2018 10 24 CAMERUN Ucciso un giovane seminarista nella regione anglofona

2018 10 24 CAMERUN Ucciso un giovane seminarista nella regione anglofona MESSICO - Ritrovato il corpo senza vita del parroco scomparso da tre giorni INDIA - Processo a sette cristiani innocenti dell’Orissa: appello per il rilascio TERRA SANTA - Profanato di nuovo il cimitero cattolico di Beit Jamal
Fonte:
CulturaCattolica.it
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CAMERUN - Ucciso un giovane seminarista nella regione anglofona

Ucciso un seminarista in una delle due regioni anglofone del Camerun. Secondo un comunicato firmato da Sua Ecc. Mons. Cornelius Fontem Esua, Arcivescovo di Bamenda, il giovane seminarista si chiamava Gérard Anjiangwe, ed aveva 19 anni, è stato ucciso da un gruppo di militari il 4 ottobre, di fronte alla chiesa parrocchiale di Santa Teresa di Bamessing, un villaggio nei pressi di Ndop nel dipartimento di Ngo-Ketunjia, nel nord-ovest del Camerun.
Il comunicato dell’Arcidiocesi afferma che intorno alle 9,30 del mattino, al termine della messa, mentre Gérard Anjiangwe e i fedeli “si trovavano di fronte alla chiesa, è arrivato un camion militare proveniente da Ndop che si è fermato all’inizio della strada che porta alla chiesa. Alcuni soldati sono scesi dal mezzo ed hanno iniziato a sparare.
Mentre i fedeli si sono rifugiati in sacrestia sbarrando la porta, il seminarista si è prostrato a terra recitando il rosario. “I militari hanno cercato invano di aprire la porta; si sono allora avvicinati a Gerard disteso sul pavimento e gli hanno ordinato di alzarsi, cosa che ha fatto con esitazione” riporta Mons. Cornelius Fontem Esua.
Dopo averlo interrogato, i soldati hanno ordinato al seminarista di inginocchiarsi di nuovo. “Poi gli hanno sparato tre volte al collo ed è morto all’istante” afferma l’Arcivescovo.
Nel suo comunicato Mons. Cornelius Fontem Esua lancia un appello a tutti i cristiani in questo momento di dolore di pregare per l’anima di Gérard e anche per Stephen Akiata e Comfort Akiata, i suoi genitori, e la famiglia tutta dal momento che il seminarista era il loro unico figlio”.
Il drammatico episodio si inquadra nelle tensioni che hanno preceduto ed accompagnato nelle regioni anglofone del Paese le elezioni presidenziali che si sono tenute domenica 7 ottobre.
Secondo il conteggio effettuato dalla Commissione nazionale per il censimento dei voti, il Presidente uscente, Paul Biya ha ottenuto il 71,28% dei voti. Queste sono le conclusioni contenute nella relazione inviata il 15 ottobre dalla Commissione al Consiglio costituzionale, dopo tre giorni di esame dei verbali dei seggi. (L.M.) (Agenzia Fides 16/10/2018)

MESSICO - Ritrovato il corpo senza vita del parroco scomparso da tre giorni

Tijuana (Agenzia Fides) – Alcuni giorni dopo la sua scomparsa, nel pomeriggio di sabato 13 ottobre, nella via Santa María, quartiere Ley del Servicio Civil (Tijuana), è stato trovato il corpo senza vita di padre Ícmar Arturo Orta. Lo ha comunicato l’Arcivescovo di Tijuana, Mons. Francisco Moreno Barron: “Con profondo dolore, comunico ai sacerdoti e ai diaconi del Presbiterio di Tijuana, la morte del caro Padre Ícmar Arturo Orta, affinché lo affidiamo all’infinita misericordia di Dio.
Oggi (14 ottobre) comunicheremo queste informazioni alla sua comunità parrocchiale di San Luis Rey de Francia. Le indagini sono in corso, per scoprire le cause della sua morte. Non appena avrò informazioni attendibili, vi farò sapere, così come per i funerali”.
Dai social network si sapeva che padre Orta era scomparso da giovedì 11 ottobre, dopo aver celebrare la messa nel quartiere Colonia Obrera. Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, un primo rapporto della polizia segnala che il corpo del sacerdote è stato ritrovato con mani e piedi legati e con segni di violenza su tutto il corpo. Nel pomeriggio di ieri, domenica 14 ottobre, l’Arcivescovo ha scritto un messaggio ai fedeli della parrocchia San Luis Rey de Francia per comunicare la morte violenta del loro parroco: “Al Consiglio parrocchiale pastorale, al gruppo di catechisti, ai gruppi, ai movimenti e alle associazioni laicali, a coloro che partecipano alla vita della chiesa parrocchiale: ai bambini, agli adolescenti, ai giovani e agli adulti e in modo molto speciale agli anziani e malati. Cari fratelli con profondo dolore, vi comunico che Dio ha chiamato alla sua presenza il vostro caro parroco Ícmar Arturo Orta”.
(CE) (Agenzia Fides, 15/10/2018)

INDIA - Processo a sette cristiani innocenti dell’Orissa: appello per il rilascio

