2018 10 03 INDIA In Uttar Pradesh 12 episodi di violenza contro i cristiani in un mese

2018 10 03 INDIA In Uttar Pradesh 12 episodi di violenza contro i cristiani in un mese
BURKINA FASO - Profanata la chiesa di Santa Teresa di Gesù Bambino di Dissin
TESTIMONIANZA NICARAGUA - prigionieri politici si sostengono pregando
Fonte:
CulturaCattolica.it
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INDIA - In Uttar Pradesh 12 episodi di violenza contro i cristiani in un mese

Aggressioni e violenze verso i cristiani si registrano nelle ultime settimane in Uttar Pradesh, stato dell’India settentrionale. Lo apprende l’Agenzia Fides in un colloquio con A.C. Michael, attivista per i diritti umani, cristiano ed ex membro della Commissione per le minoranze del governo indiano. Michael afferma che gli attacchi sono perpetrati da gruppi fondamentalisti indù, in collaborazione con le autorità di polizia locali. L’attivista rileva che nel mese di settembre 2018, nel distretto di Jaunpur, nello stato di Uttar Pradesh, si sono verificati almeno 12 episodi di violenza contro i cristiani.
Alcuni Pastori cristiani protestanti sono stati svegliati nel cuore della notte e arrestati con false accuse di “conversioni fraudolente”. Le strade che portano alle chiese sono presidiate dalla polizia con posti di blocco. I credenti vengono fermati e non possono recarsi liberamente in chiesa, “e la polizia li costringe a tornare a casa”, denuncia A.C. Michael. Altri Pastori sono minacciati e non è stato loro permesso di svolgere il servizio nella chiesa.
Tra gli episodi verificatisi, il 5 settembre, la polizia ha arrestato il Pastore Durga Pradesh e una folla di 270 cristiani di Jaunpur. L’11 settembre, dopo pressioni dei gruppi radicali indù, la polizia ha arrestato il Pastore Rajendra Chouhan e altri sette fedeli, rilasciandoli dopo tre giorni.
Il 13 settembre una folla di estremisti ha interrotto una veglia di preghiera guidata dal Pastore Ravindra, mettendo in fuga i fedeli terrorizzati. Lo stesso giorno il leader cristiano locale, Ram Milan, è stato percosso, e in un altro luogo, la polizia ha preso in custodia i Pastori Ram Ratan e Thomas Osoof, giunti da Mumbai, che stavano guidando una assemblea di preghiera. La polizia ha anche fermato il Pastore Gulabchand insieme ad altri tre fedeli, liberandoli il giorno dopo.
Il 16 settembre la polizia ha bloccato tutte le strade che portano alla chiesa di Bhulandih e ha chiesto ai fedeli di tornare a casa, arrestando quattro cristiani che insistevano e rilasciandoli su cauzione tre giorni dopo. Anche i Pastori Anil Kumar, Praduman, Deepak Kumar, Monu e Ravinder sono stati fermati mentre celebravano un rito religioso e poi rilasciati su cauzione il 18 settembre.
In un clima di crescente tensione, il 23 settembre una folla di radicali, accompagnata dalla polizia locale, ha camminato in corteo a Jaunpur urlando slogan, entrando in una chiesa e fermando il Pastore Ashok Rajbhar e altri tre membri della comunità. Il 24 settembre la polizia ha arrestato anche il pastore Chabilal e ha chiesto al pastore Nanhe Lal di chiudere la sua chiesa.
Come appreso da Fides, questi incidenti sono stati istigati dalla falsa propaganda di alcuni mass-media locali come “Zee News” o il quotidiano “Hindi Dainik Jagran”. Tali organi di informazione hanno scritto che i Pastori cristiani stavano attirando la gente con mezzi fraudolenti.
Jaunpur è una cittadina nella parte orientale dell’Uttar Pradesh. Secondo il censimento del 2011, Jaunpur ha una popolazione di 180mila persone, l’88% indù, 12% musulmani, 0,11% cristiani e altre minoranze. L’Uttar Pradesh è lo stato più popoloso e politicamente importante dell’India, con una popolazione complessiva di 200 milioni di persone. (SD) (Agenzia Fides 27/9/2018)

