2017 12 13 INDIA Aggressione sui cristiani in Tamil Nadu

2017 12 13 INDIA Aggressione sui cristiani in Tamil Nadu FILIPPINE - Dieci attivisti uccisi: i cristiani protestano contro Duterte SIRIA - suora di Damasco, aumenta il cancro per tanti bambini CONGO RD - Il suono delle campane per chiedere l’applicazione degli Accordi di San Silvestro SIRIA e IRAQ – Buone notizie
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Cristiani perseguitati. Memoria e preghiera"

La comunità cristiana continua ad essere il punto di riferimento in tante zone della terra dove l’uomo è calpestato.
Per questo spesso i cristiani sono perseguitati, perché ogni potere che vuole dominare l’uomo non può sopportare Gesù Cristo, il vero Salvatore

INDIA - Aggressione sui cristiani in Tamil Nadu

Quattro persone, tra le quali il leader locale del Bharatiya Janata Party (BJP), sono in stato di fermo a Coimbatore, in Tamil Nadu, dopo le violenze e gli atti vandalici compiuti in una sala di preghiera cristiana il 9 dicembre scorso. Come riferito dalla polizia, nella violenza perpetrata dagli estremisti indù tre persone sono rimaste ferite. Come appreso da Fides si è trattato di un'aggressione del tutto gratuita e immotivata, compiuta durante un incontro di preghiera pre-natalizio. La sala di preghiera è gestita dal Pastore Vinod Kumar della comunità cristiana evangelica, a capo della “New Life Profetic Charitable Trust”.
Nandkumar, un leader locale del BJP e altri tre militanti hanno fatto irruzione nella sala chiedendo all'assemblea di interrompere la liturgia. L'amministrazione del distretto di Coimbatore in precedenza aveva ordinato che circa 30 di tali sale di preghiera nell’area fossero chiuse, in seguito a obiezioni promosse da parte dei militanti del BJP, che lamentano “rumore e disturbo”.
Secondo la polizia, nonostante l'ordine di chiusura dell'aula, i cristiani hanno comunque organizzato una celebrazione che ha indotto l'aggressione dei militanti.
I cristiani locali raccontano che l'attacco è stato ordito da un gruppo di estremisti che si sono riuniti appositamente per fermare la liturgia cristiana. Nell'attacco, un cristiano ha riportato una ferita alla testa e una donna ha subito una frattura, mentre altri fedeli hanno riportato ferite lievi.
“Non abbiamo fatto niente di male, volevamo solo celebrare il Natale e distribuire alcuni beni ai poveri”, ha detto il Pastore Karthik, presente nella sala.
I fedeli cristiani chiedono protezione invitano la polizia a "intraprendere un'azione rigorosa contro gli imputati". La polizia non ha ancora presentato una denuncia ufficiale. I militanti affermano che i cristiani non avevano il permesso di organizzare alcun incontro.
Il BJP, partito politico indiano, appartiene alla destra nazionalista indù e governa in India a livello federale (con il Premier Narendra Modi) ma anche in 18 stati indiani su 29. E' fiancheggiato da organizzazioni paramilitari violente e contrarie alle minoranze religiose come il Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS). (PA) (Agenzia Fides 12/12/2017)

