2018 06 13 FILIPPINE ucciso sacerdote cattolico FRANCIA - una messa per le vittime dell’eccidio di Gazurazo TESTIMONIANZA PAKISTAN - La prima suora cattolica della tribù Kacchi Kohli

Fonte:
CulturaCattolica.it
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FILIPPINE - ucciso sacerdote cattolico

È il terzo sacerdote ad essere stato ucciso in 6 mesi nelle Filippine. Il presidente della Conferenza episcopale delle Filippine: “Sono profondamente triste”

Padre Richmond Nilo era dietro l'altare della cappella Nuestra Senora de la Nieve, nella città di Saragozza, quando è stato colpito a morte. Era domenica sera e si stava preparando a celebrare la messa. Secondo le prime indagini, due uomini armati, non ancora identificati, hanno sparato al sacerdote quattro volte.

Il dolore della Conferenza episcopale delle Filippine
L'omicidio arriva meno di una settimana dopo che un prete è stato ferito in una sparatoria nella città di Calamba. Secondo la conferenza episcopale delle Filippine ( CBCP), Nilo è stato il terzo sacerdote cattolico ad essere ucciso nelle Filippine da dicembre 2017. “Sono profondamente triste” ha dichiarato l'arcivescovo Romulo Valles, presidente della CBCP.

Le altre vittime
Il 29 aprile, padre Mark Ventura, è stato ucciso da due proiettili, al petto e alla testa, mentre stava benedicendo i bambini durante la Messa nella provincia settentrionale di Cagayan.
Mentre il 4 dicembre, padre Marcelito Paez, è stato freddato a Jaen, Nueva Ecija, dopo aver contribuito alla liberazione di un prigioniero politico.
(RV Luisa Urbani 11 giugno 2018)


FRANCIA - una messa per le vittime dell’eccidio di Gazurazo

I 3 vescovi, 9 sacerdoti, un religioso e un bambino uccisi a Gazurazo, in Rwanda, saranno ricordati in una messa sabato a Verzy, in Francia. L’iniziativa, per il sesto anno consecutivo, è della diaspora ruandese in Europa.

Anche quest’anno la diaspora ruandese in Europa ricorderà il massacro di Gazurazo, in Rwanda, che il 5 giugno del 1994 costò la vita a tre vescovi – mons. Vincent Nsengiyumva, arcivescovo di Kigali, mons. Thadée Nsengiyumva vescovo di Kabgayi e mons. Joseph Ruzindana, vescovo di Byumba –, nove sacerdoti, un religioso e un bambino di 8 anni. Uccisi nel refettorio del noviziato dei fratelli giuseppini dall’Esercito Patriottico Ruandese – milizie del Fronte Patriottico Ruandese (FPR) del leader politico tutsi e attuale presidente Paul Kagame –, in loro memoria sabato sarà celebrata una messa a Verzy, in Francia.

Il genocidio del Rwanda
I 14 morti di Gazurazo sono tra le vittime del genocidio di 24 anni fa in Rwanda, in cui morirono circa un milione di persone. La strage è tra i numerosi massacri, crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi dai combattenti dell’FPR durante la lotta per la conquista del potere tra il ’90 e il ’94. Massacri proseguiti nella vicina Repubblica Democratica del Congo dopo la loro salita al governo.

Degna sepoltura per le vittime
Da anni, la diaspora ruandese, attraverso varie associazioni – tra cui il Centro per la lotta contro l’impunità e l’ingiustizia in Rwanda – chiede giustizia. Tra l’altro, i 13 ecclesiastici uccisi sono stati sepolti dai loro carnefici in una fossa comune, lontani dalle loro diocesi, e non sono state celebrate esequie. La Chiesa cattolica ruandese ha avviato nel 1995 una serie di procedure per poterli inumare dignitosamente, ma le autorità di Kigali non hanno dato il loro assenso.

La testimonianza di una sopravvissuta
Per Espérance Mukashema, scampata all’eccidio di Gazurazo, nel quale ha perso la vita il figlio Richard Sheja, è importante che i vescovi trucidati non cadano nell’oblio, soprattutto per il loro operato nel Rwanda. Per questo, intervistata da Jambonews.net, invita a partecipare alla messa organizzata a Verzy, cui seguirà un momento di condivisione. “Nel 1994, quando ci siamo rifugiati nelle residenze dei presuli uccisi, a Kabgayi – racconta la donna – avevano la possibilità di fuggire, ma si sono rifiutati di abbandonare i rifugiati e hanno scelto di restare al loro fianco mettendo a rischio le loro vite”. Espérance Mukashema è autrice del libro “They killed an angel. My first born son, Richard Sheja” dove ricorda il figlio e racconta la sua storia.
(RV 2018 06 05 Tiziana Campisi - Città del Vaticano)

TESTIMONIANZA – in terra di persecuzione fiorisce la fede

PAKISTAN - La prima suora cattolica della tribù Kacchi Kohli

La Chiesa cattolica in Pakistan ha accolto la prima suora della tribù Kacchi Kohli, dopo 70 anni di missione tra quelle popolazioni tribali stanziate in Sindh. Qui i frati francescani olandesi iniziano il loro ministero di apostolato tra i gruppi tribali nel 1940, sotto la guida di p. Farman OFM e con il sostegno di due catechisti.
Suor Anita Maryam Mansingh, della congregazione della Presentazione della Beata Vergine Maria (PBVM), ha emesso i voti perpetui insieme con un'altra suora in una celebrazione tenutasi nei giorni scorsi al Centro Culturale e Educativo Joti della diocesi cattolica di Hyderabad. Suo zio, p. Mohan Victor OFM, è stato il primo prete cattolico e frate francescano proveniente dallo stesso gruppo tribale dei Kacchi Kohli.
Sr. Anita è nata l'8 settembre 1989 a Tando Allahyar, piccola città vicino a Mirpur Khas, e si è unita alla comunità religiosa delle suore della Presentazione nel settembre 2008 dopo aver completato gli studi universitari in scienze dell'educazione. Ha emesso la sua professione temporanea il 14 settembre 2011. Durante il periodo della sua formazione ha lavorato in diverse comunità a Rawalpindi e Hyderabad .
Parlando a Fides, suor Anita ha detto: "Mio zio p. Mohan Victor mi ha ispirato a scegliere la vita religiosa e mi ha aiutato a discernere la mia vocazione. So che oggi intercede per me dal cielo. Sono grata ai miei genitori e ai fratelli per avermi sempre supportato in questa scelta".
Le Suore della Presentazione hanno iniziato il loro apostolato a Rawalpindi nel 1895. Un gruppo di suore venne da Chennai (oggi India) e aprì delle scuole per servire i bambini dei soldati britannici e irlandesi. Oggi ci sono 60 suore della congregazione impegnate in Pakistan nel campo dell'educazione, dell'assistenza sanitaria e del lavoro pastorale.
Il Vescovo Samson Shukardin, che guida la diocesi cattolica di Hyderabad, dichiara a Fides : "È un momento di gioia vedere una suora cattolica della tribù Kacchi Kohli. Il popolo tribale esprime la bellezza della nostra Chiesa in Sindh. Incoraggio le monache ad essere una speranza per le persone abbandonate e più vulnerabili. Le ringrazio soprattutto per il servizio che offrono, fornendo un'istruzione di qualità al popolo del Pakistan nelle province di Sindh, Punjab e Khyber Pakhtunkhwa, verso allievi di ogni cultura, religione, etnia". (AG) (Agenzia Fides 8/5/2018)