2018 02 21

2018 02 21 RUSSIA Strage davanti a una chiesa in Daghestan. Patriarca Kirill: vogliono rompere armonia tra cristiani e musulmani PAKISTAN - Disabile cristiana subisce violenza da quattro islamici PAKISTAN - Blasfemia sui social media: arrestato un cristiano MESSICO - Escalation di violenza, le suore fuggono: chiude una scuola CONGO RD - I Vescovi: "In atto una campagna di diffamazione della Chiesa mentre il Paese si prepara al voto"
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Cristiani perseguitati. Memoria e preghiera"

RUSSIA - Strage davanti a una chiesa in Daghestan. Patriarca Kirill: vogliono rompere armonia tra cristiani e musulmani

L'attacco di marca jihadista che domenica 18 febbraio ha colpito i fedeli all'uscita della messa davanti alla cattedrale di San Giorgio a Kizljar, nella repubblica del Daghestan, secondo il Patriarca di Mosca Kirill rappresenta un "crimine mostruoso", perpetrato all'inizio del tempo di Quaresima come una provocazione mirante a "provocare discordia tra gli ortodossi e i musulmani, che nel Caucaso vivono in pace da secoli". Lo hanno riferito i portavoce ufficiali dal Patriarcato, aggiungendo che la strage ha provocato profondo dolore in tutta la Chiesa ortodossa russa, e sollecitando indagini approfondite per far emergere eventuali mandanti e complicità dell'azione criminale.
L'autore della strage, rivendicata dalla rete del sedicente Stato Islamico (Daesh), è un giovane abitante di Kizljar che ha aperto il fuoco con un fucile da caccia sui suoi concittadini che uscivano dalla messa domenicale, provocando la morte di cinque donne (una delle quali deceduta in ospedale) prima di essere a sua volta ucciso dalle forze di sicurezza. La rivendicazione dell'attentato, diffusa da Daesh, ha presentato il terrorista come "Khalil Daghestani, soldato dell'islam". Secondo le testimonianze rese dai presenti - compresa quella di padre Pavel, parroco della chiesa di San Giorgio -, il terrorista ha compiuto la strage al grido di "Allah Akbar".
In passato, come riferito dall'Agenzia Fides (vedi Fides 11/5/2016), il Patriarca Kirill aveva dichiarato che "la guerra al terrorismo è la guerra santa di oggi", per sottolineare la necessità di una mobilitazione comune della comunità internazionale contro un fenomeno da lui presentato come male globale. Più di recente (vedi Fides 8/1/2018), in un'intervista televisiva, lo stesso Primate della Chiesa ortodossa russa ha affermato che l'intervento militare della Russia nel conflitto siriano ha impedito il "genocidio" dei cristiani in quel Paese. (GV) (Agenzia Fides 19/2/2018).

PAKISTAN - Disabile cristiana subisce violenza da quattro islamici
La ragazza sordomuta è stata aggredita in casa. I giovani, figli di notabili di Gujrat nel Punjab, dopo il fermo sono stati subito rilasciati e hanno minacciato la madre della vittima

Una ragazza disabile, parte di una famiglia numerosa e orfana di padre, è l'ultima vittima cristiana di violenza sessuale in Pakistan. Secondo la testimonianza di Rukshana Kausar, il 12 febbraio la figlia Saba era rimasta a casa da sola nella città di Gujrat, nella provincia del Punjab, come quasi ogni giorno data la sua necessità di lavorare come inserviente in un ospedale cittadino e di occuparsi da sola dell'unica figlia non ancora sposata. Approfittando della sua assenza, quattro individui di fede musulmana, legati a un notabile locale, sono entrati nell'abitazione e hanno abusato della giovane dopo averla torturata. Approfittando anche dell'impossibilità di Saba, sordomuta, di chiedere aiuto.
Una tragedia che allunga una lunga lista di fatti simili, spesso accompagnati dal sequestro della vittima e dal matrimonio riparatore dopo la conversione all'islam, che ancora una volta ha visto il tentativo di insabbiamento da parte della polizia. Il funzionario preposto all'indagine ha arrestato i quattro presunti colpevoli per rilasciarne successivamente due, pare in cambio di denaro. Sempre secondo la testimonianza della madre, un terzo è stato rilasciato su cauzione e un quarto resta in carcere. Una situazione che in sé evidenzia i limiti della giustizia pachistana, a maggior ragione in casi che coinvolgono le minoranze, ma che ha anche messo a rischio la famiglia, già traumatizzata. Gli individui rilasciati hanno infatti affrontato la madre sul luogo di lavoro e l'hanno sollecitata con le minacce a firmare le scuse formali nei loro confronti per evitare ritorsioni verso i congiunti e un vicino, unico testimone oculare. Stefano Vecchia venerdì 16 febbraio 2018 Avvenire

