2018 05 23 Memoria e preghiera, sempre

NEPAL - Cinque attacchi alle chiese cristiane MYANMAR - Oltre 7.000 cristiani kachin costretti a fuggire: allarme dei Vescovi CENTRAFRICA - Assalto a Bambari; anche la Chiesa non è risparmiata SUD SUDAN - Tasse troppo alte: rischiano la chiusura le radio cattoliche TESTIMONIANZA AFGHANISTAN - L’Associazione Pro Bambini di Kabul e l'opera delle suore per la dignità dei piccoli disabili
Fonte:
CulturaCattolica.it
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NEPAL - Cinque attacchi alle chiese cristiane

Cinque chiese, tra le quali una cattolica, sono state attaccate in Nepal nell’arco di una settimana. Come appreso dall'Agenzia Fides, la Chiesa cattolica di San Giuseppe a Kohalpur, nel distretto di Banke, è stata incendiata da persone non identificate il 18 maggio. La popolazione locale ha riferito che gli autori dell’attacco hanno intimato alla agente di restare in casa; poi dieci uomini non identificati hanno fatto irruzione nella chiesa, versato benzina e dato alle fiamme l'edificio. La chiesa di San Giuseppe è una nuova parrocchia con circa 20 fedeli. Nessuno è stato ferito nell'attacco incendiario, ma l'interno della chiesa tutto risulta completamente distrutto.
La Federazione nazione dei cristiani in Nepal (FNCN), organismo ecumenico, chiede un intervento urgente del governo del Nepal e indagini sugli autori dell'atto criminoso. Condannando "l'attacco diretto alle minoranze religiose in Nepal, che disturba l'armonia reciproca", la dichiarazione giunta a Fides sottolinea che il governo "deve difendere le libertà fondamentali sancite nella Costituzione e garantire che tutti i diritti siano tutelati", in modo che tutti i cittadini possano sentirsi sicuri di praticare la loro religione.
Kadhka Prakash, attivista cattolico per i diritti umani a Kathmandu, ha detto a Fides: "Questa dissacrazione un attacco diretto contro la Chiesa cattolica. Il santuario, l'altare e l'Eucaristia sono fondamentali per il nostro culto. Questo è un messaggio che il cristianesimo non è ben accolto in questo posto. I Cristiani in Nepal desiderano costruire la pace e lavorare per la giustizia".
Nei giorni scorsi, tra i 9 e il 13 maggio, altre chiese cristiane protestanti sono state incendiate, quasi tute in attacchi nottetempo: Chiesa di Mahima, a Dhangadhi , la Chiesa di Emmanuel a Doti la Chiesa dell'Emmanuel a Kanchanpur (Nepal occidentale) e la Hebron Church a Panchthar (Nepal orientale). Sebbene nessuno sia stato ucciso negli attacchi, i cristiani locali sono preoccupati per l' aumento delle ostilità verso i gruppi cristiani in Nepal.
Il Pastore Tanka Subedi, fondatore e presidente dell’organizzazione "Dharmik Chautari Nepal" e del “Forum ddel Nepal per la Libertà religiosa” ha detto a Fides: "Il governo nepalese è un governo democratico, e ha il compito di proteggere tutti i gruppi religiosi allo stesso modo".
Anche gli organismi National Christian Fellowship del Nepal (NCFN) e Nepal Christian Society (NCS) hanno condannato gli attacchi e dichiarando che i cristiani nepalesi sono falsamente accusati di "proselitismo", rispetto alla popolazione a maggioranza indù (SD) (Agenzia Fides 19/5/2018)

