2017 08 30: la persecuzione non si ferma

2017 08 30 BRASILE - Sacerdote ucciso Guatemala - Commando aggredisce sacerdote Pakistan - Non rinnega la sua fede cristiana e muore in carcere CILE - nuovo attacco incendiario contro chiesa STATI UNITI - Sfregiata la statua di san Junípero INDIA - I cristiani di Orissa chiedono ancora giustizia a 9 anni dai massacri Medio Oriente - Mons. Pizzaballa: chiamati a salvare il Cristianesimo in Terra Santa
Curatore:
don Gabriele Mangiarotti
Vai a "Cristiani perseguitati. Memoria e preghiera"

BRASILE - Sacerdote ucciso nella sua abitazione a Borborema

Il sacerdote Pedro Gomes Bezerra è stato trovato ucciso nella casa canonica a Borborema, nello stato brasiliano di Paraibo, la mattina del 24 agosto, il crimine sarebbe quindi avvenuto la sera precedente o la notte. Il corpo del sacerdote, avvolto in un lenzuolo, è stato trafitto da almeno 29 coltellate. Secondo le prime indagini, l’assassino sarebbe stato conosciuto dal sacerdote, in quanto non sono stati trovati segni di effrazione e non è stato rubato niente. L’automobile è stata ritrovata abbandonata in una zona rurale, ad una quindicina di chilometri dal luogo del delitto.
Il comunicato della diocesi di Guarabira, pervenuto a Fides, informa che il sacerdote era incaricato dell’area pastorale Nossa Senhora do Carmo, a Borborema, dove esercitava il ministero pastorale da circa due anni. Dal 1999 al 2007 aveva svolto il suo ministero a Belem, dove aveva fondato la Casa di accoglienza per anziani Buon Pastore ed aveva dato una grande testimonianza di fede e di impegno sociale. Il 30 agosto avrebbe compiuto 50 anni e, a dicembre, 24 anni di sacerdozio. Una grande moltitudine di fedeli ha partecipato ai suoi funerali, celebrati il 25 agosto. (SL) (Agenzia Fides 28/8/2017)

Guatemala - Commando aggredisce sacerdote: è grave
Uomini armati l’hanno fermato mentre rientrava in parrocchia. Dopo averlo tirato giù dall’auto e pestato fino a lasciarlo in fin di vita

L’hanno fermato mentre rientrava alla parrocchia di San José a El Adelando Jutiapa, nella zona di Las Brisas, nel dipartimento di Yupiltepeque. Armati con fucili e coltelli, l’hanno tirato fuori dall’auto. Poi, l’hanno riempito di botte. Invano padre Juan Carlos Mendoza Alfaro ha detto di essere un sacerdote: i ragazzi hanno continuano a massacrarlo, per poi lasciarlo, in fin di vita, in un burrone. Il fatto è avvenuto sabato ma si è saputo solo oggi.

Da quasi una settimana, padre Juan Carlos, salvadoregno di nascita ma residente in Guatemala, lotta fra la vita e la morte all’ospedale di Jatiapa. Quest’anno, nel mondo, sono stati già uccisi dieci sacerdoti, uno ogni ventun giorni. Alla lista si aggiungono tre operatori pastorali. Più della metà -sette – sono stati massacrati in America Latina che, anche quest’anno, rischia di aggiudicarsi il drammatico record di violenza contro preti, religiosi, laici impegnati.
(Avvenire, Lucia Capuzzi giovedì 24 agosto 2017)

Pakistan - Non rinnega la sua fede cristiana e muore in carcere
Un altro martire cristiano in Pakistan. Questa volta è un ragazzo di 38 anni, si chiama Indaryas Ghulam ed è morto lo scorso 13 agosto nel carcere di Lahore. L’uomo era stato privato della libertà insieme ad altri 41 cristiani, perché accusato di aver partecipato al linciaggio di due musulmani. L’episodio si sarebbe verificato dopo gli attentati contro due chiese di Youhanabad che avevano provocato, nel marzo 2015, 19 morti e oltre 70 feriti.
Secondo quanto riportato dalla British Pakistani Christian Association (BPCA), la moglie e la figlia di Indaryas, condannato all’impiccagione pur essendosi sempre dichiarato innocente, avrebbero visto evidenti segni di tortura sulla salma del loro congiunto, in particolare tagli e bruciature. Inoltre, tre mesi prima dell’incarcerazione, Indaryas aveva contratto la tubercolosi e in prigione non gli sarebbero mai state fornite adeguate cure.
A Ghulam, come agli altri prigionieri, il procuratore Syed Anees Shah aveva offerto la libertà se si fossero convertiti all’Islam. L’uomo ha rifiutato di rinunciare alla sua fede cristiana. La vicenda era stata denunciata dai media pakistani e poi ammessa dallo stesso procuratore. Ora come allora i cristiani sono scesi in strada per manifestare. Indaryas lascia tre figlie di 12, 10 e 6 anni e la moglie Shabana di 36 anni. La BPCA ricorda che con Indaryas Ghulam salgono a cinque i cristiani morti in stato di detenzione: Robert Danish (2009), Qamar David (2011), Zubair Rashid (2015) e Liaquat Mashi (2016).
In Pakistan non è facile la vita per le minoranze religiose, soprattutto a causa della “legge sulla blasfemia” che ha portato alla condanna di moltissimi cristiani, accusati, spesso arbitrariamente, di aver offeso Maometto. Fra di loro anche Asia Bibi, torturata, in prigione dal 2009 e condannata a morte.
Paul Bhatti – medico e politico pakistano fratello di Shahbaz Bhatti, il ministro per le minoranze ucciso nel 2011 proprio per le sue posizioni in difesa dei cristiani e di Asia Bibi – pensa che siano stati fatti piccoli passi avanti nella difesa dei cristiani, ma crede che l’instabilità politica non favorisca le riforme e che serva maggiore unità e rappresentanza delle minoranze.
(18/08/2017 Radio Vaticana di Eugenio Murrali)