FILIPPINE - Dieci attivisti uccisi: i cristiani protestano contro Duterte

“Uccidere un essere umano significa violare il suo diritto inviolabile e inalienabile alla vita. Uccidere un prete, che è una persona consacrata, e impedirgli di continuare il suo apostolato a favore dei poveri, degli esclusi e degli emarginati, è un peccato perfino più grave e un crimine che grida al cielo per ottenere giustizia. Viviamo queste uccisioni di sacerdoti e pastori proprio mentre la Chiesa celebra l'Anno del Clero e dei Consacrati, segno del dono inestimabile della vita”: così il Vescovo Edwin de La Pena, che guida la martoriata comunità di Marawi, sull'isola di Mndanao, commenta all'Agenzia Fides l'omicidio di don Tito Paez, 72enne prete della diocesi di San Jose, vittima di una esecuzioni extragiudiziale il 4 dicembre 2017. Si tratta del primo prete cattolico ucciso sotto il governo del Presidente Duterte. “Unisco la mia voce nel denunciare questo atto malvagio per impedirgli di compiere il suo compito profetico di difendere quanti sono ingiustamente privati dei loro diritti umani fondamentali” dice il Vescovo.
Il 3 dicembre il pastore protestante Lovelito Quiñones, 57 anni, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco a Mansalay, nella provincia di Mindoro Orientale. Lo stesso giorno, nella provincia del Sud Cotabato a Mindanao, otto indigeni (i cosiddetti "lumad") sono stati uccisi da soldati dell'esercito filippino.
Gruppi della società civile, organizzazioni cattoliche e i difensori dei diritti umani deplorano e condannano l'uccisione di questi 10 attivisti in pochi giorni, propri alla vigilia della Giornata internazionale dei diritti umani, che si celebra il 10 dicembre. Secondo i gruppi , che manifestano il dissenso in varie parti di Manila, le uccisioni di civili e attivisti, spesso ad opera di “squadroni della morte”, ricordano il tempo della dittatura di Ferdinando Marcos. Tra i gruppi manifestanti vi sono il forum della società civile “Karapatan”, e i “Missionari rurali delle Filippine” che lamentano il “terrorismo di stato” e hanno indetto una grande manifestazione al Luneta Parl di Manila il 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani. Tra i presenti alla protesta vi saranno suore, religiosi, preti e giovani cattolici e protestanti.
“Il regime dispotico del Presidente Duterte sta trasformando l'intero paese in un campo di sterminio”, ha detto Cristina Palabay Segretario generale di “Karapatan”, rilanciando l'allarme sulle violazioni dei diritti umani in tutto il paese. “Civili disarmati sono diventati bersaglio delle forze di sicurezza statali”, osserva auspicando “una seria indagine sugli omicidi”.
“Karapatan” attribuisce gli ultimi attacchi al programma militare di "contro-insurrezione" lanciato da Duterte, denominato “Oplan Kapayapaan”, simile a quello promosso dall'amministrazione dell’ex presidente Gloria Arroyo, che fece 1.206 omicidi extragiudiziali, per lo più attivisti e presunti sostenitori dei gruppi armati comunisti del "New People's Army". In un discorso del 29 novembre, Duterte ha esortato i soldati a sparare ai membri del New People's Army. (PA)
(Agenzia Fides 7/12/2017)

SIRIA - suora di Damasco, aumenta il cancro per tanti bambini

In Siria è come se ci fosse una “invasione” di malattie legate al cancro, “forse causata dalle tante armi usate” e perché “l’aria ormai è inquinata”. A denunciarlo è suor Yola Girgis, francescana missionaria del Cuore immacolato di Maria, che presta la propria opera al memoriale di San Paolo a Damasco. Le chiediamo quale sia la situazione dei bambini della città, anche dopo l’allarme lanciato dall’Unicef riguardo al Ghouta orientale, cioè la periferia di Damasco.
L'appello Unicef
Secondo l’agenzia dell’Onu, infatti, 137 bambini hanno un disperato bisogno di essere evacuati dalle aree assediate per ragioni mediche, dall’insufficienza renale alla malnutrizione grave. La suora francescana riferisce che è una zona in cui, per lei e le consorelle, è impossibile accedere: si sa che è “occupata dai terroristi” e la situazione “è molto grave”. Suor Yola parla allora dei “suoi” quartieri: una zona “molto popolare”, ma anche “molto povera” della capitale siriana. “Nel nostro convento-memoriale - spiega - prima accoglievamo i pellegrini italiani, poi una trentina di famiglie profughe, adesso i malati di cancro: donne, uomini, bambini che vengono a Damasco per le cure di chemioterapia”.
I traumi della guerra nei più piccoli
Ma la realtà non è soltanto questa, purtroppo. “I bambini - spiega - vivono una realtà più di trauma, di guerra, delle bombe, di mancanza di sicurezza”. E, aggiunge, “mancanza di medicine” che “per l’embargo non arrivano”. Poi mancano posti “per giocare e far divertire i bambini”: e così “all’interno della nostra chiesa cerchiamo di accogliere questi piccoli. Portiamo avanti anche un progetto di sostegno psicosociale, con 100 bambini di età tra i 9 e i 13 anni, musulmani e cristiani”. L’opera di madre Yola e delle altre sorelle prosegue con i “bambini che sono rifugiati e hanno perso case, genitori, che vivono una situazione economica molto povera”: “abbiamo bambini - dice - colpiti da missili, che hanno perso chi un piede chi una mano. Li aiutiamo psicologicamente e socialmente con un sostegno”. E poi gli aiuti alle famiglie “anche economicamente, almeno per il necessario”. Non ci sono distinzioni, né di provenienza, né di religione: “i bambini sono tutti uguali, sono siriani, prima di essere musulmani o cristiani” e soprattutto sono “innocenti”.
L'arrivo del Natale
In questo clima, “con molta semplicità e senso di speranza”, ci si prepara al Natale. “Abbiamo comprato per tutti quasi 500 pigiami invernali e li distribuiremo per quell’occasione: abbiamo pensato non più giocattoli, che si rompono subito, ma cose utili per loro”. Tutti aspettano “che Gesù verrà”, per avere “gioia”, “perché il Natale è un segno di rinascita, umanamente ma anche per il Paese”: “tutti - conclude - abbiamo speranza che finirà presto questa ‘nuvola nera’” che ha oscurato la Siria.
(11/12/2017 Radio Vaticana di Giada Aquilino)

