2017 03 22 GUERRA in SIRIA (15 marzo 2011): il peggior disastro causato dall’uomo dalla Seconda Guerra Mondiale (ONU) SANTA SEDE: in Siria inutile strage, comunità internazionale responsabile

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CulturaCattolica.it
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SANTA SEDE: in Siria inutile strage, comunità internazionale responsabile

Un accorato appello di pace per la Siria è stato lanciato ieri dall’osservatore permanente della Santa Sede agli Uffici Onu di Ginevra, mons. Ivan Jurkovič, a sei anni dall’inizio di un conflitto che – ha detto – è un massacro senza senso. Il servizio di Sergio Centofanti:
Intervenendo alla 34.ma sessione del Consiglio Onu per i diritti umani, mons. Jurkovič, ha parlato di una “situazione è disastrosa”: sei anni di violenza hanno provocato centinaia di migliaia di morti e feriti, infrastrutture, case, scuole, ospedali e luoghi di culto distrutti; intere città devastate, malnutrizione e cure mediche inadeguate. “Questa è la triste realtà che il popolo siriano deve affrontare ogni giorno”.
“La Santa Sede – afferma il presule - desidera ribadire la sua solidarietà con il popolo siriano e in particolare con le vittime della violenza, e incoraggia la comunità internazionale ad abbracciare la prospettiva delle vittime. Sei anni di inutile strage mostrano ancora una volta l’illusione e la futilità della guerra come mezzo per risolvere le controversie. L’ambizione per il potere politico e gli interessi egoistici” insieme “alla complicità di quelli che fomentano la violenza e l’odio” con la vendita di armi, “hanno provocato un esodo di 5 milioni di persone dalla Siria dal 2011, lasciando dietro di sé altri 13,5 milioni di persone nel bisogno, di cui circa la metà sono bambini”.

“Di fronte a questi numeri - sottolinea - il dialogo a tutti i livelli è l’unica via che abbiamo davanti”. Mons. Jurkovič apprezza i piccoli passi adottati di recente a questo riguardo, ma ribadisce con forza “che non ci può essere alcuna soluzione militare alla situazione in Siria. Non dobbiamo cedere alla logica della violenza, perché la violenza genera solo violenza”.
Il rappresentante vaticano parla dei bambini: “E’ inaccettabile” – dice - che “paghino il prezzo più alto”. “Alcuni di loro non conoscono altra vita che la guerra. Altri sono nati sotto i bombardamenti. Soffrono enormi pressioni psicologiche ... Raramente un sorriso appare sui loro volti. La sofferenza attraversa i loro occhi spaventati. Si svegliano sotto il suono delle esplosioni, di bombe e razzi”.

Papa Francesco – ricorda il presule – ha espresso più volte la sua vicinanza al popolo siriano, in particolare ai giovani colpiti da questo “conflitto brutale”, “privati delle gioie dell’infanzia e della giovinezza, come la possibilità di giocare e andare a scuola”.

La Santa Sede – prosegue - lancia un nuovo appello perché “la pace, il perdono e la riconciliazione possano trionfare sulla violenza e il risentimento. Sei anni di conflitto indicano il fallimento della comunità internazionale nel suo complesso. La situazione in Siria è la nostra responsabilità comune come famiglia di nazioni. I diritti del popolo siriano, indipendentemente dalla identità religiosa o etnica, devono essere protetti, perché tutti i siriani condividono le giuste aspirazioni alla giustizia e alla pace, elementi fondamentali dello sviluppo umano integrale. A questo proposito – aggiunge - è della massima importanza che le minoranze religiose ed etniche non diventino pedine di uno scambio geopolitico, ma siano pienamente coinvolte in un processo negoziale trasparente e inclusivo, con uguale diritti e pari responsabilità, in quanto questo è l’unico modo per costruire un futuro di pace”.
“La dignità inerente a ogni persona umana – conclude mons. Ivan Jurkovič - deve avere la precedenza su ogni potere e vendetta. La sofferenza ingiusta delle vittime innocenti di questo massacro senza senso dovrebbe motivare tutte le parti coinvolte ad impegnarsi in un dialogo serio e a lavorare per un futuro di pace e giustizia”. (Radio Vaticana 15 03 2017)