CILE - nuovo attacco incendiario contro chiesa a Santiago

Un attacco alla libertà di culto, una violazione di un luogo sacro, oltre che un danno al patrimonio storico della città. Così la Congregazione Salesiana di San Gabriele Arcangelo in Cile definisce in un comunicato l’ultimo attacco incendiario perpetrato la mattina dello scorso martedì 22 agosto contro la Chiesa della Gratitudine Nazionale a Santiago del Cile.
Attacco incendiario provocato da giovani a volto coperto
A provocare il rogo è stato un gruppo di giovani liceali partecipanti ad una manifestazione: due di loro, a volto coperto e completamente vestiti di bianco, intorno alle 8 quando si era da poco conclusa la messa, si sono avvicinati al luogo di culto lanciando bombe molotov contro il portone ligneo di ingresso. In seguito al divampare delle fiamme è stato repentino l’intervento con estintori da parte del sagrestano e del portiere del collegio salesiano Alameda. E’ stato così evitato che le porte bruciassero completamente e che il fuoco si diffondesse all’interno dell’edificio. Immediato anche l’arrivo della polizia, grazie alla quale la chiesa è stata rimessa in sicurezza.
La Chiesa già oggetto di precedenti attacchi e profanazioni
Nei giorni scorsi il luogo di culto era già stato nel mirino di atti di vandalismo come lanci di pietra e graffiti. Inoltre è viva nella memoria dei cileni la profanazione di questo spazio sacro avvenuta nel giugno del 2016, quando, sempre durante una manifestazione studentesca, alcuni giovani rubarono e distrussero l’immagine di Gesù Crocifisso. Nel timore che altri atti analoghi possano ripetersi, mettendo a repentaglio l’esistenza stessa della chiesa della Gratitudine Nazionale, la Congregazione Salesiana esprime ferma condanna e dolore per quanto accaduto: “Non si tratta solo di un danno al patrimonio storico della città – si legge in una dichiarazione pubblica - ma di un’aggressione alla libertà di culto e di una violazione di uno spazio sacro, luogo di incontro con Dio per molti fedeli”.
(24/08/2017 Radio Vaticana di Paolo Ondarza)

STATI UNITI - Sfregiata la statua di san Junípero: come si oscura la fede

Negli Stati Uniti la “guerra delle statue” ha pure una seconda faccia. Meno strombazzata dai media perché un po’ meno glamour, ma certo non meno inquietante. È la faccia anticattolica e anticlericale, quella che vellica le voglie di “crucifige, crucifige!” sempre vorticanti giusto un pelo sotto la superficie del sinistrismo blasé, demandate per l’implementazione alla manovalanza sanculotta e piazzaiola.
Lunedì 21 agosto ignoti hanno vandalizzato, per l’ennesima volta, una statua di san Junípero Serra Ferrer (nato Miguel José, 1713-1784), canonizzato il 23 settembre 2015 da Papa Francesco durante il suo viaggio ? memorabile ? negli Stati Uniti. Frate minore francescano, Junípero è stato un impavido, coraggioso e grandioso apostolo di Cristo presso gl’indiani d’America. Per loro si fece in quattro; sopportò privazioni, difficoltà e sofferenze fisiche; fu per di più un grande civilizzatore e persino un cartografo eccelso; quando morì gl’indiani lo venerarono immediatamente come un santo, ma per l’ideologismo contemporaneo è stato praticamente solo un precursore di Adolf Hitler, nonostante gli storici abbiano appurato la verità oltre ogni ragionevole dubbio. (…)
(LNBQ 25-08-2017 di Marco Respinti)

INDIA - ricordati i pogrom contro i cristiani di Orissa
I cristiani di Orissa chiedono ancora giustizia a 9 anni dai massacri

Oltre 3mila persone hanno partecipato al nono anniversario dei pogrom del Kandhamal, per ricordare le sofferenze patite dai cristiani nel 2008, presi di mira dai radicali indù per la loro fede. Le celebrazioni si sono svolte il 26 agosto scorso a G. Udayagiri, una città del distretto. I partecipanti hanno marciato in processione e presentato un memorandum al governo. Sarada Singh, attivista, che commenta all’agenzia AsiaNews: “In 300 anni, le violenze del Kandhamal sono state il più grande e ben pianificato attacco contro i cristiani in termini di portata, natura e motivo dei danni e della perdita di vite umane. Non è stato un semplice caso di violenza settaria, ma un attacco contro i cristiani”.

