2018 04 18 PAKISTAN Nuovo attacco terroristico sui cristiani a Quetta: due morti

PAKISTAN Nuovo attacco terroristico sui cristiani a Quetta: due morti
CONGO RD - Aggrediti due sacerdoti COLOMBIA - I Vescovi della frontiera difendono gli immigrati venezuelani TESTIMONIANZA INDIA - Mille suore medico si dedicano all’assistenza sanitaria dei più svantaggiati
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Torna la paura tra i cristiani del Pakistan. E’ infatti di due morti e tre feriti il bilancio dell’attentato compiuto il 15 aprile da un gruppo di uomini armati a bordo di motociclette davanti una chiesa di Quetta, nel sud del Paese. A rivendicare l’azione terroristica nel quartiere cristiano Isa Nagri della capitale del Balochistan, il ramo locale del sedicente Stato Islamico, lo stesso che si era attribuito l’attentato in città del 2 aprile scorso, con un bilancio di 4 vittime. A dicembre, due kamikaze avevano provocato la morte di 9 persone.



PAKISTAN - Nuovo attacco terroristico sui cristiani a Quetta: due morti

Quattro uomini su due motociclette sono entrati ieri sera, 15 aprile, nel quartiere cristiano di Essa Nagri, nella città di Quetta, capitale del Beluchistan, e hanno aperto il fuoco, uccidendo due cristiani e ferendone cinque. Delle due vittime, uno cattolico, l’altro protestante, un uomo è morto sul posto e un altro è morto in ospedale di Bolan a Quetta, dove sono in cura gli altri feriti.
Uno dei testimoni oculari dell’incidente ha raccontato all’Agenzia Fides: “Ero in strada, quando ho visto quattro uomini a volto coperto procedere in moto. Uno di loro impugnava una pistola, un altro un fucile. Hanno aperto il fuoco e sono fuggiti. In quel momento non c’erano liturgie o messe nella chiesa, che dista 50 metri. L’obiettivo era colpire in modo indiscriminato la comunità cristiana perché in quella strada e in quel quartiere vivono tutte famiglie cristiane”.
L’attacco ha scioccato la popolazione. Dopo l’aggressione oltre 500 cristiani hanno protestato, pianto e pregato in strada, vegliando i i cadaveri delle vittime per te ore. I cristiani di Quetta chiedono giustizia e protezione per i cristiani a Quetta.
I cristiani nella città di Quetta erano già stati colpiti di recente: il lunedì 2 aprile, dopo la Pasqua, un attentato condotto con simile modalità ha lasciato 4 morti e una ragazza ferita nel quartiere cristiano di Shah Zaman, una famiglia di innocenti, scelta casualmente. La città aveva sofferto di un altro attentato poco prima del Natale 2017, quando due terroristi suicidi, facendosi esplodere, hanno fatto strage dei fedeli che affollavano la chiesa metodista di Bethel Church, con un bilancio di 14 morti e 56 feriti. (AG) (Agenzia Fides 16/4/2018)

PAKISTAN - Una chiesa bruciata a Lahore da ignoti

Una chiesa nella città di Shahdara, nei pressi di Lahore, è stata data alle fiamme da ignoti. Come appurato dagli inquirenti, l’incendio doloso è divampato domenica 15 aprile perchè nell’aula liturgica è stata lanciata una sorta di “bomba molotov artigianale”, fatta di tessuti impregnati di carburante, che hanno preso fuoco e in pochi minuti hanno bruciato tutto l’interno dell’edificio. La polizia ha registrato una denuncia contro ignoti. Mohammad Waryam, ispettore della stazione di polizia di Shahdara, parlando all’Agenzia Fides, ha dichiarato: “Abbiamo iniziato le indagini, ma non vi sono testimoni oculari”. La chiesa, in via di completamento ma già agibile e regolarmente utilizzata per il culto, appartiene alla comunità cristiana evangelica nota come “The Gospel of Jesus Mission”. La Chiesa viene aperta di domenica al mattino per la messa, al pomeriggio per il catechismo di classe e la sera per l’incontro dei giovani. L’attacco è avvenuto mezz’ora prima della lezione di catechismo. L’area è delimitata da una cinta muraria e non è facile entrarvi. La comunità cristiana è regolarmente registrata presso il governo del Pakistan e risiede nella città da quasi quattro anni, servendo circa 300 famiglie cristiane. Il Pastore della comunità Yousuf Aziz parlando a Fides rileva: “Non abbiamo ricevuto alcuna minaccia e non simo in conflitto con nessuno. Quest’atto criminale è scioccante per tutti noi. Tutto si è incenerito velocemente: stuoie, tappeti, sedie, arredi, croci, libri sacri come la Bibbia, i testi degli inni, i libri di catechismo. E tutto l’interno è da restaurare”. Il Pastore prosegue: “I membri della comunità sono in lacrime nel vedere la loro Chiesa così ridotta. Preghiamo per i colpevoli e lasciamo tutto nelle mani di Dio. Dio provvede e proteggerà il suo popolo”
La chiesa bruciata si trova nella stessa località in cui nel marzo 2018 il giovane cristiano Patras Masih è stato arrestato, per un caso di presunta blasfemia e poi suo cugino Sajid Masih, anch’egli arrestato, è saltato dal 4° piano dell’edificio della polizia, che voleva costringerlo ad abusare sessualmente di suo cugino Patras (vedi Fides 3/3/2018) . (AG) (Agenzia Fides 17/4/2018)