Card. Zenari: sei anni di atrocità in Siria, fermare discesa verso orrore
Era il 15 marzo 2011, quando in Siria iniziavano le manifestazioni contro il regime del presidente Assad. Da quelle proteste scaturì una guerra di inaudita violenza, che ha causato centinaia di migliaia di vittime e milioni di profughi e sfollati. In occasione di questo anniversario, l’Onu ha definito il conflitto siriano come il peggior disastro causato dall’uomo dalla Seconda Guerra Mondiale. Intanto in Kazakistan è in corso il terzo round dei colloqui organizzati dalla Russia, a cui sono invitati, tra gli altri, membri delle opposizioni e del governo di Damasco. Di questi sei anni di guerra, che sta causando ancora dolore e disperazione ai civili siriani, Giancarlo La Vella ha parlato con il nunzio apostolico a Damasco, il cardinale Mario Zenari:
R. – Questa sofferenza, tutto quello che è successo in questi passati sei anni, la paragonerei a un’ondata, quasi uno tsunami di violenza, di atrocità e di sofferenza che si è riversata soprattutto sulla popolazione civile. Per me, che ho vissuto lo tsunami in Sri Lanka, questa immagine la riporterei qui in Siria. Sto vedendo una violenza e una sofferenza indescrivibili, soprattutto sulle fasce più deboli, pensiamo ai bambini, pensiamo alle donne… La distruzione non è solamente quella dei palazzi; a me impressiona di più la distruzione interna: quanti animi distrutti! E soprattutto la psiche dei bambini e di tutti. Poi vedo anche, per esempio, la distruzione della famiglia; vuol dire che gli uomini o sono morti o sono in guerra e il peso della famiglia si è riversato sulle donne e sui bambini, che non godono più della gioia familiare, della protezione familiare.
D. – Di fronte a questa situazione di dolore immenso come si fa a non perdere la speranza nel dialogo, nella pace?
R. – Occorre alimentare e mantenere forte la speranza. Almeno preghiamo e ci auguriamo che il 2017 possa essere l’anno della svolta. Questo non vuol dire che fra due settimane possa essere tutto risolto, ma almeno riuscire a fermare questa discesa verso l’orrore e cercare di uscire fuori da questo abisso in cui è caduta la Siria. E con l’aiuto della comunità internazionale ci auguriamo che si possa vedere una svolta verso la riconciliazione, la pace, la ricostruzione.
(Radio Vaticana 15 03 2017)

Alessandro Monteduro, direttore di Acs Italia:
Pensare, oggi, di ricostruire ad Aleppo è forse azzardato: Aleppo è una realtà nella quale una grandissima parte della popolazione – si stima tra il 65 e il 70 per cento - ha abbandonato al stessa città nel corso degli anni del conflitto. Per quanto riguarda la comunità cristiana, da 160 mila persone del periodo antecedente la guerra, in questo momento le diocesi locali ci raccontano essere rimasti 35 mila fedeli. La situazione è drammatica, è di uno stato di totale indigenza e povertà. L’80 per cento degli aleppini in questo momento è un rifugiato interno, il 70 per cento vive al di sotto della normale soglia di povertà. In questo quadro, “Aiuto alla Chiesa che soffre” e tutte le altre organizzazioni stiamo dedicando i nostri sforzi – grazie alla generosità dei benefattori – per garantire agli aleppini i bisogni primari e cioè, per cominciare, il latte. I bambini non hanno il latte. Sappiamo bene quanto sia importante per la crescita e lo sviluppo il latte in polvere, il latte speciale per i neonati. Ecco perché abbiamo lanciato questo grande progetto.
D. – In cosa consiste il progetto “Una goccia di latte”, che portate avanti da maggio 2015?
R. – Serve a far giungere a ben 2.850 bambini di Aleppo latte in polvere e latte speciale per neonati; in modo particolare, i neonati interessati sono 250. E’ un progetto che costa 225 mila euro in un anno e che quindi ha bisogno della generosità della nostra comunità.
D. – L’operazione riguarda i neonati, ma anche bambini più grandi?
R. – Riguarda i neonati e riguarda i bambini sotto i 10 anni: i bambini più grandi sono 2.600. E nel titolo c’è tutto: è una “goccia”, ma non possiamo sottrarci all’idea che, anche goccia dopo goccia, aiutiamo una comunità di nostri fratelli nella fede in profonda sofferenza: si tratta di persone che, in quanto povere, non hanno avuto nemmeno la possibilità di abbandonare Aleppo nel corso degli anni del conflitto.
(Radio Vaticana 17 03 2017)
INIZIATIVE

L’invito è dunque a onorare i martiri della fede
, preti, religiosi, religiose e laici impegnati in regioni difficili, come la Corea del Nord, ha ricordato Alessandro Monteduro, direttore di Acs-Italia, e il Niger, “dove Boko Haram sta espandendo costantemente il proprio raggio di azione. L’obiettivo della formazione terroristica è dar vita a uno stato islamico con la più rigida applicazione della sharia”. Circa la Siria, Monteduro — ricordando il sesto anniversario dall’inizio della crisi (15 marzo 2011) — rileva che prima del conflitto i cristiani erano circa un milione e mezzo, cioè il dieci per cento della popolazione. Secondo una stima della diocesi di Alep dei Caldei, nel 2016 nell’intera Siria ne sono rimasti circa 500.000. Il restante milione ha abbandonato la nazione. Ad Aleppo si è passati da 160.000 a 35.000, a Homs da 40.000 a 2000.
Per tutti questi motivi è necessario continuare nell’opera di sensibilizzazione: “Il fenomeno è gravemente sottovalutato. In Europa l’attenzione si desta solo quando si verifica qualche fatto di cronaca, ma una volta passato il clamore si ritorna alla consueta indifferenza. Per questo — sottolinea Monteduro — la nostra fondazione organizza dei grandi eventi, in Francia come in altre nazioni”.