Nell’agosto 2008 i seguaci del gruppo nazionalista indù Vishna Hindu Parishad hanno messo a ferro e fuoco diversi distretti nello Stato dell’Orissa. Il più colpito è stato quello di Kandhamal. Le violenze si sono susseguite durante tutto il mese e hanno lasciato dietro di sé una lunga scia di sangue e morte. Le persecuzioni anti-cristiane hanno costretto alla fuga quasi 56mila fedeli, causato la razzia e il rogo di 5.600 case in 415 villaggi. Secondo i dati del governo, i morti accertati sono stati 38; due le donne stuprate; numerose le persone con mutilazioni e danni permanenti. Tuttavia, i numeri di Chiesa e attivisti sociali sono altri: quasi 300 chiese distrutte, oltre a conventi, scuole, ostelli e istituti di assistenza. Almeno 91 vittime: 38 morte sul colpo, 41 per le ferite subite nelle violenze, 12 in azioni di polizia.

Ramkrushna Panda, un altro attivista che ha partecipato alla cerimonia, riferisce che “l’evento ha voluto dare una spinta in avanti per ottenere giustizia per le vittime innocenti di Kandhamal, che hanno patito molto. Gruppi di persone egoiste legati alle organizzazioni nazionaliste indù hanno scatenato un calderone di violenze, solo per guadagno personale. Oggi il destino dell’India è condotto verso uno scenario anti-sociale, anti-democratico, contro i poveri e la dignità umana”. (U.B.) 29/08/2017 Radio Vaticana


Medio Oriente - Mons. Pizzaballa: chiamati a salvare il Cristianesimo in Terra Santa

“Il Medio Oriente è tutto frammentato, le guerre hanno decimato le popolazioni, la presenza cristiana è ormai ridotta a numeri decimali. In Siria, dove la guerra sembra volgere alla conclusione, la sfida più grande è convincere le persone a ritornare, a rientrare nelle loro case. Ma le prospettive sono incerte, le vite sono da ricostruire, nulla sarà come prima. Ci sono iniziative lodevoli portate avanti dalle chiese locali, dai francescani, dai gesuiti, dai salesiani. Ma non basta. Molti cristiani attendono di emigrare definitivamente, come testimoniato da tanti giovani iracheni sfollati con i quali ho avuto modo di parlare”. Lo ha detto mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, durante il suo intervento al Meeting di Rimini, sul tema “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”.
Per mons. Pizzaballa - riferisce l’agenzia Sir - “non basta ricostruire, ma serve dare un orientamento. Legare la nostra speranza e il nostro futuro a soluzioni politiche o sociali creerà solo frustrazione – ha aggiunto l’amministratore apostolico, citando le parole di un giovane palestinese da lui incontrato – Ciò che salverà il cristianesimo sarà il radicamento in Cristo. I cristiani sono chiamati ad evangelizzare e a testimoniare il bello, il buono e il vero che c’è nel Vangelo e nella Tradizione, senza lamentarsi per quello che è stato perduto”.
“Non serve – ha spiegato mons. Pizzaballa – parlare di valori cristiani senza dire che Cristo è ciò che di meglio si può incontrare. Niente muri che separano perché non c’è nulla che non possa essere valorizzato dall’esperienza del Vangelo”. Che è un’esperienza “grande” perché “è desiderio di speranza”. “I nostri padri con questo desiderio hanno costruito cattedrali e fatto tutto ciò che noi vediamo. Ciò che facciamo deve essere caratterizzato dallo stile cristiano con un annuncio e una proposta che troverà espressione nella vita civile, sociale, politica, economica. È il modo cristiano di dire che Cristo si è fatto uomo. Riconoscere la gloria di Dio nel quotidiano”.
“Quello che conta è la trasmissione del desiderio da una generazione all’altra. Fare memoria, dunque”, ha concluso mons. Pizzaballa, “non per nostalgia ma per risvegliare il desiderio. È il modo con il quale i nostri padri hanno testimoniato che si può vivere con slancio, con soddisfazione”. E bisogna trovare i modi per comunicare tale bellezza, “perché l’uomo contemporaneo, inconsapevolmente, sta attendendo tale ‘buona notizia’, che lo rivela a sé stesso”.
(23/08/2017 Radio Vaticana)