BURKINA FASO - Profanata la chiesa di Santa Teresa di Gesù Bambino di Dissin


Sabato 22 settembre è stata riaperta al culto la chiesa di Sainte Thérèse de l’Enfant Jésus de Dissin, nel sud-est del Burkina Faso, che era stata profanata nella notte tra sabato 15 e domenica 16 settembre.
A scoprire la profanazione era stato il parroco, don Rufin Somé, che si stava recando nel luogo di culto per celebrare la prima messa domenicale. “Ho scoperto che la statua della grotta mariana giaceva a terra, a pezzi“ ha riferito il sacerdote. “All’interno della chiesa parrocchiale, tutte le statue sono state decapitate e allineate nel coro, davanti all’altare con il seguente messaggio, scritto in gesso bianco su una tavola di legno dipinta con ardesia verde: “ Siete cristiani o cattolici? Se sei un cristiano non hai il diritto di adorare le statuette create dall’uomo, come affermano le scritture Esodo 20: 1-6; Deuteronomio 4,16-18; 27.15; Salmo 115: 4-8; Romani 1: 21-24. Ma se sei cattolico ti è permesso. Chi ha deviato il popolo di Dio non sfuggirà alla punizione a lui riservata. Pietro 2,1-22”.

Le indagini sono in corso per identificare l’autore o gli autori della profanazione. Mons. Der Raphaël Kusiélé Dabiré, Vescovo di Diébougou, ha disposto la chiusura della chiesa fino al 22 settembre, la recita del rosario attorno alla chiesa fino a quella data e la celebrazione penitenziale con confessioni seguita da una messa di riparazione e purificazione da Lui presieduta sabato 22 settembre.
La chiesa dedicata a Santa Teresa di Gesù Bambino, Patrona della Missioni, è un popolare luogo di culto in questa area del Burkino Faso. In particolare sono numerosi i fedeli non solo burkinabé ma anche ivoriani, ghaniani e togolesi che si recano in questa chiesa in occasione della solennità dell’Assunzione il 15 agosto di ogni anno.
Nel frattempo nel nord-est del Burkina Faso, proseguono le operazioni per liberare tre dirigenti di nazionalità indiana, sudafricana e burkinabé della miniera d’oro d’Inata, rapiti il 22 settembre, probabilmente da elementi jihadisti. Negli ultimi giorni in alcuni scontri nell’area, tre gendarmi sono stati uccisi, mentre in un’offensiva nella fascia saheliana le forze di sicurezza del Burkina Faso hanno ucciso almeno 25 jihadisti. La zona dove sono stati rapiti i tre dirigenti è limitrofa alla frontiera con l’area del Niger dove nella notte tra il 17 e il 18 settembre è stato rapito p. Pierluigi Maccalli, della Società delle Missioni Africane (SMA). Si ipotizza che il missionario italiano sia stato trasferito in Burkina Faso. (L.M.) (Agenzia Fides 26/9/2018)

TESTIMONIANZA NICARAGUA - prigionieri politici si sostengono pregando

In Nicaragua, Javier Espinoza, arrestato perchè fornisce l’amplificazione durante le Marce antigovernative, rilasciato dopo alcuni giorni dal carcere di El Chipote, rivela ai media locali che i prigionieri politici della prigione di El Chipote pregano continuamente.