MYANMAR - Oltre 7.000 cristiani kachin costretti a fuggire: allarme dei Vescovi

Oltre 7.000 cittadini cristiani appartenenti alla minoranza etnica Kachin, nel nord del Myanmar, sono stati costretti ad abbandonare le loro case a causa dell'escalation di violenza tra l'esercito birmano e i ribelli indipendentisti kachin. Lo conferma all'Agenzia Fides il Vescovo Francis Daw Tang, alla guida della diocesi di Myitkyina, nello stato Kachin.
Il Vescovo spiega: “All'inizio di aprile l’esercito birmano ha iniziato ad attaccare la regione al confine con la Cina. Molti villaggi sono stati attaccati con grande sofferenza dei civili che hanno iniziato a fuggire. Molti sono intrappolati nella giungla da almeno tre settimane, senza cibo e senza libertà di muoversi, perché sospettati di essere collaborazionisti dei ribelli”. “I profughi – prosegue – sono venuti nella parrocchia di Tanghpre. Al momento ci sono 243 famiglie assiepate nel territorio parrocchiale, per un totale di 1.200 persone. Altri 600 sfollati sono giunti a Palana, in un complesso della Chiesa battista ed altri gruppi hanno trovato riparo in altre chiese", racconta, notando che la Caritas del Myanmar li sta assistendo. Ieri, altri 400 civili sfollati sono arrivati nella capitale di Kachin, Myitkyina, dove c'erano già oltre 4.000 altri profughi.
Su quanto sta avvenendo nel Nord del paese l'analista politico Stella Naw nota: “E 'una guerra dove i civili sono sistematicamente vittime dei militari birmani, mentre la comunità internazionale ignora questa emergenza”, e pone la crisi accanto a quella che tocca i musulmani Rohingya.
“È una guerra invisibile”, dice a Fides Than Htoi, un cristiano che è assistente sociale nello stato Kachin. In seguito a bombardamenti, il complesso scolastico cristiano Kachin Baptist Mission School è stato distrutto l’11 maggio, rileva Htoi notando “attacchi militari contro obiettivi civili”
Yanghee Lee, inviato Onu per i diritti umani, nel suo rapporto di marzo al Consiglio per i diritti umani, ha chiesto la fine immediata dei combattimenti, dicendo: "Quello che stiamo vedendo è inaccettabile: civili innocenti vengono uccisi e feriti e centinaia di famiglie stanno fuggendo per salvarsi la vita". (SD-PA) (Agenzia Fides 17/5/2018)

CENTRAFRICA - Assalto a Bambari; anche la Chiesa non è risparmiata

“La popolazione è devastata, le case incendiate e saccheggiate. I corpi delle vittime giacciono al suolo” afferma p. Firmin Gbagoua, Vicario Generale di Bambari, la città della Repubblica Centrafricana a 300 km dalla capitale, Bangui, messa a ferro e a fuoco dai miliziani di Ali Darassa, capo dell’Unione per la Pace in Centrafrica (UPC), una delle branche nelle quali si è scissa l’ex coalizione ribelle Seleka.
La scorsa settimana, gli uomini dell’UPC, hanno attaccato la gendarmeria, la stazione di polizia, e la locale base della MINUSCA (Missione ONU in Centrafrica). Non sono state risparmiate neanche le sedi locali delle ONG mentre è stata saccheggiata la parrocchia Saint-Jean. Secondo Medici Senza Frontiera (MSF) almeno 300 abitanti della città si sono rifugiati nel locale ospedale la notte del 14 maggio quando l’UPC ha assalito la città.
L’area di Bambari è strategica non solo per la sua posizione centrale ma anche per la presenza di miniere di oro e diamanti che suscitano gli appetiti dei diversi gruppi armati che vi operano.
A fine marzo don Désiré Angbabata, parroco della chiesa di Séko, a 60 km da Bambari, era stato ucciso in un assalto al villaggio da parte dell’UPC (vedi Fides 23/3/2018). (L.M.) (Agenzia Fides 21/5/2018)

SUD SUDAN - Tasse troppo alte: rischiano la chiusura le radio cattoliche

L’Autorità Nazionale delle Comunicazioni ha imposto tasse annuali molto elevate per la registrazione delle stazioni radiofoniche locali. Si tratta di una sfida importante per tutte le stazioni appartenenti al Catholic Radio Network (CRN), in quanto alcune di quelle presenti in Sud Sudan sarebbero costrette a chiudere, non potendo sopportare tali costi. Nel corso di un incontro di coordinamento appena concluso a Juba, padre Elario Bazia Boro, direttore di “Anisa Radio”, emittente nella diocesi cattolica di Tombura-Yambio, ha dichiarato che il Ministero nazionale dell'Informazione ha chiesto a tutte le stazioni dei membri del CRN una tassa di registrazione pari a 5.500 dollari USA all'anno. Nella nota pervenuta a Fides p. Bazia aggiunge che alle radio private viene chiesto di pagare 20 mila dollari americani e alle stazioni radio governative 1.500 dollari.
“Le emittenti della rete CRN sono radio senza scopo di lucro, impegnate principalmente per motivi religiosi e sociali” ha spiegato il direttore, assicurando agli ascoltatori di Anisa Radio a Yambio che il CRN continuerà a discutere con il governo per risolvere amichevolmente la questione.
“Attraverso Radio Anisa, la Caritas del Sud Sudan ha lanciato un appello umanitario per il 2018 a sostegno dei bisognosi” ha ricordato il direttore dell'Organizzazione cattolica per lo sviluppo e la pace nella diocesi di Tombura-Yambio, padre John Ngbapia aggiungendo che alcune diocesi come Torit, Rumbek e Yei, ne hanno già beneficiato. “Altre diocesi che non hanno ancora ricevuto aiuti, tra queste la diocesi di Tombura-Yambio, ne beneficeranno presto”, ha detto p. Ngbapia.
Secondo i partecipanti, nei tre giorni di incontro a Juba è stata ribadita la necessità di rafforzare nelle varie diocesi la campagna per mobilitare fondi favore della Caritas, a sostegno di tanta gente. Attualmente i fondi Caritas Sud Sudan non sono sufficienti per coprire i bisogni di ogni singola diocesi del Paese. (AP) (16/5/2018 Agenzia Fides)

