Pt.5: 8-9)”. Con queste parole il Vescovo di Mamfe, Mons. Andrew Nkea, si rivolge all’intera popolazione dopo l’assassinio di padre Cosmas Omboto Ondari.
Nell’appello pervenuto all’Agenzia Fides, il Vescovo racconta: “Sono andato a visitare la parrocchia di Kembong giovedì 22 novembre e ho contato 21 fori di proiettili sull’edificio dove il sacerdote, il catechista e molti cristiani stavano svolgendo varie attività nel complesso della Missione. Il sangue del prete assassinato era ancora chiaramente visibile sulla porta all’entrata della chiesa”.
“Padre Cosmas è morto nella casa di Dio e la nostra preghiera è che il Dio che ha servito così bene lo accolga nel suo Regno eterno. Mentre piangiamo con l’intera Famiglia dei Missionari Mill Hill e la famiglia naturale di p. Ondari, siamo certi che il nostro fratello sia morto facendo ciò per cui aveva offerto la sua vita” aggiunge.
Nel suo appello il Vescovo insiste sulla speranza che nella diocesi e nelle regioni anglofone del Camerun questi crimini si fermino. “Il valore della vita umana sta diminuendo e la vita viene sprecata per qualsiasi motivo, anche il più futile. Tutto ciò deve fermarsi e noi dobbiamo esortare tutti coloro che sono coinvolti nell’uccisione di civili innocenti ad astenersi da questi atti inumani e mostruosi. Invito le forze dell’ordine a svolgere un’indagine approfondita su questo atroce crimine commesso contro un missionario innocente e pacifista e a portare i colpevoli alla giustizia. Questo è l’unico modo in cui coloro che sono stati feriti possono veramente essere confortati, e la pace può tornare nella nostra terra”.
A Mamfe, da dicembre del 2017 i fedeli al termine di ogni messa pregano per la pace. Mons. Nkea ha invitato i cristiani ad intensificare le loro preghiere soprattutto in questi momenti finché “fiorirà la giustizia e abbonderà la pace”. (AP) (24/11/2018 Agenzia Fides)

CAMERUN - Tre religiosi clarettiani rapiti nella regione anglofona del sud-ovest

Tre clarettiani (Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria) sono stati rapiti nella regione anglofona nel sud-ovest del Camerun. Si tratta di p. Jude Thaddeus Langeh Basebang, di p. Placide Muntong e di uno studente della stessa congregazione religiosa.
I tre sono stati rapiti il 24 novembre da uomini armati sulla strada per Muyenge, dove si stavano recando per una missione di evangelizzazione e di assistenza presso la locale parrocchia. Al momento non si hanno ulteriori notizie sull’identità dei rapitori.
(Agenzia Fides 26/11/2018)

