2018 02 07 MESSICO - Uccisi due sacerdoti nello stato di Guerrero SIRIA - Damasco, colpi di mortaio sul Patriarcato siro ortodosso TURCHIA - Il Papa incontra il presidente Turco nell'anniversario della uccisione di don Santoro VATICANO Patriarca Sako parl

Fonte:
CulturaCattolica.it
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MESSICO - Uccisi due sacerdoti nello stato di Guerrero

Due sacerdoti sono stati uccisi in un agguato lungo la strada Taxco-Iguala, nello stato messicano di Guerrero, alle prime ore di lunedì 5 febbraio.
Si tratta di don Ivan Jaimes, 37 anni, dell'arcidiocesi di Acapulco, che era il pastore del comune di Las Vigas, e di don Germain Muniz Garcia, 39 anni, parroco di Mezcala, della diocesi di Chilpancingo-Chilapa. Don Ivan era anche un musicista conosciuto nell'ambito della musica religiosa.
Secondo le informazioni pervenute all'Agenzia Fides, i due sacerdoti viaggiavano su una vettura insieme ad altre quattro persone, di ritorno da Juliantla, dove avevano partecipato alla festa della Vergine della Candelora, quando un veicolo di colore rosso ha bloccato loro la strada. Uomini armati hanno aperto il fuoco contro di loro, uccidendo i due sacerdoti che erano davanti e ferendo tre persone che viaggiavano con loro, mentre l'ultima passeggera è rimasta illesa. La polizia ha trovato a circa un chilometro dal posto dell'agguato, un veicolo dentro al quale c'era una cartucciera di tipo militare e un portafucile.
Il portavoce della diocesi di Chilpancingo-Chilapa, Benito Cuenca, ha condannato l'attacco ai sacerdoti, ricordando che negli ultimi 5 anni sono sei i sacerdoti assassinati a Guerrero, e ha invitato sacerdoti e religiosi a prendere le opportune precauzioni per salvaguardare la propria integrità fisica, anche se lo stesso lavoro pastorale li mette a rischio. Anche il Vescovo di Chilpancingo-Chilapa, Sua Ecc. Mons. Salvador Rangel Mendoza, ha definito la morte dei due sacerdoti "una grande perdita per tutta la Chiesa, per le due diocesi, per le loro famiglie" ed ha invitato tutti i fedeli a pregare per il loro riposo eterno, lanciando un energico appello alle autorità a tutti i livelli perché assicurino la pace in Messico e nello stato di Guerrero.
L'Arcidiocesi di Acapulco, in un comunicato ha espresso la sua costernazione per il crimine e ha invitato a non smettere di impegnarsi per la costruzione della pace, supplicando con insistenza il Signore "per la conversione di coloro che, dimenticando che siamo fratelli, commettono questi crimini". (SL) (Agenzia Fides 06/02/2018)

SIRIA - Damasco, colpi di mortaio sul Patriarcato siro ortodosso provocano morti e feriti

Colpi di mortaio lanciati verso il centro di Damasco dai gruppi armati che ancora controllano i sobborghi orientali della città hanno colpito l'area del Patriarcato siro ortodosso, nel quartiere di Bab Tuma, provocando almeno due morti e tre feriti. Il lancio di artiglieria è avvenuto nella giornata di lunedì 5 febbraio, e ha raggiunto zona nei pressi della cattedrale siro-ortodossa di San Giorgio, dove un gruppo di volontari russi aveva da poco distribuito pacchi di aiuti alla popolazione locale. I colpi di artiglieria lanciati contro la Città Vecchia di Damasco rappresentano l'ennesima conferma che, al di là dei proclami e del calo di attenzione da parte dei media internazionali, il conflitto in Siria è ancora in atto e continua a interessare anche la Capitale. A gennaio, i quartieri della Città Vecchia di Damasco, dove sono concentrate le chiese e le sedi dei Patriarcati, sono stati raggiunti a più riprese da lanci di razzi e colpi di mortaio provenienti dal sobborgo di Ghūta, che il 22 gennaio avevano provocato 9 morti - in gran parte studenti che uscivano da scuola - e più di venti feriti. (GV) (Agenzia Fides 6/2/2018).

Il Papa ha incontrato il presidente Turco Erdogan nell'anniversario del martirio di don Santoro (avvenuto in Turchia il 5 febbraio 2006) e subito dopo ha incontrato i vescovi del Patriarcato Caldeo guidati da Sua Beatitudine Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei - Iraq.
Non credo al caso né alle coincidenze: basta ascoltare.

VATICANO - Imparare il coraggio dei cristiani perseguitati

Il Patriarca Sako parla dell'incontro tra i presuli caldei e Papa Francesco: "Come cristiani, abbiamo sentito in maniera molto forte la sua vicinanza. Noi siamo un piccolo gregge, abbiamo tanta forza anche per la Chiesa universale"
"Siamo colpiti dalla preoccupazione del Papa per la situazione in questa parte del mondo. E' a conoscenza sia della situazione in Turchia ma anche di quella in Iraq, Iran e Siria. Come cristiani, abbiamo sentito in maniera molto forte la sua vicinanza".
Queste le parole di Sua Beatitudine Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei - Iraq - in visita "ad Limina Apostolorum" con i Presuli Caldei e ricevuti ieri in Udienza, subito dopo l'incontro tra Papa Francesco e il presidente turco Erdogan.