CONGO RD - Aggrediti due sacerdoti. “La Chiesa è intimidita e minacciata” affermano a Fides fonti ecclesiali

Altri due sacerdoti aggrediti della Repubblica Democratica del Congo. Secondo notizie pervenute all’Agenzia Fides, il parroco della chiesa dedicata al Beato Isidoro Bakanja nel distretto di Seka-Mbote di Boma, nell’estremo ovest del Paese, don Pierre Mavinga e il suo vicario, sono stati attaccati la sera del 10 aprile. “Erano circa le 20 quando una decina di banditi incappucciati, alcuni in uniforme militare, hanno invaso i nostri locali. Hanno sparato a bruciapelo con munizioni vere. Ci hanno picchiato e portato via i nostri telefoni, i computer e un po’di soldi”, dice don Mavinga.
Don Mavinga è attualmente ricoverato in ospedale, con un braccio sinistro slogato a seguito di un colpo di martello infertogli dagli attaccanti. L’assalto ai due preti di Bomba è accaduto due giorni dopo l’uccisione di don Étienne Sengiyumva, parroco di Kitchanga nell’est del paese (vedi Fides 9/4/2018).
Da qualche tempo la Chiesa cattolica è intimidita e minacciata dal governo e da gruppi armati. “Convocazioni dinanzi alla corte o arresti arbitrari, sequestri e/o uccisioni. Questo è il destino di molti sacerdoti e di altri consacrati nella Repubblica Democratica del Congo negli ultimi tempi” riferiscono a Fides fonti della Chiesa congolese che per motivi di sicurezza chiedono l’anonimato. “Questa situazione e sempre più inquietante, in quanto la Chiesa cattolica ha assunto un ruolo guida nella ricerca di soluzioni alla crisi politica che ha paralizzato la RDC”.
I Vescovi avevano negoziato l’accordo di San Silvestro del 31 dicembre 2016 per portare il Paese alle urne dopo che le elezioni presidenziali che dovevano tenersi entro la fine di quell’anno non erano state effettuate. La mancata attuazione delle intese ha spinto il laicato cattolico ha indire una serie di manifestazioni per chiederne l’applicazione integrale. Le manifestazioni sono state però represse nel sangue. (P.M.B.) (L.M.) (Agenzia Fides 12/4/2018)

