2018 01 03 VATICANO - I missionari uccisi nell’anno 2017

NIGERIA Uccise almeno 16 persone alla Messa di mezzanotte EGITTO -Strage davanti a una chiesa copta CONGO RD – Repressa con morti manifestazione dei laici cattolici HAITI - Sacerdote aggredito e ucciso per rapina VATICANO - I missionari uccisi nell’anno 2017
Fonte:
CulturaCattolica.it
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NIGERIA - Uccise almeno 16 persone alla Messa di mezzanotte
All’uscita dalla Messa un gruppo di uomini armati ha aperto il fuoco su alcuni fedeli che stavano uscendo da una chiesa nella città di Omoku, nella notte tra il 31 e il 1°.

Uomini armati hanno aperto il fuoco su un gruppo di fedeli che tornavano dalla Messa di mezzanotte, a fine anno, nella città di Omoku, nei pressi di Port Harcourt, nel sud della Nigeria, uccidendo almeno 16 persone.
Molti dei dettagli vanno ancora chiariti e quello che si sa finora è stato reso noto da una fonte della polizia e da un parente di una delle vittime.

«Diverse persone sono morte sul posto e altre 12, ferite da colpi di arma da fuoco, sono state trasferite in ospedale per le cure», ha detto un poliziotto sotto anonimato.
Il responsabile per l’informazione di polizia dello Stato di Rivers, Nnamdi Omoni, non ha confermato al momento il bilancio delle vittime, ma ha riferito che è stata lanciata dalle autorità «una caccia all’uomo per assicurarsi che i banditi vengano arrestati e processati». Le autorità locali hanno anche offerto una ricompensa di 200 milioni di mairas, pari a circa 450.000 euro, a chi dia informazioni che portino alla cattura dei responsabili, la cui identità è ignota.
Vanno ancora verificate una serie di informazioni riguardanti l’attacco avvenuto nella città nigeriana di Omoku. In ogni caso, stando a quanto riportato dal Nigeria Independent, gli assalitori hanno effettuato un attacco coordinato contro i cristiani che ritornavano dai servizi religiosi in due luoghi diversi, a Kirigani e Oboh, aree della comunità di Aligwu. Finora non ci sono state rivendicazioni da parte di gruppi terroristici. (Redazione Internet martedì 2 gennaio 2018 AVVENIRE)

STRAGE DI COPTI IN EGITTO

«Esprimo la mia vicinanza ai fratelli copti ortodossi d’Egitto», «il Signore accolga le anime dei defunti, sostenga i familiari, i feriti e l’intera comunità e converta i cuori dei violenti».
Con queste parole, pronunciate durante l’Angelus dell’ultimo giorno del 2017, papa Francesco ha ricordato le vittime del duplice attacco perpetrato contro la minoranza dal braccio locale del Daesh a Helwan, nella periferia sud del Cairo.

EGITTO -Strage davanti a una chiesa copta. Il Vescovo Antonios Mina: “vogliono spegnere i nostri sorrisi nei giorni di festa”

Il Cairo (Agenzia Fides) - Un assalto armato alla chiesa di Mar Mina, realizzato nel sobborgo di Helwan a sud del Cairo, da almeno due terroristi nella mattinata di venerdì 29 dicembre, ha provocato diverse vittime anche tra i civili. “Al momento” riferisce all’Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico emerito di Guizeh “sembrano accertate le morti di un poliziotto, di sei civili e di uno dei due attentatori. L’altro attentatore è stato ferito e portato in ospedale. Ci sarebbero almeno quattro altri feriti”. Altre fonti governative, rilanciate dai media nazionali e internazionali, parlano di almeno dieci vittime.
L’ennesimo attentato contro una chiesa copta cade nei giorni in cui i copti ortodossi si preparano alla veglia di Capodanno e poi a celebrare il Natale. Nei giorni scorsi (vedi Fides 20/12/2017) era già stata annunciata la presenza del Presidente Abdel Fattah al Sisi alla messa natalizia, che seguendo il calendario copto sarà celebrata nella notte tra il 6 e il 7 gennaio dal Patriarca copto Tawadros II nella cattedrale copta (ancora in costruzione) della nuova Capitale amministrativa egiziana che sta sorgendo ai margini della metropoli del Cairo. “Purtroppo” sottolinea Anba Antonios Mina “per noi i morti rischiano di diventare numeri. Rischiamo di abituarci agli attentati, e il nostro cuore rischia di diventare di pietra. non pensiamo più alle vite che sono dietro i numeri, a quanta tristezza entra dentro quelle case, a rovinare la serenità delle famiglie, proprio nell’imminenza dei giorni di festa. Non è vero che i terroristi fanno gli attentati per spaventare i turisti: loro vogliono cancellare il nostro sorriso. Vogliono che viviamo tutti nella tristezza. Per questo, adesso, custodire i nostri cuori e ravvivare la nostra gioia è un miracolo che può fare solo Gesù”. (GV) (Agenzia Fides 29/12/2017).