PAKISTAN - Blasfemia sui social media: arrestato un cristiano

Il 17enne cristiano Patras Masih è stato accusato di blasfemia sui social media e arrestato ieri a Lahore. Come appreso dall'Agenzia Fides, la denuncia, in base all'articolo 295-c del Codice penale pakistano (uno degli articoli della cosiddetta "legge sulla blasfemia"), è stato registrata il 19 febbraio 2018 alla stazione di polizia di Shahdara, sobborgo alla periferia nord di Lahore, dopo che il caso era scoppiato e circa tremila attivisti e militanti avevano bloccato le strade, chiedendo l'arresto e l'impiccagione pubblica dell'accusato.
Secondo la denuncia, Patras Masih, residente a Shahdara e impiegato in una banca locale, gestiva un gruppo sul social network Facebook, dove aveva caricato contenuti blasfemi, che hanno ferito i sentimenti religiosi dei musulmani. Patras Masih si difende affermando che alcuni giorni prima aveva smarrito il suo telefono cellulare e che qualcun altro avrebbe pubblicato quei contenuti ritenuti blasfemi.
Come riferito a Fides, l'uomo è riuscito a salvarsi da un linciaggio, fuggendo poco prima che una folla inferocita facesse irruzione nella sua casa. I manifestanti si sono spostati poi verso il centro del quartiere dove hanno organizzato un sit-in per alcune ore, protestando sotto la guida dei leader del gruppo "Tehreek-e-Labaik Pakistan" (TLP) che denunciavano la blasfemia sui social media. Quando la polizia è intervenuta per sedare gli animi, il giovane si è costituito e una denuncia ufficiale (First Information Report) è stata registrata contro di lui. A quel punto i manifestanti si sono dispersi pacificamente.
Ieri si sono vissute ore di tensione: i cristiani residenti dell'area erano spaventati perché alcuni estremisti hanno minacciato di attaccare e incendiare le case dei cristiani, ma la polizia ha mantenuto il controllo della situazione, pattugliando il quartiere.
Sardar Mushtaq Gill, avvocato cristiano e difensore dei diritti umani nota all'Agenzia FIdes: "L'accusa di blasfemia è una questione sempre molto delicata in Pakistan e gli accusati diventano un facile obiettivo per gli estremisti, che fomentano le folle, specialmente se gli imputati non sono musulmani. Una folla inferocita può linciare qualsiasi accusato, prima che se ne accertino le presunte responsabilità. Queste leggi sulla blasfemia dovrebbero essere abrogate per tutelare lo stato di diritto in Pakistan". (PA) (Agenzia Fides 20/2/2018)

MESSICO - Escalation di violenza, le suore fuggono: chiude una scuola

La scuola cattolica Morelos de Chilapa è stata chiusa dopo che le religiose che la gestivano, Hermanas de Guadalupe, hanno lasciato il luogo: lo riferisce all'Agenzia Fides il Vescovo della diocesi di Chilpancingo-Chilapa, Guerrero (Messico), Mons. Salvador Rangel Mendoza, OFM. L'abbandono delle suore è dovuto al fatto che i genitori e una delle sorelle di una delle religiose sono stati giustiziati, ha riferito il presule, esprimendo preoccupazione e amarezza.
La scuola accoglieva 500 ragazzi tra scuola elementare e secondaria, che adesso rimarranno senza istruzione scolastica. Anche la diocesi di Ciudad Altamirano ha inviato a Fides un comunicato che esprime solidarietà con la diocesi di Chilpancingo-Chilapa e con l'arcidiocesi di Acapulco dopo gli episodi di violenza che hanno causato la fuga di intere famiglie dalla zona.
"Negli ultimi giorni si sono verificati molti omicidi: i poliziotti a San Miguel Totolapan; i parenti di una delle suore appartenenti alla Congregazione religiosa che amministrava la scuola Morelos a Chilapa; il 5 febbraio, l'omicidio di padre Iván Añorve Jaimes dell'Arcidiocesi di Acapulco e del Padre Germaín Muñiz García della diocesi di Chilpancingo-Chilapa, l'insegnante che li ha accompagnati e di tante altre persone innocenti. Il Signore ci chiama a meditare sul valore della vita e della pace. Chiediamo alle autorità di condurre un'indagine approfondita, per individuare i responsabili di tutte queste azioni violente e applicare le sanzioni previste dalla legge", si legge nel comunicato pervenuto a Fides.
Secondo la stampa locale, il crimine organizzato della zona di Guerrero vuole comandare ad ogni costo su tutte le istituzione presenti nel territorio, Chiesa cattolica inclusa. Qualsiasi voce di giustizia o di tutela della vita della comunità locale sarà bersaglio delle bande: così si comprende l'aumento degli omicidi e l'escalation di violenza delle ultime settimane. (CE) (Agenzia Fides, 16/02/2018)