COLOMBIA - I Vescovi della frontiera difendono gli immigrati venezuelani

Una grande preoccupazione “per l’ondata crescente di emigranti verso le città di confine come Puerto Carreño e Puerto Inirida” in Colombia, oltre alla necessità di attuare “azioni pastorali che aiutino a mantenere viva la speranza e ad alleviare la sofferenza di chi ha dovuto lasciare il Paese per situazioni non dipendenti dalla propria volontà”, sono espresse in un “Messaggio congiunto dei Vescovi della Colombia e del Venezuela” delle zone di frontiera, lungo il fiume Orinoco.
Il documento, pubblicato dalla Conferenza episcopale colombiana con la data del 10 aprile, ricorda che i rappresentanti delle diocesi si sono incontrati nella città di Puerto Carreño (Colombia) il 14 e 15 marzo per “analizzare i problemi sociali che stanno vivendo molti venezuelani” e cercare di aiutare a risolvere questa enorme crisi che sta crescendo di giorno in giorno. “L’arrivo dei cittadini venezuelani non si fermerà” afferma il messaggio ricevuto dall’Agenzia Fides, almeno non a breve termine, a causa della portata della crisi venezuelana (vedi Fides 8 e 24/02/2018; 20/03/2018), per cui “le strutture provvisorie di accoglienza e le possibilità di offrire un aiuto minimo” potrebbero essere sopraffatte. I Vescovi avvertono inoltre che la crescita degli immigrati sta generando insicurezza, sfiducia e, in alcuni casi, xenofobia da parte di alcuni abitanti, “molti hanno dimenticato - ricordano - che in passato il Venezuela ha accolto centinaia di colombiani che cercavano un futuro migliore lì”.
I Vescovi esprimono la necessità di prestare particolare attenzione ai bambini e ai giovani, “che vagano per le strade malnutriti, al di fuori del sistema scolastico, a rischio di prostituzione, tossicodipendenza, alcolismo, sfruttamento, disgregazione della famiglia”. Occorre superare la xenofobia, “in modo che siamo tutti capaci di riconoscerci come fratelli, degni di rispetto e solidarietà”. Poi, ricordando che sono gli enti governativi a doversi assumere questi compiti, i Vescovi affermano: “come Chiesa, abbiamo la ferma volontà di accogliere, ascoltare e accompagnare i nostri fratelli venezuelani, in modo tale che possano vivere con dignità da questo lato della frontiera”.
Infine chiedono alle circoscrizioni ecclesiastiche e agli enti pubblici e privati di contribuire a incidere positivamente per la promozione integrale della popolazione più vulnerabile. Ringraziano Caritas Internationalis e la Pastorale Sociale Nazionale per il loro sostegno e la solidarietà, esortandoli a “continuare a dare il loro aiuto fraterno”. Nel 2017, solo Cáritas Colombia si è presa cura di circa 9.200 famiglie emigrate dal Venezuela, nelle diocesi di Cúcuta, Riohacha, Puerto Carreño, Arauca, Barranquilla, Ipiales e Bogotá.
Secondo dati ufficiali, a febbraio sono arrivati in Colombia per stabilirvisi circa 660 mila venezuelani, senza contare quelli che continuano verso Cile, Perù o Ecuador, o i migranti “giornalieri” che cercano di soddisfare le loro necessità (sempre in febbraio circa 45 mila al giorno) o i colombiani che tornano dopo essere emigrati. Intanto la situazione interna in Venezuela peggiora e si prevede che il numero di persone costrette a lasciare il paese continuerà ad aumentare. (LG) (Agenzia Fides 11/04/2018)
TESTIMONIANZA

INDIA - Mille suore medico si dedicano all’assistenza sanitaria dei più svantaggiati

Bombay (Agenzia Fides) - Più di mille suore medico in India contribuiscono silenziosamente all’assistenza sanitaria dei più poveri e degli emarginati. Come appreso dall’Agenzia Fides, il “Sister Doctors Forum of India” (SDFI) è un gruppo di mille religiose che sono anche specializzate nella professione medica, con studi altamente qualificati. Le suore appartengono a 104 congregazioni religiose, che si dedicano al servizio del popolo indiano, con compassione e senza contare i costi. “Si occupano dei bisogni di assistenza sanitaria delle persone nelle zone remote e rurali dove la tecnologia medica e le strutture moderne non sono ancora disponibili” ha spiegato all’Agenzia Fides, suor Beena, medico ginecologo a Mumbai, presidente della SDFI, delle Orsoline di Maria Immacolata
La religiosa spiega l’impegno delle suore-medico: “Si dedicano alle persone in aree remote. Forniscono un servizio di assistenza preventiva, curativa e anche palliativa nelle aree più svantaggiate della nostra grande nazione. Seguono le orme di Gesù con una grande passione per Dio e compassione per l’umanità”.
Oggi l’assistenza sanitaria in India sta attraversando un contesto storico difficile: “I servizi sanitari sono diventati un business. L’impegno, l’etica e la dedizione dei medici sono costantemente messi in discussione dal crescente consumo, dalle pratiche di assistenza sanitaria motivate dal profitto. Il modello compassionevole di cura e la missione di assistenza sanitaria cristiana, che intende portare guarigione e salvezza, diventa sempre più difficile”.
In questo contesto, le religiose hanno una duplice responsabilità: da un lato l’impegno alla vocazione cristiana come persone consacrate; dall’altro il servizio come professionisti altamente qualificati,dando una testimonianza dell’autentica vocazione della professione medica.
Negli ultimi decenni le religiose, attraverso il loro impegno, hanno contribuito a ridurre il tasso di mortalità materna e infantile. La maggior parte di loro sono specializzate in ginecologia, pediatria, chirurgia. Dedicandosi in particolare ai poveri e agli oppressi della società, le suore si incontrano quotidianamente con difficoltà come la mancanza di personale qualificato, infrastrutture carenti, centri non attrezzati.
La SDFI è stata fondata il 5 giugno 1993 durante la celebrazione del Giubileo d’oro e la Convenzione nazionale della “Catholic Health Association of India” (CHAI) in Kerala. Nell’ arco di 25 anni, è passato da una piccola associazione ad un forum di circa 1000 suore. (SD) (Agenzia Fides 10/4/2018)