CONGO RD - Il suono delle campane per chiedere l’applicazione degli Accordi di San Silvestro

Suonare le campane per chiedere l’applicazione dell’Accordo di San Silvestro. È l’iniziativa presa dell’associazione dei decani dei parroci dell’Arcidiocesi di Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, all’avvicinarsi dell’anniversario dell’intesa firmata il 31 dicembre 2016. Gli accordi raggiunti con la mediazione dei Vescovi congolesi, sono volti a superare lo stallo politico-istituzionale dopo non si erano tenute le elezioni presidenziali nonostante la scadenza naturale del secondo e ultimo mandato del Presidente Joseph Kabila, il 20 dicembre 2016.
Gli Accordi di San Silvestro prevedevano la creazione di un governo di unità nazionale incaricato di preparare le elezioni presidenziali entro il 2017. Nel frattempo Kabila sarebbe rimasto Presidente ad interim. L’esecutivo nato nel maggio 2017 non include però una parte importante dell’opposizione, mentre il 5 novembre la Commissione Nazionale Elettorale Indipendente (CENI) ha annunciato che le elezioni presidenziali, legislative, provinciali e locali si terranno il 23 dicembre 2018 (vedi Fides 6/11/2018). Ciò permette a Kabila di rimanere al potere ancora per almeno un anno.
L’iniziativa dei parroci vuole rispondere alla richiesta dei Vescovi congolesi, che a fine novembre avevano lanciato un appello al rispetto degli Accordi di San Silvestro. I Vescovi prendendo atto della nuova data delle elezioni, avevano affermato di“essere profondamente delusi di ritrovarsi nello stesso contesto di tensioni della fine del 2016 e avevano avvertito che “il popolo non tollererà che questo si ripeta nel 2018” (vedi Fides 28/11/2017). La Conferenza Episcopale congolese (CENCO) ha ribadito l’esigenza di applicare le intese e ha chiesto la tenuta di elezioni credibili e trasparenti in un tempo ragionevole.
In un messaggio inviato alle parrocchie si raccomanda che dal 7 dicembre, ogni giorno, al termine della messa del mattino, si reciti la preghiera per la nazione, preceduta dalle lettura di un estratto del messaggio della CENCO pubblicato a novembre. Si raccomanda inoltre, a partire dal 14 dicembre, di suonare le campane ogni giovedì alle 21 per 15 minuti, invitando i fedeli ad accompagnare il suono delle campane suonando nelle strade claxon, fischietti e vuvuzela e battendo pentole.
Il Comitato di coordinamento dei laici (CLC) ha sua volta lanciato un ultimatum al Presidente Kabila che espirerà il 15 dicembre, ingiungendolo a dichiarare pubblicamente che non sarà candidato alla propria successione e di applicare le intese di San Silvestro. (L.M.) (Agenzia Fides 12/12/2017)

E IL SANGUE DEI MARTIRI E SEME DI NUOVI CRISTIANI

IRAQ - I cristiani iracheni celebrano la festa di Mar Behnam, nel santuario devastato dai jihadisti