TESTIMONIANZA

Ricordiamoci, almeno noi cristiani, di sostenere le iniziative dei nostri missionari invece che dare soldi a chi fa pubblicità della propria “bravura”

AFGHANISTAN - L’Associazione Pro Bambini di Kabul e l'opera delle suore per la dignità dei piccoli disabili

“Le suore in missione a Kabul vivono in una situazione estrema. Stanno portando avanti un’opera veramente eroica. E, nel loro piccolo, stanno lentamente contribuendo a riqualificare la figura delle persone diversamente abili presso le famiglie afghane”. Lo riferisce all’Agenzia Fides padre Matteo Sanavio, sacerdote della Congregazione dei Padri Rogazionisti e referente dell’Associazione "Pro Bambini di Kabul", realtà nata ufficialmente nel 2006, ma che trova la sua origine nel discorso di Natale fatto da Giovanni Paolo II nel 2001. “In quell’occasione il Papa disse: ‘Salviamo i bambini di Kabul!’. Fu da quel grido di aiuto che il guanelliano p. Giancarlo Pravettoni ebbe l’idea di creare un’associazione intercongregazionale che rispondesse all’appello di Wojtyla” precisa p. Sanavio.
Le prime quattro suore arrivarono a Kabul nel 2006. Spiega il sacerdote: “Appartenevano a tre congregazioni diverse e si erano preparate vivendo un’esperienza di vita comune per sei mesi a Roma. In un primo momento furono ospitate nei locali della Caritas di Kabul, poi trovarono una casa in affitto. L’obiettivo della loro missione era aiutare i più deboli, quindi scelsero i bambini disabili, perché purtroppo molto spesso nelle famiglie afghane non si presta alcun tipo di attenzione o di assistenza ai parenti portatori di handicap”.
Fin dal principio quindi, le suore tentarono di inserire gradualmente i bambini nella società. A tal fine, “in una prima fase era stata creata una specie di scuola professionale. Ormai da quasi 10 anni, invece, l’istituto è stato riorganizzato con l’obiettivo di iniziare i bambini alla scuola ‘normale’. Oggi i nostri piccoli alunni sono 40 e tra essi vi è addirittura la figlia di un ministro. Ci risulta, infatti, che quella dell’Associazione Pro Bambini di Kabul sia l’unica struttura per bambini portatori di handicap presente in Afghanistan” rileva p. Sanavio, spiegando anche che “ci sono 4 classi da 10 alunni, seguiti da maestre specializzate, a loro volta coordinate dalle suore. Le insegnanti sono afghane, regolarmente contrattualizzate, quindi la scuola rappresenta anche una reale opportunità di lavoro per la gente del posto”.
Il futuro della scuola, spiega però il sacerdote, è piuttosto incerto: “Siamo nelle mani di Dio, perché incontriamo quotidianamente due difficoltà. Una è di natura economica: per il 2018 abbiamo il sostegno finanziario necessario, ma al momento non sappiamo se nei prossimi tre anni riusciremo a mantenere l’istituto. Quello economico, però, non è il problema più grande. L’ostacolo maggiore è riuscire a reperire il personale da mandare a Kabul: c’è bisogno di suore che abbiano una cultura vicina a quella afghana, o che per lo meno conoscano la lingua araba. E, soprattutto che siano disposte a trascorrere due o tre anni della propria vita compiendo grandi sacrifici”.
Secondo quanto riportato da p. Matteo Sanavio, attualmente a Kabul sono presenti due suore, una guanelliana proveniente dall’India e una Missionaria della Consolata dal Mozambico.
In Afghanistan, dove l’Islam è riconosciuto come religione di Stato, la presenza cattolica fu ammessa all'inizio del Novecento come semplice assistenza spirituale all’interno dell’Ambasciata italiana a Kabul, elevata a Missio sui iuris nel 2002 da Giovanni Paolo II. Oggi la missione continua ad aver base nella struttura diplomatica ed è affidata al barnabita padre Giovanni Scalese. Nella capitale afghana sono operative, inoltre, le suore Missionarie della Carità. (LF) (Agenzia Fides 4/5/2018)