Mons. Sako, così ha descritto l'atteggiamento del Pontefice sulla tragica situazione dei cristiani in Oriente:
"Ci ha anche detto, qualora avessimo una qualche iniziativa o proposta da presentare, di venire a comunicargliela, e che sono pronti a fare tutto ciò che è possibile per noi. Questo ci ha dato tanta speranza e anche tanta forza. Perché a volte noi pensiamo che siamo così lontani - questi "cristiani di Oriente" che cosa sono - ma non fa niente... Noi siamo un piccolo gregge: abbiamo tanta forza anche per la Chiesa universale. Dunque, le altre Chiese devono rivedere la loro posizione e la loro fede riguardo questi cristiani perseguitati. Questi cristiani sono confessori della fede: cosa aspettiamo ancora, dunque?

Un primo passo quale potrebbe essere?
La Chiesa cattolica, l'Occidente, devono onorare e rispettare questi cristiani più di prima: evitare tutta questa burocrazia e questo meccanismo che non funziona più. Lo abbiamo sentito da parte del Papa e anche oggi, insieme alla Congregazione per le Chiese orientali, abbiamo parlato apertamente - tutti i vescovi - e abbiamo vissuto un momento di sinodalità, ma anche con il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Era un momento per noi al fine di rivedere i rapporti con i musulmani. Il cardinale Prefetto ci ha detto che ciò che li ha colpiti è questa volontà dei cristiani di rimanere, nonostante tutto".

Che cosa spera, non solo per la sua gente e per i cristiani in Occidente?
"Per la nostra gente spero che rimangano nei loro Paesi. Ma questo è più difficile se la Chiesa occidentale, e la Santa Sede soprattutto, non ci appoggiano. Penso che la Curia debba fare molto per questi cristiani in Iraq, in Iran e in Siria: per far sì che essi restino. I cristiani dell'Occidente devono imparare il coraggio di questi cristiani iracheni, il loro senso della famiglia e della comunione: questo devono imparare da noi". (Emanuela Campanile RV 05 02 2018)

TURKIA - Mons Bizzeti: in Turchia vivo il ricordo di don Santoro

A dodici anni dall'uccisione di don Andrea Santoro, il Vicario apostolico in Anatolia torna sull' eredità del sacerdote e sulla situazione dei cristiani in Turchia. Della vocazione di don Andrea parla invece il suo viceparroco don Marco.

E' un ricordo forte di popolo, di Chiesa, di fedeli e di amici, quello che sta emergendo a Roma in queste ore a dodici anni dall'uccisione di Don Andrea Santoro, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma e missionario in Turchia dove è stato assassinato il 5 febbraio 2006 nella chiesa di S. Maria a Trabzon mentre pregava.

Testimone della fede e martire
"Questo esempio e tanti altri ci sostengano nell'offrire la nostra vita come dono d'amore ai fratelli, ad imitazione di Gesù", disse il Papa ricordando il sacerdote durante l'udienza generale del Triduo pasquale del 2015. "Un eroico testimone dei nostri giorni", secondo le parole di Francesco, ma anche secondo la testimonianza del Vicario apostolico dell'Anatolia, mons Paolo Bizzeti, che intravede il pericolo per il futuro legato al calo delle vocazioni nel Vicariato di Anatolia e all'assenza di persone che diano continuità al ruolo coperto da don Andrea.

In Turchia più riconoscimento alla Chiesa cattolica
Guardando all'incontro odierno tra il presidente turco Erdogan e il Papa, mons Bizzeti esprime l'auspicio che segni un passo in avanti nel riconoscimento della Chiesa cattolica anche nelle sue istituzioni di base. "Il problema" spiega mons Bizzeti "è che manca una conoscenza autentica del cristianesimo in Turchia. Il 90% non conosce il cattolicesimo reale: qui non si tratta di fare proselitismo, ma di raccontare la propria fede. E' dalla mancata conoscenza che nascono i fraintendimenti". Nelle parole del Vicario apostolico anche la situazione della piccola città dove è stato ucciso don Andrea, ancora molto tesa, e la realtà dei cristiani in tutta la Turchia: "bisogna disinnescare", sottolinea, "la spirale che toglie la libertà di stampa e di espressione e non dà i mezzi giuridici anche ad una minoranza come la nostra per potersi esprimere".

Sacerdote legato alla diocesi e in intimo rapporto con Dio
Cosa ha lasciato ai sacerdoti romani e alla sua diocesi don Andrea Santoro? La testimonianza arriva dal suo viceparroco nella Chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio, che ora si prepara ad accogliere la salma del sacerdote ucciso dopo la traslazione dal Verano.
Don Marco Vianello racconta della cura di don Andrea per le piccole cose, le piccole iniziative e i rapporti. "Quanto ha fatto in Turchia era solito farlo a Roma nei nostri quartieri, dove dava peso ad ogni cosa anche piccola: non era però un attivista. Andrea mi ha fatto capire che lo spendersi per il proprio popolo richiede un legame forte con Dio, nel raccoglimento, nell'Adorazione e nella meditazione della Parola".
Don Andrea, pronto a dare la vita
Don Marco racconta quanto la vocazione di don Andrea fosse al dialogo anche con chi è ostile. "Don Andrea sapeva delle difficoltà che avrebbe incontrato in Turchia, e spesso", dice don Marco, "ci raccontava di tutti gli ostacoli superati in un Paese in cui l'impegno non era annunciare, ma testimoniare in silenzio e in preghiera. Ma la sua vocazione era più grande. Sapeva ed era pronto a dare la vita per il prossimo".
(Gabriella Ceraso RV 05 02 2018)