Centinaia di cristiani iracheni hanno potuto prendere parte domenica 10 dicembre alle celebrazioni per la festa di Mar Behnam (San Behnam) presso il Santuario-Monastero dove sono custodite le reliquie del Santo. Il monastero, a pochi chilometri dalla città di Qaraqosh, nella Piana di Ninive, è in fase di ricostruzione dopo le ingenti devastazioni subite ad opera dei jihadisti dell'autoproclamato “Stato Islamico” (Daesh). Il progetto di ricostruzione dell'importante luogo di culto è sostenuto in particolare dall'associazione francese Fraternité en Irak. La partecipazione folta di fedeli alle liturgie eucaristiche, celebrate all'aperto, è stato un segnale importante della volontà dei cristiani iracheni di tornare a vivere la propria vita quotidiana, scandita dalle feste e dalle celebrazioni dell'anno liturgico, nei luoghi del proprio radicamento tradizionale.
I miliziani jihadisti dell'auto-proclamato “Califfato Islamico” già nel luglio 2014 avevano cacciato i tre monaci siro cattolici che avevano officiato il monastero fino al giorno prima. Anche alcune famiglie residenti presso il monastero erano state espulse. Fin da allora erano state espresse preoccupazioni per il destino del patrimonio custodito nell'antico monastero, risalente al IV secolo e dedicato al principe martire assiro Behnam e a sua sorella Sarah, che costituisce uno dei luoghi di culto più antichi e venerati del cristianesimo siro. Dopo alcuni mesi dall'inizio dell'occupazione jihadista, già nel 2014 (vedi Fides 15/10/2017) i miliziani di Daesh avevano tolto tutte le croci e bruciato antichi manoscritti custoditi nel monastero. Poi, nel 2015, lo avevano devastato in buona parte con cariche di esplosivo, con una furia distruttiva che non aveva risparmiato la tomba del Santo.
Lo scorso luglio (vedi Fides 17/7/2017), le Unità di protezione della Piana Ninive (Niniveh Plain Protection Units, NPU) avevano arrestato alcuni membri delle cosiddette “Brigate Babilonia” con l'accusa di aver saccheggiato case private e chiese cristiane, compreso il monastero di Mar Behnam.
Le Unità di Protezione della Piana di Ninive rappresentano un'organizzazione militare locale, formata in parte da cristiani autoctoni e costituitasi nel 2014 come milizia di auto-difesa territoriale.
(GV) (Agenzia Fides 11/12/2017).

SIRIA - Dopo gli anni della guerra, rifiorisce il monastero di Deir Mar Musa
Non si hanno ancora notizie certe della sorte del gesuita romano Paolo Dall'Oglio, rapito da ignoti sequestratori alla fine di luglio 2013 mentre era a Raqqa. Ma i monaci e le monache della comunità monastica di Khalil Allah, da lui fondata nel monastero siriano restaurato di Deir Mar Musa, pur essendo in parte dispersi nel mondo anche a causa della guerra, hanno diffuso una lettera di Natale in cui raccontano a amici e conoscenti i sentimenti e le opere che segnano il loro cammino verso la festa che celebra la nascita di Gesù a Betlemme. Nella lettera vengono fornite anche notizie sulle iniziative messe in campo nell'ultimo anno dagli appartenenti alla Comunità. E si racconta che anche la “casa madre” di Deir Mar Musa ha registrato nell'ultimo anno una ripresa dell'attività pastorale e dell'accoglienza rivolta ai pellegrini, sia cristiani che musulmani. “La valle del nostro monastero” si legge nella lettera, pervenuta anche all'Agenzia Fides, “si è vestita di un affascinante abito rosso fatto dei fiori di papavero sparsi dovunque. Con l’arrivo della primavera abbiamo sperimentato quest’anno, per la prima volta dopo i lunghi anni della guerra, un’enorme gioia nel vedere l’ingresso della via al monastero pieno di movimento per la presenza di tante famiglie in visita da Nebek. I giorni del venerdì sono stati giorni in cui abbiamo ricevuto centinaia di visitatori. Quanta gioia nel vedere famiglie cristiane e musulmane salire di nuovo insieme per ricevere la benedizione dal luogo santo. Quanta consolazione nel ricevere le visite di ragazzi e ragazze musulmani di Nebek che vengono per far conoscere il “loro” monastero ad amici e colleghi cristiani di altre zone che non lo conoscevano! E quanta commozione, quando alcune donne musulmane si sono avvicinate alle suore per chiedere preghiere per una loro intenzione”. I monaci e le monache di Deir Mar Musa ricordano anche le visite di tanti gruppi (giovani, donne, famiglie, catechisti, scout…) delle diverse parrocchie e anche delle scuole delle città vicine. E esprimono gioia per l’entusiasmo del parroco della chiesa Siro Cattolica di Nebek, padre Saed Massouh, e per la sua frequente presenza al monastero accompagnato da diversi gruppi della parrocchia, specialmente di giovani. “Le stanze del monastero dell’Hayek sono state liberate della polvere dovuta alla guerra aprendo le proprie porte per accogliere i visitatori che sono venuti a passare un periodo di preghiera e di meditazione, lontani dal rumore della città e dalle preoccupazioni della vita, per tornare carichi di forza per affrontare le sfide della vita quotidiana”. (GV) (Agenzia Fides 12/12/2017).