“Dopo aver mangiato, gridano dalla loro cella, ‘preghiamo’ e immediatamente qualcuno guida l’orazione. Si sente una pace incredibile. Ogni giorno si prega. Ti senti come se fossi in una chiesa. E’ così bello e ti dà tanta pace, in quella solitudine, in quell’oscurità, seduto lì, a rispondere alla preghiera, perché è tutto ciò che ti è rimasto.
Viene recitato il Rosario alla Vergine Maria.
Dopo la preghiera intonano canzoni cristiane.
Quando vengono maltrattati dalle guardie carcerarie, rispondono che “non è niente in confronto a quello che ha vissuto il nostro Gesù. Senti veramente di essere più vicino a Dio per le condizioni in cui ti trovi”.
Questa la testimonianza di Javier Espinoza rilasciata ai media locali ed a Canale 10 quando è uscito dalla prigione di El Chipote. Era stato arrestato per aver fornito servizi di amplificazione nelle marce antigovernative. Espinoza ha raccontato che in carcere ha trovato altri manifestanti come Carlos Silva Rodríguez, un giocatore di basket che, secondo i suoi familiari, è stato arrestato più di due settimane fa, per aver detto nel parco dedicato al sandinista Luis Alfonso Velásquez, che in caso di vittoria, avrebbe chiesto di cambiarne il nome. Diversi prigionieri hanno chiesto ad Espinoza di portare messaggi alle loro famiglie e al popolo nicaraguense. “Ho sentito l’impegno morale verso quei giovani in carcere - ha detto - e vi prego di non dimenticare quei detenuti politici”.
Espinoza ha raccolto i messaggi per le famiglie dei prigionieri
Non appena Espinoza è entrato nella cella dove si trovavano i prigionieri politici, tutti hanno voluto sapere cosa stesse facendo la popolazione nicaraguense. Espinoza ha confermato che la gente sta organizzando marce, sit-in, protestando in modi diversi, nonostante la repressione del governo sandinista. I detenuti hanno applaudito e sono stati felici di sapere che la popolazione si sta attivando per farli uscire dal carcere. Molti i messaggi che i giovani hanno inviato tramite Espinoza alle loro famiglie. Tra loro anche Silva, figlio di un ex guerrigliero sandinista che ha detto di sentirsi abbandonato dai suoi. Espinoza ha chiesto alla popolazione di stare accanto alle famiglie dei detenuti di El Chipote. “Ho ascoltato le loro storie – ha raccontato alla stampa – e mi si è spezzato il cuore perché sono tutti innocenti”. La polizia nicaraguense ha mostrato alla stampa tre uomini sospettati di crimini di terrorismo ma secondo le organizzazioni umanitarie, molti di loro sono in realtà “prigionieri politici”, catturati per aver partecipato a manifestazioni antigovernative organizzate in questi cinque mesi. Queste organizzazioni stimano che ci sono oltre 300 “prigionieri politici” in Nicaragua.

Partito di opposizione: riprendere il dialogo con la mediazione della Chiesa
Il partito di opposizione Citizens for Freedom (CxF) ha chiesto il riavvio urgente del dialogo nazionale in Nicaragua, sospeso da più di tre mesi. “Credo che oggi più che mai il dialogo sia indispensabile. Non possiamo più seppellire i nostri giovani”, ha detto ai giornalisti la presidente nazionale del CxF, Kitty Monterrey, che ha pianto la morte del sedicenne Matt Romero domenica scorsa, mentre partecipava a una marcia di opposizione sul tema “Siamo la voce dei prigionieri politici”. Monterrey ha assicurato che la sua organizzazione politica fin dall’inizio è stata ferma nel sostenere il dialogo nazionale e soprattutto il ruolo della Conferenza episcopale del Nicaragua, come mediatore e testimone. Ha avvertito che “un’intera generazione” di giovani sono imprigionati o in esilio per aver protestato contro il governo di Daniel Ortega” e questo deve essere fermato e l’unico modo è attraverso il dialogo.
La Chiesa cattolica, testimone e mediatore del dialogo, è ancora in attesa di una risposta positiva da parte del governo per riprendere il dialogo con cui si spera di trovare una soluzione pacifica alla crisi che dallo scorso aprile ha causato centinaia di morti nel Paese. Il dialogo è iniziato a metà maggio dello scorso anno, ma è stato ad intermittenza ed è stato sospeso dal 25 giugno, quando si è tenuta la sua ultima sessione. Il 7 giugno, la Conferenza episcopale ha proposto a Ortega di anticipare a marzo 2019 le elezioni previste per il 2021 e rinunciare a candidarsi per la rielezione, ma il Presidente ha respinto la proposta.
RV 27 09 Patricia Ynestroza e Roberto Piermarini - Città del Vaticano