COMMENTO

Cristiani nel mirino dei terroristi perché sono il vero baluardo contro la sharia
Gli islamisti accusano i cristiani di essere i responsabili della destituzione di Morsi nel 2013 e di ostacolare l’applicazione della sharia.
Di MARK SWEHA

(…) L’attentato ha un retroterra politico ben preciso. Ogni Natale e Pasqua si verifica un drammatico attentato contro i copti in Egitto. Questo perché lo stato egiziano sta combattendo una battaglia contro il terrorismo islamico che continuamente si alimenta e si rafforza nei paesi devastati della regione. Negli ultimi anni l’Egitto ha fronteggiato una serie di attacchi contro le sue forze di sicurezza, specialmente nel nord del Sinai, al confine con la striscia di Gaza, e nel deserto occidentale al confine con la Libia. Anche i cristiani copti sono stati obbligati ad abbandonare queste zone dopo varie minacce. I gruppi jihadisti accusano i cristiani di essere la prima fazione popolare responsabile della destituzione del presidente islamista Mohamed Morsi nel 2013 e di rappresentare l’ostacolo maggiore all’applicazione della legge islamica.
(31 DICEMBRE 2017 ILSUSSIDIARIO.NET)

La mano dell’Isis aiuta quella dei Fratelli musulmani
Di PAOLO BRANCA

(…) Quanto accaduto deve comunque far riflettere sul clima che c’è in Egitto, un paese dove la Fratellanza musulmana e il regime si confrontano per il controllo del territorio”, spiega Paolo Branca, arabista, professore ordinario nell’Università Cattolica di Milano.
Professore, perché in Egitto sono i copti, più dei cattolici, ad essere nel mirino dei terroristi?
I cristiani cattolici in Egitto sono un’infima minoranza della minoranza. Ma i copti ortodossi sono stati la maggioranza degli egiziani per i primi sei secoli del cristianesimo, pensiamo al ruolo di Alessandria come centro irradiatore del vangelo insieme ad Antiochia e Gerusalemme, ben prima di Roma, fino alla conquista arabo-musulmana; e restano la più grande comunità cristiana autoctona nel mondo arabo.
Lo stato islamico ha rivendicato l’attentato.
Va comunque osservato che Helwan è un enorme sobborgo del Cairo in cui da tempo la Fratellanza musulmana e il regime si confrontano per il controllo del territorio. Un contesto ideale per i seminatori d’odio. Il popolo egiziano è lontano da questi estremismi, che possono tuttavia essere strumentalizzati da qualsiasi governo per giustificare politiche repressive e liberticide, come del resto è accaduto durante gli anni di piombo anche dalle nostre parti.
E’ stato l’Isis a colpire, ma in Egitto gli attentati contro i copti precedono la nascita dell’Isis. Perché?
I Fratelli musulmani non possono essere definiti tout-court un movimento terrorista, ma hanno sempre avuto un “braccio armato”, che ancora una volta si potrebbe paragonare alle Brigate rosse o ad altri gruppi eversivi che potevano anche essere definiti “compagni che sbagliano”, ma condividevano la stessa analisi di altri meno favorevoli alla lotta armata. (…)
(30 DICEMBRE 2017 ILSUSSIDIARIO.NET)
DRAMMATICA SITUAZIONE IN CONGO.
Gli avvenimenti

28/12/2017 CONGO RD - Protesta della campane: la giustizia convoca il suo ideatore, p. Tshomba