CONGO RD - I Vescovi: "In atto una campagna di diffamazione della Chiesa mentre il Paese si prepara al voto"

"Denunciamo la campagna di screditamento e di diffamazione della Chiesa cattolica e della sua gerarchia", afferma la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) nella dichiarazione pubblicata al termine dell'Assemblea Plenaria Straordinaria, tenutasi a Kinshasa dal 15 al 17 febbraio. I Vescovi della Repubblica Democratica del Congo si dicono "profondamente preoccupati per i fatti molto gravi e gli atteggiamenti ostili" mentre il Paese si prepara alle elezioni presidenziali e legislative prevista il 23 dicembre.
Il documento, giunto all'Agenzia Fides, denuncia "la repressione sanguinosa" delle manifestazioni pacifiche del 31 dicembre 2017 e del 21 gennaio 2018, promosse dal Comitato Laico di Coordinamento (CLC), un'organizzazione laicale cattolica. "Perché così tanti morti, feriti, arresti, rapimenti, attacchi a parrocchie e a comunità ecclesiastiche, umiliazioni, torture, intimidazioni, profanazioni di chiese, divieti di pregare?" denunciano i Vescovi, che ricordano che i manifestanti chiedevano pacificamente l'applicazione integrale dell'Accordo del 31 dicembre 2016, mediato dalla CENCO e volto a portare il prima possibile il Paese alle elezioni.
"La comunità nazionale e internazionale è testimone di una serie di campagne d'intossicazione, di discredito e di diffamazione volta a indebolire la forza morale della Chiesa, particolarmente di Sua Eminenza il Cardinale Laurent Monsengwo, (Arcivescovo di Kinshasa), e a distogliere l'attenzione della popolazione dai veri problemi" afferma la dichiarazione.
A preoccupare i Vescovi vi è inoltre l'estensione delle zone di insicurezza in diverse province: "nel Grand Kasai, nel Nord e Sud Kivu, nell'Ituri, la presenza di assalitori che seminano la morte e la desolazione fa pensare alla messa in esecuzione di un piano di occupazione e di balcanizzazione costantemente denunciato" scrivono i Vescovi. "A questo stadio del processo elettorale si ha il diritto di chiedersi: a chi giova la destabilizzazione del Paese?".
Le tensioni sono accresciute dalla mancata attuazione nella loro interezza degli Accordi del 31 dicembre 2016, soprattutto per quel che concerne la libertà di stampa, la liberazione dei prigioni politici e il ritorno in patria degli oppositori esiliati all'estero, e per le polemiche sulle macchine elettorali elettroniche previste dalla Commissione Elettorale Indipendente (CENI). L'opposizione, la società civile e alcuni partner internazionali della RDC affermano che questi strumenti, volti a velocizzare le operazioni di voto e il loro conteggio, rappresentino più un problema che una soluzione, per il timore che siano utilizzati per truccare le elezioni.
La CENCO riafferma l'urgenza di andare a votare nel 2018 e chiede l'applicazione integrale dell'Accordo di San Silvestro, permettendo la libertà di espressione e di manifestazione, e la liberazione di coloro che sono stati arrestati nel corso delle precedenti manifestazioni.
"A dieci mesi dal voto, facciamo ancora appello alla responsabilità delle persone e delle istituzioni incaricate della preparazione e dell'organizzazione delle elezioni nel supremo interesse della Nazione. Con l'intercessione della Santa Vergine Maria, Nostra Signora del Congo e Regina della pace, Dio benedica la Repubblica Democratica del Congo e il suo popolo" concludono i Vescovi. (L.M.) (Agenzia Fides 20/2/2018)