2017 12 20 Pakistan, India, Iraq

PAKISTAN – Un terribile attentato kamikaze ha colpito la chiesa metodista Bethel Church a Quetta
INDIA – Minacce degli estremisti indù alle scuole cristiane in vista del Natale
IRAQ – A Mosul tornano “simboli” del Natale e luminarie, ma non i cristiani
Fonte:
CulturaCattolica.it
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PAKISTAN Un terribile attentato kamikaze ha colpito la chiesa metodista Bethel Church a Quetta

Un terribile attentato kamikaze domenica 17 dicembre ha colpito la chiesa metodista Bethel Church a Quetta, capitale della provincia del Beluchistan. Tredici persone sono morte e cinquantasei sono rimaste ferite, nove delle quali sono in condizioni critiche. Quattro uomini armati di bombe e muniti di giubbotti esplosivi hanno fatto irruzione nel campo che ospita l’edificio della chiesa, la residenza dei sacerdoti, la residenza del personale, la sala della comunità e una piccola sala per il catechismo ai bambini.
A mezzogiorno di ieri, un uomo armato, coperto con uno scialle, ha cercato di entrare nella chiesa, ma è stato fermato dalla guardia della sicurezza. Oltrepassando la prima porta, altri tre hanno iniziato a gettare bombe sul terreno del cortile: così gli oltre 400 fedeli che gremivano la chiesa si sono accorti dell’attacco. Tra le testimonianze raccolte dall’Agenzia Fides, una donna ferita ha detto: “Ci siamo mossi verso l’altare per proteggerci, ma continuavano a bombardare la chiesa e a colpire le porte per entrare”. Haroon James, un altro dei feriti, ha ricordato a Fides: “Quando ho capito che era un attentato, sono corso subito alla scuola di catechismo dove stavano i bambini: ho chiuso la porta e ho spinto un armadio davanti ai battenti, per proteggerli”. James è stato ferito da due proiettili nella parte inferiore del corpo, mentre alcuni dei bambini sono lievemente feriti.

PAKISTAN – I Vescovi: “L’attentato di Quetta è disumano; preghiamo per la pace”
“Aumentano in Pakistan le stragi di vite innocenti. Preghiamo nostro Signore Gesù Cristo perché, come nazione, possa donarci forza, saggezza, tolleranza e pace. Possa Dio dare alle famiglie delle vittime la forza per sopportare la perdita dei loro cari e una pronta guarigione per i feriti”: lo afferma l’Arcivescovo Joseph Arshad, alla guida delle comunità di Islamabad, Presidente della Conferenza episcopale del Pakistan, nonché Presidente della Commissione “Giustizia e pace” dei Vescovi cattolici, dopo il terribile attentato kamikaze che domenica 17 dicembre ha colpito la chiesa metodista Bethel Church a Quetta, capitale della provincia del Beluchistan, facendo 13 morti e oltre 56 feriti.
(…)
Tra le voci della società civile pakistana, il cristiano Nasir Saeed, direttore della Ong CLAAS rileva a Fides: “Attaccare i fedeli, specialmente durante il periodo natalizio, è un atto di vigliaccheria. Tale odio e violenza certo non aiuteranno nessuno a guadagnare un posto in paradiso”. Deplorando i gruppi definiti “anti-nazionali” il leader osserva che “i cristiani sono la comunità più pacifica e insieme vulnerabile in Pakistan, e hanno lottato con tutti gli altri cittadini per l’indipendenza del Pakistan, svolgendo un ruolo vitale nel suo ruolo nello sviluppo della nazione”. Saeed conclude: “È responsabilità dello stato dare protezione ai suoi cittadini e in particolare alle minoranze. Il governo non è riuscito a dare loro garanzie di sicurezza e a risolvere i loro problemi. La maggior parte dei cristiani sono delusi e non vedono il loro futuro in Pakistan. Molti stanno fuggendo dal paese in cui hanno lottato accanto a Muahmmad Ali Jinnah, fondatore del Pakistan”. (PA)
(Agenzia Fides 18/12/2017)