Sulla scia di una denuncia per “schiamazzi notturni”, p. Vincent Tshomba, uno dei decani della Chiesa cattolica di Kinshasa, è stato chiamato a comparire il 27 dicembre dalla giustizia congolese. P. Tshomba, aveva chiesto a tutti i sacerdoti di Kinshasa di suonare le campane per 15 minuti ogni settimana per chiedere l’applicazione dell’Accordo di San Silvestro, comprese le dimissioni del presidente Joseph Kabila di cui il mandato è scaduto alla fine del 2016 (vedi Fides 12/12/2017).
Gli Accordi di San Silvestro prevedevano la creazione di un governo di unità nazionale incaricato di preparare le elezioni presidenziali entro il 2017. Nel frattempo Kabila sarebbe rimasto Presidente ad interim. L’esecutivo nato nel maggio 2017 non include però una parte importante dell’opposizione, mentre il 5 novembre la Commissione Nazionale Elettorale Indipendente (CENI) ha annunciato che le elezioni presidenziali, legislative, provinciali e locali si terranno il 23 dicembre 2018 (vedi Fides 6/11/2017). Ciò permette a Kabila di rimanere al potere ancora per almeno un anno.
L’iniziativa dei parroci vuole rispondere alla richiesta dei Vescovi congolesi, che a fine novembre avevano lanciato un appello al rispetto degli Accordi di San Silvestro. I Vescovi prendendo atto della nuova data delle elezioni, avevano affermato di”essere profondamente delusi di ritrovarsi nello stesso contesto di tensioni della fine del 2016 e avevano avvertito che “il popolo non tollererà che questo si ripeta nel 2018” (vedi Fides 28/11/2017). La Conferenza Episcopale congolese (CENCO) ha ribadito l’esigenza di applicare le intese e ha chiesto la tenuta di elezioni credibili e trasparenti in un tempo ragionevole. (L.M.) (Agenzia Fides 28/12/2017)

2/1/2018 CONGO RD - Repressa manifestazione dei laici cattolici

Secondo fonti di stampa la polizia avrebbe fatto irruzione in alcune chiese durante la messa domenicale, sparando candelotti lacrimogeni. Negli scontri avvenuti a Kinshasa e a Kananga vi sarebbero stati otto morti.
Il Comité Laïc de Coordination (CLC) è un’associazione di laici cattolici che aveva annunciato il 17 dicembre la tenuta di una seria di manifestazioni di protesta pacifica in tutto il Paese domenica 31 dicembre, con lo scopo di chiedere l’applicazione delle misure di distensione previste dall’Accordo di San Silvestro firmato con la mediazione della Conferenza Episcopale Congolese (CENCO) il 31 dicembre 2016.
Ad un anno esatto dalla firma dell’intesa, la CLC intendeva così rimarcare la sua mancata applicazione. “Anche se la legge elettorale è stata votata, anche se il calendario elettorale è stato accettato- ha affermato Léonnie Kandolo, uno dei membri della CLC- non dimentichiamo che questo ha talmente precondizioni che devono essere soddisfatte, che non c’è davvero alcuna possibilità che il calendario venga rispettato”, riferendosi alle elezioni annunciate per il 23 dicembre 2018 (vedi Fides 6/11/2017).
Kandolo sottolinea che non solo non si sono tenute le elezioni presidenziali nel 2017, come previsto dagli Accordi del 31 dicembre 2016 ma pure i provvedimenti di distensione da esso previsti non sono stati applicati, citando ad esempio la liberazione di prigionieri politici e di opinione. “Alcuni sono stati amnistiati, ma sono ancora in carcere. Vi sono inoltre coloro che sono in esilio e che non possono rientrare” ha detto.
In un comunicato inviato alla stampa il 20 dicembre , il comitato di coordinamento dei laici ha insistito sulla natura pacifica di questo evento. Il CLC invitava la popolazione a respingere ogni forma di violenza: nessun copertone bruciato, nessuna barricata, nessun commento violento, nessun insulto, nessun lancio di pietre e altri proiettili, nessun atto di vandalismo.
I manifestanti erano stati invitati a non considerare poliziotti, militari e altri funzionari della sicurezza come nemici. (L.M.) (Agenzia Fides 2/1/2018)

CONGO RD - Marcia repressa nel sangue; “Un serio attacco alla libertà di culto e di manifestazione” dice il Segretario Generale della CENCO

