2018 07 25 Chiese Perseguitate

CAMERUN Un sacerdote ucciso PAKISTAN Chiesa assaltata NICARAGUA - Card. Brenes: Chiesa perseguitata dal regime NIGERIA - vera e propria pulizia etnica FANGO SULLE SUORE DI MADRE TERESA Suor Prema: Missionarie della Carità estranee alla vendita di bambini TESTIMONIANZA IRAQ - Diventa sacerdote Fadi Iskander, figlio del prete-martire siro ortodosso Boulos Iskander
Fonte:
CulturaCattolica.it
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CAMERUN - Un sacerdote ucciso nella zona anglofona, teatro degli scontri con i separatisti

Don Alexandre Sob Nougi, 42 anni, parroco della parrocchia del Sacro Cuore a Bomaka, nella diocesi camerunese di Buea, è stato ucciso il 20 luglio per motivi non ancora chiariti.
Il grave episodio è avvenuto sulla strada tra Buea e Muyuka, 25 km a nord est di Buea, che è la capitale della regione anglofona nella zona sud occidentale del paese. Il sacerdote, che era conosciuto anche perché segretario diocesano per l’educazione cattolica, sarebbe rimasto colpito da una pallottola vagante durante uno scontro tra militari e separatisti, mentre secondo altre ricostruzioni sarebbe stato ucciso intenzionalmente.
In questa zona, come nell’altra regione anglofona nord occidentale, sono frequenti gli scontri tra le forze di sicurezza e i separatisti, che reclamano uno stato anglofono indipendente. Fin dall’indipendenza del paese (1960), i camerunesi di lingua inglese hanno accusato le autorità francofone di emarginarli, sostenendo che le autorità di Yaoundé impongono la lingua e le tradizioni francesi nei tribunali, negli uffici pubblici e nelle scuole. Per anni le province angolofone hanno chiesto maggiore spazio per i loro usi e i loro costumi e hanno rivendicato una sempre maggiore autonomia. A partire dal 2016 le manifestazioni di malcontento si sono fatte più frequenti. Il 1° ottobre 2017, le frange più estreme si sono spinte a dichiarare l’indipendenza delle due province anglofone dal Camerun e la nascita della Repubblica di Ambazonia.
Ciò ha provocato un inasprirsi della tensione nelle due province, con scontri sempre più cruenti tra indipendentisti e forze dell’ordine, con centinaia di morti e feriti. Secondo le Nazioni Unite, 160 mila camerunesi anglofoni hanno abbandonato le loro case per cercare rifugio in altre zone del Camerun o all’estero, soprattutto in Nigeria. La Caritas nel giugno scorso ha lanciato una campagna di aiuto per le popolazioni delle zone anglofone. Si è creata una situazione “segnata da cieche, inumane, mostruose violenze e da una radicalizzazione delle posizioni che ci allarma molto” hanno affermato i Vescovi in una dichiarazione della Conferenza episcopale del Camerun del 16 maggio 2018, esortando: “Fermiamo ogni forma di violenza e finiamo di ucciderci a vicenda…Salviamo il nostro paese da una guerra civile infondata e inutile” (vedi Fides 18/5/2018; 26/5/2018; 29/5/2018). La Chiesa cattolica è ritenuta l’unica in grado di promuovere il dialogo tra le parti. Le prossime elezioni presidenziali si dovrebbero tenere il 7 ottobre 2018.
(SL) (Agenzia Fides 23/7/2018)

PAKISTAN - Chiesa assaltata, ancora violenze contro i cristiani

A pochi giorni dalle elezioni del 25 luglio, quattro uomini armati hanno picchiato e minacciato una ventina di fedeli durante una messa a Faisalabad, nel Punjab, e distrutto oggetti sacri.
Volevano incendiare la chiesa ma sono stati fermati e arrestati dalla polizia pakistana

Un altro attacco contro una chiesa in Pakistan, a pochi giorni dalle elezioni politiche. Il 13 luglio, ma la notizia è stata diffusa solo ieri, quattro uomini armati hanno assaltato il luogo di culto nel distretto di Harsa Kot Tehsil Samundri, della città di Faisalabad, nella provincia del Punjab. Una ventina fedeli che stavano partecipando alla messa, riferisce Asianews, sono stati picchiati e minacciati, mentre gli oggetti sacri all’interno della chiesa sono stati vandalizzati. Gli assalitori hanno anche cercato di dare fuoco all’edificio, ma sono stati fermati dalla polizia intervenuta quasi subito. I quattro sono stati arrestati.