INDIA - Escalation di attacchi anticristiani nello stato di Uttar Pradesh

I cristiani in India, in particolare in Uttar Pradesh, lo stato più popoloso dell’India, temono nuovi attacchi da parte di gruppi estremisti indù. In un documento inviato all’Agenzia Fides, la Commissione per la libertà religiosa dell’Evangelical Fellowship of India (EFI) rileva che lo stato governato dal partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (BJP) sotto la guida del primo ministro Yogi Adityanath ha registrato 44 episodi di violenza contro i cristiani negli ultimi due mesi, mentre altri 71 incidenti sono stati documentati nel resto della nazione indiana. Un totale di 195 incidenti documentati da gennaio 2018 a ottobre 2018.
In Uttar Pradesh - dove su 220 milioni di cittadini in larga prevalenza indù, i cristiani sono lo 0,18% della popolazione - nei mesi di settembre e ottobre 2018 si è assistito a un picco di incidenti, rispettivamente con 28 e 16 casi di violenza.
Come appreso da Fides, le violenze contro i cristiani sono dovute a una "campagna sistematica" condotta nel distretto di Jaunpur, in cui si accusano i missionari cristiani di convertire centinaia di villaggi poveri al cristianesimo.
Il documento giunto a Fides riferisce: “ La polizia e i gruppi militanti hanno interrotto i servizi di culto e molestato i fedeli. La polizia blocca le strade e scoraggia le persone dal frequentare le liturgie cristiane. Gruppi estremisti indù hanno fatto irruzione nelle chiese, ma la polizia ha archiviato le denunce accusando i Pastori di atti di proselitismo con la forza o la frode”.
Commentando a Fides il rapporto di EFI, Jason Keith Fernandes, un antropologo cristiano di Goa, afferma: "L’elenco degli attacchi perpetrati da gruppi nazionalisti indù è inquietante. Urge fare appello alle autorità statali, in particolare al Primo ministro dell’Uttar Pradesh, per garantire che lo stato protegga i gruppi vulnerabili. L’incapacità della polizia di garantire ordine, libertà e diritti di tutti rappresenta una preoccupazione non solo per i cristiani, ma tutti i cittadini dello stato. Può essere segno dell’erosione dello stato liberale in India”.
John Dayal, leader laico cattolico e attivista per i diritti, ha dichiarato: "L’Uttar Pradesh è ora considerato dal partito al governo, il BJP, e da gruppi estremisti indù, come Rashtriya Swayamsewak Sang (RSS), il luogo dove l’esperimento di creare una nazione indù sta avendo successo. Il BJP ha governato stati come il Madhya Pradesh e il Chhattisgarh per 15 anni, ma questo piano non è riuscito. In Uttar Pradesh hanno conquistato un controllo totale, hanno eletto un religioso fondamentalista come Primo ministro e hanno ridotto al silenzio altri leader religiosi moderati e altre minoranze”. "La violenza contro i cristiani - prosegue Dayal - fa parte di questo programma. Temo che vedremo aggressioni e un clima di intimidazione più diffuso nei mesi vicini alle elezioni generali del maggio 2019".
Secondo Shibu Thomas, leader cristiano di un forum ecumenico che difende i diritti dei battezzati in India, “la violenza contro i cristiani è ad alti livelli. Nel 2017 abbiamo registrato 491 casi di violenza sui cristiani e la tendenza prosegue nel 2018”. (SD) (Agenzia Fides 22/11/2018)

MONDO - Rapporto ACS: perseguitati 300 milioni di cristiani

In 38 Paesi del mondo i cristiani e i fedeli di altre confessioni sono discriminati o perseguitati, lo denuncia il XIV rapporto della Fondazione pontificia "Aiuto alla Chiesa che Soffre" presentato a Roma
Nel mondo un cristiano ogni sette vive in un Paese dove la persecuzione è una drammatica realtà, per un totale di oltre 300 milioni fedeli che patiscono discriminazioni e persecuzioni. Sono carne e sangue dei nostri fratelli nella fede i numeri diffusi dal XIV rapporto della Fondazione pontificia "Aiuto alla Chiesa che Soffre", presentato a Roma all’Ambasciata italiana presso la Santa Sede.

Cristiani i più perseguitati
Nel rapporto, che prende in esame il periodo che va da giugno 2016 al giugno 2018, emerge infatti che è quella cristiana la comunità di fede che subisce, più di tutte le altre, forme di oppressione e intolleranza. Sono in aumento però anche le violazioni della libertà religiosa di numerose altre confessioni. Lo studio presenta incidenti ed episodi significativi che sono stati raccolti e riferiti grazie al lavoro dei project partner presenti in oltre 150 Paesi del mondo. Il muro dell’indifferenza e del silenzio viene scalfito quindi da casi di conversioni e matrimoni forzati, attentati, rapimenti, distruzione di luoghi di culto e di simboli religiosi, arresti arbitrari, accuse di blasfemia, regolamenti per il controllo sugli affari religiosi e diverse misure per la limitazione del culto pubblico.
Gravi violazioni in 38 Paesi
Lo studio di ACS identifica quindi 38 Paesi in cui si registrano gravi o estreme violazioni della libertà religiosa.
21 di essi sono classificati come luoghi di persecuzione: Afghanistan, Arabia Saudita, Bangladesh, Birmania, Cina, Corea del Nord, Eritrea, India, Indonesia, Iraq, Libia, Niger, Nigeria, Pakistan, Palestina, Siria, Somalia, Sudan, Turkmenistan, Uzbekistan e Yemen.
17 invece sono luoghi di discriminazione: Algeria, Azerbaigian, Bhutan, Brunei, Egitto, Federazione Russa, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Laos, Maldive, Mauritania, Qatar, Tagikistan, Turchia, Ucraina e Vietnam.