Veglie di preghiera per i cristiani perseguitati in Francia
Dal 23 al 27 marzo – riporta L’Osservatore Romano - a Reims, Parigi, Sainte-Anne-d’Auray, Monaco e Perpignan, si terranno altrettante veglie di preghiera per i cristiani perseguitati. In particolare a Parigi, nella cattedrale di Notre-Dame, avrà luogo nel tardo pomeriggio di venerdì 24 una concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo ausiliare Jérôme Beau, alla quale seguirà la veglia.

Mostra a Milano
L’oppressione, la discriminazione, il martirio subìto ancora in tante parti del mondo a causa del Vangelo. A raccontarla in circa 20 pannelli è la mostra fotografica “I Cristiani perseguitati. I volti delle vittime della persecuzione anticristiana, gli interventi per non lasciarli soli”, curata dalla Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, Acs-Italia, in collaborazione con la Regione Lombardia. L’esposizione sarà inaugurata domani alle 11 e proseguirà fino al prossimo 21 aprile presso lo Spazio Espositivo di Palazzo Lombardia, a Milano.

Perché i cristiani restino in Terra Santa
Nel Venerdì Santo, che quest’anno si celebra il 14 aprile, torna in tutte le Chiese la consueta Colletta per la Terra Santa. Ricordiamolo particolarmente quest’anno

EGITTO - La “Casa della Fatwa” studia le fatwa dei gruppi islamici estremisti sui cristiani. E lancia l’allarme

La “Casa della Fatwa” (Dar al Ifta al Misryah), organismo egiziano presieduto dal Gran Mufti d’Egitto e incaricato di esprimere pronunciamenti orientativi e sciogliere dubbi e controversie riguardo all’applicazione dei precetti coranici, ha realizzato negli ultimi mesi un monitoraggio analitico su un campione di 5500 fatwa diffuse su pubblicazioni, siti internet e reti social da gruppi islamisti estremisti e riguardanti i cristiani. I risultati dello studio, da poco pubblicati da fonti egiziane, evidenziano una preponderante attitudine dei gruppi islamisti a strumentalizzare il Corano per diffondere tra la popolazione musulmana opinioni negative, ostilità e pregiudizi nei confronti dei cristiani. Secondo i dati dello studio, consultati dall’Agenzia Fides, almeno il 90 per cento delle fatwa prese in esame puntano a sabotare ogni tipo di contatto amichevole e collaborazione tra musulmani e cristiani. Il 54 % del campione esaminato costituito dalle fatwa che si esprimono riguardo alla liceità di rivolgere felicitazioni ai cristiani in occasione delle loro festività liturgiche. Il 35 % del campione riguarda le disposizioni – indirizzate anche ai governanti dei Paesi a maggioranza islamica – relative alla concessione di permessi per la costruzione delle chiese, e alla partecipazione a celebrazioni e feste cristiane. L’11% del campione è rappresentato dalle fatwa che riguardano domande sulla liceità di vendere case e beni immobili a cristiani o di avere con loro altri tipi di rapporto economico (prestiti, donazioni ecc). Secondo lo studio, solo un risicato 10 per cento delle fatwa consultate non punta a giustificare sulla base del Corano atteggiamenti di chiusura e contrapposizione nei confronti dei cristiani.
Secondo i responsabili e gli analisti di Dar al Ifta al Misryah, la stragrande maggioranza delle fatwa consultate manifesta ignoranza e attitudine alla manipolazione rispetto ai reali contenuti della Sharia e alla corretta giurisprudenza islamica. I risultati emersi dallo studio vengono proposti da Dar al Ifta al Misryah come ulteriore indizio della urgenza di elaborare strategie complessive per contrastare la propaganda estremista tra le comunità islamiche, diffondendo tra la popolazione una adeguata conoscenza dei reali contenuti dell’islam, e contrastando in ogni modo le campagne d’indottrinamento ideologico che in Egitto puntano a esasperare le contrapposizioni settarie tra cristiani e musulmani, anche per indebolire la coesione nazionale.
Già a partire dal 2014, nelle librerie e nelle biblioteche delle moschee di tutto l’Egitto, è iniziata un’operazione di monitoraggio per ritirare tutti i libri e i materiali di propaganda estremista e fondamentalista che erano stati capillarmente diffusi soprattutto all’epoca del governo guidato dai Fratelli Musulmani. (GV) (Agenzia Fides 17/3/2017)