PAKISTAN – A Quetta i funerali dei cristiani, vittime dell’attacco che “vuole destabilizzare il Pakistan”
Una folla di oltre 1.500 cristiani giunti da ogni parte del Pakistan, membri delle cinque confessioni presenti nel paese, si è riunita oggi nel cimitero cristiano di Quetta, per i funerali delle vittime dell’attentato kamikaze alla chiesa metodista Bethel Memorial, che il 17 dicembre ha sconvolto la capitale del Beluchistan. A celebrarli è stato il Vescovo Sadiq Daniel, che guida la comunità anglicana nelle province di Sindh e Beluchistan, arrivato a Quetta da Karachi. Accanto a lui anche il Vescovo cattolico Victor Gnanapragasm, del Vicariato apostolico di Quetta, che ha visitato i feriti e ha pregato per loro.
Allama Mohammad Ahsan Siddiqui, presidente della “Interfaith Commission for Peace and Harmony” ha condannato l’attacco alla chiesa e ha detto a Fides: “Questo è un attacco al Pakistan, che vuole minare la pace e l’armonia nel paese. Esorto il governo del Pakistan a fare di più per fornire adeguata sicurezza ai luoghi di culto e chiedo ai leader religiosi di rimanere uniti per aiutare le persone colpite”.
Kailash Sarhadi, Direttore della Ong “MasterPeace”, dichiara a Fides: “È molto triste che ancora una volta le minoranze in Pakistan siano prese di mira durante le loro feste religiose. L’agenda dei gruppi terroristici è destabilizzare il Pakistan specialmente nella provincia del Beluchistan”. Ricordando anche gli attacchi alle moschee, Sarhadi nota che “questi terroristi non hanno alcuna religione”.
“L’islam non insegna a uccidere persone innocenti”, aggiunge Syed Yaqoob Ali Shah, presidente dell’International Peace Council for Interfaith harmony, rilevando la “negligenza delle forze di sicurezza”, se uomini armati non stati fermati in nessuno dei posti di blocco e sono giunti fino alla chiesa. (AG) (Agenzia Fides 18/12/2017)

INDIA – Minacce degli estremisti indù alle scuole cristiane in vista del Natale
È inaccettabile che i gruppi estremisti indù continuino a minacciare i cristiani prima del Natale, dicono i leader della Chiesa in India. Giorni fa il gruppo estremista “Hindu Jagran Manch” ha messo in guardia le scuole cristiane dello stato di Uttar Pradesh dal celebrare il Natale, definendolo un “atto di proselitismo”. “E’ orribile che i gruppi estremisti indù continuino a emettere intimidazioni e minacce verso i cristiani e ad attaccarli in diverse parti dell’India”, rileva all’Agenzia Fides il Carmelitano p. Johnson Digal, insegnante in una scuola cattolica in Uttar Pradesh. “La maggior parte degli studenti qui sono indù e musulmani e conviviamo pacificamente. Lo scorso anno un Pastore cristiano protestante è stato costretto a radersi la testa e sfilare su una strada pubblica, perché sospettato, senza prove concrete, di aver convertito delle persone” racconta.
Le scuole cristiane in Uttar Pradesh – lo stato più popoloso dell’India, governato dal partito nazionalista indù Bharatiya Janata (BJP) – sono state minacciate da diverse organizzazioni nazionaliste induiste affiliate alla “Hindu Yuva Vahini”, guidata dal leader Yogi Adityanath (oggi Primo Ministro in Uttar Pradesh): queste sospettano che le celebrazioni natalizie nelle scuole, frequentate da molti studenti indù, possano incoraggiare le conversioni.
La minaccia è arrivata pochi giorni dopo che gli attivisti della rete induista “Bajrang Dal” hanno accusato di “proselitismo” un gruppo di cristiani che cantavano inni natalizi, tradizione secolare in India, e hanno bruciato le loro auto davanti a una stazione di polizia nel distretto di Satna, in Madhya Pradesh.
Tali episodi non sono un fenomeno nuovo, ma nuova è la legittimazione istituzionale che ricevono, in un paese di grande tradizione democratica come l’India, che garantisce la libertà religiosa ai suoi cittadini. L’Hindu Yuva Vahini, organizzazione creata nel 2002 da Adityanath, all’inizio dell’anno aveva presentato una denuncia contro il Pastore di una chiesa protestante, accusandolo di convertire gli indù al cristianesimo. Il Pastore stava solo guidando una liturgia cristiana. Già nel 2014, Adityanath aveva invitato i cristiani a non festeggiare il Natale fuori dalle chiese. “La falsa propaganda sulle presunte conversioni religiose, che intimidisce le minoranze sotto il patrocinio dei partiti di governo, è diventata una grave minaccia per il diritto costituzionale dei cittadini in India: tali diritti si stanno erodendo lentamente, ma in modo costante. Tutti gli indiani si impegnino a difendere il paese da queste forze fasciste”, commenta a Fides il Gesuita p. Savarimuthu, insegnante presso lo Xavier Institute for Tribal Education nello stato di Jharkhand. (SD) (Agenzia Fides 19/12/2017)