Momento cruciale per le minoranze
Benish Patrass, coordinatore della commissione nazionale giustizia e pace, ha dichiarato che “l’incidente deve essere condannato con forza”. “Siamo in un momento cruciale per le minoranze del Pakistan, perché si avvicinano le elezioni generali (previste per il 25 luglio) e i non musulmani sono sempre i meno protetti. Invito con forza le autorità a prendere le misure necessarie per salvaguardare le minoranze», ha concluso Patrass. (RV 22 07 2018 Alessandro Di Bussolo)

Chiese Perseguitate: Nicaragua

NICARAGUA - Card. Brenes: Chiesa perseguitata dal regime

La Chiesa cattolica in Nicaragua è perseguitata dal regime del Presidente Daniel Ortega.
Ad affermarlo il cardinale Leopoldo Brenes Solorzano presidente della Conferenza episcopale del Paese e della Commissione per il dialogo nazionale, nella domenica che ha visto l’America latina tutta unita in preghiera per la pace per il Nicaragua colpito da una crisi che dallo scorso aprile ha provocato oltre 360 morti.

Oggi la decisione dei vescovi
“La Chiesa è perseguitata in varie parti del mondo oggi” – ha detto Brenes - "fa parte della chiesa, che è sempre stata perseguitata. Noi non siamo estranei" a questo fatto. Sono infatti almeno sette gli episodi di profanazione e diversi gli attacchi ai vescovi registrati da quando l'episcopato ha chiesto ad Ortega di anticipare le elezioni del 2021 al marzo 2019 per porre fine alla crisi sociale e politica. Brenes ha anche annunciato che oggi l'episcopato nicaraguense analizzerà se continuare il dialogo nazionale anche dopo le dichiarazioni del Presidente che ha accusato i vescovi di “manovre golpiste”.

Pericolo di una guerra civile
Da parte sua, il senatore statunitense Marco Rubio ha avvertito da Washington che "la possibilità di una guerra civile in Nicaragua è reale", e ha accusato Ortega di "riempirsi le mani di sangue", con la repressione, rifiutando di anticipare le elezioni.

Prigioni luoghi di tortura
L'Associazione nicaraguense per i diritti umani (Anpdh) ha affermato ieri che i sostenitori del governo nicaraguense "non sono sensibili al dolore", riferendosi all'intimidazione contro le madri dei manifestanti rinchiusi nelle prigioni di El Chipote, a Managua, diventate luoghi di tortura secondo l’opposizione. Nel frattempo, le manifestazioni contro Ortega sono continuate tra sabato e domenica in alcuni comuni del Nicaragua, senza vittime, e gli studenti hanno annunciato una marcia per oggi. La Commissione interamericana per i diritti dell'uomo (Cidh) ha denunciato "omicidi, esecuzioni extragiudiziali, maltrattamenti, torture e detenzioni arbitrarie perpetrati contro la maggioranza della popolazione giovane del paese": il governo nicaraguense respinge le accuse.
Le proteste contro Ortega e sua moglie, il vicepresidente Rosario Murillo, sono iniziate il 18 aprile a causa del fallimento delle riforme sulla sicurezza sociale e sono diventate una richiesta di dimissioni del Presidente, dopo undici anni di potere, con accuse di abusi e corruzione. (RV 23 07 2018)

NIGERIA - Nel paese più popoloso dell’Africa, è in atto una vera e propria pulizia etnica

In una dichiarazione pubblicata il 29 giugno scorso – giorno della festa dei santi apostoli e martiri Pietro e Paolo – , i vescovi cattolici della Nigeria hanno chiesto nuovamente al presidente Muhammadu Buhari di farsi da parte, se non riesce a garantire la pace e la stabilità del Paese, che con più di 190 milioni di abitanti è il più popoloso di tutta l’Africa.

Nel testo firmato dal presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici della Nigeria (CBCN) e dal segretario dell’organismo, rispettivamente mons. Augustin Akubeze, arcivescovo di Benin City, e mons. Camillus Umoh, vescovo di Ikot Ekpene, la Chiesa chiede al mandatario “di risparmiare il Paese da ulteriori sofferenze e dal caos evitabile, dall’anarchia e dalla rovina”.