Situazione peggiorata in molti Stati
La situazione risulta essere peggiorata, durante il periodo in esame, in 17 dei 38 Stati segnalati. In altri – quali Corea del Nord, Arabia Saudita, Nigeria, Afghanistan ed Eritrea – la situazione è rimasta invariata, poiché, secondo la Fondazione pontificia, è così grave da non poter peggiorare. Nel testo si scorgono anche segnali di speranza: un brusco calo delle violenze commesse dal gruppo islamista al-Shabaab ha fatto sì che Tanzania e Kenya, precedentemente classificati come “Paesi di persecuzione", nel periodo 2016 - 2018 siano rientrati invece nella categoria dei “non classificati”. C’è poi il successo delle campagne militari contro lo Stato Islamico ed altri gruppi iper-estremisti che ha in qualche modo “celato” la diffusione di altri movimenti militanti islamici in regioni dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia.

Tra fondamentalismo e ultra-nazionalismo
In diversi Paesi la persecuzione è animata e alimentata dal fondamentalismo di matrice islamica, ma un altro “filone” definito “preoccupante” è quello dell’aumento del nazionalismo aggressivo ai danni delle minoranze, e in alcuni casi rivolto contro tutte le fedi religiose, degenerato a tal punto da poter essere definito ultra-nazionalismo.

Il caso dell’India
“Tale fenomeno si è sviluppato in modo diverso a seconda dei Paesi”, si legge ancora nel Volume che indica il caso dell’India come “particolarmente significativo”, poiché rapporto dopo rapporto sono stati evidenziati sempre più atti di violenza ai danni delle minoranze religiose, con motivazioni che chiaramente includono l’odio religioso. Le minoranze sono ritenute – come ha recentemente dichiarato un deputato indiano – “una minaccia per l’unità del Paese”. Tali affermazioni sono indicative di una mentalità nazionalista che identifica lo Stato federale esclusivamente con l’Induismo. Secondo ACS, l’ultra-nazionalismo non si identifica necessariamente con una religione: “Spesse volte infatti si manifesta come una generale ostilità dello Stato nei confronti di tutte le fedi e si traduce in misure restrittive che limitano fortemente la libertà religiosa”. A tal proposto il rapporto ricorda che in Cina negli ultimi due anni, il governo ha adottato nuovi provvedimenti per reprimere i gruppi di fede percepiti come resistenti al dominio delle autorità comuniste.

In Occidente aumenta l’antisemitismo
Infine il Rapporto evidenzia anche delle criticità riscontrate in Occidente. “Il periodo in esame ha visto un aumento dell’antisemitismo in Europa, un fenomeno spesso legato alla crescita dell’Islam militante”, è scritto nel volume, “in Francia, dove la comunità ebraica è la più popolosa d’Europa e conta circa 500.000 appartenenti, vi è stato un picco ben documentato di attacchi antisemiti e di violenze contro centri culturali e religiosi ebraici”. Anche l’avversione nei confronti delle minoranze islamiche ha registrato un forte aumento. Il biennio analizzato ha visto poi un’ondata di attacchi terroristici in Occidente, in particolare in Europa. ACS evidenzia inoltre che “la maggior parte dei governi occidentali non ha provveduto a fornire la necessaria e urgente assistenza ai gruppi di fede minoritari, in particolare alle comunità di sfollati che desiderano tornare a casa nelle rispettive nazioni dalle quali sono stati costretti a fuggire”.
Marco Guerra – Città del Vaticano