Ecco il racconto di uno degli episodi citati

India, se un canto di Natale è “conversione forzata”
Cantare canzoni natalizie può costare molto caro in alcune parti del mondo, dove i cristiani godono di una libertà solo formale. Capita in India che un gruppo di trenta seminaristi e due sacerdoti siano prelevati e tenuti in ostaggio, intimiditi e aggrediti, perché, secondo gli estremisti indù il canto di Natale è un tentativo di “conversione forzata”.
Il fatto risale al 14 dicembre, a Satna, nello stato del Madhya Pradesh. I seminaristi, provenienti del locale St. Ephrem’s Theological College, erano in viaggio alla volta di un villaggio dove avrebbero dovuto intonare inni natalizi. Alle otto di sera, ora locale, sono stati bloccati da una folla di estremisti indù, trascinati a cospetto della polizia, alla stazione più vicina, affinché venissero incarcerati per proselitismo e conversioni forzate. Gli agenti hanno raccolto le deposizioni dei cristiani e non li hanno trovati colpevoli di alcun reato. Un canto natalizio non è proselitismo, tantomeno è una conversione forzata. Il locale “Ponzio Pilato” ha pensato bene di scarcerarli, ma la folla raccoltasi attorno alla stazione di polizia, ha reagito con rabbia, iniziando una sorta di assedio. I trenta cristiani sono stati così sotto sequestro e hanno rischiato il linciaggio. Una delle loro auto è stata data alle fiamme. Solo dopo ore di estrema tensione, dopo che la folla si è dispersa, i cristiani sono usciti dalla stazione di polizia in cui erano bloccati. (…)
(17-12-2017 LNBQ)

IRAQ – A Mosul tornano “simboli” del Natale e luminarie, ma non i cristiani

Nei negozi e per le strade di Mosul sono riapparsi luminarie e alberi di Natale, dopo che per anni gli addobbi tipici delle festività natalizie erano stati banditi dal regime imposto dai jihadisti dell’autoproclamato Stato Islamico (Daesh). Sui vetri e sulle pareti di qualche ristorante si affaccia anche la figura rassicurante di Babbo Natale. Ma sono ancora poche le famiglie cristiane tornate alle proprie case dopo che la città è stata sottratta al dominio di Daesh, e il riapparire di simboli e figure legati alle festività natalizie appare per lo più come un tributo alle tradizioni sociali e al desiderio di scrollarsi di dosso le rigidezze imposte alla popolazione negli anni del regime jihadista. I resoconti sul clima natalizio che si respira a Mosul, pubblicati su ankawa.com, riferiscono che chiese antiche come la “chiesa dell’orologio”, nel centro storico della città, permangono ancora in stato di rovina, e che la stragrande maggioranza dei cristiani costretti a fuggire negli anni del dominio di Daesh non sembrano propensi a far ritorno nelle loro abitazioni abbandonate, dopo che hanno trovato una nuova sistemazione a Erbil, a Dohuk o in alcuni villaggi della Piana di Ninive. “Mosul non è più la stessa senza i cristiani” ha dichiarato a alghadnews Nawfal al Akoub, governatore della provincia di Ninive, aggiungendo che le istituzioni hanno difficoltà a garantire le condizioni per il loro rientro in città. (GV) (Agenzia Fides 19/12/2017).