“Un serio attacco alla libertà di culto e di manifestazione” così don Donatien Nshole, Segretario Generale della CENCO (Conferenza Episcopale Nazionale Congolese) ha qualificato l’assalto alla manifestazione del 31 dicembre da parte della polizia. Don Nshole, che conferma l’arresto di alcuni preti, deplora la perdita di vite umane. “Siamo ancora più tristi perché ci troviamo in una situazione di tensione come alla fine del 2016, quando grazie all’ottimo lavoro era stato trovato un buon risultato. Bastava applicare l’accordo in buona fede per potere passare la fine dell’anno in modo pacifico” ha detto don Nshole, facendo riferimento all’accordo del 31 dicembre 2016, raggiunto con la mediazione dei Vescovi che doveva superare l’impasse creatasi per la mancata tenuta delle elezioni presidenziali, dopo che il 20 dicembre 2016 era scaduto il secondo e ultimo mandato del Presidente Joseph Kabila.
Proprio per chiedere, oltre l’effettiva attuazione di tutte le misure di distensione dell’Accordo di San Silvestro, una dichiarazione pubblica del Presidente Joseph Kabila che non si ricandiderà alla sua successione, i cattolici laici del Comité Laïc de Coordination (CLC) avevano organizzato domenica 31 dicembre la marcia pacifica, che era stata sostenuta da diversi partiti politici, i quali avevano invitando i loro simpatizzanti a parteciparvi.

Secondo quanto riferiscono all’Agenzia Fides diverse testimonianze raccolte a Kinshasa, dall’annuncio della marcia, che era stato notificato al governatore della città, erano state lanciate minacce di ogni genere contro la Chiesa cattolica e ai suoi fedeli. La notte del 30 dicembre, per esempio, verso le 9 di sera, persone non identificate hanno gettato gas lacrimogeni contro la parrocchia di Sainte Anne, nel centro della città.
Dall’alba di domenica 31 dicembre tutte le parrocchie della capitale sono state assediate dalla polizia e dai soldati armati, che hanno impedito ai fedeli di accedere alle chiese, o hanno permesso loro di entrare per disperderli alla fine della messa. “Ci hanno impedito di entrare nel complesso della parrocchia. Ci è voluto l’intervento degli agenti di MONUSCO (Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo) perché ci lasciassero entrare. Alcuni di noi però erano già tornati a casa. Non abbiamo nemmeno raggiunto un terzo del solito numero per questa Messa “, dice un fedele della parrocchia di Sainte Anne, al termine della messa delle 7.
Ogni tentativo di marciare è stato quindi represso con la violenza, facendo nella sola capitale almeno sette morti, diversi feriti e quasi 150 arresti tra cui alcuni sacerdoti secondo le fonti della MONUSCO. La polizia ha attaccato i fedeli che hanno osato iniziare la marcia e hanno anche profanato i luoghi di culto. Ad esempio nella parrocchia Saint Kizito Kingabwa in cui il sacerdote è stato linciato in sacrestia; in quella della Madonna di Fatima, dove un vicario è stato attaccato fisicamente nel cortile parrocchiale, dicono a Fides fonti ecclesiali. Nella Parrocchia di Saint Michel a Bandalungwa, dove Vital Kamerhe – un oppositore politico – stava partecipando alla messa, sono stati scagliati dei gas lacrimogeni durante la funzione religiosa.
Oltre che nella capitale, la marcia era stato organizzata, e poi repressa, in altre città come Bukavu, Goma, Kananga, e Lubumbashi. (M.B.) (L.M.) (Agenzia Fides 2/1/2017)