Urge accelerare il processo giudiziario che vede imputati sette innocenti cristiani di Kandhamal, distretto nello stato indiano di Orissa. I sette sono in prigione per la falsa accusa di omicidio di Swami Laxmanananda Saraswati, il leader induista ucciso dai Maoisti nel 2008.
E’ quanto chiede la Commissione per le Minoranze, con sede a Delhi, che ha realizzato e pubblicato un film documentario in lingua hindi dal titolo “Kaid mein Bekasoor” (Innocenti in carcere). Come riferito all’Agenzia Fides, il documentario è stato prodotto dal giornalista Anto Akkara che guida tuttora una campagna per la liberazione dei sette innocenti.
È scioccante sapere della situazione di questi innocenti che languono in carcere da 10 anni. Questo caso dovrebbe riguardare l’intera nazione”, ha detto Zafarul-Islam Khan, Presidente della Commissione per le Minoranze. “Il nostro mandato è di parlare per i senza voce e le minoranze. La Commissione ha deciso di diffondere la consapevolezza della scioccante ingiustizia verso le minoranze cristiane”, ha sottolineato.
“E’ un peccato per la democrazia indiana e per il sistema giudiziario che i sette innocenti - sei dei quali analfabeti - siano in prigione per perpetuare una frode politica”, ha lamentato il giornalista Akkara. Per relizzare l’opera, Akkara ha compiuto 27 viaggi in villaggi remoti della giungla di Kandhamal e ha scritto il libro “Chi ha ucciso Swami Laxmanananda?”, ora tradotto nelle lingue hindi e malayalam.
Akkara ha rilanciato la campagna di firme online per il rilascio degli innocenti su www.release7innocents.com. Ogni firma su questo sito web genera quattro e-mail immediate destinate: al Presidente della Corte Suprema, al Presidente dell’India, al Presidente della Commissione Nazionale per i Diritti Umani e all’Alta Corte dell’Orissa.
“È ora che tutti si uniscano lottando per il diritto e per la giustizia e per un risarcimento adeguato per le vittime delle violenze anticristiane del 2008”, ha detto padre Kulokant Dandasena, prete cattolico che lavora per i sopravvissuti a Kandhamal. “Sette innocenti in carcere sono una macchia per un paese laico e democratico come l’India” ha aggiunto.
“Stiamo portando avanti questo caso per risvegliare le minoranze e tutti i cittadini di fronte ad una palese ingiustizia verso persone innocenti”, ha affermato suor Anastasia Gill, avvocato e membro della Commissione per le Minoranze. “Questo è il momento in cui tutte le minoranze devono unirsi e sfidare le forze che stanno cercando di polarizzare la nazione in nome della religione” ha concluso. (PN) (Agenzia Fides 16/10/2018)

TERRA SANTA - Profanato di nuovo il cimitero cattolico di Beit Jamal

28 tombe del cimitero annesso al convento salesiano di Beit Jamal, presso la città israeliana di Beit Shemesh, sono state di nuovo vandalizzate da ignoti. La scoperta dell’atto intimidatorio è stata compiuta mercoledì 17 ottobre da parte dei religiosi del convento.
Non è la prima volta che il cimitero del convento di Beit Jamal, 30 km a ovest di Gerusalemme, viene vandalizzato. Già nel 2013, una bomba incendiaria era stata lanciata contro una porta del convento e slogan blasfemi erano stati scritti sulle mura del complesso. L’area cimiteriale era stata poi presa di mira nel dicembre 2015, quando ignoti assalitori avevano divelto le croci delle tombe e distrutto alcune statue. La polizia israeliana ha riferito di aver avviato indagini con tutti i mezzi a disposizione per individuare al più presto gli artefici dell’atto sacrilego.
Gadi Gvaryahu, direttore esecutivo di Tag Mehir - ONG israeliana che organizza campagne a sostegno delle vittime dei crimini di odio settario in Israele - ha visitato il monastero ieri e ha espresso la propria solidarietà ai religiosi salesiani. “La popolazione palestinese in Cisgiordania” ha dichiarato Gvaryahu ai media israeliani, “deve essere protetta dai trasgressori della legge, proprio come lo sono i cittadini israeliani”.
Fonti palestinesi e gruppi israeliani per i diritti umani come B’Tselem e Yesh Din hanno riferito che negli ultimi due mesi centinaia di ulivi e viti sono stati trovati distrutti su terreni appartenenti a cinque diversi villaggi della Cisgiordania.
Nel gennaio 2016 (vedi Fides 27/1/2016), un gruppo di più di sessanta ebrei legati all’organizzazione Tag Mahir volle esprimere la sua condanna e il suo sgomento per la precedente profanazione subita dal cimitero salesiano di Beit Jamal recandosi in visita collettiva presso l’area cimiteriale offesa, nel dicembre 2015, dal vandalismo settario. In quell’occasione, i visitatori manifestarono la propria solidarietà ai salesiani, e vollero piantare un ulivo presso l’ingresso della casa religiosa.
Tag Mehir (“Distintivo Luminoso”), fondata nel 2011 con l’intenzione di contrastare tutte le forme e le espressioni di razzismo in Israele, già nel nome prescelto intende sottolineare il proprio porsi in totale contrasto con gli atti di violenza e intimidazione compiuti dai gruppi di coloni ultranazionalisti a partire dal 2012, che hanno colpito soprattutto moschee o luoghi cristiani (Tabgha, Beit Jamal, Latrun, la Dormizione, ecc.), “firmando” i propri atti intimidatori con la sigla “Price to tag” (il prezzo da pagare). (GV) (Agenzia Fides 18/10/2018).