I pastori Fulani
A spingere la CBCN a mettere in questione la più alta autorità del Paese – Buhari cerca la rielezione nelle presidenziali del prossimo anno – è l’inazione da parte del mandatario a porre termine alla violenza contro la comunità cristiana della Nigeria da parte di pastori Fulani, un’etnia nomade (conosciuta anche con il nome di Peul o Fula) di religione islamica, che si dedica principalmente alla pastorizia.
I Fulani si sono resi protagonisti negli ultimi anni di numerosi attacchi contro cristiani e/o popolazioni sedentarie, in particolare da quando le autorità dello Stato di Benue, nella Nigeria orientale, hanno introdotto nel novembre scorso la Anti-Open Grazing Law, la quale mette al bando il pascolo libero. Le mandrie distruggono infatti al loro passaggio i campi e le raccolte. Per i Fulani invece la legge minaccia il loro stile di vita tradizionale e il loro principale mezzo di sostentamento.
Lo Stato di Benue, soprannominato anche il Food Basket o “paniere della Nazione”, è situato nella cosiddetta Middle Belt, vale a dire la “Cintura di mezzo” nel centro della Nigeria, la quale separa il nord prevalentemente musulmano dal sud a maggioranza cristiana.
Il conflitto che oppone i Fulani alla popolazione sedentaria “è ormai più micidiale dell’insurrezione jihadista di Boko Haram che ha devastato il nordest della Nigeria” e sarà un “tema chiave” nella campagna in vista delle presidenziali del 2019, sostiene il quotidiano nigeriano The Guardian.

FANGO SULLE SUORE DI MADRE TERESA

Suor Prema: Missionarie della Carità estranee alla vendita di bambini

La scomparsa di un bambino “venduto” non ha “nulla a che fare con la congregazione delle Missionarie della Carità”. Sulle suore si accumulano “miti diffusi, informazioni distorte e notizie false…, insieme a allusioni infondate”. Il resoconto e la difesa di suor Prema, succeduta a Madre Teresa alla guida della congregazione
La “vendita” di un neonato da parte di un’impiegata delle suore di Madre Teresa a Ranchi (Jharkhand) ha portato in pochi giorni all’arresto di una suora e ad un’inchiesta su tutte le case dove le Missionarie della Carità curano i bambini. Secondo alcune personalità è in atto una strumentalizzazione politica del caso. Nella sua prima dichiarazione ufficiale, suor Mary Prema, superiora delle Missionarie della Carità, mentre esprime fiducia nella legge e nelle Corti, denuncia i “miti diffusi, informazioni distorte e notizie false…, insieme a allusioni infondate” di cui le suore sono oggetto. Suor Prema fa notare anche uno strano zelo da parte di alcuni uffici governativi, che fino a poche settimane prima elogiavano l’operato delle suore e conclude pregando per tutti coloro che sono stati colpiti dagli avvenimenti. La dichiarazione di suor Prema, ripresa dall’Agenzia AsiaNews dove si può leggere integralmente, è stata diffusa dalla Casa Madre di Calcutta.

TESTIMONIANZA

IRAQ - Diventa sacerdote Fadi Iskander, figlio del prete-martire siro ortodosso Boulos Iskander

Ricevere l'ordinazione sacerdotale dalle mani dello stesso Vescovo che molti anni prima aveva ordinato sacerdote il proprio padre, trucidato nel 2006 e celebrato come martire dai cristiani iracheni. E' accaduto a Fadi Iskander, divenuto sacerdote della Chiesa sira ortodossa domenica scorsa, 15 luglio, ad Ankawa, sobborgo di Erbil abitato in maggioranza da cristiani.

Fadi è figlio di Boulos Iskander Behnam, sacerdote siro ortodosso ucciso con atroci supplizi nel 2006 a Mosul.
L'ordinazione di padre Fadi è stata celebrata nella chiesa sira ortodossa dedicata alla Madonna della Luce da Mar Gregorios Shaliba Chamoun, lo stesso Vescovo che nell'aprile 1989 aveva ordinato sacerdote suo padre Boulos nella cattedrale siro ortodossa di Sant'Efrem a Mosul.
La vicenda martiriale di Boulos Iskander è cara alla memoria condivisa di tutti i cristiani iracheni. La sua figura di professore e di appassionato fautore dell'unità dei cristiani era ben conosciuta dalle comunità cristiane di Mosul, che negli anni seguiti all'abbattimento del regime di Saddam Hussein furono colpite da violenze e attacchi mirati, attribuiti a gruppi terroristici legati alla rete di al Qaida (anche se non mancano ipotesi che chiamano in causa altre forze criminali legate a gruppi etnici locali).
Padre Boulos fu sequestrato nell'ottobre 2006 a Mosul, nell'area industriale di Karama. I tentativi di contattare i rapitori per ottenerne la liberazione attraverso il pagamento di un riscatto andarono a vuoto. I suoi aguzzini lo uccisero infierendo sul suo corpo, che fu trovato a pezzi l'11 ottobre 2006.
A distanza di 12 anni, la gloria del martirio di padre Boulos fiorisce anche nel frutto gratuito della vocazione sacerdotale di suo figlio Fadi. Consolando e confortando quanti sperimentano nella loro vita che nei martiri rispende con fulgore inimmaginabile la dolce vittoria di Cristo. (GV)
(Agenzia Fides 18/7/2018).