HAITI - Sacerdote aggredito e ucciso per rapina
Padre Joseph Simoly, 54 anni, haitiano, è stato aggredito giovedì 21 dicembre poco distante dalla sua abitazione, sulla strada di Frères, comune di Pétion-Ville, da tre individui armati a bordo di una moto. Secondo le informazioni diffuse dalla polizia locale, il sacerdote aveva appena fatto un prelevamento in banca, quando è stato aggredito e raggiunto dai colpi di arma da fuoco sparati dai malviventi, che gli hanno rubato il portafoglio. Soccorso e trasportato all’Haitian Community Hospital (HCH), il sacerdote non è sopravvissuto alle ferite ed è spirato poco dopo mezzogiorno. Padre Simoly era noto per la sua capacità oratoria, ed era stato uno dei celebranti della novena dell’Immacolata Concezione, tenutasi a Port-au-Prince dal 30 novembre all’8 dicembre 2017.
Purtroppo il tragico copione sembra ripetersi: negli ultimi anni tre missionari sono stati uccisi ad Haiti in circostanze analoghe, segno di una situazione sociale ed economica particolarmente grave. Un anno fa, il 2 settembre, era stata uccisa suor Isabel Solá Matas, missionaria spagnola delle Religiose di Gesù-Maria (RJM), che lavorava ad Haiti da molti anni impegnata con le fasce più umili e povere. Anch’essa raggiunta da due colpi di arma da fuoco durante un furto, mentre era alla guida della sua automobile in una strada centrale della capitale haitiana. Vennero rubati la sua borsa e altri oggetti personali (vedi Agenzia Fides 3/9/2016). Il 24 aprile 2013 venne ucciso, ancora nella capitale, padre Richard E. Joyal, missionario canadese della Società di Maria. Era uscito dalla banca con del denaro contante quando due uomini su una moto gli si sono avvicinati, gli hanno strappato il pacchetto che portava sotto il braccio e gli hanno sparato tre volte alla schiena (vedi Agenzia Fides 26/04/2013). Anche l’operatore della Caritas Julien Kénord venne ucciso l’8 ottobre 2010 in seguito ad un tentativo di rapina. Aveva infatti appena riscosso un assegno in una banca locale, quando fu aggredito a colpi di arma da fuoco da sconosciuti.
Secondo il conteggio effettuato dall’Agenzia Fides, l’America è per il nono anno consecutivo il continente in cui si registra il numero più elevato di missionari uccisi. (SL) (Agenzia Fides 23/12/2017)

VATICANO - I missionari uccisi nell’anno 2017

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Nell’anno 2017 sono stati uccisi nel mondo 23 missionari: 13 sacerdoti, 1 religioso, 1 religiosa, 8 laici. Secondo la ripartizione continentale, per l’ottavo anno consecutivo, il numero più elevato si registra in America, dove sono stati uccisi 11 operatori pastorali (8 sacerdoti, 1 religioso, 2 laici), cui segue l’Africa, dove sono stati uccisi 10 operatori pastorali (4 sacerdoti, 1 religiosa, 5 laici); in Asia sono stati uccisi 2 operatori pastorali (1 sacerdote, 1 laico). Dal 2000 al 2016, secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, sono stati uccisi nel mondo 424 operatori pastorali, di cui 5 Vescovi.

L’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti gli operatori pastorali morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Per questo si preferisce non usare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro, e che cerchiamo comunque di documentare in questo stesso contesto annuale.

Molti operatori pastorali sono stati uccisi durante tentativi di rapina o di furto, compiuti anche con ferocia, in contesti di povertà economica e culturale, di degrado morale e ambientale, dove violenza e sopraffazione sono assurte a regola di comportamento, nella totale mancanza di rispetto per la vita e per ogni diritto umano. A tutte le latitudini sacerdoti, religiose e laici condividono con la gente comune la stessa vita quotidiana, portando il valore specifico della loro testimonianza evangelica come segno di speranza. Gli uccisi sono solo la punta dell’iceberg, in quanto è sicuramente lungo l’elenco degli operatori pastorali, o dei semplici cattolici, aggrediti, malmenati, derubati, minacciati, come quello delle strutture cattoliche a servizio dell’intera popolazione, assalite, vandalizzate o saccheggiate. Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’Agenzia Fides, deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo. Raramente gli assassini di preti o suore vengono individuati o condannati. Esemplificativa la condanna del mandante dell’assassinio del missionario gesuita spagnolo Vicente Canas, ucciso in Brasile nel 1987. Nel primo processo, celebrato nel 2006, gli imputati vennero assolti per mancanza di prove; il nuovo processo del 29 e 30 novembre, ha portato alla condanna del mandante, unico sopravvissuto degli imputati. (SL) (Agenzia Fides 28/12/2017)

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Il testo completo dello speciale -> http://www.fides.org/it/attachments/view/file/Missionari_uccisi_2017_def.doc